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Craking Art Group, Turtle in Venice S.O.S. World, 2001, plastica riciclata e verniciata in oro. Courtesy La Biennale di Venezia Press Office.

 

Chris Cunningham, Flex, 2000, ripresa su film 35 mm. trasferita su DVD, 12', videoproiezione, still da video. Courtesy La Biennale di Venezia Press Office.

 

Lucinda Devlin, Installazione, Venesia 2001. Courtesy La Biennale di Venezia Press Office.

 

Le Gaggiandre dell'Arsenale, Venezia. Courtesy La Biennale di Venezia Press Office.

 

Luis Gonzàlez Palma, Entre raices y aire, 1997, stampa alla gelatina d'argento dipinta a mano, kodalith 100x 200 cm. Courtesy La Biennale di Venezia Press Office.

 

Ernesto Neto, We fishing the time (warm's holes and densities), lycra, tulle, calze in poliammide, tumeric, pepe nero, chiodi di garofano e curry, 450 x 2000 x 7000 cm, veduta dell'installazione. Courtesy La Biennale di Venezia Press Office.

 

Do-Ho Suh, Floor, 1997-2000, figurine di plastica, lastre di vetro, assi fenolici, resina poliuretanica, 40 moduli, 100 x 100 cm ciascuno. Courtesy La Biennale di Venezia Press Office.

 

Maaria Wirkkala, Found a mental connection, 1998, installazione, dimensioni variabili. Courtesy La Biennale di Venezia Press Office.

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49° Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia
di Barbara Ranucci


Il curatore Harald Szeemann, nella 49° esposizione internazionale d'arte intitolata "Platea dell'umanità", ha voluto proporre una dimensione, e non un tema, che avesse come protagonista l'uomo; ha voluto che l'esposizione desse voce a un 'mondo provvisorio' e realizzasse un'esperienza intensa e libera, che fosse un luogo di incontro e condivisione.

Come ha sottolineato più volte "Platea dell'umanità" è una "rappresentazione dei comportamenti e dell'esistenza umana", un percorso spirituale nell'uomo e nei suoi rapporti con il mondo. L'esposizione è ricca e complessa, difficilmente sintetizzabile.
Nel discorso di presentazione della mostra Szeemann ha dichiarato di aver scelto come artista di apertura dell'esposizione, simbolo del suo intento programmatico, Joseph Beuys, che ha impegnato la sua vita in progetti di libertà e convivenza umana per la creazione di una società diversa in cui l'uomo in maniera autentica e libera entrasse in un nuovo rapporto con la natura.
Di Beuys sono presenti tre installazioni in cui è riconoscibile la sua poetica naturalistica: La fine del XX secolo, opera costituita da ventuno pezzi di basalto disposti nello spazio, ognuno solcato in un determinato punto e poi riempito come a formare un occhio di un essere inorganico che potrebbe però divenire vivente; Voglio vedere i miei montagne, una stanza da letto, lavoro ispirato all'ultimo desiderio del pittore G. Segantini, che dopo aver vissuto in città esprime il suo bisogno di natura; Olivestone, cinque vasche contenenti ognuna un parallelepipedo, entrambi elementi in pietra, con dell'olio d'oliva che separa le due parti. La pietra, l'olio d'oliva e gli altri materiali utilizzati dall'artista sono materie che accostano l'organico all'inorganico, la natura alla cultura.
Nella sala principale del padiglione Italia è stata collocata Piattaforma del Pensiero che mostra Le Penseur di Rodin affiancato ad opere di artisti africani, cinesi, indiani, insieme a L'homme qui marche: simbolo della produttività umana e comune piattaforma da cui volgere al futuro.
Ancora nel padiglione Italia, di grande vitalità e bellezza le foto di Cristina Garcia Rodero consegnano attimi intensi dei riti voodoo di Haiti, immagini in cui è percepibile la forte partecipazione dell'artista, che non interferisce in alcun modo con il soggetto fotografato. Questa non interferenza può essere letta dallo spettatore come un chiaro segno di volontà di incontro tra le culture.
All'entrata delle Corderie si trova invece la gigantesca installazione Untitled (boy) dell'australiano Ron Mueck. La figura di un giovane accovacciato, resa con eccezionale verosimiglianza, rapisce lo sguardo con la sua imponenza e forte espressività. Curioso e nello stesso tempo incerto e timoroso egli fa pensare alla 'diversità' espressa da un Cosimo o un Pin, giovani protagonisti dei racconti calviniani: alieni rispetto al mondo degli adulti, ma allo stesso tempo desiderosi di un contatto.
Altra importante presenza di questa Biennale è Ernesto Neto, che propone due bellissimi environments: uno nel padiglione brasiliano, Walking in Venus e l'altro in un tratto delle Artiglierie, We fishing the time (warm's holes and densities): l'artista crea degli ambienti con tulle e lycra, lunghe sporgenze si estendono dai soffitti e pavimenti morbidi aumentando la sinuosità del luogo; il colore e la luce giocano un ruolo importante nella definizione e percezione dello spazio. Attraversando questi ambienti di forte richiamo sensuale e spirituale sembra di percorrere una dimensione intima; entrambe opere che l'artista dichiara spazi di unione umana.
Proseguendo lungo la linea di confine tra l'esposizione dell'Arsenale e la Marina Militare si trova Bunker poetico, un esteso braccio che mette in comunicazione i vari spazi espositivi dell'Arsenale; progetto curato da Marco Nereo Rotelli che ha coinvolto centinaia di artisti di varie nazionalità, i quali hanno creato insieme uno spazio poetico di confronto e condivisione.
Gustavo Artigas invita ad una riflessione sul muro che divide il Messico dagli Stati Uniti: l'artista mostra con la sua installazione Las reglas del juego due squadre della città di Tijuana che giocano a calcio sul confine tra Messico e Usa e lì contemporaneamente fa disputare un incontro di basket tra due squadre della città di San Diego. La zona limite invalicabile, divisione e luogo di scontro viene trasformata così in un possibile luogo di convivenza e scambio.
Roderick Buchanan nella cornice di una scena sportiva propone in video Endless Column, una lunga sequenza di volti di atleti e inni nazionali che mostra un confronto tra identità culturali diverse.
Con Found a mental connection anche Maaria Wirkaala propone un luogo di incontro, un lungo ponte di collegamento tra le culture, il Corano si confronta con la Bibbia, ogni persona con l'altra, ma l'artista mostra anche la difficoltà di un reale dialogo tra i popoli: sulla pedana alcuni animali infatti sembrano percorrere strade che non si incontreranno mai.
Camminando nel tratto delle Corderie si arriva a Uomoduomo, il filmato di Anri Sala, nel quale è visibile un protagonista solo, seduto con la testa china all'interno del Duomo di Milano. Sembra emergere in quest'opera una situazione limite di difficoltà di contatto con il mondo e di bisogno di appartenenza che si traduce drammaticamente nell'identificazione con il luogo, che sembra divenire l'unico modo possibile di stare al mondo.
Il tema sottinteso dell'esposizione sulla coesistenza e condivisione a volte viene affrontato partendo dallo smascheramento e dalla denuncia della violenza umana.
La narrazione assume in tali casi toni tragici come accade nelle foto dell'americana Devlin, che mostrano i muti luoghi di esecuzione americani. Lo strumento di morte nella sua evidenza è presentato in uno spazio luminoso e asettico.
Nella multimediale installazione The Bunny Lake Collection Georgina Starr presenta un video e una passerella di moda, che riproduce l'ultima scena tragica del filmato. Il cortometraggio scandisce i tempi della narrazione con immagini di modelle che sfilano e di un gruppo di bambine, vestite di bianco e armate di pistola, in corsa verso il luogo della sfilata. L'uccisione delle modelle da parte delle bambine conclude in tragedia la storia.
Nelle foto di Luis Gonzàlez Palma la profondità e la bellezza dei ritratti presentati rimandano alla tragedia del popolo guatemalteco; anche Viktor Maruscenko affida nelle sue foto all'espressività degli sguardi e dei movimenti l'evidenza e la comunicazione di un dramma, quello di Chernobyl.

L'operazione di Szeemann si è in parte ricollegata al discorso artistico ed estetico, allora rivoluzionario, iniziato con le Avanguardie Storiche e poi continuato e sostanziato dalle Neoavanguardie: il curatore ha mostrato infatti interesse per un'opera d'arte che occupasse lo spazio della realtà e il tempo presente; ha guardato all'opera d'arte totale, negando quindi la suddivisione in generi, stili e tecniche e favorendo i processi di contaminazione reciproca fra le arti; e ancora ha scelto un linguaggio che tendesse alla comunicazione totale, ha proposto cioè un'esperienza reale e immaginaria in cui coinvolgere tutti i sensi. Questi elementi caratterizzano il linguaggio dell'installazione, che è dunque protagonista anche della Biennale di Venezia del 2001.
Szeemann ha inoltre attualizzato il discorso sulla globalizzazione dell'arte e ci ha offerto un'esposizione con il maggior numero di presenze di paesi nella storia della Biennale; ha poi creato un libero dialogo tra i vari progetti artistici, favorendo il colloquio tra generazioni. La collocazione di centinaia di tartarughe dorate, progetto del Cracking Art Group, negli spazi en plein air dei Giardini sembra evocare continuità, fornire una rete di raccordo tra i vari padiglioni nazionali, non più chiusi così nell'isolamento.

Nella 49° Biennale di Venezia è visibile un'arte pronta a scendere nei meandri dello spirito, coglierne i flussi, le problematiche per poi rappresentarli con grande energia; si cerca il primato del 'noi' rispetto all''io', è chiaro il desiderio di incontro con l'altro, ma stupisce quanto nella manifestazione internazionale pesino ancora i modelli occidentali, cosicché il processo di globalizzazione sembra dare spazio ad un movimento unilaterale che ha come fulcro catalizzatore i linguaggi dettati dall'Occidente.
Come già era accaduto nella Biennale di Venezia del 1999 siamo in presenza di un'arte che va dappertutto, ma solo con modelli e pratiche artistiche occidentali?


La Biennale di Venezia 2001 ha aperto al pubblico il 10 giugno e sarà visitabile fino al 4 novembre.
Le sedi principali sono i Giardini di Castello che accolgono le partecipazioni nazionali nei diversi padiglioni e l'Arsenale che ospita le presenze internazionali negli spazi delle Corderie, Artiglierie e Gaggiandre. E' possibile inoltre visitare la "mostra a latere" in diversi siti della città.

 

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