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	<title>Mlac2010 | Mlac</title>
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	<description>Museo Laboratorio d&#039;Arte Contemporanea</description>
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		<title>L’immagine come controinformazione: le esperienze del Laboratorio di Comunicazione Militante e di Videobase</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 12:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wpcol-two-third">
<p>Giovedì 9 dicembre 2010, alle ore 18.00, il MLAC &#8211; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma, inaugura la mostra <em>L’immagine come controinformazione: Le esperienze del Laboratorio di Comunicazione Militante e di Videobase</em>, a cura di Lucilla Meloni, Simonetta Lux, Domenico Scudero.</p>
<p>Alla inaugurazione seguirà, alle ore 19.30, un convegno nel quale interverranno gli artisti Paolo Rosa, Guido Lombardi, Gianfranco Baruchello; il direttore del PAN Marina Vergiani; la curatrice Lucilla Meloni; Claudio Zambianchi, docente di Storia dell’Arte Contemporanea alla Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università Sapienza di Roma. Coordina Simonetta Lux.</p>
<p>La mostra, che propone una ricognizione delle esperienze elaborate nel corso degli anni Settanta da<strong> Videobase</strong> (Roma 1971-1979, Anna Lajolo, Alfredo Leonardi, Guido Lombardi) e dal <strong>Laboratorio di Comunicazione Militante</strong> (Milano 1975-1979, Tullio Brunone, Giovanni Columbu, Ettore Pasculli, Paolo Rosa), riflette sulla sperimentazione linguistica permessa dai nuovi dispositivi elettronici (proprio tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta “esplode” il videotape), sulle prime pratiche partecipative (che vedevano coinvolti nelle diverse esperienze gente comune e studenti), sulla messa in opera di procedimenti decostruttivi volti a svelare l’ingannevole universo delle immagini mediali.<br />
Negli anni Settanta infatti, in pieno clima concettuale, alcuni artisti indagano la natura delle immagini mediali, e, attraverso l’uso del videotape, ritenuto uno strumento comunitario, si fanno produttori di immagini “vere”, democraticamente condivise, nel desiderio di creare una “televisione di strada”.</p>
<p>Recuperando due importanti esperienze degli anni Settanta, la mostra ripropone <em>Strategia d’informazione. Distorsione della realtà e diffusione del consenso,</em> del<strong> Laboratorio di Comunicazione Militante di Milano</strong>, esposto per la prima volta nel 1976 alla Rotonda di Via Besana a Milano e a Mantova alla Casa del Mantegna, poi nello stesso anno alla XXXVII Biennale di Venezia nella sezione curata da Enrico Crispolti “Ambiente come sociale”, l’anno successivo ad Alessandria presso la Casa della Cultura (con presentazione di Umberto Eco). Si tratta di un lavoro di analisi, scomposizione e decostruzione delle immagini e dei suoni dell’universo mass-mediatico, volto a svelare le strategie simulative del potere e a promuovere la lettura critica del complesso mondo della comunicazione.<br />
Sempre del gruppo milanese viene presentato<em> Immagine arma impropria</em>, laboratorio tenuto nel marzo del 1978 presso il Palazzo della Permanente di Milano.</p>
<p>I Sette video del gruppo romano Videobase documentano le prime esperienze italiane di utilizzo del video-tape e il passaggio dal cinema d’autore al “video di movimento”. Tra i video in mostra, alcuni sono stati prodotti negli anni Settanta dai Servizi Sperimentali della RAI, (<em>L’isola dell’isola</em>, 1973/1977;<em> Il lavoro contro la vita</em>, 1979); altri realizzati nella sezione “Informazione Alternativa” della mostra “Contemporanea” tenutasi nel 1973 a Roma nel parcheggio di Villa Borghese e curata da Achille Bonito Oliva (<em>Quartieri popolari di Roma,</em> 1972/1973; <em>Carcere in Italia/Policlinico in lotta</em>, 1973). Conclude la visione il video<em> 68/91</em> realizzato da Lajolo e Lombardi con Gianfranco Baruchello, che chiude il percorso della mostra con una riflessione sulla memoria e sul rapporto tra presente e passato.</p>
<p>La mostra è stata presentata nel 2009-2010 al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli, come evento collegato al Terzo Forum Internazionale sulla documentazione e i linguaggi del contemporaneo “L’esperienza dell’arte. Il sentire contemporaneo tra immagine, suono, informazione, trasmissione”, curato da L. Meloni, S. Perna, M. Vergiani.</p>
<p>In occasione della mostra, lunedì 13 dicembre alle ore 17.00 si terrà una <strong>MasterClass</strong> dal titolo <em>L’interferenza dei codici linguistici</em>. Parteciperanno: Nanni Balestrini, Claudio Zambianchi, Domenico Scudero, Carla Subrizi, Gianfranco Baruchello, Lucilla Meloni. Coordina Simonetta Lux.</p>
<p>L’evento fa parte del ciclo espositivo del MLAC diretto da Simonetta Lux e curato da Domenico Scudero, realizzato con il contributo della Regione Lazio per la ricerca “Applicazione nuove tecnologie multimediali”, e con il sostegno della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza.</p>
<p>La mostra resterà aperta dal 9 al 31 dicembre 2010.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-11.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16442" title="SONY DSC" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-11-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-21.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16443" title="SONY DSC" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-21-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-31.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16444" title="SONY DSC" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-31-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-41.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16445" title="SONY DSC" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-41-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-51.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16446" title="SONY DSC" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-51-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-61.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16447" title="SONY DSC" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-61-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-71.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16448" title="SONY DSC" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/videobase-71-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Impellizzeri XX. Performances dal 1990 al 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 12:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Lunedì 8 novembre 2010, alle ore 18.30, il MLAC &#8211; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma, inaugura la mostra personale di Francesco Impellizzeri dal titolo<em> Impellizzeri XX. Performances dal 1990 al 2010</em>.</p>
<p>L&#8217;esposizione propone una raccolta esaustiva di tutte le performances di Francesco Impellizzeri. Documentate in video, riversate in digitale e rese fruibili attraverso un attento montaggio, rappresentano una chiave importante per la lettura della sua eclettica ma coerente produzione. È un&#8217;occasione unica dove poter scorgere i momenti salienti e determinanti della sua ironica attività artistica in cui Impellizzeri propone una visione critica della nostra società, attraverso ludiche rappresentazioni dove il travestimento è usato come linguaggio e mezzo per trasmettere sottili informazioni ad un mondo che si nasconde sotto mentite spoglie. Dalla prima performance <em>Strilli</em> alla Temple Gallery di Roma, in cui nasce Unpopop, il personaggio cantante che con pungenti testi mette in evidenza i meccanismi del mondo dell’arte, a <em>Signore e signori buona sera </em>alla Artandgallery di Milano dove viene presentata una atipica e originale sfilata di pittura, nonché le performances di <em>Lady Muk</em> alla galleria Espacio Minimo di Madrid, <em>Flambé</em> al Serena Club di New York e <em>Motocicleta </em>al DA2 Museo Contemporaneo di Salamanca, hanno favorito l’inserimento dell’artista in esposizioni internazionali come <em>Don’t call it performance</em>, al Museo Reina Sofia di Madrid, fino a ottenere un consenso critico anche all’estero.</p>
<p>Per la prima volta si potranno visionare anche progetti, disegni, costumi e foto che hanno generato i personaggi protagonisti delle sue performances. Figure stereotipate rappresentate in spettacolari e teatrali coreografie, colorati tableaux-vivants e replicate azioni minimali.<br />
Con questa mostra l&#8217;artista intende coinvolgere lo spettatore nella nascita e lo sviluppo della sua opera, per riavvicinarlo agli oggetti utilizzati con una <em>mise-en-scene</em> di un mondo che potrebbe sembrare immaginario, ma che in realtà dipinge i paradossi della nostra consumistica era.</p>
<p><strong>Francesco Impellizzeri</strong>, nato a Trapani nel 1958, vive e lavora a Roma. Nelle sue esposizioni propone performances e installazioni in cui varie espressioni artistiche (musica, teatro, pittura, ecc) si fondono per mezzo dell’ironia fino ad ottenere anche un prodotto fotografico e pittorico. Negli ultimi anni ha presentato al pubblico i <em>Pensierini</em>, fogli di quaderno delle scuole elementari realizzati in piccole e grandi dimensioni, in cui sono commentati fatti di costume, politici e privati visti come dagli occhi di un bambino ma il cui contenuto e disegno rivelano l’ironico mondo che l’artista ha sempre raccontato. Sommatoria del suo percorso sono le ultime tele in cui il colore della ricerca cromatica iniziale si fonde con i testi recuperati dagli appunti dei suoi ricchi taccuini. Ha partecipato a numerose esposizioni e fiere internazionali, trasmissioni televisive e film. Tra le pubblicazioni: <em>El ARTE QUE VIENE</em> di Paco Barragan,<em> I’ll be your mirror </em>di Fabiola Naldi e <em>The Bridges of Art</em> di Achille Bonito Oliva.</p>
<p>Sito dell’artista:<a href="http://www.francescoimpellizzeri.info"> www.francescoimpellizzeri.info </a></p>
<p>La mostra resterà aperta dall&#8217;8 al 24 novembre 2010.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong><span style="color: #ff00ff;">Lo spettacolo è servito</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> di Geoffrey Di Giacomo</span></p>
<p>(testi estratti dal catalogo della mostra Impellizzeri XX e dall&#8217;intervista di Stefano Buda pubblicata sulla rivista online “artitude”)</p>
<p>Se reputate l’opera di Impellizzeri gioiosa, scherzosa, divertente, allora siate sicuri che vi sfugge qualcosa, e credetemi, non siete ancora addentrati pienamente nella comprensione del suo operato. Apparentemente colorite e attraenti, le performances di Francesco Impellizzeri non palesano un teatrino sul quale fischiettare; inutile, poi, incitarne il bis a squarcia gola, sappiate che non ci sarà. L&#8217;artista interpreta ruoli determinanti della società moderna, il messaggio è diffuso da varie figure che sembrano appartenere all&#8217;appariscente mondo dell&#8217;immagine. Una vetrina spettacolare della scena performativa nella quale i suoi personaggi vestono i tempi e le modalità della rappresentazione teatrale. Così l&#8217;artista definisce i suoi personaggi: “<em>I miei personaggi hanno una vita autonoma, indipendente dalla mia. Usano il mio corpo per favorire una loro completa esibizione</em>”. L&#8217;opera di Impellizzeri transita in un sorta di indipendenza immaginaria con degli effetti in parte dislocati e riversati nella nostra quotidianità. Un&#8217;opera che gode di autonomia quindi, in cui l&#8217;interpretazione della realtà è frutto di un&#8217;esperienza determinata da una fusione momentanea tra l&#8217;artista e il suo protagonista. Una travolgente trasformazione di una realtà fantasmagorica libera il pensiero dalla costrizione oggettuale lasciando solo una visione della sua azione trascinatrice? Azzardo a dire che, una volta conclusa l&#8217;esibizione, i personaggi di Impellizzeri deambulano da qualche parte per il mondo ripassando i gesti della loro poetica in quanto certamente riconducibili alla vita e a persone che ci circondano. La società, vista con gli occhi di Impellizzeri, agisce sul filo del proibizionismo, nella categoria della disuguaglianza che costringe l&#8217;individuo all&#8217;isolamento. Le tentazioni del diabolico <em>Flambé</em>, pronto ad ingannare il prossimo distribuendo caramelle in cambio di un&#8217;illusoria e immediata felicità “consumistica”; la sessualità camuffata e violata di <em>Madame 700</em> illuminata con luci ad interferenza in <em>OOOH!!!</em>; il maschilismo esasperato del motociclista-macho che sfreccia sulle note della canzone “<em>Harley Davidson</em>” di Brigitte Bardot e Sèrge Gainsbourg nella performance intitolata <em>Motocicleta</em>; sono palcoscenici in cui vengono messi in discussione i problemi incentrati sulle debolezze delle persone, le incertezze di coloro che vivono la società contemporanea a pieno regime, costretti a mascherare la propria identità perché l&#8217;alternativo o il diverso viene visto come componente da abbattere. I personaggi di Impellizzeri non fanno di un&#8217;attrazione emblematica dell&#8217;immagine un modello di vita incondizionata. Preferiscono sfidare l’esperienza consolidata in una società moderna tipica degli anni 80-90, dove è forte il cambiamento di marcia e lo stile di vita rispetto ai decenni precedenti. I primi personaggi, <em>UnPoPop</em> e <em>Rinkoboy</em>, manifestano sin da subito le intenzioni a decifrare quegli stereotipi collettivi appoggiati su un&#8217;estetica della moda e dello spettacolo: elementi primari del business globalizzato. <em>Unpopop</em> denuncia l&#8217;arte da vetrina pensata come apparenza estetica e oggetto interscambiabile che favorisce un&#8217;industria di sola produzione.<br />
Sostenute da ideologie liberali e modi di fare alla “borderline”, le creature inventate da Impellizzeri mostrano una trascendenza che a volte potrebbe sembrare trasgressiva, spesso celata negli individui più vicini a noi. Con Impellizzeri il tabù è dichiarato, rivelato, ed è alla portata di tutti, esso si presenta pubblicamente e viene qui contemplato e condiviso. Il pubblico precipita in un&#8217;intimità secreta ed è invitato a ripercorrere i limiti di una ombrosa e probabile personalità inconscia.<br />
Il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell&#8217;Università di Roma “Sapienza” ospita una retrospettiva dell’intera produzione dell’artista riguardante le performances attraverso un percorso dinamico e flessibile. Un allestimento studiato nei minimi dettagli per l’occasione dialoga con una scenografia che accompagna le opere di Impellizzeri negli spazi asettici del museo. Un viaggio nella performance stessa potremmo dire, tra produzione e azione dell’artista, dove ogni elemento fa parte di un quadro che è l’espressione di 20 anni di ricerca a favore di un’arte impegnata nella rivalutazione di alcuni schemi sociali e culturali della nostra era contemporanea.<br />
La mostra realizzata negli spazi del MLAC si sviluppava su due piani. Al piano terra si potevano visionare i video di tutte le performances dell&#8217;artista, dal 1990 ad oggi, riversati e rielaborati con un attento montaggio video, montaggio che ho seguito personalmente durante la fase esecutiva, da lì nasce anche una figura nuova del settore video dell&#8217;arte: il<em> Curatore video</em>. Al secondo piano l&#8217;artista mostra gli oggetti, i vestiti, i progetti, le fotografie, i gadgets; coloro che hanno visto le performances dal vivo li ricorderanno bene perché hanno fatto parte delle azioni dell&#8217;artista in questi 20 anni, ad accompagnare ogni installazione una scheda descrittiva dell&#8217;opera, e illuminate da luci teatrali accuratamente disposte per modellare gli oggetti e evidenziarne i volumi con un abile gioco di ombre. L&#8217;intenzione era di trasmettere una vitalità e dinamicità alle opere e forza emotiva complessiva, anche grazie a un appropriato utilizzo di neon colorati.<br />
Non si può dire che Francesco Impellizzeri si traveste per il gusto di farlo o per ricostruire un mondo personale o un&#8217;esperienza incentrata nel proprio vissuto. Impellizzeri cambia identità attraverso quei personaggi da lui creati. In quel momento in cui nasce il personaggio, Francesco non appartiene più alla realtà convenzionale, diventa controfigura di se stesso, la sua identità diventa quella del protagonista e si immedesima in essa. È un agire mediante il proprio corpo per incaricarsi di un ruolo che fa parte di un’ambigua personalità, nuova, unica, universale. <em>Rinkoboy, Lady Muk, Rokkodrillo</em>, ecc., sono l’immagine stereotipata di una realtà che egli non copia ma re-inventa attraverso lo stesso procedimento esercitato dai mass-media nell&#8217;esaltazione dell&#8217;idolo come esempio o modello da seguire.<br />
L&#8217;artista parte dalla realtà, la analizza, e ne ricostruisce un modello fittizio e rappresentativo. La finzione è un grado di alterità che egli forza nella sua mise-en-scene, è volutamente inserita nell&#8217;opera dell&#8217;artista per arrivare alla spettacolarità dell&#8217;immagine.<br />
Da sottolineare l&#8217;importanza del pubblico nell&#8217;opera di Impellizzeri, che spesso prende avvio o viene coinvolto ironicamente e sempre in modo sottile, un&#8217;interazione minimale che si compie nel momento in cui l&#8217;artista stabilisce un contatto con lo spettatore.<br />
Ogni lavoro è diverso dall&#8217;altro, assume una propria valenza critica, si manifesta con un messaggio alternativo ed è proposto in modo alternativo. Infatti, nonostante Impellizzeri sembri formalizzarsi con un medium ripetuto (body art), in realtà dimostra un modo sempre differente di presentarsi, a volte opposto. Il messaggio è sempre presente e nulla è lasciato al caso. La musica, i vestiti, gli oggetti, le gesta e le recite, nascondono frasi o particolari apparentemente insignificanti, ma che invece colpiscono il mondo dell&#8217;arte, la società contemporanea, le ideologie ormai scadute&#8230; è un&#8217;opera apparentemente colorita e attraente, ma stiamo attenti a non lasciarci ingannare&#8230;<br />
I <em>Pensierini</em> sono l&#8217;esempio lampante di una visione critica sincera e limpida della vita espressa nei modi di vedere il mondo sotto una forma giocosa, tipica della fase infantile. In realtà, i <em>Pensierini</em>, come tutta l&#8217;arte di Impellizzeri, denunciano certi meccanismi e sistemi di coalizioni e di potere esercitati dalla ben nota società dello spettacolo, ma anche del mondo dell&#8217;arte stesso, veicolato da un atteggiamento di ghettizzazione attraverso identità consolidate fra di loro. L&#8217;Arte camperebbe di quei meccanismi resi noti da Impellizzeri? <em>S.P.Q.R. Famly, Tangentart, Gnam Gnam</em>, rappresentano una chiave di lettura di una realtà basata su sistemi di potere in vigore e regole imposte da chi esercita forme di controllo su determinate categorie sociali.<br />
A primo impatto, le opere di Impellizzeri provocano in alcuni spettatori un senso di disagio, come in <em>Bodyguard, Lady Muk o Madame 700</em>, in cui è attuata un&#8217;immagine decaduta del proprio mito attraverso un’aspra satira alla società contemporanea eretta sul vizio, sulla trasgressione istintiva e incontrollata adoperata nel privato. Il consumismo incessante è sostenuto da un’immagine pubblica ripresa e attraversata da Impellizzeri con l&#8217;invocazione di doppi sensi, atteggiamento astuto necessario alla sopravvivenza dell&#8217;enigmatica aurea dell&#8217;opera e, come sosteneva Duchamp, pratica sorretta da “un&#8217;ironia dell&#8217;affermazione” per giungere a una “bellezza dell&#8217;indifferenza”. Il messaggio di Impellizzeri è ben indirizzato ed è chiara la sua volontà di comunicare tramite allusioni, vuole entrare nello stato inconscio degli individui come accade nella canzone <em>MMMuoviti</em>, o in <em>Diva Divina</em>, dove la critica dell&#8217;artista tocca principi alti dei diritti umani come la libertà di pensiero, spesso e volentieri vittima del pregiudizio, capace di interdire le coscienze di intere popolazioni. In <em>Art Saint Loop</em> l&#8217;artista diventa portavoce di un messaggio ideologico forte e ripetuto in loop, perché deve arrivare a tutti; una performance dai movimenti calcolati nei minimi dettagli e recitata in quattro lingue, dove si intrecciano arte, religione e consumismo; per lui: “la nuova formula dell&#8217;arte devi cantare: “<em>dà dà dà dà &#8211; dì dì dì dì &#8211; dò dò dò dò &#8211; dù dù dù dù</em>!”.<br />
Il travestimento di Impellizzeri suggerisce una volontà di mascherare la propria identità per possederne altre, di ricorrere a una “versatilità psicologica” di quei ruoli che sente di rivestire.<br />
Pittore, coreografo, musicista, poeta, cantante, attore, disegnatore, regista, ecc.., come spesso accade con i grandi maestri, è nell&#8217;arte che Impellizzeri decide di riversare ogni sua abilità umanistica, di percorrerne i limiti linguistici per decorare la scena artistica. Riconosciuto dalla critica estera come anche da quella italiana, Francesco Impellizzeri è un&#8217;artista perfezionista interdisciplinare, sia del sonoro che del visivo, infatti compone spesso le basi e i testi musicali e realizza i vestiti che indosserà nelle performances. È da considerare figura portante dell&#8217;arte performativa italiana di fine 20esimo e inizio 21esimo secolo. La perfezione esecutiva e il minimalismo estetico caratterizzano i suoi lavori e sono alla base delle sue azioni, sia interne che esterne all’opera e, definiscono in modo esemplare la fase organizzativa e di preparazione dell’intera scena, senza esitazioni e improvvisazioni, proprio come accade nel teatro di scena. Vigente a ogni particolare estetico, il dialogo professionale tra curatore e artista è scorrevole e costruttivo, quest&#8217;intesa porta a una realizzazione eclettica dell&#8217;evento.<br />
In pieno postmodernismo, Impellizzeri fa una scelta non facile e ammirevole adottando un linguaggio consolidato nei decenni precedenti: la performance. Mentre gli artisti internazionali seguono un&#8217;arte supportata da medium innovativi con un linguaggio legato all&#8217;evoluzione tecnologica (come la Videoarte), Impellizzeri si cimenta in un’arte che definirei<em> Body Pop Art</em>; un’arte che riprende l’analisi teorica e visione del mondo consumistico intrapreso dalla Pop art americana, inserita poi in un contesto d’azione per mano della performance corporale. Una Pop art portata a misura d’uomo attraverso la<em> body</em>, interpretata e vissuta dalla società di massa, che vede la propria ideologia decaduta in un contatto corporale raggiungibile e tangibile. Posso dire che Impellizzeri riprende una visione tipica della Pop art americana del dopoguerra, mettendo in scena oggetti e etichette della società consumistica, ma secondo me l&#8217;artista si spinge oltre camuffando attraverso la carica dell&#8217;immagine dello spettacolo la propria intenzione o interpretazione del mondo con messaggi sottili rivolti all&#8217;arte stessa. Poi c&#8217;è da dire che Impellizzeri non copia nessuna immagine esistente, sono tutti soggetti inventati e prodotti da lui, ci si può riconoscere in loro&#8230; Un’esaltazione di una visione estetica che de-miticizza l’esperienza con l&#8217;arma dell&#8217;ironia e della semplicità mediatica vissuta in prima persona dall&#8217;artista. Allora si annuncia qui la forza di Impellizzeri, nel non seguire un’apparente evoluzione storica votasi nella corrente Storia dell&#8217;Arte e di tenersi in autonomia. Isolandosi se necessario l&#8217;artista rifiuta un&#8217;idea troppo concettuale dell&#8217;arte pur di sostenerne una propria concezione attivista e dinamica dell&#8217;opera. Un&#8217;arte assolta da una pratica “artigianale” esercitata dall’artista con cui si baratta, un’arte che diventa sempre più moda di se stessa e merce di un sistema in vigore.<br />
A un’Arte di “tendenza” o da “seguire” o di “definizione”, Impellizzeri risponde con una trasparenza concettuale a favore dell’Arte stessa, in cui è lecito e palese all&#8217;interno del suo lavoro l&#8217;inseguimento e rivelazione dei valori e principi che sorreggono i diritti umani, un livello in cui l&#8217;Arte si presume sia l&#8217;unico e irrefrenabile canale d&#8217;azione.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong><span style="color: #ff00ff;">Impellizzeri XX </span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> di Domenico Scudero</span></p>
<p>Sono passati vent&#8217;anni dalle prime apparizioni di Francesco Impellizzeri performer. Erano gli anni dell&#8217; &#8220;arte giovane&#8221;, termine che ha marchiato innumerevoli generazioni ma che ha caratterizzato per sempre quella emersa in arte tra la fine degli anni Ottanta e l&#8217;inizio degli anni Novanta. Francesco Impellizzeri con me condivide la formazione nella Roma prima plumbea del Black Out e poi sorniona della Mucca Assassina: sono elementi che segnano l&#8217;orizzonte nottambulo nel frenetico rinnovamento post-punk della città. Provenivamo da ambienti differenti ma credo ci unisse in modo determinante la voglia di fare arte, di inventare eventi d&#8217;arte che non fossero tristi e &#8220;pallosi&#8221;, come si diceva allora. Nell&#8217;ambito artistico che volevamo forgiare e che risultava come il più energico della scena giovane le mostre erano considerate un momento performativo, uno scoppio di risate in locali alternativi e autogestiti piuttosto che una sfilza di opere precedute da una lagnosa conferenza stampa con vecchi pelandroni a cavallo di sedie obsolete. Sebbene ci rapportassimo in modo diverso, lui da artista ed io da critico curatore, abbiamo vissuto insieme numerosi eventi di quegli anni, la maggior parte dei quali gravitanti nelle attività della rivista Opening e dell&#8217;Associazione Culturale Sottotraccia, delle quali ero parte attiva. Proprio in una di queste occasioni fra arte da vendere a tutti i costi per sopravvivere e feste dall&#8217;estetica technicolor, ho conosciuto Impellizzeri. Erano gli anni in cui Impellizzeri lavorava nel nobile studio di Carla Accardi e già questo lo posizionava su una dimensione attenzionata, e si stava bene attenti a non dimenticarsene. Tuttavia la sua arte in forma di quadro io l&#8217;ho sempre tenuta in poco conto rispetto al più complesso sistema di segni e di azioni che sono da sempre la forza compulsiva della sua opera. Eravamo ad una festa e credo su istigazione di Ludovico Pratesi Francesco si &#8220;espose&#8221; in una performance canora cantando <em>Vernice</em> (<em>Vernissage</em>). Non ricordo bene il luogo, ma di certo era una serata dedicata ai giovani artisti di belle speranze, la maggior parte dei quali poi sparita nel nulla, tanto per non smentire la maledizione di questa generazione schiacciata fra genitori sessantottini e figli forzisti. Impellizzeri non era ancora stato visto nella sua azione scenica ma c&#8217;era il suo talento innegabile che sarebbe emerso poi in <em>Strilli </em>(Temple Gallery, 1990) durante la sua prima personale. <em>Vernice (Vernissage)</em> (1991) è, posso di certo dire, la prima <em>hit </em>di successo di Impellizzeri. In qualche modo raccoglie alcune indicazioni su ciò che sarebbero state le sue azioni successive e su una atmosfera che si respirava in quel momento. C&#8217;era un substrato pop molto forte, anche canoro alla Camerini, c&#8217;era l&#8217;astrazione idealista, a colori vivaci e aguzzi, c&#8217;era l&#8217;impianto scenografico che faceva molto anni Novanta e l&#8217;uso disinvolto dei materiali anche tecnici con una tattilità artigianale. Quando ci presentò <em>Unpopop</em> e <em>Lady Muk</em> ad Opera Stabile nel &#8217;94, faceva divertire anche soltanto sapere com&#8217;erano realizzate quelle ambientazioni. In quell&#8217;occasione Francesco arriva con una macchina stupenda, insolita, una R4 furgoncino giallo schizzato, la stessa che è stata poi usata anche per un&#8217;altra performance più &#8220;hard&#8221;, <em>Bodygard Peep Shop</em> (Il Ponte, Roma, 1998). Tira fuori della roba, che sembra spazzatura e in quattro salti ti monta un ambiente pazzesco, con musica, luci, cuscini. Erano i primi eventi per la sua carriera, adesso già ventennale di azioni e performance. Dalle musiche pop e travestimenti da rock star, alle canzoni rappate della performance veneziana con Pratesi (<em>Canzoni in Vetrina</em>, Venezia, 1993), sino alle apparizioni in forma d&#8217;angelo luminoso. In <em>L&#8217;annuncio dell&#8217;angelo candido </em>(Torretta del Valadier, Roma, 1995), Impellizzeri conclude una sequenza di appuntamenti dedicati all&#8217;aspetto politico del contemporaneo, a dispetto di quanti consideravano questi eventi che realizzavamo solamente come una forma di intrattenimento. La performance di Impellizzeri si è poi arricchita di giochi linguistici, concettuali, ambienti scenici, e ha inoltre dimostrato la poliedricità e la versatilità della sua figura d&#8217;artista. La sua forza è quella di parlare del contemporaneo, con un taglio critico anche severo, ma senza scadere nella fiacca screpolatura della depressione, piuttosto trasfomando vizi e vezzi in ironica &#8220;vitalità del negativo&#8221;.<br />
Ho inseguito la sua mostra al MLAC per tanto tempo e si è finalmente concretizzata. Possiamo così valutare tutto il percorso delle azioni artistiche di Impellizzeri sino al 2010, anche grazie al contributo curatoriale di Geoffrey Di Giacomo, che si è occupato della mostra. Io credo che al di là dell&#8217;appariscenza di questo percorso si sia di fronte ad una figura notevole d&#8217;artista che legge da un&#8217;angolazione decisa il contemporaneo e ci offre una visione disincantata e fintamente leggera di un mondo anche interiore. Un lavoro che immagino possa essere riscoperto dai giovani &#8211; anagraficamente tali &#8211; di oggi, studenti, critici e artisti.</p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri01.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15495" title="impellizzeri01" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri01-300x240.jpg" alt="" width="270" height="216" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri02.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15496" title="impellizzeri02" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri02-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri03.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15497" title="impellizzeri03" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri03-300x201.jpg" alt="" width="270" height="181" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri04.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-15498 agydtoxlizqiawdwxdix agydtoxlizqiawdwxdix agydtoxlizqiawdwxdix dtwzosemmsfujyyuhbsc" title="impellizzeri04" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri04-260x300.jpg" alt="" width="260" height="300" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri05.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15499" title="impellizzeri05" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri05-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri06.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15500" title="impellizzeri06" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri06-300x175.jpg" alt="" width="270" height="158" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri07.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15501" title="impellizzeri07" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri07-300x262.jpg" alt="" width="270" height="236" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri08.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15502" title="impellizzeri08" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri08-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri09.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15503" title="impellizzeri09" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri09-300x224.jpg" alt="" width="270" height="202" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri10.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-15504" title="impellizzeri10" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri10-259x300.jpg" alt="" width="259" height="300" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri11.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15505" title="impellizzeri11" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri11-300x241.jpg" alt="" width="270" height="217" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri12.gif"><img class="alignnone  wp-image-15506" title="impellizzeri12" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri12-300x163.gif" alt="" width="270" height="147" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri13.gif"><img class="alignnone  wp-image-15507" title="impellizzeri13" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/impellizzeri13-300x180.gif" alt="" width="270" height="162" /></a></p>
<p><span style="font-size: x-small;">1.IMPELLIZZERI XX, invito</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">2,3. IMPELLIZZERI XX. Inaugurazione della mostra al MLAC. Photo Geoffrey Di Giacomo</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">4. IMPELLIZZERI XX. Veduta dell&#8217;installazione al piano terra, sala video. Photo Francesco Impellizzeri</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">Da 8 a 12. IMPELLIZZERI XX. Veduta della mostra al MLAC. Photo Francesco Impellizzeri</span></p>
</div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Andrea Aquilanti/Alessandro Cannistrà &#8211; MasterClass/Incontro con gli artisti</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 12:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Giovedì 4 novembre 2010 dalle ore 15.30, si terrà presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma, la MasterClass / Incontro con gli artisti Andrea Aquilanti e Alessandro Cannistrà, a cura di Giorgia Calò, in occasione della quale verrà presentata la videoinstallazione<em> 2800 GR</em>, frutto della loro prima collaborazione.</p>
<p>Nel corso dell’incontro al MLAC, Aquilanti e Cannistrà parleranno di come è nato questo progetto comune, che vede due artisti di generazioni diverse uniti nella stessa ricerca artistica, applicando un metodo di lettura trasversale. Interverranno al dibattito Liliana Maniero, Armando Porcari e Fabrizio Del Signore, le cui gallerie (Galleria Maniero e The Gallery Apart), hanno aperto la stagione espositiva autunnale rispettivamente con le mostre personali di Alessandro Cannistrà (<em>Fumo solo</em>) e di Andrea Aquilanti (<em>Galleria d’arte</em>). Coordina Giorgia Calò, Dottore di Ricerca in Storia dell’Arte Contemporanea.</p>
<p>La videoinstallazione <em>2800 GR</em>, realizzata <em>site specific </em>per il MLAC, consiste in una videoproiezione accompagnata ad una registrazione video a circuito chiuso. Il lavoro parte dalla rappresentazione di luoghi naturali, in cui gli animali si muovono in perfetta armonia. Apparentemente incontaminati, questi spazi vengono “violati” dalla presenza umana. Si tratta di passanti reali, registrati dalla telecamera a circuito chiuso, e virtuali. Prendendo in considerazione l’ambiente circostante, gli animali e gli uomini si raccontano come i protagonisti di uno spettacolo e, collocati in situazioni per loro totalmente estranee, riescono ad interagire fra loro. Si crea così l&#8217;annullamento della dimensione fisica, in quanto viene proiettata la realtà come frame della memoria e l&#8217;apparente semplicità tecnologica si prende gioco della mente tramite passaggi, fusioni e frammenti di immagini video ripetute. Da qui nasce il contrasto tra il comportamento umano e la presenza animale che, anche se decontestualizzata, mantiene il suo atteggiamento naturale. La percezione di questa assurda cartolina è la rappresentazione di uno stato malinconico che accomuna tanto gli uomini quanto gli animali.</p>
<p>Andrea Aquilanti, nato a Roma nel 1960 dove vive e lavora, svolge un lavoro di ricerca continuo e assiduo sul rapporto tra la realtà e la sua rappresentazione, tra spazio presente e vissuto che permane nella memoria dell&#8217;arte. L’artista lavora su un’idea di interazione tra arte, luogo e pubblico, che riflette sulla sua posizione rispetto allo spazio stesso. Nasce da qui un tipo di relazione tendente ad esplorare nuovi codici espressivi e diversi media.<br />
Il lavoro di Alessandro Cannistrà, nato a Roma nel 1975 dove vive e lavora, attraverso la fuliggine che diventa materia pittorica, si concentra sulla rappresentazione di paesaggi senza tempo e senza spazio geografico. Si tratta di luoghi irreali, presenze enigmatiche e insieme altamente poetiche.</p>
<p>L’incontro si svolge nell’ambito del ciclo <em>MasterClass/Incontro con l’artista</em>, realizzato con il contributo della Regione Lazio per le ricerche in “Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea”, su progetto scientifico del direttore Simonetta Lux e per la realizzazione del curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
<p><strong>Biografie </strong></p>
<p><strong>Andrea Aquilanti</strong>, nato a Roma nel 1960 dove vive e lavora. Ha esposto in numerosi spazi pubblici e privati in Italia e all&#8217;estero, tra cui: PAN (Napoli presente – Posizioni e prospettive dell’arte contemporanea, Napoli 2005); Galleria Nazionale d’Arte Moderna (I misteri di Roma, Roma 2004); Palazzo della Farnesina (Arte Italiana per il XXI secolo, Roma 2003); Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea (Cantieri Romani, Roma 2001); Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci (Futurama, Prato 2000); MLAC &#8211; Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea Sapienza Università di Roma (Voliera, Roma 1999); Galleria d’Arte Moderna (Officina Italia, Bologna 1997); Istituto di Cultura Italiano (Campagna Romana, Londra 1995); Palazzo delle Esposizioni (Giovani artisti IV, Roma 1992). Tra le gallerie italiane vanno ricordate le mostre personali: Condotto per la stanza, CondottoC &#8211; Roma 2009; Venice Crossing, Galleria Traghetto &#8211; Venezia 2008; L’angolo dei giochi, NOTgallery &#8211; Napoli 2005; I Passanti, Galleria Ugo Ferranti &#8211; Roma 2004; Invidia (I sette vizi capitali), Soligo Art Project &#8211; Roma 2003; Disegni di vento, Galleria Estro &#8211; Padova 2002; Incanto, Antonio Colombo Arte Contemporanea &#8211; Milano 2001; Andrea Aquilanti, Galleria Carlomaria Weber &#8211; Torino 1998; Di tutti i giorni, Galleria Oddi Baglioni &#8211; Roma 1997; Le colonne del mondo, Galleria La Nuova Pesa &#8211; Roma 1994; Treno, Galleria Il Segno &#8211; Roma 1993; Svelare, Galleria Nova &#8211; Torino 1992. Ha inoltre esposto in numerose gallerie all’estero, tra le quali quelle di Seoul-Tokyo (Design Center Gallery Osaka, 2004); e di Parigi (Galerie Nathalie Obadia, 1998). Attualmente sono in corso le sue mostre La Stanza (Ciocca Arte Contemporanea, Milano); e Galleria d’arte (The Gallery Apart, Roma).</p>
<p><strong>Alessandro Cannistrà</strong>, nato a Roma nel 1975 dove vive e lavora. Numerose sono le sue mostre personali, tra le quali ricordiamo: Fumo solo, Galleria Maniero &#8211; Roma (in corso fino al 6 novembre); Ladies &amp; gentleman, Galleria LIBRA &#8211; Catania 2009; Ludicantropia, Galleria Pio Monti &#8211; Roma 2009. Tra le principali mostre collettive: Il lusso essenziale. L’Arte dei Giardini. Proposte di Prossimità della Natura, Terme di Diocleziano &#8211; Roma 2010; Contemplazioni. Bellezza e tradizione del Nuovo nella pittura Italiana contemporanea, Castel Sismondo e Palazzo del Podestà &#8211; Rimini 2009; Caos &#8211; caso, New Own Gallery &#8211; Milano 2008; Una mano per l&#8217;AIL, Palazzo Massimo Lancellotti, I edizione Christie&#8217;s &#8211; Roma 2008; XV Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni &#8211; Roma 2008; Cantiere in corso, ARATRO Archivio delle Arti Elettroniche, Università degli Studi del Molise &#8211; Campobasso 2007; NOVE, galleria S.M.A.C. &#8211; Roma 2007; Artisti Italiani Emergenti, Galleria del Teatro dell’Opera del Cairo, in occasione della X Biennale D’Arte Contemporanea del Cairo &#8211; Il Cairo, Egitto 2006; Salone di Maggio: Roma Luoghi e Colori, Palazzo del Vittoriano &#8211; Roma 2005; Generazionale, Palazzo dei Congressi &#8211; Roma 2004; Vision 21, Sale espositive della Bonhams &#8211; Londra 2001.</p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/2800.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12971" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/2800.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Anetta Mona Chisa &#8211; Lucia Tkácová. How to make a Revolution</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 11:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Giovedì 7 ottobre 2010 alle ore 19.00, il MLAC &#8211; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università di Roma La Sapienza – inaugura <em>How to Make a Revolution</em> di Anetta Mona Chisa e Lucia Tkácová, a cura di Antonia Alampi e Lydia Pribisová.</p>
<p>La mostra è incentrata sui temi ricorrenti del duo, che con fare provocatoriamente antiautoritario e tecniche di spaesamento, sabotaggio e sovversione, mette in dubbio strutture, sistemi di potere e gerarchie sessuali (del mondo dell’arte come delle diverse realtà politico-sociali).</p>
<p>L’esposizione evidenzia diversi momenti della ricerca delle artiste, includendo opere video, lavori concettuali basati su testi, oggetti e un’installazione “partecipativa”, che indaga e ribalta il funzionamento del mercato dell&#8217;arte, con particolare riferimento al contesto romano.<br />
La mostra racconta il graduale passaggio dai temi predominanti nelle prime opere &#8211; le discriminazioni sessiste e le aspirazioni della donna nell’Europa dell’Est, lo stereotipo dell’artista “engagé” post-comunista &#8211; a quelli più recenti che affrontano il fenomeno della trasmissione delle informazioni in rapporto ai contesti geografico &#8211; antropologici.</p>
<p>Estraendo una sintesi dal “corpus” delle opere presentate, ciò che emerge è un affresco delle manipolazioni operate sulle coscienze dai processi di divulgazione del sapere, che alterano la realtà delle cose e la sostituiscono con costruzioni artificiose che tuttavia vanno a sedimentarsi nella memoria collettiva. Chisa e Tkácová analizzano gli aspetti paradossali del conformismo, visualizzano la sostanza, il fondamento delle regole del sistema globale, indicando la relatività dei criteri predefiniti e demistificando e prendendosi gioco della società e del suo apparato di relazioni.</p>
<p>Anetta Mona Chisa, nata nel 1975 in Romania, e Lucia Tkácová, nata nel 1976 in Slovacchia, vivono e lavorano a Praga. Collaborano fin dal 2000 basando i loro progetti su storie personali e le interrelazioni con il concetto di accesso a differenti forme di potere.</p>
<p>Esposizioni recenti includono, tra le altre, Over the Counter, Mucsarnok Kunsthalle, Budapest; Gender Check, MuMok Vienna; While Bodies Get Mirrored, Migros Museum fur Gegenwartskunst, Zurigo; The Reach of Realism, Museum of Contemporary Art, Miami; The Making of Art at Schirn Kunsthalle Francoforte; Chisa&amp;Tkacova al Neuer Berliner Kunstverein, Berlino; 6th Taipei Biennial; L&#8217;Europe en devenir al Centre Culturel Suisse di Parigi; Shooting Back al Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Vienna.</p>
<p>L’evento fa parte del ciclo espositivo del MLAC diretto da Simonetta Lux e curato da Domenico Scudero, realizzato con il contributo della Regione Lazio per la ricerca “Applicazione nuove tecnologie multimediali”, e con il sostegno della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza.<br />
La mostra è inoltre realizzata con il contributo del Ministero Slovacco di cultura e turismo e con il patrocinio dell’Accademia di Romania a Roma e dell’Istituto Slovacco a Roma.<br />
La mostra resterà aperta dal 7 al 30 ottobre 2010.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="left"><span style="color: #ff00ff;"><strong>Anetta Mona Chisa &#8211; Lucia Tkácová</strong></span><br />
<span style="color: #ff00ff;"> <strong> MERCATO E MERCATI DELL&#8217;ARTE</strong></span><br />
<span style="color: #ff00ff;"> <strong> EST E OVEST EUROPA</strong></span><br />
Workshop: martedì 5 ottobre 2010, dalle 9.30 alle 13.30</p>
<p align="left">Il workshop, tenuto da Anetta Mona Chisa e Lucia Tkacova con l’aiuto di Antonia Alampi e Lydia Pribisova, intende approfondire il lavoro delle artiste Anetta Mona Chisa e Lucia Tkacova, e le strategie da loro adottate per affrontare il mercato dell’arte Europeo, in un confronto  tra est e ovest.</p>
<p>Si articolerà attraverso una prima parte teorica e poi una  pratica, durante la quale si coinvolgeranno i partecipanti nella realizzazione di un’installazione che farà parte della mostra <em>How to Make a Revolution</em>, dal 7 al 30 ottobre presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff00ff; text-decoration: underline;">English text</span></span></strong></p>
<p>Thursday, October the 7th 2010, 7 pm at the MLAC – Museum Laboratory of Contemporary Art, University of Rome La Sapienza &#8211; opens the exhibition of Anetta Mona Chisa and Lucia Tkácová.<br />
How to Make a Revolution is a show focusing on recurring themes of the duo, who with sarcasm and defiantly anti-authoritarian attitude, using techniques of displacement, sabotage and subversion, questions structures, systems of power and gender hierarchies (of the art world as well as of different political and social realities).<br />
The exhibition highlights various moments of the artists’ research, including video, conceptual works based on texts, objects and a participatory installation that investigates and reverses the functioning of the art market, with a particular reference to the Roman context. The show is focused on the gradual shift from the predominant themes in the artists earlier works &#8211; that range from gender discrimination to the aspirations of women in Eastern Europe and the stereotype of the Post-Communist “engagé&#8221; artist &#8211; to some more recent ones that deal with the phenomenon of translation and transmission of information in regard to geographical – anthropological contexts.<br />
Writing out the highlights from the &#8220;body&#8221; of the presented works, what emerges is a fresco of conscious manipulations realized through the techniques of the distribution of knowledge, which alter reality and replace it with artificial constructions that yet settle in collective memory. Chisa and Tkácová analyze the paradoxical aspects of conformism and the impossibility of subversion, visualizing the substance, the ground rules of the global system, pointing out the relativity of predefined criteria and demystifying and making fun of society and its system of relations. Anetta Mona Chisa born in 1975 in Romania, and Lucia Tkácová, born in 1976 in Slovakia, live and work in Prague. They have worked together since 2000, their projects being based on personal stories and their interplay and access to different forms of power.<br />
Recent shows include, Over the Counter, Mucsarnok Kunsthalle, Budapest; Gender Check, MuMok Vienna; While Bodies Get Mirrored, Migros Museum fur Gegenwartskunst, Zurich; The Reach of Realism, Museum of Contemporary Art, Miami; The Making of Art at Schirn Kunsthalle Frankfurt; Chisa&amp;Tkacova at Neuer Berliner Kunstverein; 6th Taipei Biennial; L&#8217;Europe en devenir at Centre Culturel Suisse Paris; Shooting Back at Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Vienna.<br />
The event is part of MLAC’s expositive cycle, directed by Simonetta Lux and curated by Domenico Scudero, attained with the collaboration of the Lazio region “Application new multimedia technology contemporary art” for research and with the support of the historical and artistic department of Humanistic Science of the “Sapienza” University of Rome. The exhibition is realized with financial support of the Ministry of Culture and Tourism of Slovak Republic and with the patronage of Romanian Academy in Rome and the Institute of Slovak Republic in Rome.</p>
<p>MLAC<br />
From October 7th to October 30th 2010<br />
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/revolution.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12966" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/revolution-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/Manifesto-of-Futurist-Woman-Lets-Conclude-2008-color-video-with-sound-11’13’’.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-16428" title="Manifesto of Futurist Woman (Let's Conclude), 2008, color video with sound, 11’13’’" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/Manifesto-of-Futurist-Woman-Lets-Conclude-2008-color-video-with-sound-11’13’’-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><span style="font-size: x-small;"><em>Manifesto of Futurist Woman (Let&#8217;s Conclude)</em>, 2008, color video with sound, 11’13’’</span></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Box3 &#8211; La città che muta</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 11:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wpcol-two-third">
<p>Martedì 6 luglio 2010 alle ore 19.00 presso il MLAC &#8211; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università di Roma La Sapienza, si inaugura la mostra <em>BOX3- La città che muta</em>, ospitata quest’anno nelle sale del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea.</p>
<p>Artisti invitati: Anna Milano Carè, Elnos World, Gabriele Girolami, Gianfranco Grosso, Lanvideosource, Franco Losvizzero, Salvatore Mauro, César Meneghetti, Matteo Peretti e Alessio Facchini, Pietro Ruffo, Daniele Spanò, Daniele Statera, Sten e Lex, Danilo Torre, Zo-Loft Architecture.<br />
Dj-set e live visual: Dversion, Okapi, Mir, Nicola Linfante e Federico Casagrande featuring Francesco Giannico, The 2 Mellow Boys.</p>
<p>Dopo l’incursione a Road to Contemporary Art con la performance di Franco Losvizzero, e l’anteprima dell’ 11 giugno presso il Cinema Aquila con l’incursione metropolitana al Pigneto di Gianfranco Grosso e le proiezioni di Danilo Torre, Gabriele Girolami ed Emanuele Orsini, si giunge finalmente all’evento finale di <em>BOX3- La città che muta</em>, il festival di arte multimediale giunto alla sua terza edizione ed ideato da Salvatore Mauro e Anna Milano Carè.<br />
<em>BOX3- La città che muta</em> è un progetto che ripercorre le opere dell’ultima edizione con nuove entrate artistiche scelte ad hoc. L’idea di BOX3 è di mettere a confronto varie realtà contemporanee e curatoriali per riuscire a capovolgere le regole del museo visto come luogo statico e storicizzato.<br />
Il progetto si avvale della collaborazione del “Collettivo Agita”, composto da cinque giovani curatori: Lincoln Dexter, Diego Marchi, Laura Laruffa, Simona Raho, Valentina Trisolino.<br />
L’evento inaugurale prevede, oltre all’apertura delle sale espositive, una festa che coinvolgerà il pubblico presente e gli artisti invitati, con una serie di performance musicali e live visual sulla terrazza del MLAC.<br />
In collaborazione con Romaeuropa Webfactory sarà presente il duo musicale The 2 Mellow Boys, composto da Nicola Basile e Gianluca Musiello.</p>
<p>Anna Milano Carè presenterà un’installazione all’interno di una struttura cubica collocata sulla terrazza del Museo Laboratorio in cui saranno proiettate delle immagini, il duo Sten e Lex interverrà con uno stencil site-specific sulla facciata esterna del MLAC. Il percorso si aprirà all’insegna dell’architettura mobile, Pietro Ruffo presenterà costruzioni architettoniche che i giovani israeliani costruiscono per rivendicare l’appartenenza alle proprie terre, un tema delicato, dunque, e che pone allo spettatore una seconda riflessione, oltre a quella artistica. Il team abruzzese di Zo-Loft Architecture e Design presenteranno “Wheelly” un nuovo progetto di modulo abitativo per senzatetto che diventa un rifugio sicuro ed intimo, provvisto di uno spazio isolato dal terreno per dormire. Proseguendo si passa all’installazione di Matteo Peretti e Alessio Facchini che presenteranno una installazione composta da una scatola a dimensione uomo, contenitore di una “scultura vivente” e sarà la figura del curatore il soggetto messo sotto analisi, prigioniero del suo stesso ruolo, mentre Salvatore Mauro nella giornata inaugurale dell’evento, regalerà ai partecipanti dei pacchi regalo. Questi pacchi conterranno realmente qualcosa talvolta dei veri e propri premi, tra cui una crociera offerta da MSC. Gli Elnos World entreranno nelle sale del museo con i loro personaggi immaginari che si intrufolano, si inseguono, si nascondono all’insegna della loro surreale ironia. Sculture, robot, meccanismi, installazioni e quadri presentanno senza filtri le visioni oniriche di Franco Losvizzero. Daniele Statera presenterà il “Meccanismo Immaginifico N°1” ovvero Pendolo inverso a due assi radio controllato. Si tratta di una scultura pericolosa e giocabile. Per provarla sarà necessario firmare uno scarico di responsabilità. Gabriele Girolami sfruttando i software di nuova generazione e costruendo manualmente hardware elettrici ed elettronici metterà in moto delle performance audio-visive live. Gianfranco Grosso esporrà l’opera originale di una serie di 100, creata in occasione della performance tenutasi al Cinema Aquila l’11 Giugno. Nella sala dedicata alle proiezioni ci sarà il video dell’artista brasiliano Cèsar Meneghetti, un film-documentario che racconta il degrado delle realtà urbane del suo paese. Daniele Spanò reinventerà la pittura classica con un progetto visivo di ritratti in movimento, mescolando antico e moderno attraverso l’utilizzo del mapping. Danilo Torre esporrà dei brevi film in super8 realizzati da lui, che vengono visualizzati da dei TELMAX, giocattoli di scarso successo prodotti all&#8217;inizio degli anni &#8217;70. Salvatore Mauro creerà uno spazio intimo con l’utilizzo di light box e video dove l’acqua sarà il tema centrale che porterà lo spettatore a un contatto di memoria amniocentica. Tutto si concluderà con un party sulla terrazza del MLAC dalle 22:00 in poi, con live, musica dal vivo e dj-set in cui si susseguiranno gli artisti: Dversion, Mir, Nicola Linfante e Federico Casagrande featuring Francesco Giannico, Lanvideosurce e Okapi e infine chiuderà la serata il duo musicale The 2 Mellow Boys.</p>
<p><strong>COS’è BOX³</strong></p>
<p>Il progetto BOX³ nasce nel 2007 da un’idea di Salvatore Mauro e Anna Milano Carè per promuovere artisti e progetti inediti provenienti da tutta Italia, con un&#8217;attenzione particolare ai linguaggi di sperimentazione artistica legati all’uso delle nuove tecnologie. Obiettivo di BOX³ è creare uno scambio attivo tra opera d’arte e fruitore attraverso il coinvolgimento percettivo ed emozionale di quest’ultimo. Ciò si traduce in una sperimentazione collettiva ed eclettica rappresentata metaforicamente da un modulo: il cubo. Contenitore virtuale, il cubo è espressione della elaborazione creativa, in grado di stimolare sensazioni e riflessioni.</p>
<p><strong>COS’è Agita</strong></p>
<p>Il Collettivo Agita nasce nel 2010, dall’incontro di cinque giovani curatori, Diego Marchi, Lincoln Dexter, Laura Laruffa, Simona Raho e Valentina Trisolino, tutti diplomati al Master in Curatore di arte contemporanea organizzato dalla Facoltà in Scienze Umanistiche dell’Università Sapienza di Roma. Dopo aver organizzato con successo la mostra Agita Arte Giovane Italiana (MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università Sapienza di Roma, 03 febbraio/ 21 febbraio 2010) e il grande riscontro di pubblico, decidono di unirsi in gruppo per realizzare progetti curatoriali.</p>
<p>La mostra resterà aperta dal 6 al 22 luglio 2010.</p>
<p>Curatori: Lincoln Dexter, Diego Marchi, Laura Laruffa, Simona Raho, Valentina Trisolino<br />
Sono previste diverse date di presentazione del Festival:</p>
<p>11 giugno Cinema Aquila con un&#8217;incursione metropolitana dell&#8217;artista Gianfranco Grosso, proiezione del video &#8220;Do not take a sleeping fish” di Danilo Torre, il progetto &#8220;Videregraphis&#8221; di Gabriele Girolami e Emanuele Orsini, musica dei Frigo PoP e Dj AVIRAL.</p>
<p>27 giugno Circolo degli Artisti presentazione del festival BOX³ con video montati da Edoardo Brunetti.</p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/box3p.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12960" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/box3p.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Ilona Nemeth &#8211; MasterClass/Incontro con l&#8217;artista</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 11:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Mercoledì 30 giugno 2010, alle ore 17.30, si terrà presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università di Roma “La Sapienza”, la Masterclass/Incontro con l’artista Ilona Nemeth, a cura di Lýdia Pribišová.</p>
<p>Nel corso dell’incontro al MLAC Ilona Nemeth, in dialogo con la curatrice Lýdia Pribišová e il pubblico, presenterà le opere che caratterizzano il suo percorso artistico dall’inizio degli anni ‘90 fino ad oggi.<br />
Ilona Nemeth, attualmente residente presso l’Accademia d’Ungheria, è una delle artiste slovacche e centro-europee più significative. Il suo lavoro, che va dalle installazioni ai progetti di public art e video arte, negli anni Novanta si è concentrato sui temi caratteristici del post-femminismo, della corporalità e del gender, arricchiti dagli aspetti sociali e politici più ampi. In questo periodo Nemeth ha realizzato varie istallazioni<em> site specific</em> tematizzando gli aspetti della vita privata, la vulnerabilità (spesso femminile, ma non solo) in modo spesso inquietante. Gli altri attributi del suo lavoro sono l’interattività, il dialogo con l’architettura e soprattutto il forte coinvolgimento sociale.</p>
<p>Col passaggio al nuovo millennio nel lavoro di Ilona Nemeth si sono infiltrate le problematiche del funzionamento dei certi meccanismi della società, in particolar modo gli stereotipi e le manipolazioni dettate dal potere dei mass-media e la loro influenza sulla vita privata. In occasione della MasterClass si parlerà del progetto <em>L’invito alla visita </em>(2001) con il quale Ilona Nemeth ha partecipato con Jirí Suruvka alla Biennale di Venezia nel 2001. Si tratta della ricostruzione precisa del suo appartamento a Dunajska Streda nello spazio del Padiglione ceco-slovacco, con il quale l’artista rende pubblica la sua vita privata e quella della sua famiglia, in ogni piccolo dettaglio.</p>
<p>Nella ricerca di Ilona Nemeth l‘attenzione è rivolta alla funzione degli oggetti di uso quotidiano; le sue opere sono lavorate con un design perfetto in modo da somigliare agli oggetti quotidiani, come nel caso di <em>Pax Nexus Salvus</em>, una combinazione tra il guardaroba IKEA ed il confessionale esposto nel 2008 nella mostra <em>Rituals</em> presso la galleria romana VM21. Ilona Nemeth ha partecipato anche alla rassegna di video arte slovacca <em>Video Exchange</em> (galleria Valentina Moncada, Roma 2008) con il video <em>Morning</em>, una riflessione in merito al rapporto pubblico/privato.<br />
Nell’ultimo periodo Ilona Nemeth ha realizzato alcuni interventi di public art focalizzati su temi socio-politici, come ad esempio la percezione dell’identità nazionale, la convivenza polemica di slovacchi e ungheresi nella Slovacchia del sud, l’accettazione delle minoranze nazionali ed etniche nella società della maggioranza etc.</p>
<p>Ilona Nemeth è nata nel 1963 a Dunajska Streda, lavora fra Bratislava e Dunajska Streda, nella Repubblica Slovacca. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti a Budapest ed è docente all’Accademia di Belle Arti a Bratislava. Ha vinto vari premi internazionali (premio di Ludwig Museum, premio di Munkacsy Mihaly, Slovak Visual Arts Prize della Fondazione della società civile a Bratislava). Ha partecipato a varie mostre internazionali come Bucarest Biennale, 2006; Prague Biennale 2005 e 2007; Positioning, The National Museum of Art – Osaka; Hirosima City Museum of Contemporary Art – Hirosima; Museum of Contemporary Art – Tokyo nel 2005; Solares / 2. Biennale de Valencia nel 2003. Tra le mostre personali vanno ricordate quella presso il Modern Art Oxford nel 2006, a Kozelites Galeria; Pecs nel 2005 e a Gyori Varosi Muzeum, Gyor nel 2004. Info: www.ilonanemeth.sk.</p>
<p>Il dibattito si svolge nell’ambito del ciclo MasterClass/Incontro con l’artista, in collaborazione con l’Accademia d’Ungheria e con il contributo della Regione Lazio per le ricerche in “Applicazioni nuove tecnologie multimediali per l’arte contemporanea”, su progetto scientifico del direttore Simonetta Lux e per la realizzazione del curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/nemeth00.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12963" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/nemeth00.jpg" alt="" width="200" height="198" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>I Luoghi e Non-luoghi dell&#8217;arte &#8211; MasterClass/Incontro con gli artisti</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 11:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wpcol-two-third">
<p>Martedì 22 giugno 2010, alle ore 17:00, si terrà presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università di Roma “La Sapienza”, la Masterclass / Incontro con gli artisti dal titolo <em>Luoghi e Non-luoghi dell’arte</em>, a cura di Veronica Gaia Di Orio.</p>
<p>Con un saluto del Magnifico Rettore Prof. Luigi Frati<br />
Coordina: Veronica Gaia di Orio, Dottoranda in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma; Interverranno: Umberto Croppi, Assessore alle politiche culturali, Comune di Roma; Luigi Campanella, Docente di Chimica dell’Ambiente e Beni Culturali e Coordinatore del Polo Museale della Sapienza; Simonetta Lux, Docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma e Direttore del MLAC; Luigia Lonardelli, Ufficio editoria e ricerca MAXXI Arte; Francesco Nucci, Presidente della Fondazione Volume!; l’artista Pietro Ruffo; il collettivo di architetti Zo_loft. Per il progetto Box 3, Salvatore Mauro e Anna Milano Carè.</p>
<p>Marc Augè nel suo celebre testo <em>I non luoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità</em> si interroga sulla natura del luogo, definendolo “identitario, relazionale e storico”.<br />
Identità, rapporto tra gli esseri umani, memoria: questi i concetti-chiave che sono alla base della distinzione tra un luogo propriamente detto e un non-luogo, dove predomina l’identificazione (tramite i documenti), la solitudine e l’eterno presente dei consumi.<br />
La città è un campo in perenne mutazione e Roma è oggi sede di grandi interventi architettonici destinati ad istituzioni museali quali il MAXXI realizzato da Zaha Hadid; l’ampliamento del MACRO con l’intervento di Odile Decq; la riqualificazione architettonica del Mattatoio, sede de “La Pelanda” che si aggiunge ai due padiglioni del MACRO Future.<br />
Riprendendo la dicotomia di Augè, che ruolo avranno questi nuovi spazi? Il museo può essere nello stesso tempo un luogo di memoria collettiva e un centro che colga lo stratificarsi di nuove identità? Gli “spazi dell’arte” sono per loro stesso statuto ontologico “luoghi” o corrono il rischio di essere anch’essi “un mondo promesso all’individualità solitaria, al passaggio, al provvisorio e all’effimero”? Quale la dialettica tra luogo della legittimazione (sistema) e innovazione?<br />
Alcuni interventi artistici e architettonici contemporanei si interrogano su queste questioni: il nomadismo urbano ridisegna il concetto di permanenza e stabilità, a favore di uno spazio che tenga conto delle reali necessità umane e che si offra come luogo di espressione di identità definite “marginali”, i senzatetto, i profughi, gli abitanti invisibili. <em>Luoghi e Non-luoghi dell’Arte</em> sarà dunque il tema dell’incontro, in cui alle esperienze di direttori di spazi dedicati all’arte si intrecceranno le testimonianze di artisti ed architetti che creano una nuova arte dello spazio.</p>
<p>Le opere presentate saranno esposte nella mostra Box 3 La città che muta, la cui inaugurazione si terrà il 6 Luglio 2010 presso le sale espositive del Mlac. Il progetto Box3 ha, tra gli obiettivi, quello di contaminare spazi di produzione culturale, tramite interventi di mapping monumentale, di nomadismo urbano e di street art. La mostra è a cura del Collettivo Agita.</p>
<p>Il dibattito si svolge nell’ambito del ciclo MasterClass/Incontro con l’artista, con il contributo della Regione Lazio per le ricerche in “Applicazioni nuove tecnologie multimediali per l’arte contemporanea”, su progetto scientifico del direttore Simonetta Lux e per la realizzazione del curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/ruffo00.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12954" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/ruffo00.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a><span style="font-size: x-small;">Pietro Ruffo, <em>Paesaggio italiano, </em>aquarello su carta, legno e specchio, 2009 (110x110x150)</span> </div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Agnes Janich</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 11:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Martedì 8 giugno 2010, alle ore 18.30, presso il MLAC &#8211; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università di Roma La Sapienza, si inaugura la mostra di Agnes Janich, a cura di Domenico Scudero.</p>
<p>La mostra è incentrata sul tema della memoria del corpo, sull’oggettivazione dell’essere umano e sulla sfida di essere donna; tutti argomenti ricorrenti nella ricerca artistica di Agnes Janich.</p>
<p>In occasione di questo evento l’artista presenta il lavoro <em>He Fucked Her Good</em>. Si tratta della rappresentazione di un felice incontro sessuale in cui due persone esprimono la loro voglia di essere vicini.<br />
Quali sono le loro aspettative e quali sono i risultati di questo incontro? Lei aspira ad un amore a prima vista? E lui, ha voglia di sentirsi come un playboy? è possibile soddisfare i loro bisogni? Il lavoro solleva anche altre domande più oggettive: perché le persone dormono insieme? Ma soprattutto perché si innamorano?<br />
La seconda opera in mostra, Girl on the Corner, è una serie di mise-en-scenes. Si tratta di immagini di bambole giustapposte a testi provenienti dai forum porno on-line. Sono ragazze che si fotografano e si filmano, così ciò che accade loro è quello che l’artista fa di se stessa.<br />
Anche in questo caso il lavoro dell’artista solleva delle domande: giovani donne che si vendono per soldi hanno ancora piena coscienza del proprio corpo?Come e quando si diventa una bambola?</p>
<p>Agnes Janich, nata in Polonia nel 1985, lavora con vari media: dalla fotografia al video, dalle installazioni multimediali alle performance partecipative, anche negli spazi pubblici. L’artista utilizza le varie possibilità espressive rappresentate nelle diverse declinazioni mediatiche e valutate con un atteggiamento propositivo all’innovazione. Il suo lavoro verte spesso su temi politici, rapporti di potere, sessualità e comunicazione. Fra i tanti appuntamenti previsti per il 2010 l’artista presenterà il suo lavoro al Centro ebraico di Auschwitz (affiliato con il Museum of Jewish Heritage, New York, NY) e al MOCAK di Cracovia; alla Fondazione Insitu di Varsavia; alla Exnergasse Kunsthalle (Vienna); al Stiftelsen 3,14 (Bergen, Nprvegia). Entro il 2011 verranno inoltre pubblicate due monografie sui suoi lavori, on War &amp; on Love accompagnati da una raccolta di saggi.<br />
Agnes Janich ha esposto, fra gli altri, alla 9th Sharjah Biennal; al Galapagos Art Space (New York); alla Maison Europeene de la Photographie (Parigi); al Central European House of Photography (Bratislava); al Polish Institute (Vienna); al Swiss National Museum (Zurigo). Janich ha vinto anche borse di studio e residenze d’artista in America, Svizzera, Francia e Spagna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mostra resterà aperta dall&#8217;8 al 29 giugno 2010.</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/janich.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-15323" title="janich" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/janich-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>I/F Interface</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 11:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wpcol-two-third">
<p>Martedì 25 maggio 2010 alle ore 18.30 presso il MLAC &#8211; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università di Roma La Sapienza, si inaugura la mostra <em>I/F Interface</em>, a cura di Barbara D’Ambrosio e Silvano Manganaro, terza tappa di <em>Platform Translation</em>, progetto itinerante che coinvolge artisti e curatori provenienti da diversi paesi europei, dall’America del Sud e dal Medio Oriente, la cui finalità principale è quella di esplorare e indagare il concetto di “traduzione” attraverso pratiche artistiche e riflessioni teoriche.</p>
<p><em>Platform Translation</em> è un progetto che, nella sua totalità, comprende sei mostre in sei città diverse: Atene (ottobre 2008), Santiago del Cile (maggio 2009), Roma (maggio-giugno 2010), Beirut, Londra, Berlino, nel corso del 2010/2011. Il  gruppo ideatore della piattaforma è composto da 4 artisti: <strong>Marwa Arsanios</strong> (Libano, 1978), <strong>Elena Bellantoni </strong>(Italia, 1975), <strong>Soledad Pinto</strong> (Cile, 1978), <strong>Michail Theodosiadis</strong> (Grecia, 1978) che migrano, come il progetto, di destinazione in destinazione. In ogni paese presentano i loro lavori (ogni volta diversi) insieme a quelli degli artisti locali, scelti e selezionati da diversi curatori.</p>
<p><strong><em>I/F Interface</em></strong>, tappa italiana del progetto, nasce dalla volontà di Barbara D’Ambrosio e di Silvano Manganaro di riflettere sul concetto di interfaccia, considerato elemento fondamentale in ogni processo di traduzione. Un’interfaccia è il luogo dell’incontro (e quindi del dialogo) tra due entità differenti, è ciò che incarna il meccanismo stesso della traduzione: è lo spazio in cui quest’ultima avviene e si attua. È inoltre, allo stesso tempo, qualcosa di impalpabile e di molto concreto, un site-nonsite che ospita un processo di trasformazione, di passaggio. Cercare di vedere in modo differente “ciò che porta avanti la traduzione”, ripensarlo al fine di modificare lo sguardo sul presente, è il tema di discussione che la tappa romana di <em>Platform Translation</em> vuole portare avanti.</p>
<p>Intorno a questa riflessione si confronteranno 11 artisti: oltre ai 4 ideatori di <em>Platform Translation</em>, quelli coinvolti dai curatori romani &#8211; <strong>Mariana Ferratto</strong> (Roma, 1979), <strong>Silvia Giambrone</strong> (Agrigento, 1981), <strong>Giuditta Nelli</strong> (Genova, 1975) per <strong>“IMPOSSIBLE SITES dans la rue”</strong>, <strong>Anna Scalfi</strong> (Trento, 1965) e <strong>Carlo Steiner</strong> (Terni, 1957) &#8211; e gli artisti invitati dalla curatrice cilena <strong>Natalia Arcos </strong>(Giussepe de Bernardi, Francisco Papas Fritas e Leonardo González)<strong> </strong>che presenterà<strong> </strong>&#8220;Street Hacker 3&#8243; (terza tappa del progetto “Street Hacker” che sta sviluppando per <em>Platform Translation</em>), e dalla curatrice libanese  <strong>Mirene Arsanios</strong> (che proseguirà il progetto a Beirut).</p>
<p>Ogni mostra prevede, infatti, uno spazio di intervento dove i curatori dell’ultima e della successiva mostra danno un &#8220;sypsis&#8221; o &#8220;traccia&#8221; degli eventi, intrecciando un dialogo articolato tra i diversi “punti di vista” coinvolti.</p>
<p>Ogni intervento, pensato appositamente per gli spazi del Museo Laboratorio,  è allo stesso tempo <em>site specific</em> e <em>concept specific</em>, presentandosi come elemento indipendente rispetto agli altri ma, allo stesso tempo, a loro interconnesso. Gli artisti, attraverso il loro contributo, daranno una visione ampia e diversificata del ruolo dell’interfaccia all’interno del processo di traduzione, non solo in ambito linguistico ma in ogni contesto in cui due entità differenti vengano in contatto.</p>
<p>La mostra romana, che segue le esposizioni di Atene e Santiago del Cile, è realizzata con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, e con la collaborazione della Fondazione Volume! e dell’associazione 1:1 projects.</p>
<p>L’evento fa parte del ciclo espositivo del MLAC diretto da Simonetta Lux e curato da Domenico Scudero, in collaborazione con l&#8217;associazione per l&#8217;arte contemporanea L. H.O.O.K. e realizzato con il contributo della Regione Lazio per la ricerca “Applicazione nuove tecnologie multimediali”, e con il sostegno della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza. L’opera di Soledad Pinto è stata sponsorizzata da FONDART, Convocatoria 2009, Consejo Nacional de la Cultura y las Artes, Gobierno de Chile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Scheda tecnica</strong></p>
<p><strong>Inaugurazione: </strong>martedì 25 maggio ore 18:30</p>
<p><strong>Sede: </strong>MLAC, piazzale Aldo Moro 5 (Palazzo del rettorato) 00185 Roma</p>
<p><strong>Durata: </strong>25 maggio – 4 giugno 2010</p>
<p><strong>Orari di apertura:</strong> dal lunedì al venerdì 14:00-19:00</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Artisti partecipanti: </strong>Marwa Arsanios, Elena Bellantoni, Giussepe de Bernardi, Mariana Ferratto, Silvia Giambrone, Leonardo González, Giuditta Nelli (IMPOSSIBLE SITES dans la rue), Francisco Papas Fritas, Soledad Pinto, Anna Scalfi, Carlo Steiner,  Michail Theodosiadis.</p>
<p><strong>Artisti ideatori del progetto: </strong>Marwa Arsanios, Elena Bellantoni, Soledad Pinto, Michail Theodosiadis<strong></strong></p>
<p><strong>Guest curators: </strong>Natalia Arcos, Mirene Arsanios<strong></strong></p>
<p><strong>Curatori: </strong>Barbara D’Ambrosio, Silvano Manganaro<strong></strong></p>
<p><strong>Coordinamento organizzativo: </strong>Manuela Contino</p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/theodosiadis00.jpg"><img class="alignnone  wp-image-12948" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/05/theodosiadis00-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/ELENA-BELLANTONI-Fil-Rouge-still-dal-video-Atene-2008-Courtesy-dell’artista-01.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16418" title="ELENA BELLANTONI, Fil Rouge, still dal video, Atene 2008 Courtesy dell’artista 01" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/ELENA-BELLANTONI-Fil-Rouge-still-dal-video-Atene-2008-Courtesy-dell’artista-01-300x239.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/ELENA-BELLANTONI-Fil-Rouge-still-dal-video-Atene-2008-Courtesy-dell’artista-02.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16420" title="ELENA BELLANTONI, Fil Rouge, still dal video, Atene 2008 Courtesy dell’artista 02" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/ELENA-BELLANTONI-Fil-Rouge-still-dal-video-Atene-2008-Courtesy-dell’artista-02-300x167.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/ELENA-BELLANTONI-Fil-Rouge-still-dal-video-Atene-2008-Courtesy-dell’artista.jpg"><img class="alignnone  wp-image-16421" title="ELENA BELLANTONI, Fil Rouge, still dal video, Atene 2008 Courtesy dell’artista" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/ELENA-BELLANTONI-Fil-Rouge-still-dal-video-Atene-2008-Courtesy-dell’artista-300x240.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a><span style="font-size: x-small;">Dall&#8217;alto:</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">1 &#8211; Mihalis Theodosiadis, <em>Spartacu&#8217;s suitcase</em>, 2010, Courtesy dell&#8217;artista</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">2,3,4 &#8211; Elena Bellantoni, <em>Fil Rouge</em>, still dal video, Atene 2008 Courtesy dell’artista</span></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>L’arte contemporanea ed i processi di postproduzione, found footage ed open source &#8211; MasterClass/Incontro con gli artisti</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 11:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
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<p>Giovedì 27 maggio 2010, ore 17:00, si terrà presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università di Roma “La Sapienza”, la Masterclass / Incontro con gli artisti dal titolo “<em>L’arte Contemporanea ed i processi di postproduzione, found footage ed open source</em>”, a cura di Veronica Gaia Di Orio.</p>
<p>Coordina: Simonetta Lux &#8211; Docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma e Direttrice del MLAC; Interverranno: Domenico Scudero &#8211; Docente di Metodologie Curatoriali presso l’Università La Sapienza di Roma e Curatore del MLAC; Bruno di Marino &#8211; Docente presso l’Accademia dell’ Immagine dell’Aquila; Franz Cerami – Artista e Docente presso la Seconda Università degli studi di Napoli; gli artisti Anna Milano Carè, Gabriele Girolami, Lanvideoscource, Franco Losvizzero, Maurizio Martusciello, César Meneghetti, Danilo Torre.</p>
<p><em>“L’invenzione di percorsi attraverso la cultura è la configurazione del sapere che accomuna la pratica del Dj, l’attività del web surfer e quella degli artisti di postproduzione. Sono tre esempi di semionauti che producono soprattutto percorsi originali tra i segni. (…) Riciclare suoni, immagini e forme implica una navigazione continua tra i meandri della storia della cultura, lo stesso atto del navigare diventa così soggetto della pratica artistica</em>” (da N.Borriaud,<em> Postproduction</em>.<em> Come l’arte riprogramma il mondo</em>, postmediabooks, Milano, 2004).</p>
<p>Il concetto di postproduzione nelle pratiche artistiche contemporanee costituisce un importante punto di partenza per indagare criticamente quali siano i suoi attuali sviluppi, focalizzando l’attenzione sui nuovi procedimenti tecnici multimediali. L’artista si muove nella rete del web come un “creatore di percorsi”, attivando collegamenti tra diversi “saperi”: informazioni di cronaca, fotogrammi o intere sequenze di film già prodotti (tecnica del<em> found foootage</em>), immagini, suoni, ma anche programmi. Il termine <em>open source</em>, utilizzato per indicare la possibilità di usufruire gratuitamente di software di differente natura, entra di diritto nel campo dell’arte: ciò che aspettavamo sarebbe divenuta una democrazia dell’informazione, si pone in realtà come una democrazia di creazione. Ne parleranno gli artisti invitati, alcuni dei quali esporranno i propri lavori nella mostra collettiva <strong>Box 3 La città che muta</strong>, la cui inaugurazione si terrà il 6 luglio 2010 presso il MLAC.<br />
<strong>Box </strong>nasce da un’idea di Salvatore Mauro e Anna Carré come sperimentazione collettiva ed eclettica rappresentata metaforicamente da un modulo: il cubo, misterioso luogo di incubazione, simbolo di identità tra forma e contenuto, unità di misura architettonica ma anche indicatore di evoluzione esponenziale nel tempo e nello spazio.</p>
<p>L’incontro si svolge nell’ambito del ciclo MasterClass/Incontro con l’artista, con il contributo della Regione Lazio per le ricerche in “Applicazioni nuove tecnologie multimediali per l’arte contemporanea”, su progetto scientifico del direttore Simonetta Lux e per la realizzazione del curatore del MLAC Domenico Scudero, in collaborazione con l&#8217;associazione per l&#8217;arte contemporanea L. H.O.O.K. </div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last alignnone size-full wp-image-12945" style="<a"></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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