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rete reale virtuale dell'arte contemporanea
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articoli tematici Teoria e
prassi al femminile nel sistema dellarte dagli anni 70
ad oggi. Nella storicizzazione del xx secolo lo screening identificatorio maggiore consiste nellapertura, nella dilatazione, nel superamento dei limiti. Ciò avviene in tutti i campi del sapere e della prassi. Ovvio, che larte non sfugga a questa tendenza anzi, proprio la prassi e la teoria avanguardista , caratteristiche tipiche del Novecento, eleggeranno larte a territorio privilegiato nel quale promuovere lidea oltranzista di sistematica rottura con la tradizione, verso il nuovo, laltro. E laltro, sarà anche in questo secolo lingresso e laffermazione dellidentità femminile nella cultura e nella società. Soprattutto dagli anni 70 in poi si assisterà ad una massiccia e vigorosa presenza femminile sia come artiste, autrici delle opere, sia come critiche, storiche e curatrici di mostre darte. Ambiti confinanti e consustanziali che daranno organicamente vita ad una realtà inedita, di parità tra i sessi sulla scorta di una sconosciuta autocoscienza, e principalmente di una nuova percezione del proprio corpo e del proprio ruolo. Con grande energia e determinazione le artiste degli anni Settanta hanno saputo affermare la propria identità di artiste-donne. Il loro lascito alla fine del 900 non è più la sola rivendicazione del potere essere donne e al contempo artiste ma nella estensione ed espansione delle potenzialità antropologiche femminili alla cultura artistica. Se rivoluzione si è compiuta nella cultura visiva dellultimo quarto del 900 questa concerne, al di là delle poetiche della sparizione, dellimmaterialità, della perdita di visibilità, o forse in stretta concomitanza con le stesse, lavanzata di un arte al femminile che, fino a quel momento relegata ad un ruolo di subalternità si afferma decisamente con una forza ed una consapevolezza sconosciute. Il processo di definizione non sarà monotematico né conchiuso in una forma unica, troverà invece nelleteronimia delle diverse sue manifestazioni ed implicazioni la sua identità. Unidentità tesa in primo luogo al riconoscimento del pieno statuto di legittimità allarte al femminile. Lobiezione di una preesistente liceità del fenomeno non trova conferma nella prassi che vede, come già era stato nei secoli passati, decisamente esigua la presenza femminile nel panorama dellarte. Sembra quasi che la sparizione delloggetto arte, il processo di spostamento a livello gnoseologico della prassi artistica, abbia favorito la promozione dellarte femminile. Ovvio che al fenomeno non sia estraneo il movimento femminista, ma questo rappresenterà una spinta iniziale col tempo poi risoltasi in dato acquisito. Dapprima confinata nei soli Stati Uniti ed Europa la diffusione di questa nuova realtà delle donne nellarte approda nellultimo decennio del secolo ad una dimensione mondiale, interessando lEstremo Oriente e lAfrica. La molteplicità dellevento si concretizza con modalità e manifestazioni non sempre linearmente consequenziali anzi addirittura a volte tra loro antitetiche. Schematizzando per grandi mappe, mentre da una lato, ci si ostinerà nel recupero e nel riscatto della manualità femminile quasi per volersi affrancare da modalità creative e performative altrui o prettamente maschili; dallaltro, ed in funzione diametralmente opposta si cercherà programmaticamente di impiegare metodi e strumenti neutri, forzatamente alieni ad una prescrittiva sessista come lo sono i mezzi tecnologicamente avanzati , dalla fotografia , alle manipolazioni fotografiche, al video, al web. Alle procedure tecniche non passibili di sospetta contaminazione pregiudiziale si affiancano le poetiche del corpo come la body art e la prassi delle performances. Le distanze operative e concettuali finiranno per poter essere affiancate in nome di una comune identica effettività. Il lavoro dellamericana
Barbara Kruger 1 riflette
la scoperta evidente nellarte contemporanea del potere formativo
delle immagini, la capacità dei segni di influenzare profondamente
le strutture del pensiero. Tutto ciò non si esaurisce nella
mera messa a nudo e nel conseguente appropriazionismo del meccanismo
ma diviene uno strumento politico. Attraverso il ricco arsenale
di immagini inventate e da lei manipolate, Kruger ha lavorato sul
sovvertimento di rappresentazioni stereotipiche distruggendone e
ribaltandone il coefficiente di potere in esse insito.In vari suoi
scritti, lartista che si cimenta parallelamente nella scrittura
critica ha descritto il centro del suo interesse nel panorama delle
relazioni sociali che emergono dalle immagini. Un lavoro, il suo,
che stabilisce rapporti di vicinorietà con la sociologia
ma soprattutto con lazione politica.Questultima nel
suo lavoro si esplicita nitidamente come rivendicazione e riscatto
da qualsivoglia situazione di subalternità. Già nel
1969 quando si affaccia esplicitamente nel mondo dellarte
contemporanea, Kruger dichiarerà di provare un grande senso
di alienazione, dovuto in parte alla sua provenienza
dallambito del design, dallaltro dallindiscussa
supremazia maschile nellarte contemporanea. Ma ancora nel
1985 al Museum of Modern Art di New York aprirà i battenti
una mostra intitolata "An international Survey of Painting
and Sculpture" dove in una lista di 169 artisti chiamati ad
esporre solo 13 risulteranno essere donne, mentre tutti erano bianchi
senza eccezioni e provenienti per lo più dagli Stati Uniti
o dall'Europa. Fu allora almeno secondo quella loro stessa biografia
autorizzata 2 rinvenibile
nel loro sito web che nacquero le Guerilla Girls. L'intento dichiarato
era fin da subito e sarà anche in seguito quello di combattere
un pregiudizio descriminatorio nei confronti delle minorità:
le donne, i neri o comunque tutti coloro che normalmente il sistema
dell'arte contemporanea aveva fino a quel momento tenuto alla larga
dei circuiti ufficiali. Così hanno spiegato la scelta del
nome "We wanted to play with the fear of guerilla warfare,
to make people afraid of who we might be and where we would strike
next. Besides, 'guerilla' sounds so good with 'girls'". Ed
anche la resistenza a farsi ingabbiare nello stereotipo un po' patetico
di artiste donne, di colore un po' etniche, ha trovato un'efficace
risposta nella scelta dell'umorismo, del sarcasmo veicolato soprattutto
attraverso l'edizione di posters che divengono lo strumento comunicativo
privilegiato. La scelta dell'anonimato è poi il tema dominante
capace in effetti di assoldare potenzialmente tutte le donne tra
le Guerilla girls, una scelta che di per sé vale il credito
rivoluzionario di cui ha goduto il gruppo come a non volere a nessun
costo cedere alla lusinga della celebrità, del culto della
personalità e dell'arricchimento. Anche in Italia la presenza femminile diventerà preponderante negli anni Novanta, tra le prime ad emergere nel panorama nazionale ed internazionale oltre a Carla Accardi, possiamo ricordare Daniela De Lorenzo, Bruna Esposito, Liliana Moro, Eva Marisaldi, Vanessa Beecroft, Laura Palmieri, Claudia Peill, Sukran Moral, Grazia Toderi. Questultima è stata chiamata insieme ad altre quattro giovani artiste a rappresentare lItalia nella Biennale di Venezia del 1999. A margine sorprende che la stampa abbia in questa occasione sottolineato lattenzione che la suddetta rassegna destinava alle donne attribuendo loro i premi finali, segno evidente di una realtà considerata ancora nuova, inedita, distante dagli stereotipi culturali evidentemente imperanti. Il rischio di una lettura antropologicamente descriminatoria e ghettizzante nei confronti delle prassi artistiche al femminile sembra essere costantemente in agguato. Una lettura che peraltro risulterebbe anche riduttiva rispetto a scelte operative che per lo stesso fatto di venire contrassegnate come vocazionalmente femminili inficiano la complessità e lirriducibilità a troppo facili schematismi delle esperienze in esame. Se ad alcune rassegne espositive ed anche alcune pubblicazioni occorre riconoscere lindiscusso merito di essersi mostrate attente proprio al côté femminile di una larga parte della produzione artistica, questo discrimine mostra oggi al contempo un grosso limite proprio nellinsistenza con cui tale differenza viene posta in essere. Si potrebbe arrivare a dire, impiegando una circomlocuzione, che da questo punto di vista oggi ai generi artistici si sarebbero sostituiti i generi sessisti nellarte, per cui prima ancora di declinare le caratteristiche intrinseche ed estrinseche di un lavoro, se ne declina la generalità di sesso. Il fenomeno per fortuna è sempre più circoscritto, e per buona pace di tutti sono sempre più frequenti le iniziative artistiche in cui per motivi contingenti le loro motivazioni siano nellelenco dei partecipanti presenti solo artiste donne e ciò non venga in alcun modo fatto notare. Ovvio che il discorso asssume connotati differenti se si varcano i confini dellOccidente, in molte realtà dei cosiddetti paesi del Terzo mondo cè una netta prevalenza di artiste donne ed il fenomeno, laddove si lega a strutture sociali ed economiche che separano decisamente lattività delle donne da quelle degli uomini, non può che essere affrontato a partire da una preliminare analisi etnologica. Nel rapido excursus
delineato, per quanto riguarda la critica e la cura dellarte
contemporanea sono in questa storia rintracciabili modalità
di acquiescenza per lo più identiche. Una stessa diffidenza,
una stessa difficoltà a metabolizzare lingresso della
realtà femminile nellarte si registra nel campo ancora
più ispido della critica darte dove pregiudizi ancora
più atavici sembrano frenare fino agli anni 70 lespressione
alle donne. In Italia nel
1969 era uscito a Bari Autoritratto di Carla Lonzi 4
costruito con una sequenza di interviste che lautrice aveva
fatto ai protagonisti dellarte contemporanea cercando di tracciare
al di là e consustanzialmente al loro profilo anche il proprio.
Il tentativo della critica di superare la separazione dei ruoli
di artista e di critico essendo entrambi implicitamente creativi
e critici la condurrà negli anni successivi ad abbandonare
definitivamente la critica darte e ad avvicinarsi alla militanza
femminista dove avrà a cuore in particolare la rivendicazione
di tutto lambito della creatività al femminile. Oggi,
critiche e storiche d'arte sono ormai una realtà ineludibile
anche nelle grandi rassegne internazionali: l'ultima Documenta è
stata curata da Catherine David.
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