la rete reale virtuale dell'arte contemporanea

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P.G.S.
Portable Group Show - Viaggio verso destinazione ignota.
di Emilia Jacobacci


Lo Studio Change, dopo un anno di assenza, riemerge in superficie.
E lo fa con una mostra che è anche un'operazione provocatoria, citazionista, raffinata.
I due vani scelti per ospitare la nuova sede dello studio nei pressi del Pantheon si presentano spogli, essenziali. Al centro, in terra, è posta, aperta, una valigia contenente diversi oggetti. Alle pareti alcune foto documentano un allestimento.

Viaggio. La valigia richiama l'idea di viaggio. Reale, virtuale, concettuale, utopico o semplicemente ipotetico, l'idea del viaggio è sempre possibilità di un altrove, idea di un essere qui ma provvisori, proiettati verso una condizione altra, in questo caso ignota o comunque non definita . Ma la valigia è anche e soprattutto un bagaglio, spazio per ciò che nel nostro andare (procedere?) vorremmo che ci accompagnasse, cordone ombelicale e memoria del vissuto, conforto tangibile al nostro essere passeggeri, heideggerianamente gettati, dunque transitori, caduchi.
Se poi in questa valigia riponiamo opere d'arte e il necessario per un loro possibile allestimento, se poi la valigia è essa stessa un'opera d'arte e se ci troviamo all'interno di uno spazio espositivo, allora questa valigia diventa la metafora di un viaggio più complesso.

Il progetto P.G.S. così com'è concepito da Roberto Annecchini e Domenico Scudero è insieme un inventario scelto dei tre anni di attività dello studio Change e la proiezione potenziale dello studio e dell'arte verso il futuro. Ma non solo.
La domanda posta esponendo la valigia come pacchetto-mostra portatile, a ben guardare, è di più ampia portata: quale luogo per l'arte contemporanea? Quale la funzione e il ruolo dell'opera d'arte, dell'artista e del critico? Quale dimensione, se non quella provvisoria e "portatile", dunque mai definitiva, per l'operazione estetica ? Quale destinazione per la realtà artistica considerata nel suo interagire complesso tra ideazione creativa , cura critica, profitto economico, portato sociale?
Al di là di ogni sterile riflessione accademica, la risposta si dà all'interno dell'opera stessa e resta, provocatoriamente, aperta.
L'allestimento delle opere in valigia infatti, in luogo d'essere realizzato - e quindi compiuto, definito, chiuso- è invece solo mostrato da alcune fotografie alle pareti: fotografie semplicemente appuntate con spilli e prive di supporto, precarie, tali da rifuggire qualsiasi perentorietà da definizione e restare non più che indicazioni di percorso , ma solo di uno dei percorsi possibili.

Così P.G.S. lascia aperte le strade ad adattamenti e rielaborazioni molteplici ma sempre nel versante di un' arte come proposta indipendente ed autonoma e chiama necessariamente a riflessione critica su quanto la realtà artistica sia compromessa dall'attuale e sempre più massiccia standardizzazione dei circuiti fruitivi- grandi musei, grandi mostre, grandi eventi- dall'invadenza di un sistema di mercato che rischia di schiacciare l'opera stessa nei suoi ingranaggi - massmedializzazione e mercificazione del portato artistico - e su quanto essa sia indipendente dalla compiacenza (complicità?) dell'attività curatoriale e critica con il sistema o da visioni estetiche soggette ai portafogli di collezionisti e galleristi. Quanto, in un simile contesto, può essa considerarsi libera?

In linea con l'attività dello studio Change di questi anni, la strategia adottata con P.G.S. si pone nel solco dei precedenti progetti operativi: progetti sorretti dalla costante sperimentazione di un nuovo, collaborativo, rapporto tra arte e critica, nell'intenzione di ridisegnare un proficuo spazio di interazione e connessione dove la prassi sia pensata sincreticamente al discorso teorico-critico.
Gli artisti proposti - Urs Breitenstein, Samantha Clarck, Amanda Currie, Josef Daberning, Kate Davis, Lucy Day, Doris Frohnapfel, Nathalie Grenzhaeuser, Regina Hubner, Rogelio Lòpez Cuenca, Christiana Protto, Terry Smith, Antonio Tamilia, Zhou Tiehai e Anne Willieme- presentano infatti lavori e progetti che, una volta immessi all'interno dell'operazione metalinguistica attivata da P.G.S. ne sono inscindibili: l'opera d'arte, non avulsa dalla relazione con l'assunto critico e con il contesto ambientale, è posta qui non alla mercé di un meccanismo critico-espositivo estraneo ed autonomo ma è parte integrante del progetto collettivo considerato come opera complessa .
In questo senso si attua il tentativo di ricomporre l'identità tra corpo mentale e corpo fisico dell'opera, tra contenuto e forma, identità prerogativa dell'arte simbolica, perduta al prezzo di una presunta libertà da sistemi - religiosi, politici, ideologici- che ci si propone di riconquistare operativamente con una critica partecipe dell'arte, assunto questo differente dalla proposta concettuale di un'arte che, sussumendo il discorso critico, se ne fa essa stessa portatrice. Se è proprio infatti del concettuale spostare l'asse creativo-operativo dell'arte verso il piano critico realizzando opere d'arte "intellettuali", con P.G.S. si compie il processo inverso spostando l'attività critica e curatoriale verso il piano operativo e introiettandola nel prodotto estetico. E' così evidente quale significato assuma la realizzazione come opera in copia unica del catalogo che accompagna P.G.S. e, analogamente, la presenza in valigia del comunicato stampa e delle schede sintetiche relative agli artisti.

Pensata e mostrata in una valigia come mostra portatile, P.G.S. offre una via di fuga verso la destinazione ignota che è meta del futuro viaggio dell'arte: propone il recupero del senso dell'opera nell'identità tra significante e significato, l'inscindibilità dell'attività curatoriale e critica da quella creativa e ideativa, l'autonomia del dettato artistico dai condizionamenti del sistema, l'essenzialità estetica contrapposta tanto alla ridondanza consumistica quanto al vuoto minimalismo di maniera, la leggerezza e l'adattabilità a diverse realtà e contesti.
Rivisitando l'ironia del gesto duchampiano, nei nuovi, particolari, spazi di via S.Chiara la mostra dello studio Change apre un varco a questa prospettiva: uno spiraglio critico ma anche fisico, tangibile, per una proposta artistica non omologata e non omologabile a strutture e sistemi, al di fuori di ogni pretesa che non sia quella della libera sperimentazione creativa tra cura critica ed opera estetica, e si proietta, con lucida coscienza, verso ogni possibile altrove.


P.G.S.
Portable Group Show
un progetto di Roberto Annecchini e Domenico scudero
Fino al 31/01/02
Change-Studio d'arte contemporanea
Via di S.Chiara 57 00186 Roma