Intervista a
Maurizio Nannucci
a cura di Flaminia Giorgi Rossi
Con una profonda
intenzionalita', razionale e critica, Maurizio
Nannucci, sviluppa la sua ricerca espressiva sulla luce, il colore,
la forma e la scrittura, in un percorso coerente che permea tutta
la sua opera. L'artista, nato a Firenze nel 1939, dove vive e lavora,
ha partecipato negli anni Sessanta alle sperimentazioni artistiche
internazionali, elaborando ricerche sulle strutture verbali e l'impiego
dei nuovi media (audio, videotape, film, foto, radioworks), ha fatto
parte dell'equipe dello studio di fonologia musicale "S 2f M", realizzando
esperienze di musica elettronica e computer music, e' autore di numerose
pubblicazioni, multipli e libri d'artista.
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Let's talk about art ... may be, Edimburgo 1993..................
White,blu, green, red, 1969
D I tuoi lavori
recenti si inseriscono - con un forte impatto visivo - in contesti
architettonici contemporanei internazionali (basti pensare a "Wen
blue meets red and yellow" una scritta luminosa di 15 metri). In che
modo le tue installazioni si misurano col loro "supporto"?
R. Il mio lavoro e' un'indagine tesa ad esplorare la complessa relazione
che esiste tra linguaggio, colore e immagini visive in relazione a
fenomeni linguistici e concettuali, ma ho anche sempre prestato una
particolare attenzione allo spazio e alla architettura dei luoghi
destinati ad accoglierlo, siano essi interni o esterni. Mi interessano
i margini di uno spazio - il limen tra verticale ed orizzontale -
le linee che lo contengono e lo delimitano, i perimetri o la congiunzione
tra parete e suolo, tra parete e soffitto, e gli angoli, le colonne.
Cosi' il mio intervento emerge ed amplia gli spazi canonici dell'arte
quale la centralita' della parete, creando segni che avvolgono l'osservatore.
In questo contesto uso il colore come metafora... il colore come elemento
base della scrittura ma anche come espressione autonoma. Nel tessuto
della citta' rivolgo la mia attenzione alle linee del paesaggio urbano,
ai profili degli edifici, ma anche agli spazi vuoti dove un segno,
una traccia di luce puo' cambiare il valore visivo di un luogo e dove
l'occhio recepisce il colore e la luce come movimento che satura lo
spazio... su queste premesse somo nati i contatti e le collaborazioni
con Renzo Piano, Mario Botta, Stephan Braunfels, Nicolas Grimshaw.
D. Nelle tue opere la luce ha un valore totalizzante, utilizzando
tubi di neon, crei immagini colorate, geometriche, accumuli, grovigli
o scritte (parole che rimandano anche attraverso paradossi e sottili
ironie all'operazione e al linguaggio dell'arte), sono in qualche
misura anche queste sculture di luce una conseguenza della tua ricerca
sul colore che ha inizio nel 1970 ( con lavori come "Sessanta verdi
naturali" 1973 o l'intervento sul colore dell'illuminazione pubblica
di Volterra 1973)?
R. Cerco un'immagine che ecceda dai propri limiti figurali: immagine
mentale, immagine virtuale, immagine del sogno, anche quello ad occhi
aperti... immagini evocate da una presenza o da un luogo, immagini
che non costringono o non riducono a figura... ma che lascio alla
loro libertà e alla loro autonomia fantastica... I riferimenti sul
colore in natura ed anche sugli interventi di colore e luce nella
città' hanno ancora oggi una centralità nel mio lavoro... sono parte
della mia ricerca, una sorta di continuum ... ma esistono altri segni
che vanno lontano agli anni Sessanta, a quello che io chiamo "il mio
primo lavoro": i "Dattilogrammi". Pagine di colore e testo emblematiche
di una spazialità più ampia... un rapporto monocromatico giocato sulla
vibrazione luminosa del colore e del testo, da cui sono arrivate,
poco dopo le scritte al neon...
D. Il tuo impegno, assieme agli artisti di Fluxus, non consiste solo
nel produrre opere ma anche nella ricerca di un "sistema agevole per
la diffusione". Anche a questo scopo hai intrecciato una fitta rete
di rapporti - mi riferisco alle iniziative della rivista "Mela" e
dello spazio non profit Zona da te promosse e coordinate - che hanno
contribuito a creare un flusso di informazioni e di scambi aggiornati
sui fatti culturali artistici di tutto il mondo - comprese le zone
cosiddette di confine come l'Australia e l'Islanda. In questo contesto
di comunicazione nel senso piu' vasto quale ruolo svolge o puo' svolgere
Internet?
R. E' sempre stato un mio tentativo quello di cercare di dar forma
ad uno spazio di liberta' espressiva e civile, svincolato dai dettami
accademici, in cui il fare e il concepire l'arte diviene una pratica
individuale verificata di volta in volta sulla realta' del contesto
generale e delle sue legittime variazioni. Mi interessa allargare
i confini del visibile... ma anche rendere l'arte comunicazione. Cosi'
mi sono trovato ad aderire e a promuovere nell'arco di quasi 30 anni
una serie di iniziative che determinano una piu' libera manifestazione
e circolazione dell'arte: da "Zona" prima, all'attuale spazio di "Base",
e parallelamente una serie di attivita' organizzative ed editoriali
che manifestano sempre una forte autonomia rispetto alle contingenze
del sistema del mercato dell'arte. In questo senso credo che la rete
telematica, con la sua diffusione capillare e internazionale, possa
offrirmi interessanti opportunita', nuove aperture e piu' rapidi contatti,
incrementando e stimolando questo lavoro di scambi e di rapporti fra
artisti.
D. Puoi anticiparci qualcosa sul lavoro che presenterai alla Biennale
di Architettura?
R. Il progetto per la Biennale di architettura e' legato ad alcuni
soggiorni veneziani durante i quali mi ero proposto di pensare a dei
segni d'arte urbani che potessero convivere con la citta'... dunque
un progetto di qualche anno fa di cui ti posso descrivere alcune parti
senza essere ancora sicuro della sua totale realizzazione. Si tratta
di un percorso luminoso che attraversa Venezia, il suo centro storico
da Piazzale Roma verso il Canal Grande, la Piazza San Marco e il suo
bacino fino ai giardini della Biennale e al Lido. Il tracciato e'
costituito da una serie di punti dati dalla sequenza degli imbarcaderi
della linea di vaporetto 82. In ognuno di questi luoghi sara' installato
un testo in neon, e ogni testo sarà scritto in una lingua diversa,
le lingue adottate saranno europee e mediterranee (come l'ebraico,
l'arabo, l'italiano, il francese, lo spagnolo, il greco) ossia quelle
lingue legate alla memoria storica e al presente della città. E' prevista
poi anche l'attivazione di una linea di vaporetti, che a seconda della
direzione potra' essere individuata da una scritta in neon in colore
diverso.
D. Uno dei ruoli accreditati dell'arte sembrerebbe quello di essere
un precoce sistema di segnalazione culturale. L'arte concettuale puo'
essere vista come una serie di elementi non materiali scorporati,
come fosse una sorta di "software culturale". Molti artisti concettuali
hanno lavorato anticipando problemi che sarebbero poi sorti con l'avvento
del computer e della tecnologia. Sei d'accordo con questa lettura?
R. Non sono sicuro che l'arte abbia sempre adempiuto a questo ruolo
di anticipazione e di segnalazione precoce di eventi culturali. Indubbiamente
nelle ultime decadi si e' lavorato molto sulla definizione del ruolo
dell'arte e dell'artista all'interno della nostra società in permanente
cambiamento e sempre in sfida con la necessita' di trovare soluzioni
adeguate. Personalmente credo che l'arte abbia una complessita' tale
di riferimenti che le creano una sorta di componente immunizzante
rispetto a tutto cio' che accade ogni giorno. Credo sia questa la
ragione che le permette di proseguire estrapolando, come probabilmente
accadra', dal "software culturale" quegli elementi di sintesi che
finirà per assimilare senza subire traumi ulteriori e modifiche del
suo percorso.
D. Fin dagli anni Sessanta ti sei dedicato a ricerche di musica elettronica,
hai realizzato "poemi sonori" e "audioworks" promuovendo un ruolo
creativo dei media. Pensi che l'artista - anche nell'attuale crescendo
della tecnologia e nell'indebolimento delle resistenze psicologiche
degli utenti - debba farsi carico del ruolo creativo dei mezzi d'informazione?
R. Mi sono interessato all'uso del computer, sia per elaborazioni
visive che sonore, alla fine degli anni 60, ed e' stata un'esperienza
che ha definito alcune mie attitudini. Per esempio il lavoro in collettivo,
l'uso dei random
É Qualche anno fa ho realizzato una mostra appositamente pensata per
Internet. E anche adesso sto lavorando ad un progetto interattivo
che sara' in rete in fasi successive.... uso il computer per molti
aspetti progettuali del mio lavoro: dalle simulazioni ai disegni progettualiÉ
a attivare una rete internazionale di contatti con altri artisti...
ma "navigo" con parsimonia sebbene sia affascinato dalle potenzialità
del web e dall'opportunita' di attingere ad una quantita' enorme di
informazioni. E.... per quanto riguarda il rischio di indebolimento
delle resistenze psicologiche dell'utenza credo che il fenomeno non
sia dissimile da quello che e' ancor oggi rappresentato dalla televisione.