|
la
rete reale virtuale dell'arte contemporanea
|
||
|
megazine ® interviste numeri
arretrati
"Armadietto" da
"Ebrea",
"Che cosa è il
fascismo",
"Che cosa è il
fascismo"
"Che cosa è il fascismo"
"Ebrea", 1971
"Picnic o Il buon
soldato"
"Picnic o Il buon
soldato"
"Zaire ", 1997
|
articoli monografici in questo numero: L'arte
totale di Fabio Mauri Pallido,
pallido di Serafino Amato Paola
Levi Montalcini
L'etica dell'estetica Che cosa hanno
a che fare la memoria, la morale, e l'etica? Questa è una delle
principale domande dell'artista Fabio Mauri che implica ricerche
filosofiche, storiche, anatomiche, antropologiche e religiose. La
memoria è il tema di tante mostre d'arte ma anche di ricerche scientifiche
di quest'ultimo anno. Alla fine del millennio - non voglio ricominciare
la discussione quando finisca - ci si chiedeva come ricordare lo
scorso secolo/millennio, ma anche quale sia il funzionamento intrinseco
della memoria. I premi Nobel di medicina di quest'anno sono stati
assegnati a scienziati che si dedicano allo studio del cervello
e della funzione della memoria (1). La mostra "Tempo!
Viaggio nell'idea e nella rappresentazione del tempo" - da vedere
fino al 23. ottobre al Palazzo delle Esposizione a Roma (2)
- espone il mistero del tempo non soltanto dal punto di vista artistico,
ma analizza come il tempo viene valutato e la sezione "memoria"
dimostra le possibilità di conservare i ricordi. A prima vista queste
posizioni sulla memoria non hanno niente a che fare con l'etica.
Ma guardando intorno ci si accorge che le cose che diventano ricordo
o vengono dimenticate hanno una potenzialità fortemente etica, non
solo nel campo della memoria individuale ma soprattutto in quello
della memoria collettiva. I pubblici dibattiti nazionali possono
essere sovraccaricati d'emozioni e di questioni moralistiche. In
Germania con la riunificazione e lo spostamento della capitale a
Berlino la storia e la memoria furono ritrovate come una bomba esplosiva
dimenticata sotto terra per anni. I politici e gli intellettuali,
parlando di memoria collettiva, devono trovare le giuste espressioni
e provare a disinnescare la bomba storica. Il letterato Walser compiange
la strumentalizzazione della memoria dell'olocausto (3).
Abusandone lui stesso senza chiari motivi si trova di fronte a una
critica vasta e appassionata. Un altro argomento discusso a lungo
è il monumento commemorativo per gli ebrei uccisi durante il nazismo
a Berlino. La capitale è piena di luoghi storici nazionalsocialisti
e si deve decidere quale è la memoria giusta, affatto responsabile.
In Italia il cosiddetto revisionismo storico non viene trattato
come un'opinione storica ma come una dichiarazione di guerra. L'identità
di una nazione è lo spazio della storia e della memoria collettiva.
Cosi ogni comunità commemorativa ha, non solo il volere, ma anche
il dovere di ricordare. Non per caso ho nominato la storia del nazismo
e del fascismo come materia di memoria etica. Fabio Mauri nato nel
1926 è un testimone dell'epoca che vede la sua memoria responsabile
nella sua storia vissuta. Era giovane, voleva godersi la vita ma
la "falsa ideologia" intorno a lui esplodeva in brutalità con tante
vittime innocenti. Secondo l'artista il fascismo non è soltanto
un periodo storico ma una metafora per il male assoluto che non
si presenta come male, ma che attira l'esser umano con una faccia
affascinante. "Il male e il bene parlano la stessa lingua" è un
credo di Mauri che lui visualizza in xilografia. Prende un disegno
semplice-espressivo di Hitler come materia prima e con questo produce
un triptofano storico. Una delle tre xilografie rappresenta il disegno
intero - un uomo che mangia un gelato. Le altre due invece sono
sovrapposte in parte di nero, cancellando il disegno originale.
Il male invade anche le cosiddette "belle arti", in più di un senso.
In questa opera si trovano già gli elementi principali del lavoro
artistico di Mauri. Spesso usa dei materiali che trasmettono e conservano
la memoria come la fotografia, il film ma anche oggetti di qualsiasi
genere che sono oggetti d'epoca e così testimoni muti che cominciano
a parlare. Mauri trasforma la materia, comincia a "manipolare" le
cose: "Manipulation der Kultur - Manipolazione di cultura" si chiama
un libro d'artista che contiene fotografie d'epoca nazionalsocialista
- fascista. L'artista prende spesso un dettaglio delle foto originali
e mette sotto ogni foto una trave nera. Le didascalie in lingua
tedesca e italiana sembrano un commento alla storia accompagnate
spesso anche da una pungente ironia. Il doppio senso della parola
"manipolazione" è ovvio: la manipolazione della cultura durante
le dittature ma anche quella odierna. L'artista mostra un'immagine
della storia e allo stesso momento mette in dubbio se può esistere
un'immagine obiettiva. Come viene ricordata la storia? È proprio
una fotografia un trasformatore di storia, una memoria giusta? La
memoria è presente due volte: dal punto di vista estetico e di contenuto,
il che è la stessa cosa.
|
|
Serafino Amato,
|
La lettura
attiva di Pallido, pallido di Serafino Amato
al museo laboratorio dell'Università. Colpisce immediatamente il titolo del libro di Serafino Amato"pallido pallido" attribuito ad un percorso fatto di immagini in bianco e nero e testi scritti. Un libro d'artista che non documenta un lavoro è un lavoro. Una fotografia è sempre il tradimento di un'intimità violata e fissata dallo sguardo nella sua temporalità, ma questo ciclo di lavori di Amato più che profanare i luoghi e la loro intimità ha il pregio di ricostruirli componendo nei frammenti gli appunti di un viaggio lungo il quale, sfinito nelle forze, l'autore si è fermato a cogliere la stasi della sosta. A ben guardare il "reportage" che ci viene presentato ci parla di più di Amato che dei luoghi che ha abitato e registrato. Il suo sguardo compie un ribaltamento verso l'interno nel tentativo di rispecchiare sé stesso nelle immagini che visita e nelle parole che pronuncia. Nell'incontro si ferma e si fa sopraffare dal pensiero e questo pensiero traduce nelle immagini. Un percorso fisico-esistenziale che entra negli interstizi visivi del paesaggio attraversato rifuggendo il facile compiacimento da cartolina turistica che la meraviglia dei luoghi visitati si presterebbe ad assecondare. Nulla a che vedere con i luoghi antropologicamente descrittici da Marc Augé , al contrario i suoi luoghi sono talmente soggettivamente connotati che sembrano piuttosto risvegliare un'appartenenza psicologica ed esistenziale collettiva. Analogamente ad un altro gruppo di lavori dal titolo "Emblemata" che testimoniano di momenti collettivi o individuali del quotidiano sociale, questi "confini di natura" scelti da Amato appartengono un pò a tutti; intrecciano con chi li guarda un dialogo familiare. Ciascuno li riconosce come propri, la stessa dimensione della sosta, qui strumentale alle tappe del viaggio, appare immediatamente condivisa e condivisibile. Quanto ai pensieri, alle parole che li accompagnano sono allo stesso modo pieni di aspettative condivise. Aprire il libro nello spazio pubblico di un museo, come si è fatto al museo laboratorio dell'Università La Sapienza, è trasferire la dimensione intima in quella collettiva, e si è voluto integrarlo con il suono della parola parlata, con un concretizzarsi fisico sonoro nello spazio muto. E' stato l'intervento di Benedetto Simonelli che ha partecipato all'evento con una fattiva ed attiva lettura dei testi scritti del libro. Un modo per verbalizzare questo viaggio, un viaggio che, non nello specifico, ma in altre occasioni Simonelli ha altre volte condiviso proprio con Serafino Amato. Le tappe dei viaggi, le soste, corollari dei percorsi di allontanamento e di ricerca che fanno di Amato un inteprete della "contemplazione" cioé etimologicamente dell'azione del guardare a lungo, ed in cui il guardare non è sinonimo di passiva recezione del mondo né volontà di annullamento piuttosto lo stare con lo sguardo da qualche parte ed è uno stare che vive anche attraverso la verbalizzazione del guardare. In cui si scopre anche che le parole sono a tratti prestate ai luoghi, in una sorta di autoconfessione che li descrive |
![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |