
Terra inquieta,
installazione complessa, tecnica mista, 1995

Tierra incògnita, installazione complessa, tecnica mista, 1997

Tierra incògnita, installazione complessa, part, tecnica mista,
1997

Màs allà de las columnas de Hércules, installazione
complessa, tecnica mista, 1998

Luoghi mentali, installazione complessa, tecnica mista, 1998

Utopia, installazione complessa, tecnica mista, 1999

Atlantide, installazione complessa, perspex, forex, sabbia e diaproiezione,
1999-2000

Atlantide, installazione complessa, part.: La capitale di Atlantide
- secondo Platone, 73x67 cm, forex, sabbia e polvere di marmo, 1999-2000

Luoghi di Adriano, installazione complessa, tecnica mista, 2001

Alla fine delle utopie, installazione complessa, part., 300x300 cm,
forex, polvere di marmo e forex, 2002
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INES
FONTENLA
Tierra incògnita,
1997, installazione, Espacio de Arte Filo, Buenos Aires.
Il concetto di
terra è una costante nell'opera di Ines Fontenla, è
una terra reale, mentale, metaforica.
"Tierra incògnita" è un'installazione complessa
che ricompone in unità opere diverse che raccontano un percorso,
declinato in tanti percorsi.
A suggerire una chiave di lettura di quest'opera una didascalia macroscopica,
scritta sul muro, si rivela indicazione globale che lega tra loro
le singole opere, arricchite da altrettante didascalie: "A volte
ci serve una mappa del passato. Ci aiuta a capire il presente e a
progettare il futuro" (Josephin Hart).
Le mappe del passato, che l'artista ricerca filologicamente in archivi
e biblioteche, rappresentano la volontà dell'uomo di rappresentare
il conosciuto e di chiarire l'incognito, il misterioso, di conoscere
in forma sempre più precisa la realtà per possederla
in modo sempre più consapevole: la descrizione grafica esprime
sempre una sorta di possesso, perché è sintesi intellettuale
di un fenomeno sia esterno (mondo materiale) che interno (mondo spirituale,
interiorità).
Così, una serie di carte geografiche dipinte su bande di tessuto
blu oltremare (il blu trasferisce sempre tutto su un piano di luogo
mentale) o su semisfere di legno dello stesso colore, ritmicamente
collocate, scandiscono le pareti lunghe dell'ampia sala che ospita
l'installazione, convergendo verso un grande pannello di legno, sempre
blu, in cui avviene uno slittamento reale e metaforico: una semisfera,
che emerge da un lato del pannello e che, si intuisce, ospitava la
mappa del mondo come noi oggi lo conosciamo, ora è vuota; le
terre che erano disposte sulla sua superficie curva ora riposano accanto
alla sfera, su di una superficie bidimensionale: si è, dunque,
verificata una scissione, uno scollamento, una separazione tra luogo
reale (o realisticamente rappresentato) e luogo mentale, così
come, metaforicamente, tra fisicità e interiorità psicologica
dell'uomo, così come tra territori e popolazioni che li abitano;
si tratta di un distacco positivo quando è segno di elasticità
ed apertura, ma può essere inquietante e negativo se equivale
ad una perdita di identità o ad una dissociazione schizofrenica.
Quasi a fare da contraltare a tale pannello, infine, dall'altra parte
della sala, un labirinto di stoffa blu si staglia sul pavimento ed
al centro di esso si erge una colonna quadrangolare su cui posa una
sfera di un grigio metallico, riflettente, in equilibrio perfetto,
ma anche instabile, mutevole, rappresentante un mappamondo con le
raffigurazioni delle quattro età della terra, dalla pangea
allo stato odierno, galleggianti sulla superficie luccicante: da un
intricato, ma razionale labirinto di idee (blu), si innalza un solido
pensiero che culmina nel mobile ed immobile equilibrio di una sfera
finita ed infinita, un universo, di cui la terra e la conoscenza di
essa fanno parte
c'è tanto ancora di incognito, dunque,
di aperto ad una conoscenza progressiva, intimamente costitutiva dell'Uomo.


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