la rete reale virtuale dell'arte contemporanea
 

Giovanni Battista Ambrosini



La Macchina di Ambrosini è quasi un totem che collega terra e cielo.
E' la richiesta di un'unione totale, di un concepimento, della nascita dell'arte della pura energia.

La metodologia di lavoro messa a punto e da lui esposta nel simposio internazionale tenutosi in Austria nel settembre del 98, può essere riassunta nei seguenti punti:
1. lettura e percezione del luogo nel quale avviene l'azione.
2. Coinvolgimento degli indigeni.
3. Utilizzo dei materiali del posto.
4. Tecniche costruttive originarie del posto.
5. Schizzi, disegni e progetti eseguiti sul posto.
6. Esecuzione dell'opera.

Dopo una lettura e percezione del luogo nel quale avviene l'azione, G. B. cerca di coinvolgere gli abitanti del posto ed utilizza i materiali lì reperiti, usa poi le tecniche costruttive originarie del luogo dopo aver eseguito schizzi e progetti. L'ultima fase è quella della costruzione dell'opera.
Tutto ciò si svolge parallelamente ad una elaborazione scientifica, atta allo studio di un'area dal punto di vista agrario e forestale. Il lavoro di Ambrosini è un lavoro paziente e lungo, che segue dei tempi precisi.

L'artista non interviene sulla tela, non interferisce col prodotto finale, si pone con umiltà, limitandosi a creare i presupposti per far si che la natura lasci le sue impronte. Il funzionamento delle Macchine. La Macchina è una scultura composta da legno, ferro e tela che produce degli "oggetti pittorici" sfruttando le precipitazioni meteoriche, il tannino contenuto nei legni di alcune specie arboree e la reazione di quest'ultimi con il ferro.