c.a.r.lab
contemporary art research laboratory
il
manifesto del correalismo, 1949
a cura di valentina sonzogni
Il Manifesto del
Correalismo, uno dei numerosi documenti che permettono di ricostruire
la filosofia kiesleriana, fu pubblicato in "L'Architecture d'Aujourd'hui",
giugno 1949. Non a caso il manifesto fu pubblicato sulla rivista "L'Architecture
d'Aujourd'hui", che in seguito sosterrà strenuamente le posizioni
e i progetti della cosidetta "Architettura-scultura", ispirata alla
filosofia e all'opera di Kiesler.
Seguono alcuni estratti:
"Che si cacci la 'alta pittura' dalle gallerie d'arte. Le esposizioni
sono diventate atti di esibizionismo, il pittore uno sterile fabbricante.
Che si cacci l'arte contemporanea dai musei. L'arte appartiene alla
strada, alla casa, al popolo. I custodi vivono grassamente. Gli artisti
tollerano la loro fame e la loro superbia. Che si caccino i trafficanti
d'arte dei salons dei nuovi ricchi che mettono alla gogna le opere.
Che si cacci l'arte-pubblicità dalle città dove troppi artisti disonorano
lo spirito puro e prostituiscono l'arte all'industria rapace. Che
si caccino i critici d'arte dai giornali: confondono conoscenza e
luoghi comuni e speculano sulla pigrizia mentale del pubblico. Che
si caccino gli insegnanti d'arte dalle scuole: oggigiorno apprendere
è sinonimo di imitare e il sapere è diventato informazione a buon
mercato. Che si demoliscano tutti questi falsi templi perchè l'architettura
e l'arte del popolo sono morte; le masse le hanno abbandonate, gli
artisti le hanno tradite. L'inchiostro della stampa acceca il popolo.
Lo spettro delle banconote rende iridescente il loro orizzonte. Il
letame del progresso che avanza soffoca il respiro della terra. Babilonia
risuscita e noi siamo i suoi architetti. Noi viviamo su una linea
tangente. Noi, tu, me! I popoli e le razze si superano nella corsa.
Il magnetismo che conserviamo ci fa difetto e la nostra forza di attrazione
si è estinta. Facciamo marcia indietro. Rientriamo in noi stessi.
Diveniamo trogloditi. Potremo allora di nuovo scarabocchiare la nostra
crescita sui muri. Allora tutte la caverne si somiglieranno e tutti
gli scarabocchi saranno simili. Allora noi vivremo insieme! I muri
di separazione non saranno che muri divisori di un edificio unico
e illimitato. L'architettura popolare è nata. La natura e l'arte si
controllano come delle sentinelle; la scienza è il cane da guardia.
I guerrieri sono diventati dei lottatori. L'edificio è terminato.
Abitare, è essere ovunque in casa propria (…) Signori architetti-turisti,
che percorrete le contrade dell'architettura invitandovi a tutti gli
stili e in fin dei conti passando i vostri week-end di carestìa con
il funzionalismo, andrete naturalmente presto a bussare alla porta
del Correalismo. I pittori, gli scultori, i decoratori ammaestrati
dal funzionalismo, torneranno dall'esilio e saranno salvati dagli
architetti; ogni cosa repentinamente diventerà un museo. Le onde corte
della cultura siano scoperte, il tempo oltrepassato, cominci il sabba
dell'arte! Buona gente, cacciate questi imitatori! Questi intermediari
che sbarrano la strada alla libertà! Non si crea senza contatto diretto.
Io ripeto oggi come da 25 anni: 1. Noi vogliamo che lo spazio sferico
si trasformi in abitazione e che si smetta di obbligarci a stare nei
crateri isolati delle città e dei villaggi. 2. Noi vogliamo case che
non siano muri con o senza ornamenti, e in cui le fondazioni non si
appoggino su uno spirito di caserma. 3. Noi vogliamo una costruzione
basata su un sistema di libera tensione in uno spazio libero. 4. Noi
vogliamo la creazione di nuove possibilità di esistenza che stimolino
l'evoluzione della società su una nuova via. Si è fabbricata abbastanza
architettura libresca. Noi non vogliamo crearne un'altra, la super-ultima
edizione. Noi vogliamo delle dimore in cui l'elasticità sia come quella
delle funzioni vitali. Il nostro scopo è la creazione di un'Architettura
Popolare. Non più architetti che scimiottino il Rinascimento e la
Grecia! Non più feudalesimo, non più pseudo-funzionalismo! E neanche
un ritorno alla natura. Che sia data alla popolazione sicurezza sociale;
Che sia data ai costruttori la libertà di creare; Che siano date all'industria
direttive scientifiche. Da questo gradualmente e naturalmente si svilupperà
l'architettura popolare. Finite le dualità tempio/casa, decoro/struttura,
igiene/estetica, prezzo/qualità. Poiché la natura dell'Architettura
popolare è costituita dalla sua volontà di adattarsi alle circostanze
della vita, alle leggi della società, per la creazione ma anche per
la trasformazione della quale, essa si assume la propria parte di
responsabilità".