giardini
d'artista
Parco letterario e delle arti Canale Cardello
di Gioia Pica
Dal 22 giugno
2002 un nuovo polo è entrato a far parte della rete museale
reale/virtuale di arte contemporanea nella Tuscia, grazie ad un'iniziativa
coordinata tra l'Università della Tuscia - Facoltà di
Agraria (Angela Lo Monaco) e Facoltà di Conservazione dei Beni
Culturali (Elisabetta Cristallini)- e l'Università di Roma
"La Sapienza" - Museo Laboratorio di Arte contemporanea
(Simonetta Lux). Si tratta del Parco Letterario e delle Arti "Canale
Cardello", che sorge su di un fondo di quattro ettari a circa
sette chilometri a sud di Viterbo, di proprietà di Anna e Giovanni
Battista Ambrosini.
Entrando nel Parco, si rimane impressionati dall'ambiguità
del luogo, che se da un lato conserva la sua verginità quasi
intatta, dall'altro si presenta come metafora tautologica del percorso
esistenziale ed artistico di chi l'ha ideato e voluto.
Disegnando un itinerario ipotetico, giacché le possibilità
sono tutte quelle che suggerisce l'immaginazione, ci dirigiamo lungo
il versante sud, dalla cima del quale la sagoma suggestiva delle querce
secolari segna il confine del parco. La prima opera che si incontra
è una grande testa china sul terreno, con l'orecchio proteso
ad ascoltare i rumori della Terra. E' la "Faccia di bronzo"
(2001) di Aldo
Mondino (!), incontrato da Ambrosini alla fine degli anni Ottanta,
quando insieme frequentavano la Domus Iani, diretta da Eugenio
Miccini, di cui è presente una scultura nel parco, e da
Sarenco.
Entrambi, in seguito, insieme allo stesso Sarenco e a Giuseppe Desiato
esposero alla Galleria Miralli di Viterbo in una collettiva intitolata
"Opere africane". Procedendo nella stessa direzione, si
inizia a salire per il pendio su cui si staglia un grande "albero
della pioggia". Ci troviamo di fronte alla scultura di Giovanni
Battista Ambrosini, "Umile",
esposta la prima volta nel 1995, per il Festival di Bomarzo "Incantesimi".
L'opera rappresenta un episodio significativo nel processo di spoliazione
della forma, intrapreso dall'artista già a partire dagli anni
Sessanta. L'"albero" culmina con una cassetta di castagno,
che raccoglie la pioggia, lasciandola poi scivolare lungo il proprio
tronco di ferro; in questo modo, l'acqua, dopo essersi combinata con
il tannino del legno e i sali del ferro, giunge alla base della scultura,
colorando quattro tele qui apposte in precedenza. L'esito formale
è esattamente una tela dipinta, in cui la progettualità
dell'artista è suggellata dall'immanenza della Natura.
Continuando l'ascesa stavolta orientati leggermente verso est, si
comincia a scorgere il "Monumento Inox 2002" di Attilio
Pierelli, che Ambrosini ebbe modo di conoscere proprio in occasione
della prima edizione di "Incantesimi". La grande scultura,
formata da due lastre in acciaio, traduce in linguaggio plastico la
ricerca matematica condotta in maniera sistematica dall'artista già
a partire dagli anni Sessanta sullo spazio non euclideo, l'"Iperspazio".
La proprietà specchiante dell'acciaio consente la visione multipla
dell'opera stessa da differenti punti di vista, come se l'osservatore
stesse ruotando attorno all'oggetto o, viceversa, l'oggetto ruotasse
in asse rispetto alla visuale dell'osservatore. Questa integrazione
tra oggetto e movimento, quindi tra spazio e tempo, consente all'opera
di penetrare la quarta dimensione ("la dimensione proibita ai
sensi"), visualizzando il concetto di "durata".
Scendendo verso il cuore dell'area e ci si trova immersi in una seducente
atmosfera sonora: le "Arpe eoliche" di Mario
Ciccioli entrano in risonanza grazie al soffio dei venti e restituiscono
un suono primordiale vicino alla vibrazione cosmica di fondo che,
in un "regressus ad infinitum", rimanda ad una dimensione
pre-uterina anteriore all'esistenza, nell'ontologia dell'universale.
L'opera di Ciccioli, che nasce come installazione, sarà sostituita
da un'altra a carattere permanente di cui è già pronto
il progetto.
Le Arpe eoliche si trovano esattamente a metà tra il versante
sud e il versante nord che ancora non conosciamo, per cui proseguiamo
in questa direzione la nostra passeggiata.
Immersi in una profumata vegetazione mediterranea costituita da ulivi,
cespugli e ginestre, si procede incontro al sole ormai prossimo a
tramontare.
Sulla destra, una grande lapide in peperino alta 2 metri proietta
la sua ombra sul terreno, un putto, una scritta: "Amore ogni
volta una dissipazione ogni volta un trionfo" (1998). Eugenio
Miccini, poeta visivo di cui si è già detta la continuata
frequentazione con Ambrosini, affida il suo "messaggio poetico"
(secondo lo schema di Jakobson) a due codici semiotici indipendenti,
la parola e l'immagine, che, scrive Roland Barthes, "diviene
una scrittura a partire dal momento in cui è significativa".
L'intreccio tra i diversi livelli d'informazione produce il carattere
polisemico dell'opera, il cui significato permane nel segno e nel
processo narrativo più che nel racconto in sé.
La visita volge al termine, il giorno dell'inaugurazione saremmo potuti
passare attraverso "Erba", il "corridoio sulla strada"
di Uemòn
Ikeda prima di giungere al terrazzamento che segna il confine
occidentale del parco. Un grande telo di stoffa rossa legato in mezzo
agli alberi delimitava il sentiero del percorso, su cui volutamente,
in quel tratto, era stata lasciata l'erba alta, e si frapponeva come
un diaframma nel vuoto. L'installazione dunque, ripropone il tema
della chiusura rispetto allo spazio aperto, centrale nella ricerca
dell'artista giapponese, continuamente contaminata dai segni di una
ricca cultura d'origine.
Parco Canale Cardello può considerarsi come l' "opera
biomorfica" di un artista, reificazione di un lungo processo
stocastico svoltosi in questi luoghi per quasi cinquant'anni, di cui
ogni artista ha rappresentato una realtà collettiva ed unica
insieme. Nel simboleggiare la non-dualità, iconicamente espressa
dal Tao cui si allude nel logo, il Parco mira a fondere insieme le
contrapposizione archetipiche più ataviche: Amore e Morte,
Natura e Storia, Materia e Energia, Uomo e Donna.
"sOgn'Ogn'Or
sOgn'Ogn'Or
sOgn'Ogn'Or gnOr gnOr a
questo mondo ch'è maschile
trasformarsi al femminile [
]"
(Tomaso
Binga 1999)
Notizie utili
Ubicazione:
S. Marino al Cimino (Vt), località "Canale". Si raggiunge
mediante l'Autostrada del Sole (A1) Roma-Firenze: uscita Orte. Da
Viterbo: SS Cassia in direzione Roma, bivio per Tobia, strada del
Diavolo; da Roma, SS Cassia in direzione Viterbo, a Cura di Vetralla
bivio per Tobia, strada del Diavolo.
Ingresso
libero su appuntamento
Informazioni:
· Università della Tuscia, telefono: 0761/ 357679; e-mail:
cristallini@unitus.it
· Parco letterario e delle arti Canale Cardello 0761/378416,
e-mail: ambrosini@carky.it
sito internet:
www.canalecardello.org
- www.canalecardello.it