giardini
d'artista Daniel
Spoerri
"Hic Terminus Kaeret". Il Giardino di Daniel Spoerri
Manuela
Feliziani
"Il Giardino
di Daniel Spoerri", opera ambientale "in fieri" che
ripercorre la vicenda creativa ed esistenziale dell'artista, si trova
in Toscana, presso il piccolo borgo di Seggiano,
In questa tenuta di 15 ha circa, l'artista ha iniziato fin dal 1991
a collocare le sue sculture di bronzo proseguendo poi con l'inserirvi
quelle di altri artisti, suoi amici e compagni di viaggio.
Lungo un percorso che si snoda senza una sua definizione fisica precisa,
secondo una traccia "proposta" dall'artista che è
possibile seguire su una mappa, le sculture si rivelano a mano a mano
che si procede, altre volte esse si confondono nello spazio naturale
o si celano nel rigoglio vegetale rivelando la cultura composita dell'artista.
La conoscenza dei giardini del passato e di testi letterari legati
a questo tema come "Il sogno di Polifilo" di Francesco Colonna,
costituiscono le fonti primarie alle quali Spoerri, con estrema libertà,
si è ispirato, talvolta usandole sotto forma di citazione colta,
altre volte come struttura ideativa del giardino stesso.
In particolare le grandi sculture del Sacro Bosco di Bomarzo, oggi
noto come "Parco dei Mostri", di cui fece esperienza nel
suo primo viaggio in Italia nel 1964 colpirono profondamente l'immaginazione
dell'artista, che all'epoca si era già avviato verso la dimensione
dello spaesamento sensoriale con i suoi "quadri trappola"
che provocavano una simile vertigine a chi li guardava.
Nel corso della sua lunga carriera artistica Spoerri ha costantemente
cercato di creare situazioni simili dove sollecitare i sensi dell'osservatore
tramite situazioni spaesanti significava creare un rapporto dinamico
con l'opera d'arte. Anche qui nel Giardino lo choc che provocano i
suoi inquietanti assemblaggi, presentati con la solita ironia dissacratoria,
su un percorso che si presenta pieno di sorprese e di situazioni spiazzanti,
si propongono la finalità di risvegliare i nostri sensi sopiti
e farci vivere una irripetibile esperienza estetica.
Inoltre, percorrere il Giardino lungo le sue varie soste equivale
a compiere un viaggio di conoscenza e di iniziazione attraverso un
itinerario catartico nel quale la forte tensione fra il desiderio
amoroso ed il suo soddisfacimento, è ricondotta nell'ambito
naturale in cui tutto questo ha luogo in una dialettica di ciclicità
e rigenerazione, con sessualità e processi alimentari come
elementi costitutivi.
Seppure legato fin dalle sue prime esperienze creative ad una poetica
oggettuale, Daniel Spoerri è passato con questa sua ultima
realizzazione ad una ricerca in cui l'ambiente naturale è divenuto
parte integrante del suo fare artistico.
Tuttavia, egli ricorda spesso come la natura gli sia sempre stata
estranea e ribadisce il senso di timore misto a rispetto che gli suscita
l'immergersi in essa, ne è la prova la grande discrezione con
cui egli ha posto queste sculture nell'ambiente naturale che rimane,
nei confronti delle opere, dominante.
Troviamo a Seggiano il desiderio di dominare la caoticità,
l'incontrollabilità naturale, un concetto che ritroviamo all'interno
dei giardini come luoghi in cui la natura entrava nell'ambito umano
mediata da correnti di pensiero che di quella parte caotica ne isolavano
una, ordinata e fuori del tempo, rendendo possibile l'abitarvi nel
rispetto del "genius loci", elemento che Daniel Spoerri
tiene in grande considerazione nell'inserire le sue sculture.
Esse divengono dei "segni leggeri" in presenza della natura
della quale esorcizzano il potere distruttivo. Nello stesso modo Spoerri
realizzò nel 1970 il "Santo Grappa", scultura totemico-simbolica
la cui creazione servì all'artista per sconfiggere la dipendenza
dall'alcool oggettivandola in un assemblaggio che più tardi
fuse in bronzo. In questo modo inconsueto che egli dette l'avvio alla
produzione di quella tipologia di opere definite "classiche"
per l'uniforme patina metallica che, ricoprendole, unifica le forme
eterogenee di cui sono costituite, e che oggi hanno trovato spazio
nel Giardino.
Questo atteggiamento prudente e rispettoso lo apparenta ad altre epoche
storiche nelle quali la riflessione sulla natura era riflessione globale
sulla vita e la morte come dualità inscindibile.
E' quanto Daniel Spoerri ci ha proposto nel corso della sua vita di
artista con le tematiche dialettiche di movimento, arresto, vita e
morte, e quelle primarie riguardanti la sessualità e l'alimentazione
umana che alle prime ci riportano, grazie alla loro valenza simbolica.
"Hic terminus Haeret", motto e nome del giardino, definisce
e presenta l'opera in questo suo valore implicito.
"Infine il giardino si chiama "Hic Terminus Haeret"
- scrive Spoerri - qui aderiscono i confini. Infatti "terminus"
non significa soltanto fine, Terminus era anche Giove stesso, e già
presso gli Etruschi era denominato Tinia, dio della luce e dell'agricoltura.
Quindi egli diventa il guardiano-custode dei confini, del passaggio,
e non soltanto della vita ma anche delle età e delle epoche.
E "haeret" significa aderire a qualcosa. Due cose che diventano
una così come la mascolinità e la femminilità,
il giorno e la notte, la quiete ed il moto, la vita e la morte, si
presuppongono e di fatto sono un'unica cosa".
Una riflessione che affonda le sue radici in epoche lontane e ci riporta
a tematiche già indagate dall'artista che su questi poli dialettici
ha fondato quelle indagini che nel contesto naturale trovano ora spazio
ed espressione in modo unitario.
Lo sperimentiamo nel discorso dei banchetti, momento centrale nella
poetica dell'artista che dal quadro trappola, basato sul momento transitorio
del pasto, approdano all'alimentazione come fatto culturale fino a
considerare situazioni universali dove questa, caratterizzando il
nostro essere al mondo, si fa medium fra vita e violenza, religione
e morte.
Un processo circolare che passa dall'effimero all'eterno chiudendo
il cerchio con estrema leggerezza con quella stessa leggerezza con
cui Daniel Spoerri aveva risposto a Sarenco, dicendo a proposito dei
suoi bronzi, che "l'effimero è eterno".
Allora il Giardino diviene luogo eletto ed inequivocabile dove arte
e vita si incontrano passando dal particolare, la parabola esistenziale
dell'artista, all'universale, dove la vita, nella sua ciclicità,
è la cosa in fondo più effimera ed eterna.
In questa dialettica esso, organismo vivente come l'uomo che lo percorre,
ci esorta a compiere un viaggio allegorico dove il sogno si confonde
con i desideri, invitandoci ad entrare nello spettacolo della natura
e dell'arte mostrandoceli effimeri ed eterni come la vita e la morte
che di quel ciclo sono entrambe inizio e fine.
Espongono al
giardino:
Eva Aeppli, Till Augustin, A-yò, Roberto Barni, Erik Dietmann,
Katharina Duwen, Karl Gerstner, Johann Wolfang Goethe, Luciano Ghersi,
Alfonso Huppi, Dani Karavan, Jurgen Knubber, Zoltan Ludwig Kruse,
Nam June Paik, Juliane Kuhn, Bernhard Luginbuhl, Ursi Luginbuhl, Luigi
Mainolfi, Birgit Neumann, Meret Oppenheim, Dieter Roth, Susanne Runge,
Kimitake Sato, Pavel Schmidt, Ester Seidel, Uwe Schloen, Jesus Raphael
Soto, Patrick Steiner, Paul Talman, Jean Tinguely, André Thomkins,
Roland Topor, Paul Wiedmer.
Bibliografia:
A. Mazzanti, (a cura di) ,"Il giardino di Daniel Spoerri",
Maschietto & Musolino, Grosseto, 1998.
Notizie utili:
Ubicazione:
Seggiano (Gr)
Per chi proviene da Nord: si raggiunge percorrendo la strada statale
Cassia in direzione sud, oltrepassando Siena fino alla deviazione
per Castiglione d'Orcia (statale 323) che conduce a Seggiano.
Per chi viene da Roma: si raggiunge percorrendo la strada statale
Cassia in direzione nord (Siena) fino alla deviazione per Castiglione
d'Orcia (Statale 323) che conduce a Seggiano.
Raggiunto il paese imboccare, costeggiandolo, la strada per Castel
del Piano e dopo circa 1 Km. girare a sinistra seguendo l'indicazione
"Campo sportivo": l'entrata del giardino si trova di fronte
al campo da calcio.
Ingresso:
· Gratuito: sotto i 7 anni.
· Ridotto: ragazzi da 7 a 13 anni ed anziani sopra i 65 anni:
5 euro.
· Intero: 7 euro
Orari
di apertura:
· Da Pasqua al 1 luglio: Sabato e Domenica ore 16 - 20
· 1 luglio - 15 settembre: ore 16 - 20
· 15 settembre 31 ottobre: ore 15 - 19
· 1 novembre - pasqua : visita su appuntamento (0564- 950457)
Giorno di chiusura : Lunedì
Informazioni:
Patrizia Cianchi: tel. 0564 - 950457
Sito
web:
http://www.danielspoerri.org
Biografia:
Daniel Spoerri
nasce nel 1930 a Galati, città rumena sulle rive del Danubio.
In seguito alla uccisione del padre da parte dei fascisti rumeni la
madre Lydia Spoerri si rifugia con i suoi tre figli in Svizzera, presso
Zurigo.
A vent'anni, frequentatore notturno dei club di jazz, decide di diventare
danzatore e dal 1954 al 1957 è primo ballerino presso l'Opera
di Berna.
Nel corso dei suoi studi di ballo nasce e si sviluppa il suo interesse
per il teatro. Nel 1955 mette in scena come coreografo e costumista
una " Suite en couleurs" dove Jean Tinguely, a cui è
legato da amicizia dal 1949, crea per lui scenografie in movimento,
"La Cantatrice calva" di Eugene Jonesco e la prima rappresentazione
in assoluto del dramma surrealista di Picasso "Le désir
attrapé par la queu" dove Otto Tschumi realizzò
le scenografie e Meret Opphenheim, che preparò maschere e costumi,
recitò nel ruolo di un sipario.
In questo periodo pubblica la rivista "Material", una delle
prime raccolte di poesia concreta ed ideogrammatica, uscita in cinque
numeri del 1957 al 1959.
Agli anni 1959-60 risalgono le edizioni M.A.T. (Moltiplicazione d'Arte
Trasformabile, con un riferimento esplicito alle prime tre lettere
della rivista Material). In polemica con l'idea dell'unicità
dell'opera d'arte, le edizioni M.A.T. rappresentano il primo esempio
di arte moltiplicata e non riprodotta secondo i processi tradizionali
in cui il fruitore è direttamente coinvolto nel processo di
creazione. Trasferitosi a Parigi nel 1960 realizza i primi quadri
trappola che costituiscono un appropriazione oggettiva del reale perfettamente
in linea con i principi estetici del gruppo dei Nouveau Realistes,
costituitosi intorno alla figura del critico Pierre Restany, di cui
entrerà a far parte nell'ottobre di quell'anno.
A questo periodo risale la sua partecipazione a Fluxus. La sua presenza
sarà sporadica ma assai feconda come catalizzatrice a livello
teorico delle idee costitutive del movimento stesso.
Nel 1966, artista ormai affermato, abbandona tutto e si trasferisce
a Symi, isoletta dell'arcipelago greco. A questo periodo di riflessione
appartiene la raccolta "Magie a la Noix": non più
Tableau-pieges ma 25 oggetti composti da materiali etnici (terra,
ossa, sangue,ecc..). Nel frattempo pubblica "Le petite colosse
du Symi"ed altri scritti quali il "Journal Gastronomique"
e la "Dissertation sur ou le Keftédè" dove
è manifesto l'interesse per le connessioni esistenti tra preparazione
materiale ed aspetti socio-culturali dell'alimentazione che tra breve
troveranno spazio nel periodo della "Eat Art". Nel 1968,
poco dopo il suo rientro dall'isola di Symi decide di aprire un ristorante
a Dusseldorf a cui affiancherà poco dopo l'attività
della Eat Art Gallery.
Nel 1970 egli realizza la sua prima scultura in bronzo, si tratta
del "Santo Grappa", una struttura simbolico totemica nata
dall'assemblaggio di oggetti reali, poi fusa in bronzo, che l'artista
aveva messo insieme per oggettivare e sconfiggere la sua dipendenza
dall'alcool. La produzione di bronzi caratterizza gli anni '70 e proseguirà
anche negli anni '80.
A questo periodo risalgono i "Musei Sentimentali" costituiti
da un insieme di oggetti-reliquia della storia dell'arte testimoni
dell'amore dell'uomo per le cose ed il filone dell'"Etnosincretismo"
dove egli amplia e sviluppa quell'interesse verso la cultura etnica,
la magia, l'antropologia e l'archeologia già evidenziato negli
oggetti di "Magie a la Noix" e nel "Santo Grappa"
Negli anni '90 questo filone si caratterizzerà per l'ampiezza
degli assemblaggi che egli definirà "Corpi a Pezzi".
Alcuni di questi ed altri di nuova produzione faranno parte della
serie "Armures", collezione permanente di 12 pezzi esposta
nella Salle du Roi dello Chateau d'Oiron dal 1993. A questi ultimi
anni appartengono l'insieme dei Detrompe l'Oeil riguardanti la serie
dei "Lebbrosi", "La Médicine opératoire
de Jacob"e "Pronto Soccorso". Nel 1989 si trasferisce
in Toscana prima ad Arcidosso poi nel 1992 a Seggiano, dove l'anno
precedente ha acquistato una tenuta con l'idea di realizzavi un giardino
in cui collocare le sue sculture e quelle dei suoi compagni di percorso.
Nel 1998 si inaugura e si apre al pubblico "Hic Terminus Haeret".
Il giardino di Daniel Spoerri.
Attualmente vive e lavora fra Seggiano (Gr) e Ca d'Sora - Cabbiolo
(CH).
Bibliografia:
André
Kamber, (a cura di) "Daniel Spoerri", Musée National
d'Art Moderne, Centre George Pompidou, Parigi, Musée Picasso
Antibes, Museum Moderner Kunst, Vienna, Stadtische im lenbachaus,
Monaco, Musée Rath, Ginevra, Kunstmuseum, Solothurn, marzo
1990 - giugno 1991.