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introduzione
che cos'è il fascismo
ebrea
manipolazione di cultura
linguaggio è guerra




Che cosa è il fascismo, Museo Pecci, Prato 1993



Che cosa è il fascismo, Campo San Polo, Venezia 1974



Che cosa è il fascismo, Stabilimenti Safa Palatino, Roma, 1971



Che cosa è il fascismo, Stabilimenti Safa Palatino, 1971



Che cosa è il fascismo, Stabilimenti Safa Palatino, Roma, 1971



Che cosa è il fascismo, Performing Garage, New York, 1979



Che cosa è il fascismo, Stabilimenti Safa Palatino, Roma, 1971



Che cosa è il fascismo, proiezione film Luce, Museo Pecci, Prato, 1993



Che cosa è il fascismo, Cantieri navali, Biennale di Venezia, 1974

Fabio Mauri Che cosa è il fascismo, 1971

"(…) Volevo ricostruire ciò che avevo visto e vissuto: il raduno a Firenze, nel 1939, della Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.) e della Hitlerjungen (Giovani hitleriani).
Si trattava di "Ludi juveniles" atletici, intellettuali, artistici, come era consuetudine sincretica, e kitch, delle organizzazioni fasciste e naziste per la gioventù. Queste due dittature si attuarono con grandi scenografie di massa.
Prima e più che fatali e micidiali politici, si può dire senz'altro che Hitler e Mussolini furono scenografi senza limiti di spesa. ...) 1
2 Aprile 1971, festa in onore del Generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma, questa la fittizia occasione che Mauri crea per ricostruire una realtà di memoria, un vissuto personale che si allarga, o intende farlo, come sempre nella sua poetica, al vissuto di tutti noi.
Riproporre una delle consuete situazioni che contraddistinsero il periodo fascista e nazista (e tutti i totalitarismi del resto) e riprodurla filologicamente, imponendo "full immersion" in un'azione fortemente ideologica è la volontà dell'artista.
Si tratta di un "esercizio spirituale", come lui stesso lo definisce, riprendendo una terminologia che individua una pratica, nata nel Settecento, che prevedeva la sperimentazione del dolore fisico per rifuggirlo con più consapevolezza e determinazione nella vita eterna, preferendo guadagnarsi il paradiso piuttosto che l'inferno con tutte le sue pene: in questo caso ciò che si sperimenta è la Grande Bugia di ideologie fasulle che si auto-esaltano in grandi spettacoli atti a distrarre dalla constatazione della feroce ed alienante mancanza della Libertà.
"Qui si sperimenta in poco tempo l'ideologia falsa, l'abisso della Superficialità istituzionalizzata, la Tautologia del Potere assoluto, la malignità intima della Bugia nascosta nell'Ordine, la vergogna della confusione culturale, l'irresponsabilità di chi avoca a sé la libertà di giudizio collettivo, l'inganno della giovinezza che porta grazia e fiducia a fare da preludio ad ogni proprio massacro." 2
Questa performance si svolse per la prima volta con gli allievi del secondo e terzo anno dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico", presso gli studi cinematografici Safa Palatino, a conclusione del seminario "Gesto e comportamento nell'arte, oggi" (a cui intervennero anche altri due artisti, Kounellis e Pistoletto, e due critici, Bonito Oliva e Celant), nell'ambito dei corsi del regista Giorgio Pressburger. (L'azione è stata eseguita anche alla Biennale di Venezia nel 1974, al Performing Garage a New York nel 1979 ed al Museo Pecci a Prato in occasione della mostra 'Inside out' nel 1993.).
Mauri prevede che le persone invitate a partecipare vengano accolte da giovani ragazze e ragazzi, rigorosamente vestiti con la divisa della G.I.L., e fatte accomodare in sei tribune nere contrassegnate sul retro dal nome delle categorie di individui che devono ospitare (MAGISTRATI, ACCADEMICI, FAMILIARI, RURALI, STAMPA, AUTORITA', SPORTIVI, COSTRUTTORI, INGEGNERI, ARTISTI, STAMPA ESTERA); le tribune circondano un tappeto rettangolare rappresentante una svastica di 4 metri per 4 che riproduce, ingrandita, quella sulle fasce che i nazisti portavano al braccio; ma le tribune non devono soltanto accogliere bensì anche isolare e "marchiare", infatti alle due estremità del campo (una specie di Piazza d'Armi), dove verranno eseguiti i Ludi, da una parte vi è il Podio di Comando, alle cui spalle si erge un grande schermo bianco con la scritta "THE END" al centro con i caratteri del periodo, mentre sul fronte opposto sono collocate altre due tribune per le donne ebree e gli uomini ebrei, più strette, segnate sul fronte da una grande stella di Davide a rilievo.
L'azione comincia con la collocazione immaginaria di migliaia di giovani del Littorio che sono chiamati, da vigilatrici sul Podio di Comando, a prendere il posto assegnato, come se davvero fossero presenti alla manifestazione; prosegue, poi, con l'annuncio della presenza di un Console Eritreo che porge i suoi saluti e omaggi al popolo italiano ed al generale nazista e poi gli si siede accanto. A questo punto si susseguono una serie di dibattiti di mistica fascista, che vengono annunciati con un titolo che ne descrive chiaramente il contenuto didattico, scelti e preparati nell'ottica meramente propagandistica di cui è intrisa tutta la manifestazione: "La Nazione come Madre", "Come si serve una Nazione", "Cos'è un Duce", "La potenza dell'Italia", "Monologo sulla razza". I brani recitati, tutti rigorosamente citati da testi originali del periodo fascista , vengono annunciati o accompagnati da musiche dell'epoca 3, come "Giovinezza Fuoco di Vesta", l' "Inno dei Giovani Fascisti, l' "Inno a Roma", a volume altissimo (a rendere ancora più pomposo ed altisonante l'evento) e sono intervallati da un saggio ginnico, una gara di scherma, uno sbandieramento ed un esercizio sui pattini.
A conclusione della performance viene proiettato un film Luce del settembre del 1939, fatto in occasione della visita del ministro Goebbels a Venezia, che documenta la visione fascista del mondo, proiezione che la Gioventù littoria segue seduta sul tappeto della svastica, dopo di che esce di scena al suono dell'Inno a Roma, poi sostituito da un assolo di batteria sempre più forte ed amplificato sì da annullare la voce della vigilatrice che impartisce i comandi per i movimenti dei vari gruppi.
"Che cosa è il fascismo è un'azione complessa" 4, scrive Mauri, un'azione che fonde in sé elementi di teatro e di arte gestuale: è teatrale, perché volutamente programmata, ma se ne distingue perché "non vi è regia, come prefigurazione chiusa di una forma ideale" 5 , cioè casualità, imprevisti ed imperfezioni la rendono ancora più perfetta, in quanto aderente all'umano ed al reale che vuole ricostruire; è gestuale, perché chi compie la performance e chi vi assiste diventano entrambi spettacolo, al di là della scelta volontaria degli uni di ricoprire determinati ruoli ed involontaria degli altri che se li vedono imposti dalle categorie delle tribune in cui vengono fatti accomodare, e perché non vi è straniamento per gli attori, cioè coscienza distaccata del ruolo mentre lo si interpreta, ma "la scommessa è di voler essere, per un'ora [circa il tempo dell'azione], la cosa che sembrano essere, individualmente" 6. In questo modo è ancora più verosimile la manifestazione, tanto che nel pubblico si crea una sorta di imbarazzo: la gente vorrebbe applaudire alla bravura nella recitazione e nei saggi ginnici degli allievi dell'Accademia, ma lo fa solo alla fine quando è sicura che tutto è finito ed il gesto di approvazione e di entusiasmo non può essere equivocato; in breve, vive l'evento attraverso un doppio sentimento di realtà e di finzione, dovuto alla dimensione di metarealtà in cui la cerimonia si svolge, in quanto è una memoria storica vivificata in un contesto ideologico differente da quello del suo tempo.
Il pubblico indirizzato in determinati spalti, inoltre, si trova a vivere un'esperienza anche di classificazione, etichettamento, ghettizzazione, propria del regime fascista, fortemente organizzatore, classista e razzista.
Già l'estremo ordine organizzativo, che si esprime in una misurata recitazione ed in una sempre simmetrica gestualità (una tranquillizzante e chiara simmetria emerge anche dalla struttura alternata di brani recitati ed esercizi atletici eseguiti in pari numero da ragazzi e ragazze), e l'esaltazione retorica della mistica fascista, nei contenuti proclamati diligentemente dai giovani attori, appaiono, a spettatori contemporaneamente attori-testimoni ed interpreti-critici (grazie al senno di poi), come negativi esempi di abietto controllo fisico ed intellettuale di un regime politico sulle forze giovani di un Paese.
Per di più Mauri non perde occasione per costellare tutta la manifestazione di segnali negativi: in primis, vi è il grande "THE END" nero che campeggia al centro dello schermo sul quale viene trasmesso il film Luce e che si intravede sempre al di sotto delle immagini che scorrono sul telone, quasi a dire che tutto ciò che si vede è finito e naufragato o che le sequenze trionfalistiche, piuttosto che essere preludio e testimonianza ad un periodo di rinascita per l'Italia, ne hanno segnato la fine, aprendo le porte alla distruzione della seconda Guerra mondiale.
In secondo luogo, la festa che viene realizzata in onore del generale tedesco e gli omaggi che puntualmente, prima e dopo ogni diverso momento della manifestazione, gli vengono resi risultano quasi grotteschi, perché rivolti ad un manichino di cera con sembianze naturali e con la divisa del generale von Hussel, seduto in mezzo ad un pubblico vero nella tribuna delle Autorità ed attorniato dagli ossequiosi complimenti di "manichini viventi" 7.
Infine, è da sottolineare il "filo di ironia, ottenuto per accostamenti elementari, che corre lungo il programma" 8 e che è spesso perennemente presente nella poetica critica di Mauri.
La scelta del film Luce non rifugge da immediati paragoni con l'attualità dei giorni in cui viene rappresentata Che cosa è il fascismo, infatti, in un articolo dell' "Avanti!" si fa giustamente notare che "le notizie del mondo di allora ci collegano sinistramente al mondo d'oggi: i soldati tedeschi offrono alla popolazione polacca invasa pane, marmellata e medicinali, proprio come adesso sui giornali di destra si vedono i soldati americani soccorrere e rifocillare la popolazione vietnamita." 9
Dunque, il ricorso che sempre fa Mauri alla Storia non è solo una forma di denuncia delle storture del passato, ma ne è la ripresa a mo' di exemplum per evitare di incorrere negli stessi errori, negli stessi abomini.
Per concludere si potrebbe notare che la svastica non è su di un vessillo appeso, ma sul tappeto: in fondo viene calpestata per tutto il tempo.


Bibliografia:

Fabio Mauri, Che cosa è il fascismo, testo integrale in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973, pag.16.

Fabio Mauri, Note tecniche comunque disorganiche sull'azione "Che cosa è il fascismo", "Che cosa è il fascismo" di Mauri all'accademia drammatica, "Avanti!", 4 aprile 1971 in Fabio Mauri, D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.

D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.

Fabio Mauri, Performance come storia, in Inside/Out, Charta Edizioni, Firenze, 1993 (catalogo).

Achille Bonito Oliva, Con malignità metafisica, "Che cosa è il fascismo" di Mauri all'accademia drammatica, "Avanti!", 4 aprile 1971 in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.

Elisabetta Rasy, Teatro negativo in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.

Edoardo Bruno, Metarealtà come doppio riferimento in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.

Franco Paoli, I manichini viventi del littorio, "Tempo", Roma, 17 aprile 1971 in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.

"Che cosa è il fascismo" di Mauri all'accademia drammatica, "Avanti!", 4 aprile 1971 in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.

E. Gentile, Partito, Stato e Duce nella mitologia e nella organizzazione del fascismo in Fascismo e nazionalsocialismo, a cura di K.D. Bracher e L. Valiani, Il Mulino, Bologna, 1986.

Fabio Mauri. Che cosa è il fascismo, Performing Garage/New York, in "Flash Art", No. 92-93 Ottobre-Novembre, 1979 (intervista).

M. Cossu, Che cosa è il fascismo in Fabio Mauri: Opere e Azioni 1954-1994, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Cossu, testi di Carolyn Christov-Bakargiev, Augusta Monferini, Lea Vergine, Umberto Silva, Ferdinando Taviani, Marcella Cossu, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, ed. Giorgio Mondadori, Milano/Carte Segrete, Roma, 1994 (catalogo).

Domenico Scudero, Impressioni ideologiche, Art in Italy, Roma, 1993.


note

  1. Fabio Mauri, Note tecniche comunque disorganiche sull'azione "Che cosa è il fascismo", ciclostilato distribuito la sera del 2 aprile 1971 negli Stabilimenti Safa Palatino, Roma; pubblicato su Fabio Mauri, D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973, pag.19-20.
  2. Mauri ne indica la bibliografia alla fine di Che cosa è il fascismo, testo integrale di Fabio Mauri in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973, pag.16.
  3. Anche la discografia originale viene segnalata dall'artista alla fine di Che cosa è il fascismo, testo integrale di Fabio Mauri in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973, pag.16.
  4. Fabio Mauri, Note tecniche comunque disorganiche sull'azione "Che cosa è il fascismo", ciclostilato distribuito la sera del 2 aprile 1971 negli Stabilimenti Safa Palatino, Roma; pubblicato su Fabio Mauri, D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.
  5. Idem.
  6. Idem.
  7. Franco Paoli, I manichini viventi del littorio, "Tempo", Roma, 17 aprile 1971 in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.
  8. Fabio Mauri, Note tecniche comunque disorganiche sull'azione "Che cosa è il fascismo", ciclostilato distribuito la sera del 2 aprile 1971 negli Stabilimenti Safa Palatino, Roma; pubblicato su Fabio Mauri, D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.
  9. "Che cosa è il fascismo" di Mauri all'accademia drammatica, "Avanti!", 4 aprile 1971 in Fabio Mauri, D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973.