
spettatori, 1947
olio su tela

"Marzo" (mostra
d'ambientazione)
ripr. in "Domus"
agosto 1934 pag. 34

"Bambina con l'uva"
olio su tela, mostra allo studio Casorati, Torino, 1935.

segni e simboli,
1957
olio e smalto su tavola

"Foresta
Metallica" (1968), costruzione in perspex con base triangolare,
motorino, luci, elementi cilindrici in perspex, molle in acciaio,
ottone cromato specchiante
h cm 190.
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Paola
Levi Montalcini
a cura di Francesca Rachele Oppedisano
Paola Levi Montalcini
nasce a Torino il 22 Aprile 1909 con la gemella Rita. Le ultime nate
da Adamo Levi e Adele Montalcini hanno un fratello, Gino, e una sorella,
Anna.
Negli anni 1928-'29 Paola a Torino, frequenta lo studio di Felice
Casorati, in cui espone le prime opere nell'ottobre del '28 assieme
ad altri artisti, fra i quali Andrea Bai, Mario Bionda, Giorgina Lattes,
Nella Marchesini e Daphne Maugham. Con lo stesso gruppo espone nuovamente
nel Marzo del '31 presso la Galleria Milano. 1
L'ammirazione per Felice Casorati non impedisce a Paola di tutelare
la propria autonomia creativa. La lezione casoratiana è assunta
dalla pittrice <<sul piano dell'impegno morale, più ancora
che su quello del linguaggio..., Di questo dovevo rendermi conto più
tardi>> scrive l'artista <<quando in linea di affinità
elettive, guardai a Rembrandt, a Goya, a El Greco, più che
a Piero [Piero della Francesca, n.d.r.]>>.2
Tuttavia sul piano stilistico qualcosa del maestro è destinato
a permanere nel tempo, al di là di questo primo periodo figurativo,
soprattutto nell'idea strutturale delle opere dell'artista: <<ciò
che si impose alla mia memoria fu l'impostazione geometrica e l'architettura
delle sue opere>>.3
Inizia a delinearsi un percorso di ricerca espressiva collocato nel
solco del binomio <<razionalismo-irrazionalismo>> che,
come è lei stessa definisce, racchiude fin dagli inizi la dicotomia
strutturale che accompagna le diverse fasi della sua ricerca.4
Sono questi gli anni in cui Marinetti, Balla, Depero, Prampolini,
Dottori e Fillia firmano il primo manifesto dell'Aereopittura (1929-'31).5
A Roma (1929) nasce la Scuola di Via Cavour (Antonietta Raphael, Scipione,
Mafai e Mazzacurati). Lo scopo è quello di instaurare un rapporto
rinnovato, letto in chiave espressionista e tematicamente attuale,
con la città eterna. Anche a Torino un gruppo di sei artisti
tenta il recupero e la riattualizzazione della pittura impressionista
e fauvista. Riconoscono in essa quella forza, evidentemente non ancora
esaurita, che è a loro necessaria per conferire nuova linfa
alla ricerca pittorica, emancipandosi dalla lezione di Felice Casorati.
Del Gruppo dei sei fanno parte lo Carlo Levi, Francesco Menzio ed
Enrico Paulucci, Gigi Chessa e Jessi Boswell i quali, come Levi-Montalcini,
provengono dalla scuola di Casorati. 6
Nel 1931 Paola espone alla prima Quadriennale d'Arte Nazionale di
Roma al Palazzo delle Esposizioni. In questa occasione Casorati ribadisce
le sue posizioni antitetiche rispetto alla rivitalizzazione formalmente
dinamica della pittura a lui contemporanea.7 Sono
presenti alla Quadriennale anche Italo Cremona e Albino Galvano. Entrambi
saranno attenti osservatori del percorso di Paola Levi Montalcini.
Galvano soprattutto negli anni dell' adesione della pittrice al MAC.
8 Cremona intuisce, nel '34, 9
l' emergere di una particolare qualità intellettuale dalla
produzione artistica della pittrice, dovuta alla continua ricerca
dell'essenziale chiarezza dell'oggetto ritratto; un interesse che
<<va oltre la disinteressata applicazione femminile alla pittura>>.10
L'apertura al Cubismo e al Futurismo, in particolare di Reggiani,
Soldati, Licini, Fontana, Veronesi, Radice e Rho favorisce la costituzione
del gruppo degli astrattisti di Milano: nel 1934, presso la galleria
il Milione, viene allestita la prima mostra astratta italiana. 11
La fase iniziale della storia creativa e formale della pittrice è
riassunta dalla prima monografia dedicata all'artista scritta da Giorigio
De Chirico nel '39. L'analisi di De Chirico è essenzialmente
incentrata sui concetti di apparizione e di spettacolarità
teatrale. De Chirico scrive che Paola rappresenta la sua pittura giustapponendo
alla scena, al luogo reale che la ospita, un'altra scena fatta degli
elementi che la pittrice ha scelto per rappresentarla: gli alberi,
le case e le persone sono evocati come fossero attori, come fossero
<<degli accessori, degli scenari sulla scena di un teatro>>.
12
Si tratta quindi, per seguire l'analisi di De Chirico, di una ripresa
apparente del reale in quanto in lei vi sarebbe piuttosto una <<preoccupazione
di coprire lo spettacolo>>. 13
Lo spettatore è chiamato ad interrogarsi su ciò che
non gli è dato vedere oltre la siepe metafisica degli scenari
pittorici: <<Nel paesaggio Collina, datato 1936, i tocchi fermi
e giusti modellano potentemente il terreno che s'innalza sino alla
linea che tocca il cielo, quel cielo di cui non si scorge che un limbo
ridotto, ma che dà molta poesia alla pittura poiché
l'immaginazione dello spettatore lavora e lo fa pensare a quello che
può esserci dietro>>.14
Di tonalità
metafisiche parla De Chirico per un altro quadro del 1934, Piccolo
Bosco, 15 per via di quel particolare d'ombra,
in margine alla superficie del dipinto, che indica una presenza fatta,
dipinta, ritratta d'assenza. Scrive De Chirico: <<...specialmente
nei ritratti, è l'aspetto di apparizione che la tenta>>
16 e precisa che si tratta di <<quell'aspetto
di apparizione che si trova nelle vecchie fotografie>>, 17
invitando a cogliere tale sentore fantasmatico in Ritratto di ragazza
(1938) e Testa di Vecchia (1934). Secondo De Chirico è perciò
l'eidòlon, l'immagine che ripropone il ritorno apparente del
soggetto ritratto, ad essere evocata dai quadri di Paola Levi Montalcini.
La riflessione di De Chirico somiglia molto alla linea metonimica,
messa in rilievo molto tempo dopo da Roland Barthes, tra Spectrum
(apparizione), spettacolo e fotografia. 18
In Italia le ricerche artistiche di questi anni si strutturano all'interno
di una ambivalenza progettuale: la ricerca di una identità
culturale e formale passa attraverso la sperimentazione delle linee
stilistiche tracciate dalla cultura europea d'avanguardia. Verso la
fine degli anni trenta il gruppo Corrente (sorto attorno alla rivista
antifascista fondata da Ernesto Treccani nel '38, soppressa dal regime
nel '40) reagisce attraverso interessi culturali eterogenei all'isolamento
imposto dal fascismo. Tra i suoi aderenti Manzù, Guttuso, Quasimodo,
Bo e Vedova (che nel '46 firmerà il Manifesto del Realismo
contro il quale un anno dopo verrà redatto il Manifesto del
Formalismo romano). 19
Superati gli anni della guerra, in un momento in cui <<tutto
sembrava aver cessato di esistere 'come prima' perché noi stessi
non eravamo più quelli di prima>>, 20
Paola Montalcini torna ad esporre 21 Galvano scrive
che le opere di questo periodo attestano una autenticità di
stile che ha ormai superato definitivamente la lezione di Casorati.
Verso la fine degli anni '40 ha inizio <<lo sganciamento dal
vero>> e l'elaborazione che la condurrà a
l' <<espressionismo astratto>> dei dipinti che verranno
in seguito esposti alla Biennale di Venezia nel 1950. 22
Nel Dicembre 1948, con la mostra presso la Libreria Salto di Milano,
si inaugura il movimento per l'arte concreta, fondato da Gianni Monnet,
Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gillo Dorfles.
Il movimento si richiama alla nominazione, pensata da Van Doesburg
nel 1930 e ripresa da Max Bill nel 1936, con la quale si intende liberare
l'arte dalla mera astrazione delle forme presenti in natura attribuendole
la capacità di attuare un processo creativo autonomo, in cui
vengono chiamate in gioco le libere facoltà immaginative dell'artista.
23
In quel periodo a Torino le mostre Italia- Francia, alle quali lavora
il critico Luigi Carluccio dal 1951, preparano il terreno per favorire
una rinnovata apertura degli artisti torinesi alle molteplici interazioni
culturali e formali che attraversano in quegli anni la cultura europea.
Premessa necessaria per evitare l'isolamento a cui sarebbe altrimenti
stato destinato l'ambiente artistico torinese del dopoguerra.
<<Per i pittori torinesi l'esperienza del MAC fu particolarmente
stimolante come ricerca di gruppo>>, ricorda Paola, <<in
particolare nel voler promuovere e affermare un indirizzo culturale
concreto,non solo nelle espressioni propriamente plastiche, ma anche
nei riflessi letterari, culturali e di pensiero>>. 24
L'artista ricorda di non aver aderito al primo invito rivoltole da
Scroppo ad unirsi al gruppo: <<non ritenendo la mia pittura
aderente al 'concreto' come la consideravo attraverso il rigore dei
lombradi. Dovetti poi constatare che nell'indirizzo dei pittori del
gruppo di Torino..., prevaleva un'assoluta libertà di scelte
rispetto all'interpretazione del 'concreto'.>> 25
Il dialogo fra Paola e Galvano, in questi anni, è <<particolarmente
intenso e prezioso.>> 26 Il pittore rappresenta
un caso particolare all'interno della linea di tendenza promossa nel
'53 dallo Studio b 24 di Milano, sospinta verso la ricerca di una
sintesi tecnica fra le arti (pittura, plastica, architettura, design).
27 Galvano assume una sottile distanza critica rispetto
all' "arte totale" di cui si parla a quel tempo all'interno
del MAC, enunciando il pericolo riduzionista in cui incorre questo
genere di indagine linguistica che si intende collocare su registri
forzatamente <<avanguardistici>>. 28
Esorta quindi a riconoscere nell'origine della cultura astrattista
la capacità di mantenere la dicotomia strutturale che è
alla base di un'arte vera: <<sensualmente umbratile>>
e <<simbolicamente intellettuale>>. 29
Un rapporto, scrive Galvano, che è necessario mantenere nella
ricerca artistica di questi anni per evitare <<l'equivoco più
antipatico che grava sull'arte astratta: che si tratti di cosa 'moderna'
o, peggio, 'd'avanguardia'>>. 30 Sembra questa
la teoria più consona ai dipinti di Paola esposti al MAC. E'
la pittrice stessa a definire la poetica tracciata dai quadri di questo
periodo: <<prevalgono in essi, anche se non manifesti come nel
quadro intitolato Revenant, il pensiero della morte e i connotati
di un mondo surreale che nulla ha a dividere con quelli del surrealismo
storico.>> 31 E' di questo periodo il quadro
La città che cammina. 32 Il quadro rappresenta
un evento drammatico vissuto dall'artista: <<la folla che vidi
- era l'agosto del '44 - dalle finestre del pian terreno di Via Cavour
a Firenze, dove abitavamo durante l'occupazione dei nazisti..., Il
dipinto rappresenta quella massa umana, unita e pietrificata.>>
33
Nel '55 Paola Levi Montalcini partecipa alla fusione del gruppo MAC
con il gruppo internazionale Espace, fondato da André Bloc
a Parigi. La collaborazione fra i due gruppi è giustificata
dal comune intento programmatico di voler promuovere uno scambio e
una integrazione fra le diverse arti plastiche. 34
L'ulteriore elaborazione dell'astrattismo nella pittura di Paola,
nel periodo '54-'55, è descritto dall'artista come <<Un'ascia
lucente e polita tra i fitti grovigli verdi d'un prato>>. 35
Si tratta, sottolinea Dorfles nella seconda importante monografia
(considerata dall'artista <<una delle più intense ed
originali che mi sia stata dedicata>>), di un astrattismo divenuto
apparente, non più assunto come dato aprioristico. 36
L'operazione concettuale subentra a posteriori come dato significante
della messa in opera: raffredda, per così dire, l'immaginazione
veicolata dall'entusiasmo creativo per strutturare, attraverso un
<<ripensamento dei dati immaginifici>>, 37
l'armonia finale dell'opera. Dorfles rileva <<l'esaustione dell'impulso
entusiastico>> come elemento predominante in tutte le opere
dell'artista a partire dalla serie Lettere e Vasi. Qui il componimento
grafico insiste sulla linea di confine, punto d'origine, tra pittura
e grafia: l'immagine e il simbolo intendono una significazione ancora
ermetica. Si tratta secondo Dorfles <<d'un alfabeto ad uso personale
dell'artista, primordiale, magico.>> 38 Un
alfabeto che per altro ritornerà molto dopo, arricchito da
linguaggi formali matematici, nell' evoluzione stilistica dell'artista:
nelle incisioni in rame della fine degli anni '70.
Nella primavera del 1956 l'artista frequenta a Parigi l'Atelier 17'
di S.W. Hayter in cui si sperimentano, nell'ambito dell'eredità
del pensiero surrealista, nuove risoluzioni tecniche dell'incisione
e della grafica.
Ciò che interessa Paola da tempo e che comincia a sperimenatare
ora, sono, come lei stessa scrive, le misteriose <<connessioni
segno-significato>>. 39 La ricerca procede
quindi nella progressiva dissoluzione dell'elemento significante del
segno "letterale", astraendone il senso: <<la realtà
simbolo da cui l'artista si muove..., acquista una dinamica interiore...,
appena si riconosce la tipologia dell'immagine astratta,.. già
la si deve contemplare improvvisamente bloccata, organicamente cristallizzata>>.
40 Galvano 41 si serve dei temi
trattati nell'articolo del '53 sul bollettino del MAC 42
per introdurre la mostra di Paola presso la Galleria la Bussola di
Torino (1956). Le opere dell'artista offrono lo spunto per confermare
che solo la scienza estetica considera la confluenza di astrazione
e surrealismo nella pittura moderna come una contraddizione: si tratta
di una dicotomia solo terminologica che di fatto non investe la ricerca
artistica. 43 Una considerazione che trova conferma
nelle parole stesse della pittrice, che ricorda ciò che intendeva
indicare con le opere di quel periodo: <<ho desiderato sottolineare
il fatto che le definizioni delle avanguardie storiche e di tutti
i movimenti dell'arte sono stati ideati per qualificare e ordinare
sul piano del linguaggio e sul piano storico, le diverse correnti
dell'arte..., Una scultura di Arp, ad esempio, è al tempo stesso
astratta e surreale.>> 44
Dorfles attribuisce una valenza spettacolare e al contempo esoterica
alle opere sorte negli anni 1956-'58, come Segni nel Tempo. Dorfles,
come De Chirico, isola l'elemento spettacolare del rappresentare insito
nello stile dell'artista, il che significa, in questo diverso contesto
linguistico, disporre sulla scena della tela gli elementi vitali del
pensiero. Scrive Dorfles che questa operazione <<magica>>,
in grado di rendere formalmente visibile l'atto pensante, si eleva
a pura creazione, conferendo <<all'opera pittorica una qualità
ad un tempo mitica, incantatoria, esoterica..., e una qualità
di rappresentatività scenografica, di spettacolarità
evocativa>>. 45 A questo punto l'opera dell'artista
trapassa la rappresentazione del reale e si ri-presenta non più
come realtà altra, ma medesima. Una realtà, come scrive
Dorfles <<magicamente operante>>. 46
Non a caso il critico 47 chiama in gioco il surrealismo
come necessario impasto tra metafora e simbolo, la materia analitica
di cui sono fatti i sogni. Dorfles sottolinea, a proposito dell'elemento
di <<surrealtà>> che emerge dai quadri di questi
anni, l'intima correlazione d'intenti analitici che lega le idee di
Italo Cremona all'arte di Paola Levi Montalcini. 48
La pittrice ha sempre riconosciuto <<l'ascendente profondo>>
esercitato da Cremona sulla sua visione dell'arte, che l'ha condotta
alla ri-velazione delle tematiche surreali presenti nei quadri di
Dürer, Cranach e Altdorfer. 49 Si tratta <<di
quel surrealismo che non appare all'evidenza,... costituito dall'intenzionalità
dell'artista..., nelle pieghe di un panneggio, nel profilo di uno
scoglio, nel tronco di un albero, dietro un delicato volto femminile>>,
rivela l'artista, si cela un lato oscuro.
Ma Paola Montalcini non aderisce fino in fondo alle teorie estetiche
di Cremona, che non riconosce alle forme dell'art autre, di Pollock,
Tobey e Wols, la possibilità <<di accedere all'inconscio
prevista da Leonardo>>.50 Una possibilità
creativa di accedere all'inconscio, scrive infatti Paola Levi Montalcini,
che <<mediata dall'uso del caso, non diviene elemento del linguaggio
che in Pollock.>> 51 Un linguaggio dei segni
che la pittrice pone in analogia con l'arte dei pittori cinesi e giapponesi,
che <<non conobbe barriera tra il linguaggio ideografico e quello
delle immagini dipinte>>. 52 Una co-incidenza
fra immaginario e simbolico elaborata, secondo Paola, dalla triade
Pollock, Wols, Tobey nel senso di <<una nuova incarnazione di
segni che precede anziché seguire significati allusivi, in
relazione con un possibilismo nel quale sembra consistere la fatalità
del pensiero, come dell'arte moderna>>. 53
All'interno di questo orizzonte di senso la fase informale di Paola
Montalcini, secondo Dorfles, non rischia di perdere originalità.
Ella attua semmai un processo analitico di controllo sul precipitato
delle forme apparentemente insensate e irruenti dell'informale. 54
Le opere realizzate tra il 1959 e il 1961 rappresentano il superamento
di questa fase. I quadri dipinti ad olio e smalto, come Elogio della
negazione, Segni e simboli o Monologo, indicano un processo di <<negativizzazione
dell'immagine>>. 55
Nei primi anni '60 Paola abbandona la pittura per sperimentare con
i nuovi mezzi fotografici il rapporto fra oggettività e soggettività.
L' sperienza era iniziata a Torino attraverso una serie di diapositive
scattate nelle strade di città diverse. 56
La ripresa fotografica si era offerta come strumento ideale di ricerca,
in grado di costituire <<quel medium>> atto a superare
<<il soggettivismo del segno>>. 57 Un
tentativo di superamento che De Chirico riscontrava nel primo periodo
della sua attività artistica. Le proiezioni di reti plasmate
sulla fiamma appartengono a questa fase e coincidono con la collaborazione
tecnica di un giovane che l' affiancherà per tutta la vita:
Angelo Ientile. Le esperienze di questo periodo la condurranno all'esposizione
di Collages di films alla Quadriennale romana del 1965.
Paola espone le Strutture cinetico luminose allo Studio Farnese di
Roma, in una mostra collettiva assieme a Paolo Portoghesi e Vittorio
Gigliotti, nel 1969. Sono strutture in perspex con specchi interni
piani e convessi di ottone cromato, la cui illuminazione è
resa, in alcune, con neon circolari ed in altre con lampade elettriche.
58 Queste opere, secondo l'artista, 59
esprimono <<un processo ciclico>> che non intende imitare
l'optical. Un concetto di periodicità di sistemi in movimento,
che investe le ricerche artistiche degli anni '71 -'73 e di cui sono
testimonianza le incisioni su rame, metallo bianco e carta esposte,
assieme alle sculture cinetiche (1969-1972), alla galleria Pictogramma
di Roma nel 1974. Nelle incisioni in rame, che l'artista mette in
analogia con la serie Lettere e Vasi del '53-'54, è <<il
segno della periodicità e della trasformazione>> ad essere
formalizzato <<due costanti dei fenomeni naturali e di quelli
immaginari.>> 60 La risultante formale delle
strutture geometriche a cui perviene il pensiero matematico, di cui
sono oggetto queste opere, viene elaborata e riproposta dall'artista
fino al 1979. La mostra, curata da Federica Di Castro presso l'Istituto
Nazionale per la Grafica nel 1980, attesta pienamente il percorso
intrapreso dall'artista nell'arco degli anni settanta. Un percorso,
come scrive Argan in una lettera a Paola del '74, <<veramente
al limite - posto che un limite ci sia - tra l'arte e la matematica...,
il pensiero è uno, l'arte è la forma del pensiero e
il pensiero ha sempre una forma.>> 61 Un limite
che si configura anche al limite di un collasso formale, di una catastrofe.
Catastrofe a farfalla (incisione su rame) e Catastrofe a cuspide (su
metallo bianco) sono due dei diversi titoli che il matematico Andrea
Toschi ha suggerito all'artista per le sue creazioni e si riferiscono
a due delle sette "catastrofi" possibili individuate dal
matematico francese Renè Thom. 62 Catastrofi
intese nel senso matematico del termine, come precisa l'artista: si
tratta della possibilità di trasformazione positiva di un evento
caotico. 63
Intorno alla fine degli anni '80, Paola passa all'elaborazione delle
sculture in alluminio: incastri di piani geometrici nello spazio,
che riassumono le indagini strutturali delle opere cinetico-luminose.
Il percorso tracciato in questi anni culmina, nel 1992, con la pubblicazione
del libro Discordanze. L'opera sintetizza con chiarezza assoluta le
forme del pensiero dell'artista. Ritornano le lettere di un alfabeto
remoto e ancestrale; l'alfabeto greco è riprodotto, dichiara
Paola, non solo per la sua bellezza formale, ma anche per indagare
<<la possibilità grafica di riprodurre il suono>>.
64 Un suono interiore e silenzioso, poiché
è il silenzio che l'artista dice di amare. 65
La creatività di Paola attestata dalle sue opere è stata
un'esigenza profonda, marcatamente sentita, al di là di qualsiasi
effimera affermazione.
Rispetto al destino delle opere create è prevalso nell'artista
il concetto dell'opera d'arte come dono e come possibilità
di conoscenza. Un'idea che ben si colloca nel solco di una ancestrale
tradizione sacrale ripensata nel XX secolo da Georges Bataille all'interno
della nozione di dépense: principio della perdita come sacrificio,
riservata a quelle forme dell'attività umana considerate improduttive
sul piano sociale. La forma degradata di dépense è una
perdita mascherata dal dispendio simbolico, il depensamento vero e
proprio riguarda la reale perdita d'oggetto. 66
E' lecito domandarsi se l' "abbandono" da parte dell'artista
della sua opera sia stato un atto dettato dal bisogno di ri-creare
e ri-generare un senso artistico sempre nuovo.
Attraverso la sua arte, sostiene la sorella, Paola ha voluto unicamente
affermare se stessa.
Intuito, genialità, creatività. Questa è la triade
con la quale Rita sintetizza la personalità dell'artista. L'intuito,
che Rita riconosce come una facoltà pertinente più allo
scienziato che all'artista, era presente in Paola in una forma che
andava al di là della conoscenza. Le incisioni in rame che
hanno per tema le risultanti formali a cui perviene il pensiero matematico
ne sono una testimonianza. Pur non avendo conoscenza delle implicazioni
tecniche richieste a questo tipo di ricerca, Paola era in grado di
intuirne l'evoluzione creativa.
L'artista a proposito della duplice correlazione affettiva e conoscitiva
che la legava alla sorella affermava: <<Dei rapporti fra arte
e scienza si è parlato molto...è indubbio che vi siano
delle connessioni con mia sorella Rita, ma sono delle connessioni
che non hanno nulla a che fare con il suo lavoro e con il mio; sono
dei fatti, delle esperienze,...per le quali abbiamo una certa forma
di analogia, di interesse, di passione,...è difficile stabilire
quali siano le effettive connessioni tra arte e scienza. Qualcuno
ci ha provato, ma credo non ci sia riuscito, perché non era
pittore o non era scienziato, e non possedeva quindi gli strumenti
di linguaggio tali da poter affermare dei fatti e controllarli.>>
67
L' ampliamento di quell'orizzonte di senso estetico, attraverso lo
sconfinamento dell'arte nei territori della scienza, era già
avvertito J. W. Goethe come reale esigenza del conoscere: <<Ciò
che la scienza enuncia come idea (teorema), l'arte deve imprimerlo
nella materia; ciò deve essere il suo problema.>> 68
Paola Levi Montalcini
scompare il 29 settembre 2000 all'età di novantuno anni.
Rita Levi-MOntalcini, in qualità di proprietaria delle opere
dell'artista, ha donato una parte rilevante di tale patrimonio alla
Galleria Nazionale d'Arte Modera, allo scopo di rendere pubbliche
le creazioni artistiche di Paola.
Note:
- Alla
mostra espone anche Italo Cremona, figura che esercitò un notevole
influsso intellettuale su Levi Montalcini.
-
-
Intervista
a Paola Levi Montalcini, Roma 30 marzo 1991. Archivio privato dell'artista.
- Ibidem
-
Nel
1923 proprio a Torino era nato il Secondo Futurismo di cui facevano
parte Depero, Dottori, Fillia, Diulgheroff, Marasco, Rosso, Munari,Oriani,
Prampolini.
-
Scrive
Edoardo Persico in occasione della mostra di Torino del '29: "il
gruppo sembrerà una specie di cabala" e prosegue: "ma
l'uomo avvertito vi scorgerà facilmente un altro di quei
movimenti di cultura non provinciale che hanno in Torino una tradizione
assai recente, ma nobile. Noi chiameremo, perciò, europei
questi pittori, che nel campo delle arti figurative si possono assegnare
alla corrente di idee promosse da Lionello Venturi per un gusto
moderno."Cfr. Edoardo Persico, "I sei pittori di Torino",
in Tutte le opere, 1923 - 1935, a cura di Giulia Veronesi, Milano
ed. di Comunità, 1964
- "Di
fatto io non ho mai capito il movimento qui deplace les lignes, e
adoro invece le statiche: e poiché la mia pittura nasce dall'interno
e mai trova origine dalla mutevole 'impressione', è ben naturale
che queste forme statiche e non le mobili immagini della passione
si trovino nelle mie figure" Cfr. F. Casorati, Catalogo della
I Quadriennale romana, Roma 1931
-
Cfr.
Albino Galvano, La pittura dal '45 ad oggi, Torino, 1960
-
Nel
'34 l'artista espone tre tele: Giuseppina, Il tavolo di cucina e
Il cavallo al Primo raduno d'arte contemporanea, presso la Galleria
Arbiter di Catania. Sono presenti, fra gli altri, Paulucci e Menzio.
Nello stesso anno partecipa alla seconda Quadriennale di Roma Cfr.
Italo Cremona, "Mostre torinesi. Pitture di Chiara, Donati,
Levi-Montalcini, Magnetti", Italia Letteraria, 22 dicembre,
1934
- Ibidem.
E' interessante notare come queste qualità siano riconosciute
quali prerogativa del maschile anche da Enrico Franchi, qualche anno
più tardi, in una recensione della prima mostra personale dell'artista
presso la Galleria di Palazzo Lascaris nel 1936: " 'Donne sul
mare'..., è una tela importante e notevole che credo firmerebbe
volentieri un artista maschio." Cfr. E. Franchi, "Lettere
torinesi. sala convegno per artisti, Mostra Levi-Montalcini",
L'Adriatico, 19 novembre, 1936.
-
Nel
1935 la pittrice è a stretto contatto con il suo maestro.
Realizza infatti, per un minuscolo palcoscenico per marionette,
le scene e i costumi che Felice Casorati ha ideato per La boîte
à joujoux di C. Debussy al Salone della Pro Cultura Femminile
di Torino.Cfr. "La boîte à joujoux" di Debussy",
Gazzetta del Popolo, 13 Febbraio 1935. Nel 1936 Paola Levi Montalcini
partecipa alla XX Biennale d'arte di Venezia ed espone alla personale
allestita nei locali dell'Associazione Nazionale Fascista di Donne
Artiste e Laureate a Palazzo Lascaris di Torino. A proposito del
quadro esposto intitolato Bambina Cremona scrive: "Il dissidio
tra le possibilità impressionistiche e la tendenza assai
viva dell'ordinamento intellettualistico del quadro, ci sembrano
giunte,...ad un periodo acuto". Italo Cremona, "Mostre
personali", Emporium, Febbraio 1937. Nel 1937 partecipa all'
esposizione internazionale organizzata al Museo del Jeu de Paume
a Parigi intitolata Les femmes artistes d'Europe.
-
Giorgio
De Chirico, op.cit., p.4
- Ibidem
- Ibidem,
Cfr. ivi Tav.25
- "A
destra, in basso, sul suolo, l'ombra degli alberi che trovansi fuori
dallo spettacolo raffigurato, intensifica l'aspetto metafisico del
quadro." Ibidem, Cfr ivi Tav.1
-
Giorgio
De Chirico, op.cit., p.6
- Ibidem
-
Cfr.
Roland Barthes, Le chambre claire.Note sur la Photographie, ed.
du Seuil, Paris 1980. tr.it. di Renzo Guidieri, La camera chiara,
Torino, Einaudi, 1980
-
L'arco
di tempo che va dal '40 al '44 è sinteticamente riassunto
dall'artista con la seguente frase :"La guerra e le persecuzioni
razziali". Cfr Paola Levi Montalcini, Catastrofe a farfalla...,
op. cit., p.160. Nel 1945 Paola Levi-Montalcini espone alla galleria
Il Fiore di Firenze. Sono riproposti i quadri del primo periodo
come Bambina e Composizione.
-
Paola
Levi MOntalcini, Ctasstrife a farfalla, op. cit., p.160
-
Personale
presso la Libreria del Bosco di Torino, 1946. Nello stesso anno
realizza due manifesti pubblicitari: Il manifesto Mostra della Edilizia
e della ricostruzione e il cartello Mostra della Meccanica e Metallurgica.
-
Paola
Levi Montalcini, Catastrofe a farfalla, op. cit., p.160. Negl stessi
anni si formano gruppi e movimenti: nel 1947 a Roma nasce Forma
1. Nello stesso anno il gruppo (di cui fanno parte Carla Accardi,
Pietro Consagra, Piero Dorazio, Nino Guerrini, Achille Perilli,
Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato) firma il Manifesto del Formalismo.
Il gruppo è in netta polemica con le tematiche del Manifesto
del Realismo (redatto da Ennio Morlotti, Emilio Vedova e Giovanni
Testori) che respinge qualsiasi individualismo intuizionista, per
promuovere il ritorno ad un reale "concretizzato dell'uno,
quando determina, partecipa, coincide ed equivale con il reale degli
altri". Cfr. "Manifesto del realismo (oltre Guernica)
febbraio 1946", Numero, marzo, 1946. Nello stesso anno a Milano,
presso la Galleria della Spiga, si tiene la prima mostra del Fronte
nuovo delle Arti (gruppo fondato nel '46) con l'intento di riunire
artisti eterogenei, <<sostituendo all'estetica delle forme
una dialettica delle forme>> poiché <<L'Arte
non è il volto convenzionale della storia, ma la storia stessa,
che degli uomini non può fare a meno.>> Cfr. "Manifesto
di fondazione della 'Nuova secessione Artistica Italiana' (in seguito
'Fronte nuovo delle arti'), ottobre 1946", in Tristan Sauvage,
Pittura italiana del dopoguerra, ed. Schwarz, Milano, 1957. Nel
'49 nascono a Roma Fondazione Origine, composta da Colla, Capogrossi
e Burri e il gruppo Astratto concreto promosso da Lionello Venturi.
-
Lo
stesso Wassily Kandinsky nel 1935 sostituiva al termine "abstract"
quello di "reale Kunst" intendendo con ciò precisare
che la sua arte si pone all'interno di una dinamica conoscitiva
basata sulla graduale identificazione delle leggi della natura con
le leggi dell'arte, una ricerca formale che solo parzialmente ha
a che fare con un processo di astrazione intellettuale. Tra il 1951
e il 1954 Firenze, Torino, Genova, Roma, Napoli e Catania aderiscono
al movimento per l'arte concreta.
-
Intervista
a Paola Levi Montalcini, Roma 30 marzo 1991. Archivio privato dell'artista.
- Ibidem
-
Paola
Levi Montalcini, Catastrofe e farfalla, op. cit. p.161
-
Cfr.
Luciano Caramel, "Movimento arte Concreta 1953 -1958",
in MAC, c. d. m., Gallarate. Civica galleria d'Arte Moderna, 1984,
Electa, 1984, vol.II, p.11 e sgg.
-
Cfr.
Albino Galvano, Arte concreta, bollettino del MAC, 12, 15 febbraio
1953, cit. in Luciano Caramel, "Movimento arte Concreta 1953
-1958", op. cit., p.24
-
Galvano
di riferisce alll'astrattismo di Kandinsky (che ricorda lettore
della H.P. Blavatzky e di R. Steiner) e dal primo Mondrian. Cfr,
Albino Galvano, op. cit., p.25
-
- Ibidem
-
Esposto
alla terza Mostra Peintres d'aujourd'hui France-Italie nel 1953.
- Paola
Levi Montalcini, Catastrofe a farfalla...,op. cit., p.160
-
Nel
maggio del '55 la pittrice partecipa alla mostra, presso la Galleria
del Fiore di Milano, del MAC/Espace intitolata Esperimenti di sintesi
fra le arti. Nel '57 espone alla prima rassegna nazionale del MAC/Espace
organizzata nella stessa città presso la Galleria Schettini.
-
Gillo
Dorfles, Paola Levi Montalcini, Torino, ed. Fratelli Pozzo, 1962,
p.1
-
-
-
Gillo
Dorfles, op.cit., p.2
-
Paola
Levi Montalcini, Catastrofe a farfalla...,op. cit., p.161
-
Breve
commento rilasciato dall'artista in occasione della mostra alla
galleria La Bussola di Torino nel '56. Cfr. Angelo Dragone, Il Popolo
Nuovo, 23 ottobre 1956
-
Albino
Galvano, pres.d.m., Galleria La Bussola, Torio, 1956
-
-
-
Intervista
a Paola Levi Montalcini, Roma 30 marzo 1991, indeita.
-
Gillo
Dorfles, op.cit., p.3
-
- G.
Dorfles, op.cit., p.4
-
-
Intervista
a Paola Levi Montalcini, Roma 30 marzo 1991. Archivio privato dell'artista.
-
Paola
Levi Montalcini, Questo novecento, dattiloscritto s.d., p.3
-
Paola
Levi Montalcini, op. cit., p.7
-
Paola
Levi Montalcini, op. cit., p.12
-
Paola
Levi Montalcini, op. cit., p.6
-
-
Ibidem.
Nel maggio del 1958 Levi-Montalcini aveva esposto le opere appartenenti
al periodo dell'esperienza costruttiva-distruttiva dell'informale
alla personale presso la galleria La Loggia di Bologna (Elogio della
negazione, Araldica, Echi e presenze).
Nel 1962 espone assieme a Filippo Scroppo al Musee d'Art et d'Histoire
di Nauschâtel. Cfr. Paola Levi Montalcini e Filippo Scroppo,
Galeris des Amis des Arts, Musee d'Art et d'Histoire, Nauschâtel
10-25 febbraio, 1962, pres. d. m., testi di Albino Galvano e Italo
Calvino. L'anno dopo il binomio Levi-Scroppo si ripete a Ginevra
al Musee Rath. Cfr. Filippo Scroppo e Paola Levi Montalcini, Musee
Rath - Palace Neuve, Geneve, pres. d. m., testi di Albino Galvano
e Gillo Dorfles, 1963
-
Paola
Levi Montalcini, Catastrofe a farfalla...,op. cit., p.161
-
Paola
Levi Montalcini, op. cit., p.162
-
Nel
1971 espone le opere all'Espace Pierre Cardin nel teatro "des
Ambassadeurs" di Parigi.
-
Cfr.
interv. in "Tracciati lessicali. alfabeti, curve matematiche.
Roma, mostra di Paola Levi Montalcini", Il portavoce, nov.-dic.,
1980
-
Paola
Levi Montalcini, "La spirale di Archimede", in c. d. m.,
Paola Levi Montalcini, sculture e incisioni, Pictogramma, 1974
-
Cfr.
la lettera scritta all'artista nel 1974 da G. C. Argan ora in Paola
Levi Montalcini, c. d. m., Istituto Nazionale per la Grafica, Roma,
De Luca, 1980
-
-
Cfr.
interv. in "Tracciati lessicali. alfabeti, curve matematiche.
Roma, mostra di Paola Levi Montalcini", art. cit.
-
Cfr.
interv. Paola e Rita Levi Montalcini, Panorama, 2 febbraio 1992,
p.95. Nel 1993 presso l'IDIS di Napoli (Istituto per la diffusione
e la valorizzazione della cultura scientifica) vengono esposte le
opere realizzate durante l'arco di tempo che va dal 1957 al '92:
una serie di collage, grafici e tempere (metà anni '50 primi
'60) e di dipinti (1953 - '62); le strutture cinetiche come Labirinto
del '70 e Struttura azzurra del '68; le incisioni in rame, le calcografie
su carta; gli altorilievi in alluminio e le strutture tortili in
legno della metà e della fine degli anni '80.
-
-
Georges
Bataille, "La notion de dépense", La critique,
n.7, gennaio 1933 (tr. it. a cura di Sergio Finzi, Critica dell'occhio,
Guaraldi Editore, 1972, pp.155-174
-
Intervista
a Paola Levi Montalcini, Roma 30 marzo 1991, archivio privato dell'artista.
-
Rudolf
Steiner, Einleitungen zu Goethes Naturwissenschaftlichen Schriften
(1884-1897). tr.it- "Dall'arte alla scienza", in Introduzione
alle opere scientifiche di Goethe, 1ed., Milano Fratelli Bocca 1944,
2ed., a cura di G. Berrettoni, Genova, Fratelli Melita Editori,
1988, p.95
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