la rete reale virtuale dell'arte contemporanea

i luoghi dell'arte
a cura di Elisabetta Cristallini

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Daniel Spoerri, "I Manichini", bronzo patinato, 1992.


Daniel Spoerri, "Santo Grappa", bronzo, 1970.


Daniel Spoerri, "Sentiero murato labirintiforme (Da un petroglifo colombiano che rappresenta l'atto del padre Sole con la prima donna del mondo. In alto la vagina cosmica, in basso una figura umana stilizzata quale fallo alato)", peperino murato, erba, 1996-98.


Daniel Spoerri, "Chambre n.13 dell'Hotel Carcassone, Parigi, 1959-65", versione II, bronzo, 1998.


Daniel Spoerri, "Forno trullo teste fumanti", bronzo e pietre, 1995-2000.

giardini d'artista Daniel Spoerri

"Hic Terminus Kaeret". Il Giardino di Daniel Spoerri
Manuela Feliziani

"Il Giardino di Daniel Spoerri", opera ambientale "in fieri" che ripercorre la vicenda creativa ed esistenziale dell'artista, si trova in Toscana, presso il piccolo borgo di Seggiano,
In questa tenuta di 15 ha circa, l'artista ha iniziato fin dal 1991 a collocare le sue sculture di bronzo proseguendo poi con l'inserirvi quelle di altri artisti, suoi amici e compagni di viaggio.
Lungo un percorso che si snoda senza una sua definizione fisica precisa, secondo una traccia "proposta" dall'artista che è possibile seguire su una mappa, le sculture si rivelano a mano a mano che si procede, altre volte esse si confondono nello spazio naturale o si celano nel rigoglio vegetale rivelando la cultura composita dell'artista.
La conoscenza dei giardini del passato e di testi letterari legati a questo tema come "Il sogno di Polifilo" di Francesco Colonna, costituiscono le fonti primarie alle quali Spoerri, con estrema libertà, si è ispirato, talvolta usandole sotto forma di citazione colta, altre volte come struttura ideativa del giardino stesso.
In particolare le grandi sculture del Sacro Bosco di Bomarzo, oggi noto come "Parco dei Mostri", di cui fece esperienza nel suo primo viaggio in Italia nel 1964 colpirono profondamente l'immaginazione dell'artista, che all'epoca si era già avviato verso la dimensione dello spaesamento sensoriale con i suoi "quadri trappola" che provocavano una simile vertigine a chi li guardava.
Nel corso della sua lunga carriera artistica Spoerri ha costantemente cercato di creare situazioni simili dove sollecitare i sensi dell'osservatore tramite situazioni spaesanti significava creare un rapporto dinamico con l'opera d'arte. Anche qui nel Giardino lo choc che provocano i suoi inquietanti assemblaggi, presentati con la solita ironia dissacratoria, su un percorso che si presenta pieno di sorprese e di situazioni spiazzanti, si propongono la finalità di risvegliare i nostri sensi sopiti e farci vivere una irripetibile esperienza estetica.
Inoltre, percorrere il Giardino lungo le sue varie soste equivale a compiere un viaggio di conoscenza e di iniziazione attraverso un itinerario catartico nel quale la forte tensione fra il desiderio amoroso ed il suo soddisfacimento, è ricondotta nell'ambito naturale in cui tutto questo ha luogo in una dialettica di ciclicità e rigenerazione, con sessualità e processi alimentari come elementi costitutivi.
Seppure legato fin dalle sue prime esperienze creative ad una poetica oggettuale, Daniel Spoerri è passato con questa sua ultima realizzazione ad una ricerca in cui l'ambiente naturale è divenuto parte integrante del suo fare artistico.
Tuttavia, egli ricorda spesso come la natura gli sia sempre stata estranea e ribadisce il senso di timore misto a rispetto che gli suscita l'immergersi in essa, ne è la prova la grande discrezione con cui egli ha posto queste sculture nell'ambiente naturale che rimane, nei confronti delle opere, dominante.
Troviamo a Seggiano il desiderio di dominare la caoticità, l'incontrollabilità naturale, un concetto che ritroviamo all'interno dei giardini come luoghi in cui la natura entrava nell'ambito umano mediata da correnti di pensiero che di quella parte caotica ne isolavano una, ordinata e fuori del tempo, rendendo possibile l'abitarvi nel rispetto del "genius loci", elemento che Daniel Spoerri tiene in grande considerazione nell'inserire le sue sculture.
Esse divengono dei "segni leggeri" in presenza della natura della quale esorcizzano il potere distruttivo. Nello stesso modo Spoerri realizzò nel 1970 il "Santo Grappa", scultura totemico-simbolica la cui creazione servì all'artista per sconfiggere la dipendenza dall'alcool oggettivandola in un assemblaggio che più tardi fuse in bronzo. In questo modo inconsueto che egli dette l'avvio alla produzione di quella tipologia di opere definite "classiche" per l'uniforme patina metallica che, ricoprendole, unifica le forme eterogenee di cui sono costituite, e che oggi hanno trovato spazio nel Giardino.
Questo atteggiamento prudente e rispettoso lo apparenta ad altre epoche storiche nelle quali la riflessione sulla natura era riflessione globale sulla vita e la morte come dualità inscindibile.
E' quanto Daniel Spoerri ci ha proposto nel corso della sua vita di artista con le tematiche dialettiche di movimento, arresto, vita e morte, e quelle primarie riguardanti la sessualità e l'alimentazione umana che alle prime ci riportano, grazie alla loro valenza simbolica.
"Hic terminus Haeret", motto e nome del giardino, definisce e presenta l'opera in questo suo valore implicito.
"Infine il giardino si chiama "Hic Terminus Haeret" - scrive Spoerri - qui aderiscono i confini. Infatti "terminus" non significa soltanto fine, Terminus era anche Giove stesso, e già presso gli Etruschi era denominato Tinia, dio della luce e dell'agricoltura. Quindi egli diventa il guardiano-custode dei confini, del passaggio, e non soltanto della vita ma anche delle età e delle epoche.
E "haeret" significa aderire a qualcosa. Due cose che diventano una così come la mascolinità e la femminilità, il giorno e la notte, la quiete ed il moto, la vita e la morte, si presuppongono e di fatto sono un'unica cosa".
Una riflessione che affonda le sue radici in epoche lontane e ci riporta a tematiche già indagate dall'artista che su questi poli dialettici ha fondato quelle indagini che nel contesto naturale trovano ora spazio ed espressione in modo unitario.
Lo sperimentiamo nel discorso dei banchetti, momento centrale nella poetica dell'artista che dal quadro trappola, basato sul momento transitorio del pasto, approdano all'alimentazione come fatto culturale fino a considerare situazioni universali dove questa, caratterizzando il nostro essere al mondo, si fa medium fra vita e violenza, religione e morte.
Un processo circolare che passa dall'effimero all'eterno chiudendo il cerchio con estrema leggerezza con quella stessa leggerezza con cui Daniel Spoerri aveva risposto a Sarenco, dicendo a proposito dei suoi bronzi, che "l'effimero è eterno".
Allora il Giardino diviene luogo eletto ed inequivocabile dove arte e vita si incontrano passando dal particolare, la parabola esistenziale dell'artista, all'universale, dove la vita, nella sua ciclicità, è la cosa in fondo più effimera ed eterna.
In questa dialettica esso, organismo vivente come l'uomo che lo percorre, ci esorta a compiere un viaggio allegorico dove il sogno si confonde con i desideri, invitandoci ad entrare nello spettacolo della natura e dell'arte mostrandoceli effimeri ed eterni come la vita e la morte che di quel ciclo sono entrambe inizio e fine.

Espongono al giardino:
Eva Aeppli, Till Augustin, A-yò, Roberto Barni, Erik Dietmann, Katharina Duwen, Karl Gerstner, Johann Wolfang Goethe, Luciano Ghersi, Alfonso Huppi, Dani Karavan, Jurgen Knubber, Zoltan Ludwig Kruse, Nam June Paik, Juliane Kuhn, Bernhard Luginbuhl, Ursi Luginbuhl, Luigi Mainolfi, Birgit Neumann, Meret Oppenheim, Dieter Roth, Susanne Runge, Kimitake Sato, Pavel Schmidt, Ester Seidel, Uwe Schloen, Jesus Raphael Soto, Patrick Steiner, Paul Talman, Jean Tinguely, André Thomkins, Roland Topor, Paul Wiedmer.

Bibliografia:
A. Mazzanti, (a cura di) ,"Il giardino di Daniel Spoerri", Maschietto & Musolino, Grosseto, 1998.


Notizie utili:

Ubicazione: Seggiano (Gr)
Per chi proviene da Nord: si raggiunge percorrendo la strada statale Cassia in direzione sud, oltrepassando Siena fino alla deviazione per Castiglione d'Orcia (statale 323) che conduce a Seggiano.
Per chi viene da Roma: si raggiunge percorrendo la strada statale Cassia in direzione nord (Siena) fino alla deviazione per Castiglione d'Orcia (Statale 323) che conduce a Seggiano.
Raggiunto il paese imboccare, costeggiandolo, la strada per Castel del Piano e dopo circa 1 Km. girare a sinistra seguendo l'indicazione "Campo sportivo": l'entrata del giardino si trova di fronte al campo da calcio.

Ingresso:
· Gratuito: sotto i 7 anni.
· Ridotto: ragazzi da 7 a 13 anni ed anziani sopra i 65 anni: 5 euro.
· Intero: 7 euro

Orari di apertura:
· Da Pasqua al 1 luglio: Sabato e Domenica ore 16 - 20
· 1 luglio - 15 settembre: ore 16 - 20
· 15 settembre 31 ottobre: ore 15 - 19
· 1 novembre - pasqua : visita su appuntamento (0564- 950457)

Giorno di chiusura : Lunedì

Informazioni:
Patrizia Cianchi: tel. 0564 - 950457

Sito web:
http://www.danielspoerri.org


Biografia:

Daniel Spoerri nasce nel 1930 a Galati, città rumena sulle rive del Danubio.
In seguito alla uccisione del padre da parte dei fascisti rumeni la madre Lydia Spoerri si rifugia con i suoi tre figli in Svizzera, presso Zurigo.
A vent'anni, frequentatore notturno dei club di jazz, decide di diventare danzatore e dal 1954 al 1957 è primo ballerino presso l'Opera di Berna.
Nel corso dei suoi studi di ballo nasce e si sviluppa il suo interesse per il teatro. Nel 1955 mette in scena come coreografo e costumista una " Suite en couleurs" dove Jean Tinguely, a cui è legato da amicizia dal 1949, crea per lui scenografie in movimento, "La Cantatrice calva" di Eugene Jonesco e la prima rappresentazione in assoluto del dramma surrealista di Picasso "Le désir attrapé par la queu" dove Otto Tschumi realizzò le scenografie e Meret Opphenheim, che preparò maschere e costumi, recitò nel ruolo di un sipario.
In questo periodo pubblica la rivista "Material", una delle prime raccolte di poesia concreta ed ideogrammatica, uscita in cinque numeri del 1957 al 1959.
Agli anni 1959-60 risalgono le edizioni M.A.T. (Moltiplicazione d'Arte Trasformabile, con un riferimento esplicito alle prime tre lettere della rivista Material). In polemica con l'idea dell'unicità dell'opera d'arte, le edizioni M.A.T. rappresentano il primo esempio di arte moltiplicata e non riprodotta secondo i processi tradizionali in cui il fruitore è direttamente coinvolto nel processo di creazione. Trasferitosi a Parigi nel 1960 realizza i primi quadri trappola che costituiscono un appropriazione oggettiva del reale perfettamente in linea con i principi estetici del gruppo dei Nouveau Realistes, costituitosi intorno alla figura del critico Pierre Restany, di cui entrerà a far parte nell'ottobre di quell'anno.
A questo periodo risale la sua partecipazione a Fluxus. La sua presenza sarà sporadica ma assai feconda come catalizzatrice a livello teorico delle idee costitutive del movimento stesso.
Nel 1966, artista ormai affermato, abbandona tutto e si trasferisce a Symi, isoletta dell'arcipelago greco. A questo periodo di riflessione appartiene la raccolta "Magie a la Noix": non più Tableau-pieges ma 25 oggetti composti da materiali etnici (terra, ossa, sangue,ecc..). Nel frattempo pubblica "Le petite colosse du Symi"ed altri scritti quali il "Journal Gastronomique" e la "Dissertation sur ou le Keftédè" dove è manifesto l'interesse per le connessioni esistenti tra preparazione materiale ed aspetti socio-culturali dell'alimentazione che tra breve troveranno spazio nel periodo della "Eat Art". Nel 1968, poco dopo il suo rientro dall'isola di Symi decide di aprire un ristorante a Dusseldorf a cui affiancherà poco dopo l'attività della Eat Art Gallery.
Nel 1970 egli realizza la sua prima scultura in bronzo, si tratta del "Santo Grappa", una struttura simbolico totemica nata dall'assemblaggio di oggetti reali, poi fusa in bronzo, che l'artista aveva messo insieme per oggettivare e sconfiggere la sua dipendenza dall'alcool. La produzione di bronzi caratterizza gli anni '70 e proseguirà anche negli anni '80.
A questo periodo risalgono i "Musei Sentimentali" costituiti da un insieme di oggetti-reliquia della storia dell'arte testimoni dell'amore dell'uomo per le cose ed il filone dell'"Etnosincretismo" dove egli amplia e sviluppa quell'interesse verso la cultura etnica, la magia, l'antropologia e l'archeologia già evidenziato negli oggetti di "Magie a la Noix" e nel "Santo Grappa"
Negli anni '90 questo filone si caratterizzerà per l'ampiezza degli assemblaggi che egli definirà "Corpi a Pezzi". Alcuni di questi ed altri di nuova produzione faranno parte della serie "Armures", collezione permanente di 12 pezzi esposta nella Salle du Roi dello Chateau d'Oiron dal 1993. A questi ultimi anni appartengono l'insieme dei Detrompe l'Oeil riguardanti la serie dei "Lebbrosi", "La Médicine opératoire de Jacob"e "Pronto Soccorso". Nel 1989 si trasferisce in Toscana prima ad Arcidosso poi nel 1992 a Seggiano, dove l'anno precedente ha acquistato una tenuta con l'idea di realizzavi un giardino in cui collocare le sue sculture e quelle dei suoi compagni di percorso. Nel 1998 si inaugura e si apre al pubblico "Hic Terminus Haeret". Il giardino di Daniel Spoerri.
Attualmente vive e lavora fra Seggiano (Gr) e Ca d'Sora - Cabbiolo (CH).

Bibliografia:
André Kamber, (a cura di) "Daniel Spoerri", Musée National d'Art Moderne, Centre George Pompidou, Parigi, Musée Picasso Antibes, Museum Moderner Kunst, Vienna, Stadtische im lenbachaus, Monaco, Musée Rath, Ginevra, Kunstmuseum, Solothurn, marzo 1990 - giugno 1991.