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articoli tematici
Il giardino
di Daniel Spoerri.
Un'opera ambientale fra oggettualità e natura
di Manuela
Feliziani
"Il Giardino
di Daniel Spoerri", situato in Toscana presso il piccolo borgo
di Seggiano, si estende in una zona intermedia fra quella montana
riferita alla vetta dell'Amiata che sovrasta e connota da lontano
queste terre, e quella che distende i rilievi nell'approssimarsi
al mare verso la Maremma toscana. Una area collinare con il tipico
paesaggio armonioso e variato del centro Italia dove le tradizionali
essenze forestali come il castagno ed il faggio e quelle introdotte
recentemente come le conifere, a mano a mano che si scende di quota,
si incontrano e lasciano il passo alle coltivazione della vite e
dell'olivo che una tradizione agricola tuttora viva mantiene come
segno del suo avvicendarsi nel tempo, ci troviamo infatti non lontano
dalla terra del Brunello ed in quella dell'Olivastra
Seggianese 1
Questa opera ambientale nella quale è possibile ripercorrere
la vicenda creativa ed esistenziale dell'artista denuncia nella
sua denominazione di "giardino" come la componente ispirativa
nei confronti di questa forma d'arte sia forte accanto alla dimensione
poetica del "caso", autentico motore della ricerca che
ha fatto giungere Daniel Spoerri nel centro Italia ben due volte
proprio rincorrendo due giardini, la prima volta un giardino realmente
esistente, la seconda assecondando la memoria del primo.
Il "caso" che l'ha condotto in Toscana nel 1989 è
stato infatti la notizia di una casa che stava scivolando che immediatamente
gli riportò alla mente Il Sacro Bosco di Bomarzo,
oggi noto come Parco dei Mostri, di cui fece esperienza nel suo
primo viaggio in Italia nel 1964.
Giunto ad Arcidosso seguendo questa aleatoria traccia rivelatasi
priva di interesse, egli arrivò a Seggiano, piccolo borgo
adagiato alle pendici del monte Amiata, fra Montalcino e Casteldelpiano
dove, in seguito ad una serie di proposte di acquisto, divenne proprietario
di una tenuta il cui sito aveva già il toponimo significativo
di "Giardino".
In questa tenuta di 15 ha circa, dove la natura addolcita nei suoi
rilievi più aspri fa bella mostra di sé fra ampi spazi
erbosi e rigogliosi boschetti, lartista ha iniziato fin dal
1991 a collocare le sue sculture di bronzo proseguendo poi con l'inserirvi
quelle di altri artisti suoi amici e compagni di viaggio.
Un percorso leggero si snoda senza una sua definizione fisica precisa
su di un tracciato "proposto" dall'artista che è
possibile seguire su una mappa. Le sculture si rivelano a mano a
mano che si procede, altre volte esse si confondono nello spazio
naturale o si celano nel rigoglio vegetale coinvolgendoci in un
altalenare di sensazioni fra la sorpresa ed un incantamento che
stimola l'intelletto citazione dei giardini rinascimentali e barocchi,
ed una intimità evocativa tipica di quelli romantici, rivelando
la cultura composita dell'artista dove, accanto alla conoscenza
dei giardini del passato e del "Sacro Bosco" di Bomarzo,
assumono rilievo testi letterari legati a questo tema come l'"Hypterotomachia
Polifili" di Francesco Colonna, costituendo con quello le fonti
primarie alle quali l'artista, con estrema libertà, si è
ispirato, talvolta usandole sotto forma di citazione colta, altre
volte come struttura ideativa del giardino stesso, assieme ai sostanziali
riferimenti che riguardano la sua poetica.
Quando egli vide per la prima volta in Italia quello che oggi è
noto come "Parco dei Mostri" di Bomarzo, nonostante fosse
all'epoca in stato di abbandono egli percepì ugualmente la
profondità intellettuale di chi l'aveva concepito e ne fu
affascinato per quella ambiguità onirica di messaggio che
già aveva attratto i surrealisti come Salvador Dalì,
che lo scoprì e ne celebrò l'originalità già
nel 1949. A Bomarzo l'estro del suo ideatore, nel concepire la famosa
casa inclinata, aveva progettato di mettere fuori uso ogni normale
parametro di percezione sensoriale dello spazio basato sulle linee
ortogonali. La stessa cosa avviene entrando oggi nella camera di
bronzo realizzata dall'artista, copia della mitica stanza d'albergo
parigina dove visse negli anni della militanza novorealista, che
nell'inclinazione cita l'originale creazione cinquecentesca.
La visita di questo giardino colpì profondamente l'immaginazione
dell'artista, che all'epoca si era già avviato verso la dimensione
dello spaesamento sensoriale con i suoi quadri trappola che provocavano
una simile vertigine a chi li guardava.
Nel corso della sua lunga carriera artistica egli ha costantemente
cercato di creare situazioni simili dove sollecitare i sensi dell'osservatore
tramite situazione spaesanti significava creare un rapporto dinamico
con l'opera d'arte. Ciò si verifica anche qui nel Giardino
dove lo choc che provocano i suoi inquietanti assemblaggi presentati
con la solita ironia dissacratoria, su un percorso che si presenta
pieno di sorprese e di situazioni spiazzanti, si propone la finalità
di risvegliare i nostri sensi sopiti e farci vivere una irripetibile
esperienza estetica.
Questa dinamica si era delineata insistenza e chiarezza nei progetti
realizzati con gli studenti delle Accademie di Monaco di Baviera
e di Vienna presso le quali egli è stato docente che spesso
avevano preso la forma di un percorso sensoriale a tappe sulla struttura
del labirinto, altro tema caro all'artista, che anticiperà
quello che avrà poi forma concreta nel "Giardino"
come"Sentiero murato labirintiforme".
A Bomarzo inoltre l'accettazione dell'elemento naturale nella sua
forma caotica, che già a quell'epoca è rappresentato
dalle cornici boscose della Villa Lante di Bagnaia e dei giardini
di Palazzo Farnese di Caprarola, diviene elemento dominante costituendo
un unicum nella storia di questa forma darte, in un epoca
in cui domina la razionalità geometrica dei giardini all'italiana.
Anche Vicino Orsini accetta come Spoerri il "caso" come
collaboratore, le grandi sculture, disposte in un disordine apparente
a suggerire ai visitatori l'esistenza di un ordine sconosciuto ed
imprevedibile, nascono utilizzando i massi erratici dislocati dalla
natura nel boschetto.
Si intuisce un percorso iniziatico che conduce l'uomo ad una crescita
spirituale oppure si pensa ad un itinerario catartico volto al superamento
delle situazioni contingenti o ad una riflessione sulla vita come
ciclo, mutamento, passaggio
Tematiche simili le riscontriamo nel "Sogno di Polifilo"
di Francesco Colonna, 2 testo
letterario di fondamentale importanza per i progettisti di giardini
del passato, opera aperta a molteplici letture che era già
stato oggetto dell'interesse dell'artista quando nel 1987 vi si
era a lungo soffermato nella sua attività di docente presso
lAccademia di Belle arti di Vienna per realizzare "LIpnodromo,
ovvero la battaglia damore e del sogno. nel bazar bizzarro",
un percorso con installazioni nelle diverse tappe spaziali che oggi
sembra di poter leggere come uno dei presupposti alla realizzazione
attuale.
L'"Hypterotomachia Polifili", detto anche "Il sogno
di Polifilo" è un racconto allegorico che narra del
sogno d'amore di Polifilo e Polia nel giardino di Citera, la mitica
isola sacra ad Afrodite Questo giardino, dove natura, arte ed architettura
si fondono in un insieme unitario, è strutturato come un
percorso iniziatico le cui varie tappe divengono allegoria della
vita stessa.
La stessa sensazione si percepisce qui a Seggiano percorrendo il
Giardino dove le varie soste lungo il tragitto vogliono
corrispondere ad un percorso di conoscenza e di iniziazione, espresse
con elementi tipologici presi in prestito dalla tradizione ma con
le forme ed i contenuti della sua poetica.
Si percepisce una tensione fra il desiderio amoroso ed il suo soddisfacimento
in una dialettica di ciclicità e rigenerazione, vita e morte,
legata all'ambito naturale in cui tutto questo ha luogo, con sessualità
e processi alimentari come elementi costitutivi.
Seppure legato fin dalle sue prime esperienze creative ad una poetica
oggettuale, Daniel Spoerri è passato con questa sua ultima
realizzazione ad una ricerca in cui lambiente naturale diventa
parte integrante del suo fare artistico.
Nel ripercorrere le varie fasi della sua evoluzione artistica alla
ricerca di quel filo rosso che unifica ed organizza una attività
che si è svolta parallelamente su più fronti, si rileva
come essi siano solo apparentemente lontani ed incompatibili: un
movimento incessante di idee, dal teatro alla danza alla cucina,
ma anche di spostamenti fisici, dalle varie città europee,
al soggiorno in Italia che dura ormai da undici anni, in una situazione
come quella attuale che dall' "erranza" arriva alla "presenza"
visto che un giardino implica comunque un concetto di tempo nelle
molteplici accezioni di evoluzione come mutamento, di durata e di
conservazione intesa come cura e quindi di un legame molto forte
con il suo creatore.
La creazione di un giardino presuppone inoltre un rapporto con l'elemento
naturale che è apparso nell'artista sempre piuttosto scisso.
Ancora oggi, dopo diversi anni di lavoro, nonostante il Giardino
sia ora una realtà ben definita, egli ricorda come la natura
gli sia sempre stata estranea e ribadisce il senso di timore misto
a rispetto che gli suscita l'immergersi in essa, ne è la
prova la grande discrezione con cui egli ha posto queste sculture
nell'ambiente naturale che rimane, nei confronti delle opere, dominante.
L'artista stesso nega di non aver mai in passato, neanche sfiorato
col pensiero, l'idea di realizzare un giardino e come tale decisione
appaia dovuta al suo eterno alleato, "il caso". Tuttavia
ci sono stati nella sua vita passata due momenti, crocevia della
sua storia personale ed artistica, che si sono rivelati di primaria
importanza sia per gli sviluppi attuali che per quelli, all'epoca,
immediati.
La decisione presa di far abitare le sue sculture in uno spazio
naturale o di crearne di nuove appositamente per esso giunge alla
fine di un percorso creativo ed esistenziale che è passato
attraverso tappe biografiche e temporali come quella del soggiorno
greco, e quella legata alla residenza presso il Moulin Boyard,
momenti in cui il medium naturale in cui noi umani viviamo immersi
è entrato a sorpresa nella sua vita, costituendosi ogni volta
quale catalizzatore inconscio di alcune scelte creative fondamentali.
Durante il soggiorno greco, l'elemento naturale rimase presente
sullo sfondo e tuttavia indirizzò le sue ricerche connotate
dall'impersonalità verso un ambito giocato tra archeologia,
e antropologia e caratterizzato dagli studi sulla gastronomia locale,
importante precedente per l'apertura del Ristorante Spoerri e la
teorizzazione della Eat Art ed i banchetti.
Sarà questa connessione stretta fra arte e alimentazione
come fatto culturale già implicita nei quadri trappola che
andrà a dare ordine ad una serie di tematiche che nel giardino
troveranno ampio spazio.
Accanto al soggiorno greco assume rilevanza una situazione meno
radicale, quella riguardante il periodo trascorso presso il Moulin
Boyard, dove, la ristrutturazione ed il controllo degli elementi
naturali assume rilievo come presupposto del fare come azione che
riordina, controlla e trasforma il caos creato dall'ambiente dopo
anni di abbandono, e si pone come presupposto pratico del lavoro
di recupero della tenuta di Seggiano dall'inselvatichimento provocato
da anni di abbandono.
Rimane a Seggiano questo desiderio che diviene necessità
di dominare la caoticità, l'incontrollabilità naturale,
un concetto che ritroviamo all'interno dei giardini come luoghi
in cui la natura entrava nell'ambito umano mediata da correnti di
pensiero che di quella parte caotica ne isolavano una ordinata e
fuori del tempo rendendo possibile l'abitarvi nel rispetto del genius
loci, elemento che Daniel Spoerri tiene in grande considerazione
nell'inserire le sue sculture.
Esse divengono dei "segni leggeri" in presenza della natura
della quale esorcizzano il potere distruttivo. Nello stesso modo
egli realizzò nel 1970 il "Santo Grappa", scultura
totemico-simbolica la cui creazione servì all'artista per
sconfiggere la dipendenza dall'alcool oggettivandola in un assemblaggio
che più tardi fuse in bronzo. Fu in questo modo inconsueto
che egli dette l'avvio alla produzione di quella tipologia di opere
definite "classiche" per l'uniforme patina metallica che
ricoprendole unifica le forme eterogenee di cui sono costituite,
che oggi hanno trovato spazio nel Giardino. 3
Si percepisce chiaramente questo atteggiamento di prudenza che lo
apparenta ad altre epoche storiche nelle quali la riflessione sulla
natura era riflessione globale sulla vita e la morte come dualità
inscindibile. Ed è quanto Daniel Spoerri ci ha proposto nel
corso della sua vita di artista con le tematiche dialettiche di
movimento, arresto, vita e morte, e quelle primarie riguardanti
la sessualità e l'alimentazione umana che alle prime ci riportano
grazie alla loro valenza simbolica.
Vivere a Seggiano ha significato per l'artista verificare con i
propri occhi quel processo di creazione, morte e rigenerazione che
è sottinteso a tante sue operazioni artistiche e che Alain
Jouffroy aveva colto nei primi Quadri-trappola ravvisandovi qualcosa
che andava oltre il semplice "arresto del movimento".
4 Essi possedevano secondo
il critico una coloritura antropologica ed archeologica che lasciava
intuire una ritualità legata all'avvicendarsi della vita
e della morte, alla quale il movimento arrestato rimandava, ed alla
ritualità dell'alimentazione sulla quale essi nella maggioranza
dei casi si basavano ricordando il momento transitorio del pasto.
"Hic terminus Haeret", 5
motto e nome del giardino, definisce e presenta lopera in
questo suo valore implicito.
"Infine il giardino si chiama "Hic Terminus Haeret"
, qui aderiscono i confini. Infatti "terminus" non significa
soltanto fine, Terminus era anche Giove stesso , e già presso
gli Etruschi era denominato Tinia, dio della luce e dell'agricoltura.
Quindi egli diventa il guardiano-custode dei confini, del passaggio,
e non soltanto della vita ma anche delle età e delle epoche.
E "haeret" significa aderire a qualcosa. Due cose che
diventano una così come la mascolinità e la femminilità,
il giorno e la notte, la quiete ed il moto, la vita e la morte,
si presuppongono e di fatto sono un'unica cosa.
Una riflessione che affonda le sue radici in epoche lontane e ci
riporta alle tematiche indagate dall'artista che su questi poli
dialettici ha fondato quelle indagini che nel contesto naturale
trovano ora spazio ed espressione in modo unitario.
Nel Giardino, la circolarità di pensiero, evidenziata
da Henry Martin 6 diviene
viaggio nella storia dell'artista e dell'uomo inglobando in questo
ciclo ogni realizzazione precedente, e assumendo un carattere enciclopedico
per quanto riguarda tutte le attività dell'artista accanto
alle componenti filosofiche, presenti anch'esse con caratteri di
universalità, passando sempre dal particolare, l'oggetto,
all'universale.
Lo sperimentiamo nel discorso dei banchetti, momento centrale nella
poetica dell'artista che dal quadro trappola, basato sul momento
transitorio del pasto, approdano all'alimentazione come fatto culturale
fino a considerare situazioni universali dove questa, caratterizzando
il nostro essere al mondo, si fa medium fra vita e violenza, religione
e morte.
Un processo circolare che passa dall'effimero all'eterno chiudendo
questo cerchio con estrema leggerezza con quella stessa leggerezza
con cui Daniel Spoerri aveva risposto a Sarenco dicendo a proposito
dei suoi bronzi che l'effimero è eterno. 7
Allora il Giardino diviene luogo eletto ed inequivocabile dove arte
e vita si incontrano passando dal particolare, la parabola esistenziale
dell'artista con tutte le sue diramazioni, all'universale, dove
la vita, nella sua ciclicità, è la cosa in fondo più
effimera ed eterna ed in questa dialettica esso, organismo vivente
come l'uomo che lo percorre, ci guida in un viaggio allegorico dove
il sogno si confonde con i desideri, invitandoci ad entrare nello
spettacolo della natura e dell'arte mostrandoceli effimeri ed eterni
come la vita e la morte che di quel ciclo sono entrambe inizio e
fine.
note:
-
Si
tratta di una cultivar che produce un ottimo olio d'oliva presente
solo in questa zona e particolarmente resistente alle basse temperature.
-
Il
testo letterario anonimo pubblicato a Venezia da Aldo Manuzio
nel 1499, ed attribuito a Francesco Colonna, contiene centoquarantasette
xilografie che illustrano il testo raffigurando gli elementi costitutivi
di un giardino ideale. La loro diffusione creò un modello
che influenzò sia concettualmente che architettonicamente
la progettazione dei giardini del "500. Per la paternità
dell'opera confronta i seguenti studi: M.Calvesi, Il Sogno di
Polifilo Prenestino, Officina Edizioni, Roma,1980, e M.Calvesi,
La pugna d'amore in sogno, Lithos, Roma,1996, ed inoltre, M.Ariani
, M, Gabrieli, (a cura di), Francesco Colonna. Hpnerotomachia
Polifili, Adelphi, Milano,1998.
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Per
quanto riguarda le opere in bronzo realizzate da Spoerri negli
anni "80 vedi H.Martin, Daniel Spoerri. Bronzi, Rara International,
Colognola ai Colli, 1986.
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A.
Jouffroy, P. Beraurd, Souvenir sans douleur, "Opus International",
110, sett. - ott., 1988, pp.10-16
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La
frase è detta da Didone che invoca il ritorno di Enea dall'Italia
e l'artista l'ha tratta dal Castello d'Oiron vicino Poitiers dove
fra l'alto espone permanentemente il suo ciclo di "Armures".
Qui essa era riprodotta molte volte come motto del castello decorato
al suo interno con un ciclo dedicato alla guerra di Troia dove
riferimenti storici si mescolano ad una eterogenea simbolicità
-
H.Martin,
Daniel Spoerri. Bronzi, Rara International, Colognola ai Colli,
1986, pp.7-14.
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Sarenco
, Daniel Spoerri. "L'effimero eterno", in, H. Martin,
op.cit., 1986,.pp.23-30.
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