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Roberto Annecchini - Regina Hübner, "Together - Diario", 1999
diaproiezioni su parete e nastrovergine
cm.450 x 430 x 300


Roberto Annecchini,"Room for thought", veduta parziale della mostra tenutasi nel settembre 2001 alla Gasworks Gallery di Londra.


Roberto Annecchini, "La distanza come modello di valutazione", 2001
diaproiezione su parete.


Roberto Annecchini + Regina Hübner + M.Kubo, "Con - sequenze", 1994,
veduta dell'allestimento , galleria Nova, Torino.

art in theory

UNITA’ COMPARATIVE
Roberto Annecchini

Arte = come risultato ad una reazione ad una cultura postmoderna e “traduzione” appropriata per esprimere i concetti nelle forme, nelle figure e metodi più idonei per manifestare uno “scarto” uno “slittamento” riguardo istanze formali ed estetiche venute ad esaurirsi dopo un lungo itinerario di smarrita ricerca sperimentale.
Un esercizio di tipologia linguistica volta ad un superamento relativo alla formazione culturale già assorbita precedentemente.

Arte = come esigenza allo smisurato ed incontrollato utilizzo di maniera e decorazione di un approccio ed intervento esente dal delimitare delle basi costruttive per un “progetto” concreto e funzionale “in progress”.

Una indicazione, una scelta, una motivazione;
responsabilità di comportamento.
Un distanziamento, una metafora, una sospensione;
riduzione concettuale “apochè”.
Un dubbio, un abbandono, una pausa;
condizione di libertà – da.
Una trasposizione “abitare poeticamente”.

Arte = come orientamento del proprio modo di pensare, agire e proporre arte. Condizione di estraneamento e riflessione per una possibile trama per rispondere con proprietà antagonista ed analitica al diramarsi in dismisura dei tanti neo-ismi di facile rilettura di linguaggi già omologati e nomadicità postmoderna.

Arte = come urgenza di “scansionare” un possibile metodo e modello per una “unità di misura”.

Un’operazione analitica, esempio linguistico, modo di pensare, metodo
di pensiero per disporre un ascolto al visibile.
Abitare la strutturazione del linguaggio, della nostra storia.
Una “distanza” come responsabilità critica e testimoniale;
complesso gioco di rimandi mnemonici, in un collage visuale tra vissuto
personale e memoria collettiva.
Un “luogo” di esercizio, sincronico coabitare tra presenza ed assenza:
una pratica testuale e testimoniale.

Arte = come “vivere” con “pratica testimoniale” un percorso di ricerca sperimentale. Reazione alla “maniera” postmoderna.

Arte = come “filtro” tra “stati di cose”.
Un suggerimento in corrispondenza come interpreterebbe il gusto del profilo decadente di un Verlaine.

Una sospensione linguistica…. la funzione
di pausa e di distanziamento; come indicatore
di una pluralità di contestualità.
Il fluire del pensare e successivamente la reazione dell’agire necessita
di un periodo di intervallo, di controllato rallentamento, di
distanziamento;
per una comunicazione tra “noi” e “altro”.

Arte = come “percorribilità” del tempo con un atteggiamento costruttivo, analitico e funzionale; uno sguardo attento e consapevole sulla realtà quotidiana.

Arte = come dialettica di opposti e contrari; esigenza logica “di traduzione” per un principio ed indirizzo reso inizialmente solo formale.

Una percezione come ascolto di una dimensione
di apertura verso l’esterno “l’aprirsi all’altro”.
questa pausa di percorribilità può focalizzare e generare un “disegnare”
una responsabilità di una “condizione” psico-fisica che acquisisce una
conoscenza ed un sapere.

Arte = come verifica di contenuti ideologici a confronto delle realtà più complesse e diversificate.

Arte = come similitudine di pensiero e rischio calcolato di misurarsi nella sincronica collaborazione. Modellando il proprio lavoro per le esigenze dell’altro interlocutore.

Arte = come sconfinamento con altri “generi”. Conoscenza di metodo di lavoro dell’altro e di “altro”.

Questa dilatazione temporale, costruttiva e funzionale, è una delle possibilità di ricerca per conoscere sé stessi e l’altro, di abitare la distanza, un’idea: la nostra.
Assumerla come possibile “modello” di valutazione e di misurazione.
Una condizione soggettiva come la identificava Nietzsche; un atteggiamento, un modo di “come” stare nel proprio habitat intellettivo. Una ricerca tra “noi” e il mondo.
In questi casi nasce una maggiore convinzione sul controllo dell’operato di se stessi, perché si accumula una parte del sapere dell’altro interlocutore; ed il “sapere di non sapere” prassi socratica.
Questa è una sostanziale differenza e ricchezza che si conosce e “abita”. Modello di stabilità dialettica per un continuo evolversi “in progress”.
Una unità di misura !
Questa soluzione etica, effetto bilanciato duale di contrari ed alternanze, gioco di “pieno e di vuoto”, svuotamento e raccoglimento; è l’essere “nella” distanza come sostiene Rovatti.

Arte = come “condizione” privata, esternata ad un pubblico. Risposta ad un interlocutore o all’elemento antagonista da cui vogliamo differenziarci e distanziare.

Arte = come valutazione con la storia e la memoria.

Arte = come questionario per essere valutati e replicati.

Arte = come gioco capzioso di pesi e contrappesi, misure e slittamenti, rimandi e ritorni, rimi e pause.

Un distacco da sé stessi, una decostruzione soggettiva. Una impersonalità oggettiva sul reale.
Un intervallo, un vuoto, un’attesa; nomadicità di un dire ed agire.
Uno scarto semantico, una percezione angolare, un diaframma, due coordinate nel linguaggio visuale.

Arte = come “messaggeria” non virtuale, ma esplicita nella sua forma comunicativa. Questa tipologia affonda le radici nel “gioco d’azzardo” di prevenire ed intuire le mosse strategiche dell’avversario reciproco.
Personalmente non credo molto nelle grandi comunicazioni mediatiche di massa. I grandi cambiamenti si compiono in silenzio, con un lungo costante iter di piccoli ma importanti mutamenti. Una continuità di ricerca e di responsabilità; carico del ruolo che ci si appresta ad assumere.

Un “guardare” più che essere guardati; momento per conoscere e comprendere cosa ci accomuna e cosa ci differenzia nella nostra cultura di individuo e di società. 1

E’ un problema “etico” e “politico” di ri–costruzione del tessuto dell’operato di “identità critica – identità artistica”. 2
Il “dovere” dell’artista è anche quello di riprendere ad assumere delle consapevoli responsabilità e delle implicazioni e funzioni reali di natura e di ordine sociale, culturale e politico. Con il fine di ri-generare una nuova coscienza di identità critico-artistica “funzionale”; patrimonio della nostra cultura.

Roma, dicembre 2001

 

Note:

  1. Opera testuale interpretata in pubblico in una lettura in versione inglese (R. Rosewarne) e in italiano (R. Annecchini) in occasione della mostra personale “Room for thought” di R. Annecchini a cura di I. Amore presso Gasworks Gallery di Londra, 8 settembre 2001.
  2. “Identità critica – identità artistica” è il titolo di un approfondimento testuale e testimoniale di Patrizia Mania, presentato in occasione della rassegna internazionale “Viatico di arte e critica” a cura R. Annecchini, P. Mania e D. Scudero presso CHANGE studio d’arte contemporanea di Roma nella stagione espositiva 1999/2000 e successivamente nella rassegna internazionale “Viatico [vi’a:tiko]” nel 2000 presso ak Galerie/ Home Abroad e.V. di Francoforte sul Meno a cura di C. Protto