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la
rete reale virtuale dell'arte contemporanea
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c.a.r.lab contemporary art research laboratory rudolf
steiner: una prospettiva ermeneutica Il pensiero estetico-filosofico, che nel nostro discorso preannuncia l'operato di Rudolf Steiner in qualità di pensatore e artista, verte sull'unione del principio della metamorfosi goethiana con l'estetica di Schiller: dal Tutto dipendono le parti che aspirano a compiersi nel loro incessante divenire sempre le stesse, ma mai identiche. Solo all'arte è dato di sconfinare ciò che alla natura è interdetto. In questo gioco creativo è data all'uomo la libertà concreta, e non meramente idealistica o fantastica, del suo essere per il mondo. Rudolf Steiner indica il soggetto della nostra enunciazione, ma non la significa. Il soggetto del nostro discorso è costantemente eccentrico rispetto ai canali entro i quali ogni volta sembra attuarsi la sua visione del mondo. Niente è più nascosto di quanto ciò che nell'operato steineriano appare: il segno grafico, che si colloca nell'interdetto, fa parte di un processo di pensiero attuato nel discorso in atto di cui, al suo apparire sotto forma di segno grafico, il portatore si è già disfatto. I disegni alla lavagna tracciati da Steiner durante le conferenze, essendo gesti che nascono da-e-con-la parola e rifluiscono in essa, si sono rivelati come l'eventualità di un'opera d'arte. Il discorso in atto nelle conferenze appare anch'esso come l'eventualità di una filosofia pratica, di un idealismo concreto che, nel disfarsi di ciò che crea, per sempre ri-generare la libertà del creare, rende possibile l'esperienza di ciò che diviene. Attraverso il disparire del detto, nell'intervallo di senso, ci appare l'evento di un segno che, nell'intenzione originaria, non tenta la permanenza. La negazione della parola scritta, negata dall'attività di Steiner conferenziere, attesta la volontà di depensare l'opera. La parola si viene a posizionare nella stasi dell'azione discorsiva e nella scissura tra immagine e parola viene recuperata l'origine di un fenomeno primordiale. Fruire dopo sessant'anni di latenza storica di questi disegni attesta il ritorno ad un linguaggio fittizio che sta a fondamento di un soggetto che insiste a non divenire il vettore di significati permanenti. Steiner si è occupato del sovrasensibile attraverso l'arte per non sottrarre forza alla vita; si è rivolto al pensiero filosofico e scientifico per ribaltare le categorie estetiche del bello e dell'idea per "vedere la scienza con l'ottica dell'artista e l'arte con quella della vita" (Goethe) superando d'un solo colpo la dicotomia tra la scienza e ciò che pertiene all'operare artistico: l'arte come vettore di conoscenza e la scienza assunta come metodo conoscitivo. Per Steiner non esiste realtà che non sia visibile, attraverso l'arte l'invisibile si dischiude alla forma apparente. L'arte si assume il compito etico di pre disporre alla libertà senza scadere nell'illusione o nell'arbitrio soggettivo di chi crea. L'arte infine "non è un'idea in forma sensibile, ma è una realtà sensibile in forma di idea." La domanda a cui abbiamo cercato di non rispondere è se le lavagne di Steiner siano o no delle opere d'arte. Attraverso la negazione di un assunto teoretico abbiamo cercato di slittare sui significanti avendo ben chiara l'apertura al possibile determinata dall'atto creativo; questa apertura è ciò che dal nostro punto di vista costituisce il senso di una vera critica, al di là delle categorie artistiche e dei termini storicizzati, di cui pure, dovendone tener conto in questa sede, affermiamo l'importanza negandone l'assolutezza. |
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