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"La natura ama nascondersi", 1996
installazione: scaglie di peperino, tubo luminoso flessibile, diametro 200 cm circa.
"Incantesimi - Hic et Nunc", Borgo Medievale, Bomarzo, 1996.


"Seguire il modo di comportarsi dell'acqua senza averne uno proprio", 1998
Installazione: gouache su carta, cm 300 (h) x 23; pietre di fiume.
Performance (interprete: Silvia Chiavacci; voce registrata: Franco Mazzi; musica: Eduard Artemev).
Libro dipinto su leggio, sabbia, luce azzurra.
"Seguire il modo di comportarsi dell'acqua senza averne uno proprio", Change, Roma, 1998.


"Mobile-Immobile", 1996
Beta SP, PAL, 6'08", musica di Luca Spagnoletti.
"XVIIe Festival International Vidéo", Locarno, 1996 (in concorso).



"Come l'acqua che scorre", 2000
Beta SP, PAL, 10'07"
"Œuvres d'être...works of being...opere d'essere", Temple Gallery, Roma, 2000.

Interviste


TOUT PEUT NAITRE ICI-BAS D'UNE ATTENTE INFINIE.
In questo mondo tutto può nascere da una attesa infinita.
Silvia Stucky


Marie Eve Gardère intervista Silvia Stucky

Marie Eve Gardère: Quali sono le tappe della tua ricerca artistica?
Silvia Stucky: Posso distinguere tre momenti. Inizialmente utilizzavo la carta, piegandola, in lavori dove l'elemento predominante è il colore.

Marie Eve: Quale colore?
Silvia: Tanti colori. L'essenziale non era tanto la forma finale del lavoro quanto il suo farsi.
Il secondo momento ha due caratteristiche: da tanti colori diversi mi concentro sul blu, tanti blu, e la forma diventa la più semplice possibile. E' una semplificazione verso il quadrato o il rettangolo.

Marie Eve: Un quadro?
Silvia: No, non un quadro. I miei lavori hanno un processo formativo in cui tutto concorre: il tempo, i materiali, le carte di solito morbide, leggere ma che assorbono molto colore, un colore molto liquido. Da questo processo formativo emergono due concetti: l'acqua e il vuoto.

Marie Eve: Perché? O piuttosto, come? Come ha scritto Patrizia Mania nel 1998, "il blu è tra i colori il più immateriale, è presente in natura solo quasi come trasparenza, fatto cioè di vuoto: si pensi al vuoto dell'aria, dell'acqua, del cristallo".
Silvia: L'acqua è il colore che impregna la carta, il vuoto è dato dall'assenza di soggetto. Le superfici blu non 'contengono' nulla, sono se stesse. L'acqua in tutte le sue manifestazioni è per me l'elemento centrale, che unifica, raccoglie, motiva e supporta tutto quello che è alla base del lavoro. L'acqua è l'elemento duttile, liquido, che vince l'elemento duro e rigido.Attraverso l'assenza di soggetto, il vuoto, voglio far emergere il senso di calma, di tranquillità, di armonia e di purezza che troviamo nella natura. Il mondo naturale, da sempre, è per me un importante punto di riferimento. Uso i colori del cielo, del mare, di quei fenomeni naturali che coinvolgono luci e azzurri diversi.

Marie Eve: "La natura ama nascondersi", realizzato per la mostra "Incantesimi" curata da Simonetta Lux a Bomarzo nel 1996, è il primo lavoro che nasce totalmente insieme al luogo in cui hai deciso di collocarlo.
Silvia: Sì. Il luogo in cui realizzai questo lavoro era esterno rispetto alle abitazioni, e interno rispetto alla strada. Il sole entrava per una piccola finestra, e di notte era del tutto buio. Notate queste caratteristiche dell'ambiente, pensai un intervento che ne utilizzasse gli stessi elementi: scaglie di peperino grigio, pietra con cui è costruito il paese, e un tubo flessibile luminoso blu, luce che appariva debole di giorno e forte di notte. Il lavoro nacque dall'osservare le cose minute del luogo, le connessioni, la continuità attraverso una costante mobilità: il meccanismo del mondo che -come osserva Eraclito- la natura ama nascondere.

Marie Eve: L'acqua è 'elemento duttile, liquido'. Penso alla installazione che hai realizzato allo Studio Change nel 1998 "Seguire il modo di comportarsi dell'acqua senza averne uno proprio". Dietro l'acqua, oltre l'acqua, potrebbe esserci l'attenzione?
Silvia: Quel lavoro è stato per me una porta: capire a pieno che l'essenziale è un'attenzione profonda, un'attenzione rivolta alle cose come se io fossi quello che guardo, quello che ascolto, l'acqua che scorre... Guardare l'acqua, guardare fuori della finestra è qualcosa che ho sempre fatto, da molto prima di chiedermi perché lo facevo. Guardare sempre un pezzo di cielo, per capire cosa è quel pezzo di cielo. Ricordo la frase di Rilke che mi hai dato: "J'aimerai pouvoir sortir de mon coeur et m'en aller sous un ciel immense". Il momento presente può essere infinito, la mobilità può essere immobile. "Mobile-Immobile", "Mutabile-Immutabile", "Come l'acqua che scorre", "Seguire il modo di comportarsi dell'acqua senza averne uno proprio": questi lavori riguardano lo scorrere. Il guardare le cose che sono lì a prescindere da me. Semplicemente esistono.

Marie Eve: "Mobile-Immobile" è il tuo primo video, del 1996. E' il titolo di diversi altri lavori. E' anche una video-installazione per la Biennale delle Arti Elettroniche del 1999, dove lo spettatore poteva entrare, osservare, abitare...
Silvia: Sono lavori diversi che hanno radice comune in un passo del "Tao Tê Ching": "Tutte le cose operano insieme. Le ho osservate ritornare, e le ho viste fiorire e ritornare ancora, ognuna alla sua radice. Questa, vi dico, è l'immobilità".
Anche se diversi, questi lavori sono legati dagli stessi elementi: l'acqua, il respiro, l'attenzione. Attenzione che non significa solo accorgermi di quello che è intorno, di quel che accade o che vien detto sulle cose. Significa soffermarmi, respirare. Quando abbiamo girato il mio video "Cinquante-trois minutes", a un certo momento ti ho chiesto di fermarti e guardare verso un alberello. C'era qualcosa di particolare da vedere? No, si trattava solo di guardare, solo di respirare. Di questo parla Hélène Cixous: "Come la si ottiene una simile leggerezza, una simile passività attiva, una simile capacità di lasciar venire e di sottomettersi al processo? Siamo così pesanti, così ostinatamente attivisti, così impazienti. Come potremmo giungere, attraverso le nostre memorie troppo ammobiliate e i nostri musei di parole, al giardino dei princìpi e dei fruscii?"

Marie Eve: Su che cosa lavori in questo momento?
Silvia: Sto facendo molte foto. Boschi, nebbie, orizzonti, cieli, acque, che cerco di fotografare in modo aperto, assoluto, 'senza io'.

Marie Eve: Un pensiero diventato immagine. Quali influenze hanno marcato il tuo lavoro?
Silvia: L'osservazione attenta di Monet, la ripetizione degli stessi soggetti, la serie infinita delle "Ninfee". E l'assoluto dei colori di Matisse. Entrambi attingevano all'Oriente.
Di loro e di Hokusai e Cézanne, Hélène Cixous ha scritto: "È forse la più grande lezione che ci dà la pittura: slanciarsi fuori di sé".

Marie Eve: Un artista, un'opera di oggi?
Silvia: Il lavoro di Richard Serra all'ultima Biennale di Venezia. Aveva forza e semplicità. Un'opera monumentale, assoluta in cui entrare e sentirsi parte di essa.

Marie Eve: Il labirinto che porta al centro, un centro spazioso e aperto.

Roma, ottobre 2001


Marie Eve Gardère, psicologa.


"Mobile-Immobile", 1999
Installazione: gouache su carta, cm 60x60, montata su alluminio; 12 gouaches su carta e 12 stampe cibachrome, cm 20x20 ognuna, montate su alluminio
"Trovare gli aghi", Franco Riccardo Arti Visive, Napoli, 1999.

"Mobile-Immobile", 1999
video-installazione: due proiezioni video, ghiaia bianca, polvere di marmo, cm 300 x 600.
"I Biennale delle Arti Elettroniche", Ex-Chiesa di Santa Marta, Roma, 1999.

"Mutabile-Immutabile", 1997
Beta SP, PAL, 2'25", musica di Luca Spagnoletti.
"III Linea d'Ombra Film & Video Festival", Salerno, 1998.