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a cura di Elisabetta Cristallini

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piegamento, sbandieramento, sollevamento

giardini d'artista Ivan Kafka

 

piegamento, sbandieramento, sollevamento

La serie fotografica "piegamento"1 è una delle prime opere realizzate da Ivan Kafka, risale agli anni del suo servizio militare, avvenuto tra il 1974 e il 1976, quando fu spedito al reparto di meteorologia. In quel periodo si interessò ai fenomeni atmosferici, in particolar modo fu attirato dalla visione delle maniche a vento meteorologiche che vedeva sbandierare ogni giorno nella sua caserma. Esse divennero l'oggetto prediletto delle sue sperimentazioni e quest'opera rappresenta la sua realizzazione più completa, istallata tra il 1976-1977, quando ancora l'autore era l'unico spettatore diretto.
Si tratta di maniche a vento bicrome "rosse-bianche", disposte "a vista" in una radura di campagna. Alcune maniche venivano sospese in aria e lasciate cullare dal vento imprevedibile. Altre venivano lasciate accartocciate a terra, trasmettendo un senso di ripiegamento su sé stesse; la visione di insieme veniva fotografata direttamente dall'autore sotto diverse angolazioni. Osservando la serie di immagini emergono due punti nodali della poetica kafkiana che torneranno costantemente nel suo percorso artistico: l'interazione progettata tra la scelta di un oggetto industriale, e la sua collocazione in un ambiente naturale estraneo ad esso; in secondo luogo la funzione documentaria e obiettiva della macchina fotografica. Quest'ultima, nelle mani dell'artista, diventa un secondo occhio con cui notare particolari e prospettive inusitate, mirate a dare un senso più definito alla visione di insieme dell'installazione. L'autore, però, ammette che solo l'osservazione diretta da parte del pubblico può fare apprezzare in modo completo l'insieme dell'opera. La fotografia, dunque, rimane comunque un mezzo particolarmente efficace ma non diventa mai il fine ultimo dell'opera.

 


scavamento

Scavamento

Scavamento 2 è un ciclo fotografico prodotto da Ivan Kafka nel 1981-1982 che comprende una sequenza di azioni realizzate su vari tipi di materiali dai quali prendono il nome le serie :"paletta di sabbia,di neve,di argilla,di ghiaia".
Lo scopo dell'opera è descrivere un processo in corso: una paletta viene infilata nel suolo molle, il quale, a causa della pressione esercitata, produce solchi rettilinei o crepe che si diramano a semicerchio. L'artista, qui, non vuole creare nulla di nuovo, semplicemente mostra come un piccolo gesto possa trasformare la conformazione di un pezzo di terra delimitata in forme naturali imprevedibili che ricordano le linee tortuose di antichi arabeschi oppure le energiche pennellate di un quadro astratto. Il senso del ciclo può essere definito attraverso una frase di Luciano Fabbro: "la forma è come una pausa all'interno della trasformazione".
Il forte legame kafkiano con la natura fu stimolato fin dall'infanzia dal padre Cestmir, il quale era solito portare il figlio in campagna a caccia di farfalle, di cui facevano collezione. Ivan era attratto dalle crepe del suolo essiccato dal sole, dal riverbero della luce che si insinuava tra la fitta vegetazione di un bosco, dalla ruvidezza della pietra o dall'odore del fieno.
In conclusione, per l'artista ceco, la natura continuò ad essere una fonte inesauribile di ispirazione che lo indusse sia a cimentarsi nel prelevamento e nell'analisi dei materiali organici e inorganici sia a documentare le metamorfosi naturali, le quali furono i soggetti principali delle sue prime creazioni.

 


Spostamento: fango + sabbia

Spostamento: fango + sabbia

Nel 1981,nello stesso periodo in cui viene realizzato "SCAVAMENTO", Kafka porta avanti la sua ricerca sulle mutazioni della forma concentrandosi, questa volta , sulla sezione di un ruscello prosciugato. .La documentazione fotografica e il successivo accostamento arbitrario delle immagini riprodotte sono gli strumenti atti a estrarre da elementi naturali forme inusitate colte nel loro processo di trasformazioni.
Seguire le varie fasi d'esecuzione di "spostamento" 3 può chiarire ulteriormente i fini dell'indagine kafkiana: una volta scelta la zona precisa del terreno fluviale, egli la isola e demarca con un quadrato in modo da concentrare l'attenzione solo su quel punto. Dopodiché mostra e segue, nelle varie fasi, i mutamenti morfologici che avvengono in esso: per esempio le diramazioni delle crepe che si sono formate durante l'essiccazione del suolo a causa del prosciugamento del torrente. Una volta delimitato il quadrato all'interno del ruscello, l'autore lo ritaglia e lo trasporta altrove. Ed è, appunto, questo "altrove", l'azione di decontestualizzare l'oggetto esaminato che muta il senso dell'immagine. Isolato, il ritaglio geometrico perde la sua origine fluviale per divenire pura immagine visiva valida di per sé, simile ad un quadro astratto.
Sintetizzando, Kafka progetta i suoi lavori delimitando, isolando, sostituendo o aggiungendo un oggetto, quasi sempre di forma geometrica, in un luogo circoscritto: così da poter confrontare e sperimentare le possibili combinatorie delle immagini prodotte attraverso il loro accostamento.
Il luogo-ambiente interagisce strettamente con gli oggetti installati e insieme al titolo dell'opera e alla circostanza per cui è stato creato, aiuta o meglio suggerisce allo spettatore la chiave di lettura della composizione.

 


sospensione

Sospensione

L'istallazione ,datata nel 1983,rileva un salto qualitativo rispetto alla prima fase del percorso artistico kafkiano risalente alla fine degli anni '70, poiché mostra una maggiore complessità nella distribuzione degli oggetti nello spazio. Inoltre il suo stile si evolve in un senso più marcatamente concettuale giacché concretizza le sue intuizione in modi espressivi più sintetici e geometrici adoperando forme pure come cubi, piramidi, sfere che, per la loro natura astratta, mantengono un distacco da qualsiasi coinvolgimento emotivo e rituale sia da parte del creatore che dell'osservatore, poiché l'obbiettivo di Kafka è di provocare e fare ragionare, non commuovere. D'altronde, cercando di materializzare un'idea, non rinuncia al lato tattile e sensoriale. E' questo appunto il caso di "Sospensione". 4 Si tratta di un parallelepipedo spaccato a metà, composto da gambi secchi di luppolo intrecciati tra loro ed uniti, in senso verticale, da fili di ferro. L'oggetto era situato al centro di un campo di fieno a Mutèjovice, una cittadina della Boemia. Il pubblico, questa volta presente e parte attiva all'ideazione kafkiana, oltre ad essere attirato dalla vista enigmatica e dall'odore del fieno che emanava il parallelepipedo, era invitato a passarci in mezzo guidato da una stradina che lo attraversava nella parte mediana .Avvolto dai gambi di luppolo era indotto a tastarlo con le proprie mani, a odorarlo, a guardarlo dall'interno e dall'esterno.
Insomma, la sospensione creava un vero e proprio "ambiente"

 


sfera bianca sulla montagna bianca

Sfera bianca sulla montagna bianca

L'ideazione della grande sfera può essere assunta come un emblema del cambiamento tematico di Ivan. La maggiore distensione politica ceca rispetto agli anni '70 gli permise di partecipare più attivamente alla vita cittadina praghese e delle zone limitrofe ambientando le sue esposizioni all'interno dei cortili e nelle gallerie di Praha con una frequenza più assidua. Parallelamente il lento cedimento del regime comunista ,verificatosi nel corso degli anni '80, lo spronò a partecipare e commentare con maggiore concretezza le trasformazioni politiche nazionali facendole divenire il nuovo soggetto e tema delle istallazioni realizzate in questo periodo, come appunto è il caso della sfera bianca
Kafka nel 1984 ha posto su un lungo viale innevato, una palla di neve; l'ha poi fotografata mettendola in prospettiva con un edificio dal tetto cuspidato che si scorge in lontananza, in fondo alla via.
Una foto documentaria della vista in prospettiva della "Sfera bianca sulla montagna bianca" 5 si trova anche al Museo Nazionale d'Arte Moderna di Budapest.
Per un ceco che si trovava a passeggiare accanto alla sfera, il richiamo ad una palla di cannone, o a un ironico monumento commemorativo ai caduti di guerra nella battaglia della "Montagna Bianca", risultava quasi immediato.
Questo perché Kafka pose il suo oggetto natalizio dove avvenne la disfatta ceca contro gli Asburgo, la quale cambiò le sorti della Boemia e della Moravia per oltre tre secoli, Nel 1620, su quella montagna nei pressi di Praha, l'esercito di Ferdinando II, imperatore della casa d'Asburgo, pose fine alla rivolta dei protestanti boemi, iniziata nel 1618 con la defenestrazione di Praha; l'episodio che sancì lo scoppio della Guerra dei Trent'anni.
Dopo la disfatta, la nobiltà ceca fu estromessa dalle sue terre e sostituita da stranieri. I Gesuiti, in collaborazione con l'impero asburgico, ricattolicizzzarono e ritedeschizzarono il Paese.
Era forse un ammonimento ironico a non dimenticare tre secoli di mancata libertà nazionale.

 


il passato presente - il presente passato

il passato presente - il presente passato

Nel 1991-1992 Kafka espone "73 palle da catapulta" 6 prelevate dai musei della Boemia e della Slovacchia, le quali vengono disposte nello spiazzale di un cortile secondo una collocazione mirata a creare un contrasto visivo tra le due specie di palle antiche, le une nere, le altre marroni.
Questi strumenti bellici, ormai divenuti inoffensivi, vengono da Ivan "attualizzati" sia dal punto di vista estetico, poiché ponendo nel cortile le 73 palle egli le decontestualizza e le rende "oggetti artistici" formalmente fini a se stessi, che dal punto di vista contenutistico dacché dispone le palle ceche accanto quelle slovacche, ricordando i tempi passati quando venivano usate contro un nemico comune.
L'atto provocatorio alla base di questa installazione, può essere compreso più chiaramente se si considera in che periodo è stato realizzato. Le incomprensioni e le diversità di vedute politiche ed economiche tra cechi e slovacchi stavano portando al referendum, tenutosi alla fine del 1992, con cui si sancì la scissione tra la Slovacchia e la Repubblica Ceca.
L'incomunicabilità tra gli uomini è la causa prima, per Kafka, dell'innalzamento di nuove barriere tra gli Stati, ed anche di tensioni politico sociali interne ad uno stesso Paese.

 


raddoppio, 1291 - 1995

raddoppio, 1291 - 1995

Nel 1995 Kafka, per allestire "raddoppio" 7 prende in prestito dal Ministero della Difesa 170 blocchi piramidali in cemento, usati un tempo come sbarramento per fortificare le frontiere. I blocchi vengono disposti in sequenze ripetitive e sfalsate all'interno della rocca medievale di Klenovà, sorta in territorio boemo,. L'atmosfera gotica emanata dall'antica fortezza, unita alla visione suggestiva ed inquietante della foresta di piramidi in cemento, sbiadisce qualsiasi confine netto tra il passato e il presente, e immerge lo spettatore, che vi cammina attorno, in un ambiente surreale ed ambiguo ai confini del tempo.

 


Ridda, 1399-1995

Ridda, 1399-1995

"Ridda", 1399-1995 8 esposta al Museo Nazionale di Praha nel 1995 ,l'opera è il risultato di una ottima fusione fra invenzione e citazione.
Kafka prende a modello "Battaglia di San Romano" dipinto verso il 1440 dal fiorentino Paolo Uccello.
In una stanza bianca Kafka incrocia 111 armi lignee del XIV-XIX secolo, tra le quali lance, alabarde, falci, spontoni, giavellotti.
La disposizione ad incastro ricorda lunghi schieramenti di uomini in campi di battaglia, ma l'assenza di essi trasmette un senso di assurdità. La vista del gioco prospettico delle armi antiche stride con l'ambiente asettico e decontestualizzato della stanza e induce a pensare a quegli oggetti, un tempo mortali, come a graziosi giocattoli tenuti insieme in un modo alquanto precario.

 


delimitazioni


delimitazioni azzurre

Delimitazioni e delimitazioni azzurre

"Delimitazioni" 9 fu eseguita a Jansky Vrsek,un quartiere di Mala Strana a Praha nel 1981 ed è composta da centinaia di bastoncini bianchi conficcati tra le pietre del cortile praghese.
Mentre "Delimitazioni azzurre" 10 fu realizzata nel chiostro del Museo di Regensburg,nel 1990 dove Kafka piantò nel verde prato del museo sottilissimi aghi color azzurro.
Le due delimitazioni , composte da bastoncini bianchi (nel 1981) e aghi (nel 1990) conficcati nel suolo ,seguono un criterio comune di allineamento e ripetizione ricorrente nell'autore. Il titolo suggerisce la chiave di lettura dell'installazione. Poiché le centinaia di elementi cuneiformi vengono puntualmente "delimitati", il confine che separa uno bastoncino o spillo dall'altro viene calcolato con precisione come la distanza che intercorre tra il pubblico ed il fondo del cortile (sede dell'installazione). Nel 1981 i bastoncini bianchi, senza la premeditazione da parte dell'autore, furono calpestati da bambini di passaggio. L'autore ha documentato, attraverso la fotografia, il prima ed il dopo di questa azione, così che l'immagine dell'insieme (confronto delle due foto) richiama alla mente la visione di un campo di battaglia dopo il passaggio del nemico.
Emerge qui la concezione kafkiana della precarietà della vita, della continua trasformazione che avviene in essa, dimostrata dal fatto che Ivan affrontò con tranquillità la distruzione del suo campo di bastoncini dopo il passaggio improvviso della gente.
Benché l'istallazione di Regensburg rivela una più spiccata sensibilità al contrasto cromatico, rispetto a quella precedente, dato dall'accostamento del bianco muro del cortile e l'azzurro dei finissimi spilli che si distendono a perdita d'occhio, sia l'opera del 1981 che del 1990 prendono spunto dalla medesima idea: osservando la propria collezione di farfalle ben appuntate con spilli su grandi bacheche, chiusi a loro volta in ampi scaffali, l'autore decise di riprodurre su larga scala la distesa di aghi, che vedeva ogni giorno a casa, così da trasferire la distesa delle piccole cuspidi da spazi angusti riservati ai suoi insetti catturati ad ampi cortili fruibili ad un pubblico più esteso.

 


da nessun luogo verso nessun luogo

Da nessun luogo verso nessun luogo

L'istallazione è stata prodotta dalla combinatoria di 903 frecce rosse e blu, come i colori dell'ex bandiera cecoslovacca, le quali sospese in una stanza bianca secondo un andamento orizzontale, sono puntate le une contro le altre cosi da suggerire una possibile collisione.
Il titolo "da nessun luogo verso nesun luogo" 11 ribadisce l'assurdità di questo scontro.
Kafka le ha esposte sia alla galleria Manes a Praha nel 1993, che alla Biennale di Venezia nel 1997.
Nella Biennale di Venezia, il senso ironico delle frecce è accentuato dal luogo in cui venne installato: il padiglione recante la scritta "Cecoslovacchia", benché già dal 1992 è politicamente già divisa. Dunque, gli elementi che sfrecciano lungo la stanza rappresentano le inutili divisioni tra ceci e slovacchi.

 


Su alcune sicurezze apparenti su un'insicurezza sicura


Su alcune sicurezze apparenti su un'insicurezza sicura

Nel 1988 Kafka fa erigere nei pressi di Tabakfabrik Krems/Stein in Austria 7 coni di ghiaia colorata prelevata dalla fabbrica di Stein da cui l'opera prende il nome di " 7 mucchi di stein", nota anche col titolo "Su alcune sicurezze apparenti e su un'insicurezza sicura". 12
I sette mucchi ,disposti uno accanto all'altro lungo una linea retta, simboleggiano le varie fasi della vita, dalla nascita, rappresentata da un cono bianco mozzato, alla morte, posta all'altra estremità della fila. Il mucchio nero, che rimanda al concetto della morte, è l'unico che possieda un vertice cuspidato perché è la sola fase dell'uomo che non rimanda ad altro che a sé stessa e come suggerisce Ivan nel titolo è l'unica certezza che abbiamo nelle infinite certezze illusorie della vita. .Se ci soffermassimo unicamente a guardare lungo una prospettiva diagonale gli intervalli che separano un mucchio dall'altro, avremmo l'impressione di assistere a un lento incedere verso la morte, ma se confrontiamo questa visione alla scritta a essa accostata: "Su alcune sicurezze apparenti e su un'insicurezza sicura", bisogna dedurne che la sua opera contiene una considerazione filosofica più ampia che giudica l'infanzia, l'adolescenza, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia dell'uomo come fasi intermedie di un ciclo biologico naturale, ciò ci viene suggerito dall'uso di colori che ricordano la graduazione dal verde al marrone, al rosso, al giallo delle foglie autunnali (idea che Kafka utilizzò nei suoi periodici tappeti geometrici. Egli era solito realizzarli con foglie autunnali dai colori molto vividi che trovava e disponeva nei parchi cittadini .I disegni astratti ,composti nei suoi tappeti, rappresentavano un particolare stati d'animo dell'artista).
Accanto alle associazioni cromatiche legate al ritmo biologico della vita viene affrontato il concetto di insicurezza riferito alla labilità delle aspirazioni giovanili e alla precarietà delle sicurezze raggiunte nella maturità che lo spettatore può associare visivamente allo sgretolamento del mucchio di ghiaia e alla sensazione che la struttura conica possa franare all'improvviso. D'altronde il gioco di parole "un'insicurezza sicura" apre il campo a innumerevoli considerazionisull'apparenza della realtà, o sulla realtà dell'apparenza le quali sono visivamente e materialmente espresse attraverso l'accostamento della ghiaia, materiale che da la sensazione di pesantezza, se visto nella sua ampia disposizione alla base della circonferenza del cono, e l'instabilità della struttura, data dall'accatastamento verticale dei sassolini.

  1. Josef Hlavàcek Frantisek Smejkal ( a cura di), Ivan Kafka, catalogo edito da Odborem skolstvì a kultury ONV, Praga, 1985.
  2. J. Hlavàcek, F. Smejkal, Op. Cit.
  3. J. Hlavàcek, F. Smejkal, Op. Cit.
  4. Karekl Srp. ( a cura di ), Ivan Kafka, catalogo edito dalla Galleria comunale di Praha ( Galerie Hlavinho mesta Prahy), Praha 1992.
  5. K. Spr, Op. cit.
  6. Olga Mala (a cura di), Ivan Kafka La Biennale di Venezia, catalogo edito da "La Biennale di Venezia 1997", Venezia 1997.
  7. O. Mala, Op. cit.
  8. O. Mala, Op, cit.
  9. K. Spr, Op cit.
  10. K.Spr, Op. cit.
  11. O. Mala, Op cit.
  12. K. Srp, Op cit