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la
rete reale virtuale dell'arte contemporanea
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c.a.r.lab contemporary art research laboratory
Nel 1981, la mostra
allestita alla ICA di Londra "Objects and Sculpture", la Arnolfini
Gallery di Bristol e la Whitechapel Art Gallery mettono in luce una
serie di artisti, tra i quali Tony Cragg, Richard Deacon, Anthony
Gormley, Anish Kapoor,
Edward Allington, Shirazeh Houshiary e Bill Woodrow . Il gruppo prende
il nome di Nuova Scultura Britannica. Pił che un movimento ben definito,
la Nuova Scultura Britannica rappresenta la comparsa di un nuovo clima,
di una nuova energia, avvertibile in Gran Bretagna, tra la fine degli
anni '70 e i primi degli '80 e che vede l'emergere di un gruppo di
artisti britannici e non, riuniti attorno alla Lisson Gallery. Accomunati
da un interesse verso l'opera intesa come installazione, capace di
definire lo spazio nel quale č posta e di stabilire un dialogo con
esso, gli artisti della New British Sculpture hanno il merito di aver
ristabilito un rapporto tra la scultura inglese e la cultura urbana,
riflesso nell'interesse verso l'impiego dei materiali industriali
e di scarto di una societą obsoleta. Tuttavia in Gran Bretagna, il
ritorno all'oggetto comune non ha niente a che vedere con la Pop Art;
si tratta piuttosto della ricerca di una nuova presa di coscienza
e relazione, con il mondo nel quale viviamo. Con un attenzione archeologica
nei confronti delle vestigia della cultura dei consumi, gli artisti
come Woodrow, Cragg e Opie per la pittura, sono tra coloro che individuano
nel recupero dell'oggetto-detrito il loro principale interesse artistico.
Cultura urbana, obsolescenza, proliferazione consumistica, ma anche
seduzione, erotismo della superficie, pelle. Queste opere oscillano
tra forma e assenza di forma fino a divenire frammento. Costellazioni
di frammenti compongono l'opera di Cragg, " germinazioni di forme"
il lavoro di Kapoor, assemblaggi di tavole sospese le installazioni
di Cornelia Parker; l'oggetto della scultura britannica in realtą
non č uno, non č unitą, non č singolo: č rapporto tra forma e assenza
di forma ed č nel sottile accostamento, nella precaria e fragile unitą
dei due stati, che si istituisce l'impatto dell'opera con lo spettatore.
Una dimensione č quella data dalla forma, suggerita anche dal titolo,
l'altra č quella della percezione dello osservatore, che si trova
posto di fronte a qualcosa di infinitamente fragile in un'ambivalenza
di presenza e assenza. Allora la superficie dell'opera diviene protagonista
assoluta, luogo sul quale stabilire il contatto e il dialogo con lo
spettatore, da scandagliare, da investigare infinitamente, fino a
diventare in alcuni casi esperienza spirituale, come nel lavoro di
Kapoor o di Gormley. Il lavoro degli artisti di questa generazione
e di quella a seguire, da un Damien Hirst a Tracey Emin, fino a un
Marc Quinn, attesta il ruolo rilevante occupato dalla scultura in
Gran Bretagna, che continua a mantenere il suo ruolo centrale nel
panorama dell'arte contemporanea. |
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