introduzione
che cos'è il fascismo
ebrea
manipolazione di cultura
linguaggio è guerra

Ebrea, (Paola Montenero), Studio Barozzi, Venezia, 1971

Ebrea, (Paola Montenero), Studio Barozzi, Venezia, 1971

Carrozzina ebrea eseguita con la famiglia Modigliani-Lodz 1940, 1971

Cavallo di S.S. con Finimenti in pelle ebrea, Alta scuola militare
Oberklandertan-Wien e Veri pattini di Anna Citterich di Varsavia,
eseguiti da lei stessa, 1971

disegni di oggetti-sculture di Ebrea, Studio Barozzi, Venezia, 1971

Haarshneidemachine, 1971

Sedia in pelle ebrea- Norimberga 1941, 1971
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Fabio
Mauri Ebrea,
1971
"(
)
Il giovanotto ebreo, dai neri capelli crespi, spia per ore e ore,
con un'espressione di gioia satanica nel viso, la ragazza ignara,
che egli poi sconcia nel suo sangue ed estolle dal suo popolo. Con
tutti i mezzi egli cerca di rovinare i fondamenti razziali dei popoli
soggetti. Allo stesso modo che egli rovina programmaticamente donne
e ragazze non teme neppure di strappare le barriere razziali che separano
gli altri popoli. Furono ebrei a portare sul Reno i negri sempre nella
speranza e con lo scopo chiaro di contribuire così ad un imbastardimento
della razza bianca (
). Un popolo di razza pura che è
cosciente del suo sangue, non sarà mai assoggettato dall'ebreo.
Costui non potrà essere che il signore dei popoli bastardi.
(
) Dal punto di vista culturale egli contagia l'arte, la letteratura
il teatro, corrompe la sensibilità naturale, capovolge tutti
i concetti di bellezza, di dignità, di nobiltà e travolge
gli uomini nel cerchio delle sue basse aspirazioni. (
) Quando
ha raggiunto il potere politico, egli getta la maschera. L'ebreo popolare
e democratico si trasforma in ebreo sanguinario e in tiranno del popolo.
(
) Se noi facciamo passare davanti ai nostri occhi le cause
della catastrofe tedesca, vedremo che la causa vera, ultima e definitiva,
fu proprio il mancato riconoscimento del problema razziale, e specialmente
del pericolo ebraico." 1
Ad una visione così diabolicamente distorta della razza ebraica
del manifesto dell'antisemitismo di Hitler, espresso nel suo Mein
Kampf, Mauri, attraverso l'opera Ebrea, contrappone il manifesto dell'anti-razzismo
e della tolleranza a tutti i livelli. Mauri innalza l'ebrea della
sua performance a paradigma di ogni ingiusta discriminazione: l'ebrea
può essere il negro, il giallo, il "terrone", l'extracomunitario,
il cristiano, il musulmano, il povero, l'handicappato, il malato o
semplicemente l'originale, l'anticonformista, lo stesso artista
l'umanità
esclusa, oppressa, umiliata, alienata, giudicata, emarginata.
"La legge in ultimo può riassumersi in: «discriminare
l'uomo a motivo di un disvalore. O, ugualmente, di un valore».
In cui discriminare è il contrario di un giudizio. E' la condanna
per segni, non individui, (
) esterni e collettivi, operata sull'uomo."
2
Ecco ciò che denuncia Fabio Mauri.
L'immagine del popolo ebraico che appare nel leggere le parole di
Hitler contrasta visibilmente con quella che ce ne dà l'artista:
una giovane donna, sì dai neri capelli crespi, ma dai lineamenti
delicati, dallo sguardo dimesso, discreta e casta nella sua nudità,
si taglia i capelli, silenziosa, davanti ad un piccolo specchio e
ve li incolla su a formare una stella di Davide, come quella che le
marchia la pelle sul petto insieme ad una sigla di numeri e lettere
sopra il seno destro.
Esposti insieme a lei, che agisce in un angolo della sala o in una
stanza diversa (a seconda dei molteplici luoghi in cui è stata
presentata l'opera 3 ),
sono disposti in ordine sparso diciassette oggetti-sculture, dall'accattivante
design moderno, ad uno sguardo superficiale, che rappresentano oggetti
comuni, di vita quotidiana, anche di un certo lusso; ma ad un'osservazione
appena più attenta il piacere estetico si tramuta in agghiacciante
orrore etico e morale, oltre che in effettiva repulsione fisica; infatti,
nel leggere i cartellini che accompagnano gli oggetti ci si trova
a scoprire di essere di fronte a raccapriccianti brandelli umani:
un cavallo a grandezza naturale con raffinati finimenti è cavallo
di S.S. con Finimenti in pelle ebrea, Alta scuola militare Oberklandertan-Wien;
una lussuosa carrozzina da neonato è Carrozzina ebrea eseguita
con la famiglia Modigliani-Lodz 1940; eleganti stivali bianchi da
donna su pattini a rotelle sono i Veri pattini di Anna Citterich di
Varsavia, eseguiti da lei stessa; un gioiello con due denti incastonati,
esposto su di una piccola cornice che riproduce, in piccole dimensioni,
uno schermo di Mauri con la scritta "END" è il Gioiello-Laiback;
un lungo guanto chiaro è il Priscilla-guanto (in questo oggetto
Mauri utilizza il nome di una sua cugina ebrea e questo indica un
ancor più stretto coinvolgimento personale in quest'opera 4
); una moderna poltrona in stile razionalista è La sedia in
pelle ebrea - Norimberga 1941 ; e ancora Pelli da sci eseguite con
Oswald e Mirta Rohn catturati a Davos-Brzezinka Ospedale Maggiore;
Racchetta nera con corde di budello; Samuel Morpurgo, primo ospite
nel campo di Treblinka, nella sua stessa cornice, eseguito da Attila
Rengsdorf - Treblinka; una Valigia ebrea; una Famiglia Ebrea annullata
in un monocromo nero su di una mensola; Ippolito March; Pennelli di
capelli, colori organici e pergamena ebrea - Oswirgim, Birkenau 1940;
Saponi; una macchinetta per tagliare, o per meglio dire tosare, i
capelli, Haarshneidemaschine; Vera cera ebrea; infine l'Armadietto
con specchio, garze e forbici, di fronte al quale la ragazza ebrea
si taglia i capelli.
Inoltre alle pareti sono appese tre grandi stelle di Davide con una
banda nera al centro su cui in piccolo è scritta una frase
in ebraico del profeta Geremia: "Un grido si è udito in
Rama, di grande pianto e lamento. E' Rachele che piange i suoi figli,
e non vuole essere consolata, perché essi non ci sono più.
5
"
Mauri si muove tra azionismo, arte ambientale e neo-dadaismo in modo
dinamico e mai etichettabile; si mette in linea ed in antitesi con
la Pop art e, laddove quest'ultima trova nella lattina di Coca-cola
o nella scatola di zuppa Campbell l'icona oggettuale, ludica e fiduciosa
nel progresso, della società americana, Fabio Mauri riflette
sul fatto che l'oggetto ansioso, come lo definisce Harold Rosemberg,
europeo non potrà mai essere "un fiasco di Chianti"
ma si riconosce nell'Ideologia, dunque in oggetti che ne affermano
la presenza spesso devastante per l'Uomo. Mauri è uomo «politico»,
ci dice Calvesi 6,
nel senso che è uomo di relazioni, che vive nel proprio tempo
e "pur mostrando oggetti, espone esclusivamente problemi"
7
In Ebrea Mauri compie un' "operazione fredda", "indelicatamente
culturale" 8
e traumaticamente antirazzista, egli dice: "Ricompio con pazienza,
con la mie mani, l'esperienza del turpe. Ne esploro le possibilità
mentali. Estendendone l'atto, invento nuovi oggetti fatti di [non
«da»] nuovi uomini." 9
Mauri fa un'ipotesi di futuro, quasi "una profezia" per
fortuna mancata, in cui i nazisti abbiano vinto e gli ebrei siano
stati trasformati in materia prima, in categoria di consumo: ci troveremmo,
così, di fronte allo sfruttamento dell'uomo fatto a pezzi e
usato come cosa in modo aberrante, progetto che, d'altronde, i tedeschi
avevano già cominciato a realizzare nelle saponette realizzate
con la saponificazione dei cadaveri ebrei nei campi di sterminio.
La performance, quindi, ha un chiaro intento didattico, che sfrutta
il principio del vaccino 10, è una cura omeopatica
che utilizza lo stesso male in piccole quantità per mettere
l'organismo in condizione di difendersi.
"In termini logici è la reductio ad absurdum: seguire
un ragionamento sbagliato fino a farne emergere tutta la stortura
di fondo" 11
; come sempre in Mauri l'ironia, in questo caso crudele, trasuda da
ogni oggetto e da ogni gesto.
Concluderei con un brano di The Jewish and myself (Speaking Personally)
12
dello stesso artista:
"In fine, ma fin dall'inizio, che significa per me il termine
'ebreo'?
Ne ho fatto uso, nei dibattiti d'arte, come termine di definizione
per l'artista stesso. L'artista come permanente ebreo. Come uomo credente
assoluto della propria problematicità. (
)
Al di qua di una cultura ebraica o di una discendenza certa, il termine
'ebreo' significa per me l'appartenenza a una cultura familiare. Fondata
su la centralità dell'uomo, su la tensione per l'intelligenza.
Sulla non trascuratezza nella visione delle cose. Sull'acuire l'orecchio
al destino, sul paradossale senso di distacco verso le cose stesse
che si desiderano. Significa conservare il senso segreto di una remota
appartenenza al Senso della Storia.(
)
Rispettare la Sapienza del Valore, e la Sagacia della Novità
dovuta all'attenzione. In altre parole alla cultura della mente. Significa
in qualche modo, anche se sembri incompatibile, farsi atei del mondo.
Non credere alla morte. Credere in Dio come un Dio che parla. Non
un Dio di stelle, ma che parla al di sopra di loro, una lingua riconoscibile
dall'uomo.
Tutto ciò è improprio?
Non lo so fino in fondo. Ma è la mia esperienza di uomo, forse
di artista, senz'altro di ebreo di autoelezione, come dico."
note
-
A.
Hitler, Main Kampf, da R. Piperno, L'antisemitismo moderno, Cappelli,
Bologna, 1964.
-
Fabio
Mauri, Ebrea, ciclostilato della prima mostra alla Galleria Barozzi,
Venezia 1971, in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri
Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973; o in Lea Vergine, Il corpo
come linguaggio, Prearo Editore, Milano, 1974.
-
Galleria
Barozzi, Venezia, 1971; Galleria acme Studio, Brescia, 1971; Galleria
la Steccata, Parma, 1971; Galleria La Salita, Roma, 1971; "Tra
rivolta e rivoluzione", Museo Civico Bologna, 1972-73; Galleria
Cenobio Visualità, Milano, 1974; "Metafisica del Quotidiano",
Galleria comunale d'Arte Moderna, Bologna, 1978; Studio Casoli,
Milano, 1992; "Molteplici Culture2, Convento di S. Egidio,
Roma, 1993; XVL Biennale di Venezia, Venezia, 1993.
-
Fabio
Mauri, The Jewish and myself (Speaking Personally), in Monica Bohm,
After Auschwitz, Responses to the Holocaust in Contemporary Art,
NCCA, Northern Centre for Contemporary Art, Lund Humphries, Gran
Bretagna, 1995 (catalogo). L'artista così si esprime: «Una
mia zia-cugina, Giorgetta, figlia di una signora inglese e di un
ufficiale di artiglieria, Bompiani, fratello di mia madre, sposò
un ebreo: Guido Artom, con cui ebbe due figlie. Ho quindi due cugine
prime ebree, che amo.
-
Nel
tempo queste cugine , prima felici e vitali, poi drammaticamente
rinchiuse in sé e infelici, hanno sempre rappresentato per
me la "ragazza ebrea". Soprattutto quando componevo la
mostra che porta questo nome: "Ebrea". Un'opera di "Ebrea"
si intitola crudelmente "Priscilla-guanto", è il
nome di mia cugina.
-
L'eros
e il dolore vi sono congiunti. La ragazza ebrea che nuda guarda
la propria desolazione è, nella mia testa, mia cugina, anche
se non l'ho mai vista senza vestiti, né la vedo ormai da
anni.»
Geremia 31,15.
-
Maurizio Calvesi, L'inventario della coscienza: il presente come simbolo
in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff,
Milano, 1973.
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Giuseppe
Gatt, L'irrazionale logicità della storia in D.P.V. Der Politische
Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.
-
Fabio
Mauri, Ebrea, ciclostilato della prima mostra alla Galleria Barozzi,
Venezia 1971, in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri
Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973; o in Lea Vergine, Il corpo
come linguaggio, Prearo Editore, Milano, 1974.
- Idem.
-
Renato
Barilli, "Ebrea" di Fabio Mauri, ciclostilato della prima
mostra alla Galleria Barozzi, Venezia 1971, in D.P.V. Der Politische
Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.
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