la rete reale virtuale dell'arte contemporanea

i luoghi dell'arte
a cura di Elisabetta Cristallini

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Giovanni Battista Ambrosini, "Umile", legno di castagno e ferro, 1995.


Attilio Pierelli, Monumento inox, peperino e acciaio, 2002.

Mario ciccioli, "Arpa eolica", installazione 2002.


Uemon Ikeda, "Erba. Corridoio sulla strada", installazione 2002.

giardini d'artista

Parco letterario e delle arti Canale Cardello
di Gioia Pica

Dal 22 giugno 2002 un nuovo polo è entrato a far parte della rete museale reale/virtuale di arte contemporanea nella Tuscia, grazie ad un'iniziativa coordinata tra l'Università della Tuscia - Facoltà di Agraria (Angela Lo Monaco) e Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali (Elisabetta Cristallini)- e l'Università di Roma "La Sapienza" - Museo Laboratorio di Arte contemporanea (Simonetta Lux). Si tratta del Parco Letterario e delle Arti "Canale Cardello", che sorge su di un fondo di quattro ettari a circa sette chilometri a sud di Viterbo, di proprietà di Anna e Giovanni Battista Ambrosini.
Entrando nel Parco, si rimane impressionati dall'ambiguità del luogo, che se da un lato conserva la sua verginità quasi intatta, dall'altro si presenta come metafora tautologica del percorso esistenziale ed artistico di chi l'ha ideato e voluto.
Disegnando un itinerario ipotetico, giacché le possibilità sono tutte quelle che suggerisce l'immaginazione, ci dirigiamo lungo il versante sud, dalla cima del quale la sagoma suggestiva delle querce secolari segna il confine del parco. La prima opera che si incontra è una grande testa china sul terreno, con l'orecchio proteso ad ascoltare i rumori della Terra. E' la "Faccia di bronzo" (2001) di Aldo Mondino (!), incontrato da Ambrosini alla fine degli anni Ottanta, quando insieme frequentavano la Domus Iani, diretta da Eugenio Miccini, di cui è presente una scultura nel parco, e da Sarenco.
Entrambi, in seguito, insieme allo stesso Sarenco e a Giuseppe Desiato esposero alla Galleria Miralli di Viterbo in una collettiva intitolata "Opere africane". Procedendo nella stessa direzione, si inizia a salire per il pendio su cui si staglia un grande "albero della pioggia". Ci troviamo di fronte alla scultura di Giovanni Battista Ambrosini, "Umile", esposta la prima volta nel 1995, per il Festival di Bomarzo "Incantesimi". L'opera rappresenta un episodio significativo nel processo di spoliazione della forma, intrapreso dall'artista già a partire dagli anni Sessanta. L'"albero" culmina con una cassetta di castagno, che raccoglie la pioggia, lasciandola poi scivolare lungo il proprio tronco di ferro; in questo modo, l'acqua, dopo essersi combinata con il tannino del legno e i sali del ferro, giunge alla base della scultura, colorando quattro tele qui apposte in precedenza. L'esito formale è esattamente una tela dipinta, in cui la progettualità dell'artista è suggellata dall'immanenza della Natura.
Continuando l'ascesa stavolta orientati leggermente verso est, si comincia a scorgere il "Monumento Inox 2002" di Attilio Pierelli, che Ambrosini ebbe modo di conoscere proprio in occasione della prima edizione di "Incantesimi". La grande scultura, formata da due lastre in acciaio, traduce in linguaggio plastico la ricerca matematica condotta in maniera sistematica dall'artista già a partire dagli anni Sessanta sullo spazio non euclideo, l'"Iperspazio". La proprietà specchiante dell'acciaio consente la visione multipla dell'opera stessa da differenti punti di vista, come se l'osservatore stesse ruotando attorno all'oggetto o, viceversa, l'oggetto ruotasse in asse rispetto alla visuale dell'osservatore. Questa integrazione tra oggetto e movimento, quindi tra spazio e tempo, consente all'opera di penetrare la quarta dimensione ("la dimensione proibita ai sensi"), visualizzando il concetto di "durata".
Scendendo verso il cuore dell'area e ci si trova immersi in una seducente atmosfera sonora: le "Arpe eoliche" di Mario Ciccioli entrano in risonanza grazie al soffio dei venti e restituiscono un suono primordiale vicino alla vibrazione cosmica di fondo che, in un "regressus ad infinitum", rimanda ad una dimensione pre-uterina anteriore all'esistenza, nell'ontologia dell'universale. L'opera di Ciccioli, che nasce come installazione, sarà sostituita da un'altra a carattere permanente di cui è già pronto il progetto.
Le Arpe eoliche si trovano esattamente a metà tra il versante sud e il versante nord che ancora non conosciamo, per cui proseguiamo in questa direzione la nostra passeggiata.
Immersi in una profumata vegetazione mediterranea costituita da ulivi, cespugli e ginestre, si procede incontro al sole ormai prossimo a tramontare.
Sulla destra, una grande lapide in peperino alta 2 metri proietta la sua ombra sul terreno, un putto, una scritta: "Amore ogni volta una dissipazione ogni volta un trionfo" (1998). Eugenio Miccini, poeta visivo di cui si è già detta la continuata frequentazione con Ambrosini, affida il suo "messaggio poetico" (secondo lo schema di Jakobson) a due codici semiotici indipendenti, la parola e l'immagine, che, scrive Roland Barthes, "diviene una scrittura a partire dal momento in cui è significativa". L'intreccio tra i diversi livelli d'informazione produce il carattere polisemico dell'opera, il cui significato permane nel segno e nel processo narrativo più che nel racconto in sé.
La visita volge al termine, il giorno dell'inaugurazione saremmo potuti passare attraverso "Erba", il "corridoio sulla strada" di Uemòn Ikeda prima di giungere al terrazzamento che segna il confine occidentale del parco. Un grande telo di stoffa rossa legato in mezzo agli alberi delimitava il sentiero del percorso, su cui volutamente, in quel tratto, era stata lasciata l'erba alta, e si frapponeva come un diaframma nel vuoto. L'installazione dunque, ripropone il tema della chiusura rispetto allo spazio aperto, centrale nella ricerca dell'artista giapponese, continuamente contaminata dai segni di una ricca cultura d'origine.
Parco Canale Cardello può considerarsi come l' "opera biomorfica" di un artista, reificazione di un lungo processo stocastico svoltosi in questi luoghi per quasi cinquant'anni, di cui ogni artista ha rappresentato una realtà collettiva ed unica insieme. Nel simboleggiare la non-dualità, iconicamente espressa dal Tao cui si allude nel logo, il Parco mira a fondere insieme le contrapposizione archetipiche più ataviche: Amore e Morte, Natura e Storia, Materia e Energia, Uomo e Donna.

"sOgn'Ogn'Or
sOgn'Ogn'Or
sOgn'Ogn'Or gnOr gnOr a
questo mondo ch'è maschile
trasformarsi al femminile […]"

(Tomaso Binga 1999)


Notizie utili

Ubicazione:
S. Marino al Cimino (Vt), località "Canale". Si raggiunge mediante l'Autostrada del Sole (A1) Roma-Firenze: uscita Orte. Da Viterbo: SS Cassia in direzione Roma, bivio per Tobia, strada del Diavolo; da Roma, SS Cassia in direzione Viterbo, a Cura di Vetralla bivio per Tobia, strada del Diavolo.

Ingresso libero su appuntamento

Informazioni:
· Università della Tuscia, telefono: 0761/ 357679; e-mail: cristallini@unitus.it
· Parco letterario e delle arti Canale Cardello 0761/378416, e-mail: ambrosini@carky.it

sito internet: www.canalecardello.org - www.canalecardello.it