Frederick
Kiesler
la Endless House come infinita ricerca dello spazio infinito.
E' solo continuando ad essere folli che diveniamo saggi. -William
Blake- Frederick John Kiesler (1890-1965), teorico e progettista della
Endless House, prototipo mai realizzato di un'abitazione per il futuro,
è senza dubbio uno fra gli artisti più complessi e completi del ventesimo
secolo. Nato a Cernauti in Romania, si trasferì giovanissimo a Vienna
per frequentare la facoltà di architettura e in seguito l'Accademia
delle Belle Arti, senza portare a termine gli studi. A Vienna Kiesler
respirò l'aria di cambiamento che già da decenni caratterizzava la
capitale austriaca: da Otto Wagner a Adolf Loos, tutti erano alla
ricerca di un nuovo linguaggio per l'architettura mentre, nei caffè,
pensatori e artisti come Karl Krauss, Alban Berg e Franz Werfel davano
vita a quelli che Kiesler chiamò "i creativi anni Venti". Il clima
di libertà e la sottile vena di utopismo presente nella cultura viennese
furono fondamentali per quest'uomo alto più o meno un metro e mezzo
che, a causa delle sue originali invenzioni spaziali, fu subito battezzato
Doktor Raum, Dottor Spazio. Trasferitosi a New York nel 1926, egli
tentò per oltre quaranta anni di arrivare alla creazione dell'endless
space, uno spazio architettonico continuo, generato dal mutare delle
forme e comprendente architettura, scultura e pittura in un tentativo
di globalizzazione del sapere che caratterizzerà gli anni a venire.
Questa filosofia progettuale che Kiesler chiamò Correalismo, si opponeva
in maniera programmatica ai dettami del Funzionalismo, predicando
un ritorno dell'architettura e del design alle origini essendo il
centro della progettazione soltanto l'uomo. La sua ricerca, fin dagli
inizi, fu tesa a scardinare la maniera ortodossa di fruire dello spazio,
proponendo scenari pensati e costruiti su misura per diverse occasioni,
ma sempre indirizzati a sovvertire le coordinate spaziali tradizionali.
Nello Space Stage del 1924, un palco a pianta circolare dotato di
due rampe elicoidali costruito in occasione della Internationale Ausstellung
neuer Theathertechnik, è visibile il primo tentativo di rendere complesso
uno spazio cubico. Lo Space Stage era un semplice palco a torre, costruito
a livello dell'orchestra della sala, che si innalzava su uno scheletro
di legno e ferro fino all'altezza della prima tribuna dove sedeva
il pubblico. La struttura di acciaio che supportava tutto il palco
era dipinta di rosso, mentre le parti in legno erano dipinte in contrasto
con una vernice nera. Per le piattaforme era stata usata una vernice
di colore chiaro, quasi trasparente e simile al colore naturale del
legno. Grazie a questo stratagemma, una volta spente le luci e diretti
dei fasci minori di luce sulle piattaforme, Kiesler avrebbe ottenuto
l'illusione che le piattaforme fluttuassero nello spazio, senza nessun
tipo di struttura aggiuntiva. Se la spirale è uno dei metodi possibili
per mutare l'apparenza dello spazio, l'uovo perfetto dell'Endless
Theatre è il diretto predecessore della Endless House anticipandone
la forma sferica. Prototipo costruito nel 1926 per la versione americana
della mostra sulle tecniche teatrali viennese, avrebbe dovuto contenere
il palco a spirale del 1924, realizzando l'aspirazione kiesleriana
allo spazio continuo. Lo spazio all'interno sarebbe stato potenziato
anche da proiezioni sul guscio che lo avrebbero reso ancor più modificabile,
reattivo, "vivo". Durante gli anni Quaranta, grazie anche ai contatti
con il gruppo dei surrealisti, Kiesler continuò la sua sperimentazione
lavorando all'allestimento di molte delle esposizioni storiche del
secolo. Dalla galleria Art of This Century di Peggy Guggenheim alla
mostra Blood Flames, dalle invenzioni per l'Esposizione Universale
del Surrealismo alla World House Gallery del 1952, egli cercò instancabilmente
di creare l'illusione di uno spazio senza fine, stimolante per il
corpo e per la mente dell'uomo. Contemporaneamente a queste realizzazioni,
Kiesler portò avanti la ricerca teorica e formale sulla Endless House,
ricerca testimoniata da un corpus vastissimo di schizzi, disegni,
proposte su misura per eventuali committenti che sottolineano il carattere
mutevole di questo "rifugio", senza fine nel suo spazio rivoluzionario
come nel suo percorso progettuale. Se il modello del 1950 conservato
al MoMA è un uovo perfetto, alcuni disegni che ne precedono la realizzazione,
intitolati Tooth House, si ispirano a forme naturali: denti, schegge,
sassi che annunciano le caratteristiche informali degli ultimi due
prototipi. "La Endless House è detta infinita perché alla fine tutto
si congiunge e si incontra in modo continuo. E' infinita come il corpo-
nel quale non vi è inizio o fine. L'infinito è più sensuale, più come
il corpo di una donna paragonato all'architettura mascolina di angoli
affilati. Alla fine tutto si incontra nell'endless come nella vita.
I ritmi della vita sono ciclici. Tutto dura ventiquattro ore, una
settimana, una vita. Si toccano reciprocamente con il bacio del tempo.
Agitano la mano, si fermano, dicono arrivederci, ritornano dalla stessa
o da un'altra porta, vanno e vengono attraverso molti collegamenti,
segretamente o manifestamente, o attraverso i capricci della memoria
(…) L'arrivo della Endless House è inevitabile in un mondo che sta
arrivando alla fine. E' l'ultimo rifugio dell'uomo come uomo". (da
F. Kiesler, Inside the Endless House, Simon & Schuster, New York,
1966, pag.566). Scegliere di vivere nella Endless House avrebbe significato
scegliere di vivere in modo assolutamente differente rispetto agli
standard delle abitazioni tradizionali: niente più traumi per l'uomo
abituato a spigoli e porte ma immersione in un enorme grembo materno,
protettivo ma allo stesso tempo in contatto con il mondo. Se il guscio
esterno, che sarebbe stato realizzato in cemento spruzzato su una
rete metallica piegata, presentava caratteristiche inconsuete, non
meno rivoluzionaria si presentava la progettazione degli interni.
Concepita per essere una casa dotata di dispositivi altamente tecnologici,
la Endless House, secondo i calcoli di Kiesler, avrebbe avuto dei
costi contenuti grazie ad un migliore sfruttamento delle risorse tecnologiche
dell'uomo. Le pareti fisse, già abolite nella Space House del 1933,
lasciano il posto a divisioni mobili o si curvano a creare spazi uterini
nei quali dormire o meditare tranquillamente grazie a sistemi di insonorizzazione.
I pavimenti, ricoperti di ogni genere di materiale, dai ciottoli alla
sabbia, avrebbero contribuito al benessere dell'uomo, stimolandone
i sensi. Anche il bagno tradizionale sarebbe stato eliminato lasciando
il posto ad una serie di vasche posizionate ovunque per permettere
all'abitante della Endless House di scegliere il luogo più adatto
per rinfrancarsi. Sarebbe stato possibile ammirare questi e altri
stratagemmi, se solo il destino non avesse impedito a Kiesler di realizzare
la sua Endless House che, nelle parole dell'architetto Paul Rudolph
"(…) è uno dei pochi concetti originali del ventesimo secolo. Se fosse
costruita, lo spazio continuo che si muove con modalità complesse
aprirebbe visuali sconosciute agli architetti."