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artists

Paul Wiedmer
di Emanuela Feliziani

Paul Wiedmer nasce in Svizzera, presso Burgdorf nel 1947. La presenza di Berhard Luginbuhl, che aveva il suo atelier nelle vicinanze della città indirizzerà le ambizioni del giovane.
Presso questo artista, già piuttosto affermato, Wiedmer vede per la prima volta realizzare sculture in metallo e scopre la sua passione verso l'arte, cominciando a lavorare per lui come saldatore. Nel 1968 si reca Parigi e vi conosce Jean Tinguely. Affascinato dalle sue opere in movimento, diventa suo assistente. La conoscenza dell'artista, noto esponente del Nouveau Réalisme e delle sue opere darà una svolta significativa alla sua poetica creando quella relazione col movimento, inteso anche come partecipazione dello spettatore che ancora oggi, in forme diverse, è possibile rinvenire nelle sue sculture che invadono l'ambiente, animandosi al passaggio dell'osservatore. Realizza con Tinguely il famoso "Ciclope", una enorme scultura abitabile esposta vicino Parigi, e l'opera "Caos"negli Stati Uniti; con Niki De Saint Phalle lavora alla costruzione del "Golem" a Gerusalemme, sue, inoltre, sono le gabbie in ferro che costituiscono la struttura interna delle gigantesche sculture del Giardino dei Tarocchi, a Garavicchio in Toscana.
Nel 1977 partecipa al "Krokrodrome par zig et puce" assieme a Tinguely, Spoerri, Luginbuhl e Niki De Saint Phalle per i quali realizzerà il famoso "Drago" esposto a Parigi presso il Forum del Centro Pompidou. Un esperienza, questa, che riconosciamo in certe sculture del giardino La Serpara, che guardano sicuramente a Bomarzo ma che sono anche debitrici di quell'esperienza.
Dal 1974 l'artista comincia a realizzare le prime sculture che mettono in evidenza la fiamma come elemento dinamico, ma è soprattutto grazie ad una borsa di studio presso l'Istituto Svizzero per la Cultura di Roma, che egli puntualizza la ricerca, arrivando ad una svolta sia personale che artistica. Nel 1982 a Roma, nella mostra "Roma di Nero" espone sculture costituite da essenziali forme geometriche che si accendono: è un omaggio che l'artista fa alla città ricordando l'incendio subito sotto l'imperatore Nerone.
La vicinanza con la capitale lo porta a visitare il Sacro Bosco di Bomarzo, della cui esistenza era già informato dal periodo parigino, ed alla scoperta degli etruschi e del medioevo nella vicina provincia di Viterbo. Poco tempo dopo, nel 1983, acquista la valle de La Serpara, presso Civitella d'Agliano e vi si stabilisce.
Nel 1986, impressionato dal dinamismo degli affreschi di Luca Signorelli nel duomo di Orvieto, realizza una mostra in quella città dove espone oggetti assemblati, sculture dipinte, rifacendosi alla esperienza del 1975 quando riesumò dal terreno svizzero oggetti metallici e li espose come se fossero reperti archeologici. Nel frattempo lavora e viaggia molto in Europa.
Nel 1991 lavora per alcuni mesi a Pechino, questa esperienza avrà un importanza decisivo sulle future scelte poetiche. Questo viaggio in Oriente, il secondo dopo quello che lo condusse in Giappone nel 1969, per l'Expo del '70, è importante per l'artista perché vi realizza opere di grande spessore dove rivela la capacità di fondere in maniera sapiente la sua poetica con le suggestioni forti dell'ambiente, ma soprattutto con questa esperienza si precisano in lui certe tematiche che ritroviamo nel giardino de La Serpara.
Da un lato è la storia antichissima e l'arte di quei luoghi, che si manifesta con particolare originalità nei giardini orientali che lo affascina, dall'altro la natura, immensa nella sua diversità.
Nasce qui la sua passione per il bambù, pianta che ha qui il suo habitat naturale. L'artista prova ammirazione per la sua bellezza come per la sua forza e versatilità considerandolo alla stregua di una scultura naturale. Sarà tutto questo a costituire il primo tassello che lo porterà nel 1996 a decidere di collocare nella valle de La Serpara le sue sculture e quelle di altri artisti e amici accanto ad una numerosa collezioni di piante di bambù. Ciò avviene in particolare dopo la grande esposizione-installazione di Civita di Bagnoregio del 1995, dove, molte della sculture che possiamo oggi ammirare nel giardino, furono esposte con successo in questo contesto veramente eccezionale. Dalla fine degli anni '90 l'artista ha realizzato mostre in Europa alternando spesso soggiorni in paesi extraeuropei come Giappone, Corea e Namibia dove ha realizzato opere in cui la sua vena creativa si fonde con i caratteri ambientali del luogo.


Bibliografia
E. Weddigen," Museo del Fuoco", Galerie am Marktplatz, Buren 1993
H. Baumann, "Paul Wiedmer. Civita", P.Wiedmer, Burgdorf, 1995





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