la rete reale virtuale dell'arte contemporanea

megazine ®

interviste
articoli tematici, monografici, inchieste
rubriche
art in theory
protocollo critico
elzeVirus
extentions

numeri arretrati
ultimo numero

 


Achille Perilli, LEOCAVE, 1949, tempera su carta, 50X32,5



Achille Perilli, FRAMMENTO DI SPAZIO INFINITO A, 1950, tempera su carta, 24X31,5

 


Vetrina della galleria libreria 'L'Age d'Or' in Piazza di Spagna a Roma, 1950

 


Manifesto di 'Forma 1', 1947

 

 

 


extensions

L'AGE D'OR DI FORMA 1 di Elisabetta Cristallini

Il 19 maggio si è inaugurato al Museo Laboratorio di arte contemporanea il ciclo Letture Attive /Active Lectures con la presentazione del libro di Achille Perilli L'Age d'Or di Forma 1 con Introduzione e apparati scientifici di Elisabetta Cristallini, edizioni De Luca.
All'incontro/confronto sono intervenuti oltre all'autore, che è uno dei più grandi artisti del secondo dopoguerra, il direttore del Museo Laboratorio Simonetta Lux , Fabrizio D'Amico, Antonella Greco, Pia Vivarelli e Elisabetta Cristallini, curatrice anche di una mostra di carte di Achille Perilli e di documenti d'epoca che assieme al video Forma 1, racconto a due voci di Lucia Cardone e Cristiano Giometti, hanno integrato visivamente la Lettura Attiva del testo.

Riproponiamo qui di seguito un brano tratto dall'Introduzione al libro. L'attitudine alla scrittura di Achille Perilli è connaturata al suo essere artista. Non che la pittura dipenda da essa o che si renda necessaria per la sua comprensione. E' una testimonianza parallela a quella della pittura che si sviluppa in articoli di critica d'arte (di "riscoperta" e rivisitazione anticonformista già quelli apparsi sul finire degli anni '40 su "La Fiera Letteraria" e poi negli anni '50 su "Civiltà delle macchine" e "L'esperienza moderna"), recensioni di mostre (tutte lucide e talvolta polemiche, come la recente serie pubblicata sul settimanale "Diario"), dichiarazioni di poetica e testi teorici (da Sono due spazi del 1951 a Teoria dell'irrazionale geometrico del 1974, fino al recente L'allegria del colore, del 1998). I suoi scritti non hanno carattere letterario o poetico - la prosa è asciutta, limpida, precisa - bensì riflettono sulle ragioni stesse della pittura, sondano i meccanismi della creatività col fine estremo della conoscenza. Così se il momento della ricerca pittorica è intimo e segreto, i risultati via via raggiunti spesso sono accompagnati da testi teorici che chiariscono le motivazioni del percorso intrapreso in un continuo misurarsi non solo con se stesso ma con le problematiche aperte dai grandi artisti di questo secolo. Perché il suo è un discorso mai interrotto con le ragioni pittoriche e teoriche dei maestri delle prime avanguardie, parte da lì, da un continuo rileggere, da un instancabile smontare e rimontare pezzo a pezzo quelle ricerche per "creare" un'inedita pittura, avanzando nuove ipotesi che fanno perno sui concetti di massima complessità e ambiguità. E dalle prime avanguardie Perilli accoglie anche il nodo progettuale di rifondazione radicale del linguaggio e dell'espressività, inscindibile da un ripensamento globale del modo di guardare la realtà degli uomini e delle cose che va oltre la loro apparenza per inoltrarsi - con un lento processo di svelamento - negli aspetti più nascosti, reconditi e misteriosi. Secondo un procedere sperimentale caratterizzato da una continua rivedibilità di valori e di certezze, Perilli sembra riprendere il progetto bretoniano di un'arte in grado di liberare la creatività latente degli individui e che quindi un'esteticità diffusa avvii un processo di liberazione individuale e collettiva. Se questa problematica era già in nuce nel manifesto Forma 1 (e negli articoli apparsi sulla rivista) prenderà corpo negli anni a seguire con la creazione di alcune riviste, a riprova che il testo scritto nell'ipotesi progettuale di Perilli è un mezzo necessario tanto quanto la pittura, anche se da essa sempre scaturisce. Così nel '57 nasce "L'esperienza moderna", come rivista complessiva di cultura contemporanea, dove la cultura è nuovamente intesa secondo le intenzioni delle prime avanguardie come un tutto unitario al quale concorrono più codici linguistici, al fine di trovare - attraverso il costante sconfinamento di aree espressive contigue - una base operativa comune per rinnovare e ampliare la comunicazione. Con intenzioni analoghe e con una visione sempre a 360° ai codici linguistici "affini" alla pittura (poesia/musica/teatro/architettura/design) esce nel 1964 "Grammatica" e poi in ultimo, nel 1996 la rivista-quaderno "Metek", dove Perilli raccoglie e incrocia i risultati di quell'avanguardia culturale di mèteques, di romi, di minoranze che hanno percorso e percorrono le strade di una creatività sperimentale che ha negato le modalità della comunicazione esistente, sovvertendo e trasformando codici e leggi, sottraendosi così ai canali del consenso e alle convenzioni del mercato.
Ai testi di Perilli, segnatamente a quelli teorici, spetta quindi il compito di "disegnare" non solo la pittura ma un'ipotesi progettuale più vasta che ha come orizzonte una globale remise en question di ciò che è già acquisito, rifiutando comode certezze, automatismi dell'occhio e della mente, metodologie codificate, per ricercare una comunicazione altra basata su nuove strutture linguistiche che possano restituire all'uomo la capacità di immaginare per mezzo di imprevedibili attraversamenti, slittamenti, interferenze. Se questa ipotesi prende corpo sul finire degli anni '50, l'esercizio della scrittura sin dagli esordi è un modo per obbedire alle alterne esigenze di rigore, di divulgazione e di ludico divertissement coniugando con sottili artifici, come fa in pittura, razionalità e logica con irrazionalità e fantasia con un gusto innato per l'arbitrario e per l'hasard.
E a queste esigenze risponde anche il libro L'Age d'Or di Forma 1 - il primo interamente scritto dall'artista - dove ripercorrendo i primi sei anni della sua vita di pittore (1945-1951) Perilli intreccia una narrazione in cui umori, passioni, scelte, contrasti, certezze, tensioni artistiche, creative ed emotive, "impegno" vissuto senza risparmio, con grande gioia e libertà, costituiscono la trama vitale del primo gruppo d'avanguardia astratto del dopoguerra in Italia. Solo un protagonista, un autore-attore di quelle vicende poteva restituire una storia così flagrante e trasparente, facendo "parlare" ricordi personali, testimonianze rivelatrici, testi scritti. E' un libro per la storia di quegl'anni, un racconto volutamente parziale e partigiano - Perilli non ha voluto condurre una ricostruzione sistematica - che però riempie un vuoto storico e critico (solo qualche raro libro ha tentato di colmarlo, ma in modo stringato, asettico, insufficiente). Certo molti fatti restano in controluce, molte storie intraviste rimangono sullo sfondo, ma l'intenzione dell'autore è stata di "far vedere" gli stimoli, le sollecitazioni, le convinzioni, i dati, le vicende, insomma la latitudine dello sguardo degli artisti di Forma 1 o meglio di Perilli negli anni in cui è attivo quel gruppo.