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	<title>Mlac2002 | Mlac</title>
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	<description>Museo Laboratorio d&#039;Arte Contemporanea</description>
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		<title>Mauro Folci. Effetto kanban</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 14:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2002]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Il 5 dicembre 2002 presso il Museo Laboratorio dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; si inaugura la mostra di Mauro Folci dal titolo<em> Effetto Kanban</em>, a cura di Domenico Scudero. La mostra presenterà alcuni ultimi lavori realizzati per il più ampio progetto incentrato sulla Fiat di Melfi e sulla forma di comunicazione (il kanban) nella produzione <em>Just in Time</em>. La mostra è concepita su differenti livelli, la performance, l&#8217;installazione ambientale e l&#8217;esposizione nello spazio del Museo. L&#8217;opera <em>Effetto Kanban</em> prevede l&#8217;assunzione per la durata della mostra di un operaio con contratto interinale con la mansione di trasportare con un carrello sollevatore da un lato all&#8217;altro del piazzale dell&#8217;Università una serie di casse da imballaggio, impiegando sei ore di lavoro giornaliero come prevede il contratto. <em>Kadavergehorsam</em> (obbedienza cadaverica) prevede invece l&#8217;esposizione di grandi striscioni che ripetono questa scritta e che listeranno con la loro immagine bianco/nero l&#8217;architettura razionalista della Città Universitaria. Nello spazio della galleria al pian terreno del MLAC saranno esposte invece le documentazioni, i contratti, e gli altri oggetti attinenti al piano espositivo.</p>
<p>Con questo lavoro focalizzato sui rapporti di forza fra mondo della produzione e mondo del lavoro, fra contrattualità aperta e capacità individuale, Mauro Folci rende visibile con uno sguardo &#8220;reale&#8221; le dinamiche socio-economiche del sistema culturale del tardo liberismo e gli effetti causati dalla società del terziario avanzato sulla percezione della forza lavoro.<br />
Una parte del progetto sarà inoltre ospitato presso la Associazione Culturale Rialtoccupato con l&#8217;esposizione, sempre il 5 dicembre a partire dalle ore 21,30, di <em>Lavoro Morto</em>, <em>Ghost Buster</em> e <em>Sciopero</em>, sempre per la serie dedicata alla Fiat di Melfi ed alla produzione nel tempo del postmoderno liberista.<br />
<em>Effetto Kanban</em> è prodotta grazie al sostegno della Regione Lazio per il programma di ricerca &#8220;Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea&#8221;. La mostra è realizzata nella programmazione del Museo in coordinamento con i Nuovi Corsi di Storia dell&#8217;Arte Contemporanea e di Curatore d&#8217;Eventi Culturali e fa parte della programmazione &#8220;Laboratorio&#8221; realizzata nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;Arte di Confine&#8221;, e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux e realizzati del curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
<p>Inaugurazione 5 dicembre 2002, ore 18,30.<br />
La mostra resterà aperta dal 5 al 27 dicembre 2002. Dalle 10 alle 20</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff00ff;"><strong>Nota alla mostra Effetto Kanban di Mauro Folci</strong></span><br />
testo di Domenico Scudero</p>
<p><em>Effetto Kanban</em> si presentava già nel suo progetto alquanto difficile ed intensa. Ho reputato comunque necessario realizzare questa mostra che nel suo procedere integrava e analizzava criticamente le relazioni fra mercato e metodologia del lavoro, poiché l&#8217;argomento interessa da vicino molte persone soprattutto in ambiti intellettuali dove le nuove prassi di coinvolgimento lavorativo sono spesso assimilabili al sistema del nuovo precariato &#8211; lavoro interinale e/o contrattazione separata Co.Co.Co. &#8211; in cui le specificità gerarchiche del sistema di produzione sono esasperate dalla provvisorietà di tali nuove procedure.<br />
Il progetto prevedeva quindi l&#8217;esposizione di cinque grandi striscioni pubblici negli spazi interni della Città Universitaria e una performance lavorativa rinchiusa fra paratie provvisorie ritratta in tempo reale da un sistema di ripresa a circuito chiuso. Gli striscioni recanti la scritta Kadavergehorsam dovevano rimanere esposti sulle pareti esterne del Rettorato, sul colonnato d&#8217;ingresso di Piazzale Aldo Moro, sulla ringhiera della terrazza esterna al Museo Laboratorio e davanti il museo di Arte Classica. Il giorno precedente l&#8217;inaugurazione, tuttavia, quando la più ampia mole di lavoro era già stata realizzata, nonostante la mostra sia stata preparata seguendo la consueta prassi burocratica prevista per simili occasioni &#8211; permessi controfirmati dal Rettore previo controllo dell&#8217;Ufficio Tecnico d&#8217;Ateneo, consegna di fotomontaggi atti a descrivere la presentazione del progetto &#8211; un ordine di requisizione degli striscioni veniva emesso dalla segreteria del Rettorato lasciando intatta solo la parte performativa e museale della mostra. Ad una settimana dall&#8217;inaugurazione, dopo aver assistito all&#8217;indifferente noncuranza degli organi d&#8217;informazione e al freddo distacco del corpo docente e amministrativo dell&#8217;Università per i fatti accaduti, Mauro Folci ha ritenuto di dover ritirare il suo lavoro per preparare ulteriori mosse per documentare questa vicenda.<br />
La mostra si offre naturalmente a svariate letture non ultima quella sulle condizioni reali della comunicazione sull&#8217;arte contemporanea, sulla reale libertà d&#8217;espressione, sul reale interesse nutrito nei confronti di questa disciplina dalle cosiddette &#8220;riviste di settore&#8221; sempre attente a trascrivere pedissequamente quanto accade su commissione nel circuito delle gallerie di mercato e cieche per ciò che non arreca immediato interesse economico; ci ricorda inoltre, brutalmente, le origini stesse di quella &#8220;obbedienza cadaverica&#8221; che era tema fondante della mostra e che, come in un asfittico replay metalinguistico, ci viene dimostrata &#8220;in fieri&#8221; nelle azioni e nella grigia atmosfera che fa da contorno a questo incredibile avvenimento che reputo comunque, per l&#8217;ambito dell&#8217;arte contemporanea, storico e testimoniale di un&#8217;epoca.<br />
Ritengo mio onere, in qualità di curatore della mostra e del museo stesso, esporre pubblicamente il mio specifico punto di vista sui fatti accaduti e dichiarare la mia persistente convinzione ad aver realizzato un evento di portata storica per il suo contenuto sociale e politico qui inequivocabilmente sottoscritto.</p>
<p>Le foto pubblicate documentano l&#8217;affissione degli striscioni prima del sequestro censorio, alcune fasi della performance lavorativa e lo spazio interno del museo trasformato in guardiola di controllo.</p>
<p>Roma, 16 dicembre 2002.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.mlac.it/mostre/folci/s/folci06.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/folci/s/folci07.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/folci/s/folci08.jpg" alt="" /></div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci01.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14277" title="folci01" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci01-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci03.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14280" title="folci03" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci03-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci04.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14281" title="folci04" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci04-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci05.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14282" title="folci05" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci05-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci11.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14284" title="folci11" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci11-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci10.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14287" title="folci10" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci10-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci09.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14289" title="folci09" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/folci09-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Regina Hübner. Anonymus dedicated to Vally</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 14:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2002]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wpcol-two-third">
<p>Il 5 dicembre 2002 alle ore 18,30 presso il Museo Laboratorio dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; sarà inaugurata la mostra personale <em>Anonymus dedicated to Vally</em> di Regina Hübner, artista austriaca che da qualche anno opera in Italia, a cura di Simonetta Lux e Patrizia Mania. Una parte del progetto <em>Anonymus dedicated to Vally</em> è stata già presentata nel 2001 a Detroit, USA. Alcuni brani dell&#8217;installazione saranno allestiti in altre sedi italiane e austriache, in contemporanea con la mostra al MLAC.</p>
<p>Il progetto <em>Anonymus dedicated to Vally</em> è un lavoro complesso, nato sulla scorta di un evento personale, così come riferisce l&#8217;artista stessa. All&#8217;origine, l&#8217;artista ha invitato 21 persone a confidarle un messaggio intimo, garantendo loro ed imponendo al tempo stesso il totale anonimato. Quindi è seguita la registrazione audio e video delle persone mentre pronunciavano ciascuna il proprio messaggio. Messaggi che a loro volta sono stati trascritti in forma di testi anonimi. È seguita poi un&#8217;operazione di scorporamento, separazione tra le singole voci ed i volti. Sicché i volti sono muti e le parole sono senza volto. Impossibile far corrispondere ad ogni singolo autore il proprio messaggio. <em>Anonymus dedicated to Vally</em> quindi è composto da 4 parti che sono tra loro indipendenti e nelle quali è impossibile identificare i singoli autori e connetterli ai loro messaggi: 1. videoripresa delle singole persone, senza audio. 2. registrazione audio delle singole voci. 3. trascrizione dei testi e videoanimazione. 4. stampa fotografica dei videostills e dei singoli testi.</p>
<p>Nella mostra al MLAC, l&#8217;artista ha concepito un isolamento rispetto all&#8217;architettura del luogo, creando al suo interno alcuni spazi riservati, intimi, in modo da sottolineare un luogo &#8220;altro&#8221;, neutro rispetto sia alle caratterizzazioni preesistenti che in assoluto.</p>
<p>Per questo evento sarà pubblicato, nella collana ArtisticaMente &#8211; Lithos Editrice, diretta da S. Lux &#8211; il libro <em>ANONYMUS</em> con saggi di Simonetta Lux, Patrizia Mania, Franz Niegelhell, Roberto Annecchini, Domenico Scudero e Carlo Sini. Temi fondanti del libro sono: il progetto <em>Anonymus dedicated to Vally</em>, le sue implicazioni estetiche e filosofiche, il lavoro recente di Regina Hübner. La presentazione ufficiale del libro verrà resa nota con apposito comunicato stampa.</p>
<p><em>Anonymus dedicated to Vally</em> è sostenuto dal Forum Austriaco di Cultura a Roma, dal Bundeskanzleramt Sektion für Kunstangelegenheiten Wien, Direzione generale per le attività Culturali della Cancelleria Federale di Vienna, dalla sezione Cultura della Città di Villach, Stadt Villach &#8211; Kultur, dalla &#8220;<em>Galerie Freihausgase</em>&#8220;, Villach, dalla Regione Carinzia, Land Kärnten, dalla Regione Lazio per il programma di ricerca &#8220;Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea&#8221;. La mostra è realizzata nella programmazione del Museo in coordinamento con i Nuovi Corsi di Storia dell&#8217;Arte Contemporanea e di Curatore d&#8217;Eventi Culturali e fa parte della programmazione &#8220;<em>Laboratorio</em>&#8221; realizzata nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;<em>Arte di Confine</em>&#8220;, e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux e realizzati del curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
<p>Museo Laboratorio, Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;<br />
La mostra resterà aperta dal 5 al 27 dicembre 2002<br />
dal lunedì al venerdì ore 10 &#8211; 20.<br />
<strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff00ff;"><strong>Nella quadreria di Regina…</strong></span></p>
<p>testo di Maria Egizia Fiaschetti</p>
<p>Il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea de &#8220;La Sapienza&#8221; presenta, dal 5 al 27 dicembre 2002, una personale di Regina Hübner, artista austriaca da diversi anni in Italia. La sala superiore del MLAC ha subito una radicale trasformazione spaziale, rispetto alla sua consueta disposizione: una galleria longitudinale, delimitata sul fondo da una parete curva e scandita da una serie di pilastri; a questi si contrappone la struttura serpentina e zigzagante che si snoda lungo il soffitto e imbeve l&#8217;ambiente di una bianca luce al neon. L&#8217;artista scardina le certezze percettive del fruitore, frutto di un&#8217;assidua frequentazione dello spazio espositivo, proponendo un assetto assolutamente inedito e, quasi, irriconoscibile. In realtà, ne sottolinea la versatilità alle molteplici ipotesi installative, nei confronti delle quali non funge da semplice contenitore. Piuttosto, si raccorda con le diverse modalità d&#8217;intervento, catturandole nella sua rete infinitamente ramificata, tessuta di una trama filiforme e microscopica. Per questo, l&#8217;allestimento realizzato da Regina Hübner sorprende senza apparire alieno e shockante. Una bassa penombra avvolge la sala, rivestendola di un abito leggero, granuloso e impalpabile; lo spazio, notevolmente ridotto tramite l&#8217;inserimento di pannelli trasversali, si condensa in una cellula estratta dal suo corpus originario. È come se un lembo fosse stato asportato dalla sua stessa epidermide, per farne materia di nuova creazione. Allora, la veste pubblica del museo è decantata nella texture morbida e ovattata del privato. Le pareti si animano di volti in bianco e nero, immersi in un flusso temporale sospeso e rallentato; ritratti di una quadreria domestica che, con la loro presenza testimoniale, sfuggono all&#8217;obsolescenza e intrecciano con gli astanti un muto colloquio. In una contemporaneità facile all&#8217;esternazione plateale e all&#8217;outing, espediente sempre più in voga per assurgere alla celebrità mediatica, l&#8217;opera di Regina Hübner apre un solco profondo. I ventuno personaggi immortalati dalla videocamera preservano la loro autenticità, proprio grazie all&#8217;anonimato. La loro identità, apparentemente indecifrabile, epurata da tutte le sovrastrutture, si offre nuda al nostro sguardo e ci esorta a scrutare oltre l&#8217;interfaccia fenomenica, alla ricerca di un codice più profondo. Da qui, la scelta di espropriare i diversi autori dei messaggi da essi pronunciati, a sottolineare l&#8217;ineluttabile fossilizzazione del pensiero nella fittizia convenzionalità del linguaggio. L&#8217;inazione, l&#8217;afasia, l&#8217;impenetrabilità non sono, tuttavia, un ostacolo alla comunicazione. Al contrario, laddove tutto è urlato, sbandierato, esibito con sfrontatezza, il loro silenzio discreto suona come un invito alla riflessione quieta e concentrata, all&#8217;interrogativo che non si sazia di facili verità, ma ne accetta l&#8217;instancabile ricerca. Le parole, i segni, le diverse formule espressive sono letteralmente scardinati, ridotti a pura tautologia. L&#8217;essere, come insegnava Parmenide, &#8220;<em>è</em>&#8221; e guai a tentare di tradurlo nell&#8217;arbitrarietà del medium linguistico! Allo stesso modo, quei taciti volti ci parlano, comunicano con noi, nonostante non esprimano un contenuto specifico. Le loro frasi, registrate su un supporto audio, sono riprodotte al contrario e, pertanto, contravvengono ai tradizionali canoni della significazione. La loro trascrizione è proiettata, invece, nello spazio: dapprima, lambisce inavvertitamente i nostri piedi e, mentre tentiamo invano di afferrarne il senso, scorre davanti a noi, inghiottita dalla parete. La parola, che non è più referente oggettivo e universale del reale, acquista una peculiare valenza simbolica e s&#8217;inscrive perfettamente nella dimensione ambientale dell&#8217;opera. Anonymous-Dedicated to Vally lancia un paradosso tanto inverosimile, quanto illuminante: che occorre restare anonimi, per essere autentici. Come recita uno dei messaggi, la cui paternità è volutamente celata, &#8220;<em>…Negli interstizi dello spazio finito, tra la selva di cose e di doppi, si impone una dilatazione nell&#8217;infinito</em>&#8220;. Qui, tutto si arena, non ultimo il logos che sempre c&#8217;indottrina e, allora, si può udire soltanto la voce dell&#8217;idiosincrasia.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14244" title="hubner1" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner1-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14246" title="hubner2" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner2-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner3.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14247" title="hubner3" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner3-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14249" title="hubner4" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner4-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner5.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14250" title="hubner5" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner5-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner6.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14251" title="hubner6" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/hubner6-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Strategie della Differenza. Arte contemporanea tra decostruzione e superamento</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 14:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2002]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Il 19 novembre 2002 presso il MLAC &#8211; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea inaugura la mostra <em>Strategie della differenza. Arte Contemporanea tra decostruzione e superamento</em>, a cura di Giacomo Zaza.</p>
<p>La mostra presenta lo sfaccettato tema della Differenza in un percorso storico che parte da Joseph Beyus e giunge fino ad oggi, segnalando alcune delle tappe di questa complessa tematica, che è critica al Logos, alle strutture ed alle limitazioni di pensiero e di linguaggio e che approda alla decostruzione di questi confini e condizionamenti.<br />
La decostruzione si radicalizza in un&#8217;alternanza tra identità e superamento, un&#8217;alternanza che diviene convergenza, corrispondenza: scardinare, demolire le identità dell&#8217;uomo, della natura e dunque della forma e dei linguaggi, implica il tendere ad un superamento perenne e progressivo di queste e di nuove identità, rendendo protagonista la Differenza. Alla decostruzione sottende il bisogno di un flusso di energia (fisica), sottratta alla vita piatta e monolitica dell&#8217;uomo postmoderno, che apre ad un rapporto improvviso con &#8220;spazi transizionali&#8221;, tra il pensare ed il sentire, fra realtà interne e vita esterna.La strategia dell&#8217;artista segna un primato nell&#8217;insorgenza della Differenza.<br />
Il progetto espositivo propone un&#8217;orchestrazione di diversi lavori, alcuni realizzati per l&#8217;occasione dagli stessi artisti partecipanti, all&#8217;interno del percorso tematico tracciato. Lo spettatore viene sottoposto ad una varietà di visioni poliedriche, ad un flusso di motivi legati al contenuto ed al concetto della differenza. Le opere dialogano tra di loro in un percorso che parte dalle pratiche aleatorie di Brecht o dalle strategie individuali-collettivistiche di Beuys e giunge ad esperienze di realtà virtuali del video <em>Placebo</em> 2002, della giovane artista olandese Saskia Olde Wolbers, a quelle interattive dell&#8217;installazione bionica di Piero Gilardi (<em>Liquid Breath</em>).<br />
Questa mostra include, inoltre, opere inedite per Roma quali i <em>Portraits</em> di Roger Welch e i grandi ritratti di Alessandro Bellucco (<em>Architetture perdute</em>, 2001), non risparmiando di mettere a fuoco l&#8217;attività di artisti celeberrimi (Kounellis, Disler) o meno noti (Dicrola, Wagner K), letta attraverso i temi della non-identità, della differenzialità soggettiva, del differimento spazio-temporale.</p>
<p><strong>Artisti</strong>: A. Bellucco, J. Beuys, G. Brecht, G. Dicrola, M. Disler, P. Gilardi, R. Johnson, J. Kounellis, R. Longo, S. Olde Wolbers, M. Wagner K, R. Welch</p>
<p>La mostra è proposta nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;Arte di Confine&#8221; e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux, e realizzati del curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
<p>Inaugurazione: martedì 19 novembre 2002 ore 18:30.<br />
La mostra resterà aperta dal 19 al 29 novembre 2002, lunedì &#8211; venerdì 10 &#8211; 20.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.mlac.it/mostre/strategie/s/Strategie10.JPG" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/strategie/s/Strategie07.JPG" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/strategie/s/strategie05.JPG" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.mlac.it/mostre/strategie/s/Strategie01.JPG" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/strategie/s/Strategie09.JPG" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/strategie/s/strategie06.JPG" alt="" /></div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/strategie08.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14214" title="strategie08" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/strategie08-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/strategie02.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14215" title="strategie02" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/strategie02-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/strategie03.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14216" title="strategie03" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/strategie03-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/strategie04.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14218" title="strategie04" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/strategie04-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Pietro Grossi. Homeart</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 14:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2002]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wpcol-two-third">
<p>Il 5 novembre 2002 alle ore 18 presso la sala A del Museo Laboratorio dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; si inaugura con una audizione ed una tavola rotonda una mostra dedicata a Pietro Grossi, a cura di Ida Gerosa.</p>
<p>Esponente dell&#8217;avanguardia musicale e pioniere delle applicazioni tecnologiche, Pietro Grossi, recentemente scomparso, è uno dei protagonisti della ricerca sperimentale in Italia. Nato a Venezia nel 1917 Pietro Grossi ha fondato nel 1963 lo studio di Fonologia Musicale di Firenze (S 2F M) dedicandosi alla sperimentazione nel campo della musica elettroacustica. Nel 1965 ottiene l&#8217;istituzione della prima cattedra di Musica Elettronica presso il Conservatorio di Musica di Firenze. Oltre ad essere stato un importante punto di riferimento di tutta la sperimentazione musicale italiana Pietro Grossi è stato anche un compositore di immagine elettroniche. Il campo delle sue ricerche si è ampliato sino alla formalizzazione della <em>Homeart</em> &#8220;arte creata da e per se stessi, estemporanea, effimera, oltre la sfera del giudizio altrui.&#8221; La mostra proporrà una audizione di alcune composizioni elettroniche e una serie di opere che vanno dalle elaborazioni al computer realizzate nel corso degli anni sino alle animazioni. In mostra una grande opera dal titolo <em>Alfabeti</em>, alcune immagini montate su pannelli neri dal titolo<em> Attimi di Homeart</em> ed una serie di pubblicazioni ad esemplare unico dalla serie <em>Homebook</em>, editoria personalizzata creata con programmi creati dall&#8217;artista stesso. Introdurrà la mostra alle ore 18 una tavola rotonda a cui partecipano Mauro Bortolotti, Gerolamo De Simone, Ida Gerosa, Simonetta Lux, Lara Vinca Masini, Daniela Tortora.</p>
<p>La mostra è proposta nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;Arte di Confine&#8221; e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux e realizzati del curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
<p>I contributi espositivi resteranno visibili dal 5 al 14 novembre 2002.</p>
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<p><img src="http://www.mlac.it/mostre/homeart/s/grossi7.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/homeart/s/grossi6.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/homeart/s/grossi8.jpg" alt="" /></div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/grossi2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14203" title="grossi2" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/grossi2-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/grossi3.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14204" title="grossi3" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/grossi3-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/grossi4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14205" title="grossi4" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/grossi4-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/grossi1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14202" title="grossi1" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/grossi1-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Massimo Luccioli. Armonie</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 14:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2002]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Martedì 12 novembre 2002 alle ore 18:30 il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; presenterà <em>Armonie</em>, performance visivo-musicale nata dalla collaborazione tra l&#8217;artista Massimo Luccioli e i compositori Roberto Laneri, Leandro Piccioni, Luigi Polsini, Gianluca Saveri con l&#8217;accompagnamento del gruppo di canto armonico &#8220;In forma di cristalli&#8221;.<br />
Il progetto sperimentale esplora le possibilità dell&#8217;incontro tra linguaggio visivo e sonoro e prevede l&#8217;interpretazione musicale dal vivo delle opere grafiche dell&#8217;artista. Il lavoro presentato per l&#8217;occasione da Massimo Luccioli consiste in un particolare svolgimento grafico su rotoli di carta di diverse dimensioni in cui il segno, pur apparentemente libero, si dispiega seguendo un andamento precedentemente ordinato in base ad una precisa logica matematica. L&#8217;armonia di segni che Luccioli &#8220;compone&#8221; è infatti ottenuta rielaborando emotivamente un tracciato basato sulla proporzione aurea e sulla scansione dello spazio in rettangoli armonici: ciò che ne deriva è una sequenza ritmica in cui il libero fluire di tratti costruisce una scrittura fatta di vuoti e pieni, spazi aperti e addensamenti che si muovono secondo un invisibile percorso matematico e geometrico. Attraverso il segno come elemento grafico primario Luccioli conduce un&#8217;indagine che si lega alle leggi dei rapporti armonici, alla scienza dei numeri di Pitagora e alla geometria simbolica, sconfinando nella cosmologia e nella ricerca dell&#8217;armonia universale. I segni di Luccioli si fanno allora non solo semplici elementi grafici ma, distribuiti sulla base di precise regole proporzionali, si possono leggere come valori, tradurre in note. È proprio per l&#8217;analogia strutturale tra i segni e la scala musicale che è stato possibile ai quattro compositori interpretare il linguaggio dei rotoli come una partitura e tramutare il silenzio del segno in armonia di suoni. Durante la serata, con una esecuzione sperimentale dal vivo, le sequenze grafiche elaborate al computer scorreranno visibili sulle pareti della sala per essere suonate dai compositori e interpretate vocalmente nell&#8217;antica tecnica del canto armonico dal gruppo &#8220;In forma di cristalli&#8221;. La performance musicale vedrà l&#8217;impiego di una particolare strumentazione che spazia dalla spettacolarità degli strumenti etnici all&#8217;apporto tecnologico per la campionatura elettronica ed i sintetizzatori.<br />
L&#8217;evento viene realizzato per la prima volta grazie al contributo dell&#8217;I.M.A.I.E. (Istituto per la tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori) ed è proposto nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;Arte di Confine&#8221; e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux e realizzati dal curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
<p>Martedì 12 Novembre 2002, ore 18:30</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonie7.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14178" title="armonie7" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonie7-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonie8.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14179" title="armonie8" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonie8-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonie9.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14181" title="armonie9" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonie9-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonia4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14176" title="armonia4" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonia4-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonie5.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14183" title="armonie5" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/armonie5-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Click stream analysis</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 13:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Il 2 ottobre 2002 alle ore 18:30 presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; si inaugurerà <em>Click Stream Analysis</em>, un progetto di Luna Gubinelli e Domenico Scudero.</p>
<p><em>Click Stream Analysis</em> è un progetto di mostra sulla net.art, una esposizione immateriale che trova la sua ragione d&#8217;essere solo ed esclusivamente on-line. L&#8217;installazione prevede infatti un ambiente visivo creato dalla video proiezione del percorso web effettuato dai visitatori. L&#8217;obiettivo di CSA è di mostrare alcuni dei più rilevanti progetti web direttamente in internet. Il visitatore, quindi, navigherà esplorando le varie pagine presentate da una homepage creata esclusivamente per la mostra.<br />
L&#8217;arte elaborata con gli strumenti mediatici della nuova tecnologia assume ogni giorno dimensioni sempre più vaste, ed è quasi impossibile controllarla. <em>Click Stream Analysis</em> nasce quindi anche come contraddizione, poiché prevede la registrazione del percorso effettuato da ciascun visitatore. Tale operazione si distingue da una normale cronologia, possibile in qualsiasi computer, perché permette di elaborare uno schema grafico a diverse linee di intensità. Questa possibilità fa riferimento ad un software, creato appositamente per la mostra, che, oltre a limitare la navigazione ai siti indicati dal Layout, dà la possibilità di ottenere un disegno finale, risultato del percorso individuale di ogni persona e del tempo dedicato a ciascun sito. Il grafico, stampato in duplice copia, una per il visitatore una per il museo, assume la valenza di una topografia mentale limitata naturalmente al contesto proposto.<br />
Il progetto è stato realizzato grazie alla fondamentale collaborazione tecnica di Mauro Gubinelli.<br />
La mostra è proposta nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;Arte di Confine&#8221; e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux e realizzati dal curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
<p>Vedi anche:<br />
<a href="http://www.lacritica.net/luna_scud.htm">http://www.lacritica.net/luna_scud.htm</a></p>
<p>La mostra resterà aperta dal 2 al 24 ottobre 2002.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.mlac.it/mostre/csa/s/CSA5.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/csa/s/CSA8.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/csa/s/CSA9.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.mlac.it/mostre/csa/s/CSA6.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/csa/s/CSA7.jpg" alt="" /></div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/CSA1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14157" title="CSA1" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/CSA1-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/CSA2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14158" title="CSA2" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/CSA2-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/CSA3.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14159" title="CSA3" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/CSA3-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/CSA4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14161" title="CSA4" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/CSA4-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Alberto Vannetti. Geografia dei luoghi</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 12:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[2002]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Il 2 ottobre 2002 alle ore 18:30 presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; si inaugura la mostra personale di Alberto Vannetti curata da Simonetta Lux. La mostra, dal titolo <em>Geografia dei luoghi</em>, raccoglie alcuni grandi lavori visibili nella sala superiore del museo e negli spazi esterni.</p>
<p>Alberto Vannetti è stato uno dei protagonisti dell&#8217;arte a Roma negli anni Novanta dopo aver fondato con altri artisti e storici dell&#8217;arte la rivista Opening, che per tutto il decennio è stata la voce più autorevole ed indipendente della cosiddetta &#8220;arte giovane&#8221; a Roma e non solo.<br />
Il lavoro di Alberto Vannetti è segnato dal forte impulso di impegno sociale realizzato da un talento estetizzante che risolve le tematiche affrontate con un taglio d&#8217;astrazione e di riduzione geometrica. I suoi lavori dal colorismo vivo e radicale si riallacciano sia ai contenuti forti delle avanguardie artistiche &#8211; dal costruttivismo al suprematismo &#8211; sia alle più complesse ambientazioni dell&#8217;astrazione formale. Il percorso di Alberto Vannetti è inoltre scaturito dal sicuro individualismo e dalla ricerca dell&#8217;autonomia dell&#8217;artista nei confronti del sistema dell&#8217;arte, posizione che lo ha spesso coinvolto in prima persona nella cura di eventi espositivi realizzati come mezzo di promozione autonoma.<br />
Il lavoro esposto presso il Museo Laboratorio consiste in un grande inedito Tazebau, composto da centinaia di fogli di carta incollati direttamente sulle pareti espositive; opera dal taglio decisamente grafico, rimanda ad un contesto socio-politico dell&#8217;immediata contemporaneità. Negli spazi esterni saranno posizionati alcuni grandi stendardi in stoffa, realizzati sul tema del simbolo come luogo centrale della comunicazione contemporanea.<br />
La mostra è proposta nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;Arte di Confine&#8221; e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux e realizzati dal curatore del MLAC Domenico Scudero.</p>
<p>La mostra resterà aperta dal 2 al 24 ottobre 2002.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff00ff;">Il luogo non-luogo del simbolo</span><br />
</strong>testo di Matilde Martinetti</p>
<p>C&#8217;è una sottile e divertita volontà di disorientamento nel grande Tazebau di Vannetti. Lo sguardo non riesce a contenere il lavoro nella sua globalità e si trova limitato dalla necessità di spaziare per ottenere una visione di insieme, a sua volta ulteriormente straniante perché basata sulla ripetizione e dunque sulla mancanza di punti di riferimento visivi. Tutti i manifesti ripropongono infatti gli stessi motivi, variati delicatamente da innesti di silhouettes in oro che interrompono la monotonia e introducono una sfumatura luminosa, un invito per lo spettatore a scoprire il diverso in ciò che sembra uguale. Sulla scia di una pratica artistica ormai consolidata da buona parte della recente storia dell&#8217;arte Vannetti opera una messa in discussione dello spazio museale. I fogli incollati direttamente alla parete cambiano il senso della struttura da elemento che contiene l&#8217;opera ad elemento contenuto nella stessa e lo spazio diventa supporto. Adattandosi alla conformazione del posto il collage assume un andamento ricurvo ed allo stesso tempo introduce un elemento variabile ed incostante che instaura un rapporto dialettico tra strati sovrapposti. Il primo termine (il supporto) limita e condiziona il secondo (ciò che vi è applicato). Altezza e lunghezza dell&#8217;opera dipendono dalle dimensioni del muro, ed allo stesso tempo quest&#8217;ultimo diventa parte integrante di un elemento artistico concepito nei termini di forma malleabilmente adattabile al contesto. Restituiscono allo spazio il valore più canonico di contenitore gli acrilici ed i collage che fronteggiano ed affiancano il Tazebau in un gioco speculare di rimandi basato su una ripetizione di simboli leggermente variata da colori, motivi geometrici, tecniche esecutive.<br />
Vannetti lavora sull&#8217;associazione di immagini e significati di cui il simbolo è il motivo dominante. L&#8217;appartenenza ad un contesto contemporaneo legato a realtà sociali e politiche si unisce alla chiarezza del taglio grafico agevolandone la comprensibilità e rendendolo facilmente riferibile (ad una situazione, ad un luogo), e tuttavia non ingabbiandolo in univoche considerazioni. Il simbolo è del resto un elemento passibile di interpretazione, soggetto ai riferimenti storici e culturali dell&#8217;individuo che vi si confronta. Potenzialmente circoscrivibile ad un contesto, non lo riempie tuttavia in maniera esaustiva. Di conseguenza è il qui ma anche l&#8217;altrove, un luogo senza radici, un non-luogo. Una forma eterea che rincorre ma contemporaneamente sfugge confini geografici (benché le icone di Vannetti sembrino tracciare precise latitudini) e definizioni vincolanti. Una natura nebulosa ed impalpabile che ha lo stesso peso del linguaggio. Concepibile del resto come medium comunicativo, al simbolo competerebbe una intrinseca carica di ambiguità.<br />
Non c&#8217;è però retorica nella saturazione visiva e concettuale dell&#8217;opera di Vannetti, ma una presentazione leggera e divertita che lascia libertà di traduzione, un&#8217;estetica del colore (che richiama precedenti optical) e della bidimensionalità, una tendenza all&#8217;astrazione che si risolve nella presentazione asettica e riduzionista delle sagome. Ma rimane comunque latente una sottile intenzione di spaesamento. Nella proposizione ed associazione quasi ossessiva di simboli e colori forti (che con gli stendardi invadono anche l&#8217;ambiente esterno) l&#8217;artista mette in atto una specie di silenzioso bombardamento che ricorda vagamente certe dinamiche massmediatiche.</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/Van1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14069" title="Van1" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/Van1-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14070" title="VAN2" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN2-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN3.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14071" title="VAN3" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN3-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14078" title="VAN4" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN4-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN5.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14073" title="VAN5" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN5-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN6.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14075" title="VAN6" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN6-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN7.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14079" title="VAN7" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN7-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN10.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14080" title="VAN10" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/VAN10-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /><br />
</a><span style="font-size: x-small;">Alberto Vannetti, <em>Geografia dei Luoghi</em>, visione della installazione, MLAC, ottobre 2002.</span></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>ArtconFusion</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 11:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea ha concluso la sua attività espositiva per l&#8217;anno 2001-02 con l&#8217;organizzazione di un fuori programma, in cui l&#8217;estemporaneità s&#8217;intona perfettamente alla freschezza e all&#8217;ardito sperimentalismo che, da sempre, costituiscono la cifra distintiva e inconfondibile di questo spazio. Uno spazio che funge, non tanto da contenitore, quanto da propulsore d&#8217;idee e progetti, suscitati dall&#8217;atmosfera stimolante che vi si respira. L&#8217;apertura e la proiezione verso l&#8217;esterno, alla ricerca di una condivisione intersoggettiva, ispirata al dialogo e allo scambio dialettico, gli conferiscono un&#8217;impronta di marcata originalità, rendendolo un unicum nel panorama nazionale. Il Museo inteso, dunque, non come vetrina (sepolcro) delle opere d&#8217;arte, ma come luogo di formazione e crescita intellettuale, che emergono tra gli obiettivi prioritari della mission universitaria. In sintonia con tale tendenza, l&#8217;11 luglio 2002 il MLAC ha presentato un evento dal titolo <em>ArtconFusion</em>, a sottolineare l&#8217;urgenza di sconfinare da griglie e schemi prestabiliti: la confusione allude, infatti, al radicale sovvertimento di quei parametri che, paralizzati nel tessuto atrofico della dottrina, sono soliti orientare la fruizione estetica e la prassi storico-critica. La confusione non coincide, tuttavia, con la semplice ribellione a stilemi passatisti, espressa tramite un lessico impetuoso e vagamente romantico, memore del Futurismo; essa svela, al contrario, la sua natura proteiforme, evocando, oltre alla sensazione immediata di un caos primordiale, quella, più profonda, di una coincidentia oppositorum. Filo conduttore della mostra-evento è, appunto, l&#8217;armonico contemperamento dei contrari che, aggregati secondo una logica non meramente additiva, ma sinergica e relazionale, tessono una fitta rete di rapporti: echi che si rispondono a distanza, stabilendo un colloquio libero dai convenzionali codici linguistici e comunicativi. Le informazioni si coordinano e intrecciano spontaneamente, senza obbedire a un percorso narrativo già segnato in partenza; i vari elementi, apparentemente privi di un nesso, mostrano, al contrario, inedite e misteriose analogie. Tale modus operandi affonda le sue radici in un sostrato teorico, che intende promuovere un approccio trasversale e multidisciplinare alla contemporaneità, mediante l&#8217;attraversamento di generi, forme, linguaggi. A questo proposito, MLAC Digital History, una sorta di collage video proiettato nella sala inferiore, raccoglie, in formato digitale, le memorie fotografiche del Museo Laboratorio datate 2001-02. Uno sguardo retrospettivo che, privo di fini documentari, mette a fuoco il perseguimento d&#8217;iniziative e interessi molteplici, che spaziano dalle mostre alle letture attive, dalla ricerca alla didattica. Una breve, quanto icastica presentazione, che introduce all&#8217;originale allestimento della sala superiore. Due videoinstallazioni si snodano sui lati brevi dello spazio espositivo, poste in modo speculare l&#8217;una rispetto all&#8217;altra; ad accomunarle è la riflessione sul concetto d&#8217;identità che, nel video di Nathalie Grenzhaeuser (<em>Solo Tango</em>, 2000-02) sembra scaturire, inevitabilmente, dal confronto con l&#8217;altro, dentro e fuori di sé. Protagonista è, infatti, l&#8217;artista che veste, contemporaneamente, i panni dell&#8217;uomo e della donna, in un&#8217;atmosfera immobile e sospesa, dominata da un grigiore che imprime alle immagini una patina d&#8217;antico. È come se le silhouette impalpabili dei personaggi levitassero nel flusso dei pixel luminosi, sospinte dalla corrente del ricordo o, forse, del sogno. La presenza di uno stipite murario taglia in due la scena, costringendoli ad agire, ciascuno nel proprio spazio, senza alcuna possibilità d&#8217;incontro. Essi, inoltre, sono sempre distanti e posti, alternativamente, l&#8217;uno in primo piano, l&#8217;altra sullo sfondo. Il mancato sincronismo suggerisce l&#8217;idea di una separazione tra i sessi, dalla quale sembra dipendere la conseguente assenza di dialogo. Al contempo l&#8217;artista, giocando sul filo di un&#8217;ambiguità attenuata dal sapore retrò della scena, stile film anni &#8217;50, esibisce un&#8217;identità bifronte e frammentata. Diversamente Shaghayegh Sharafi, In una stanza grande quanto la solitudine (2001), pone l&#8217;accento sul ricordo, individuale e collettivo, inteso come riserva aurea del proprio assetto identitario. La fotografia è rappresentata dai lavori dei giovani Andrea Malizia e Eugenio Percossi. Il primo propone tre stampe su alluminio di ampio formato (<em>Occhio; Cerchio; Spalla</em>, 2002): immagini astratte di oggetti; presenze, apparentemente insignificanti e inanimate, che popolano il suo studio, ora ingrandite oltre misura, ora deformate a tal punto da risultare irriconoscibili. Lo sguardo trapassa dall&#8217;impatto percettivo con le cose, spesso viziato da inveterate abitudini retiniche, nell&#8217;intelletto, che svela un mondo invisibile, ancora inesplorato, oltre l&#8217;apparenza. Estraneo a qualsiasi poetica del quotidiano, Malizia non conferisce, perciò, alcun valore simbolico ai propri scatti che, non tanto sembrano fotografare gli oggetti, quanto le immagini mentali, sfuggenti e visionarie, da essi suggerite. Eugenio Percossi presenta due lavori tratti dalla recente serie <em>Escape</em> (2002), realizzata durante un viaggio a New York dopo la tragedia di Ground Zero. L&#8217;obiettivo isola, dal formicolio variopinto dei passanti, alcuni individui in bianco e nero, a sottolineare l&#8217;incessante insinuarsi della morte nella vita. L&#8217;uso del mezzo fotografico sembra confermare questo dato ineluttabile, potendo vantare, al riguardo, un ricco bottino di cadaveri! Ines Fontenla è presente con tre installazioni: <em>Orbis Terrarum</em> (1996), <em>Impero</em> (1997) e <em>Cosmographia Terrestre</em> (1997-2002). L&#8217;ultima, site-specific, è stata progettata, traendo spunto da un precedente lavoro, appositamente per il Museo Laboratorio. Alcune calotte emisferiche, sulle quali si dispiegano le rappresentazioni cartografiche dei continenti, sono immerse in una distesa di pigmento blu oltremare. L&#8217;artista, che da sempre riflette sulle diverse modalità di concepire e raffigurare il nostro pianeta nel corso dei secoli, sembra proiettare la sua immagine mentale nello spazio infinito del cosmo. La Terra, dunque, come prodotto di una speculazione che cerca, costantemente, di oltrepassare i suoi limiti per conquistare nuovi traguardi conoscitivi. L&#8217;evento totale e in progress di <em>ArtconFusion</em> è culminato nell&#8217;azione poetico-teatrale di Ghislain Mayaud/ Marco Olimpio/ Gabriella Fedele. La terrazza del Museo Laboratorio ha ospitato, per l&#8217;occasione, un suggestivo intervento basato sull&#8217;interazione tra corpo, suono, parola. Successivamente, Sukran Moral ha allestito alcuni materiali (tavolo, telo rosso, immagini del colpo di stato in Turchia), a comporre lo scenario di una performance, piuttosto allusa che, effettivamente, realizzata. Un&#8217;azione mancata, giocata sugli opposti crinali della presenza-assenza, nonché sulla smaterializzazione della stessa figura dell&#8217;artista. Come dire: …Fiat aura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>11-31 luglio 2002</p>
<p>2-21 settembre 2002</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Maria Egizia Fiaschetti</strong> </div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/cover2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14617" title="cover" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/cover2.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Mimmo Martorelli. Mappa Mentale</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 11:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third">Il 7 giugno 2002 alle ore 18:30 presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; si inaugurerà la mostra personale di Mimmo Martorelli dal titolo <em>Mappa Mentale</em>, a cura di Domenico Scudero.</p>
<p>Per la sua prima personale a Roma Mimmo Martorelli esporrà una serie scelta dei suoi ultimi lavori pittorici realizzati con tecnica di pastelli su tela. Il lavoro di Martorelli, sia pure realizzato con un procedimento tecnico tradizionale si avvale di &#8220;pattern&#8221; visivi estremamente contemporanei.<br />
L&#8217;artista, che ha studiato prima in Italia e successivamente in Gran Bretagna, ha infatti elaborato un sistema di segni derivati dall&#8217;astrazione, in cui la fitta trama dei colori propone una estraneazione della visione, sottoposta a stimolazioni contrastanti.<br />
Il lavoro di Martorelli coniuga il patrimonio storico della pittura con una disinvolta gestione dei colori e dei pigmenti pastello e offre un percorso di grande suggestione visiva dai connotati psichedelici.<br />
Lontano da correnti e mode del momento, questo giovane artista, dimostra con tenace volontà la possibilità di testimoniare attraverso la pittura l&#8217;identità quotidiana del nostro immediato tempo presente.<br />
La mostra propone una selezione di grandi tele e di altri lavori inediti sempre sul tema della definizione iconografica e concettuale dell&#8217;astrazione pittorica rivisitata in chiave attuale.</p>
<p>La mostra è proposta nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;Arte di Confine&#8221; e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux.</p>
<p>La mostra resterà aperta dal 7 al 27 giugno 2002.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff00ff;">Le topografie psichiche di Mimmo Martorelli</span><br />
</strong>testo di Maria Egizia Fiaschetti</p>
<p>La personale del salernitano Mimmo Martorelli, allestita nella sala superiore del MLAC (dal 7 al 27 Giugno 2002), si presenta quale viaggio immaginario nei tortuosi meandri della psiche. I dipinti, tutti di ampio formato, documentano, infatti, l&#8217;istanza di tracciare un&#8217;ipotetica <em>Mappa Mentale</em>: una miriade di segni, nervosi, palpitanti, serpentini anima la superficie pittorica, proliferando al suo interno, quasi fosse alimentata da un&#8217;incessante germinazione endogena. È un magma ribollente di tratti convulsi, replicati in modo ossessivo, che dilagano ovunque, rilevando una tettonica cerebrale complessa e indecifrabile. Impossibile recuperare il filo di quest&#8217;ordito fitto e inestricabile: a tesserlo è una mano invisibile, fedele soltanto al suo dettato interiore. Sorprendente il talento cartografico di Mimmo Martorelli: con la perizia del sismologo registra e trascrive le onde d&#8217;urto che impattano la mente. La materia, fluida e impalpabile, del pensiero si fenomenizza tramite una calligrafia densa di allusioni biomorfiche. Il segno, al di fuori dei tradizionali codici linguistici, riacquista la sua originaria valenza eidetica, capace di fornire una sorta di calco, di radiografia della mente; non a caso, l&#8217;artista si serve di tale strumento per mappare un terreno tanto instabile e polimorfo. Le infinite ramificazioni segniche, che saturano l&#8217;intero campo pittorico, sembrano veicolare il flusso dei neuroni, irrorare il tessuto cerebrale con la loro, febbrile, attività. A sua volta, il cromatismo intenso e chiassoso che anima le opere di Martorelli, comunica un intenso vitalismo. I pigmenti, distillati nella loro essenza pura, timbrica, esercitano un impatto violento sul fruitore e, quasi, inondano il suo apparato percettivo, provocandone il temporaneo collasso. L&#8217;overdose cromatica determina un cortocircuito sensoriale e costringe a trascendere il mero approccio empirico, per approdare a un più elevato stadio di riflessione. La strategia operata dall&#8217;artista consiste, dunque, nel virare i toni a declinazioni, via via sempre più acide, al fine di propiziare tale processo di sublimazione. Egli articola un discorso prettamente mentale e lo struttura mediante rispondenze analogiche: è come se tentasse di tradurre il linguaggio psichico in una sostanza caratterizzata dal medesimo &#8220;codice genetico&#8221;. Perciò egli si serve del segno: per risalire alla sorgente stessa dell&#8217;intuizione. La tecnica duttile del pastello veicola questa peculiare trascrizione. Esso funge, infatti, da protesi naturale e &#8220;prolungamento del dito&#8221;, grazie al quale è possibile ricostruire la morfologia interna dell&#8217;uomo, facendo uso, appunto, di un medium affine. Al contempo, gli arabeschi lineari che invadono il supporto, attuano una precipua opera di riempimento; lo spazio pittorico si presenta come una superficie neutra, un contenitore vuoto, destinato a raccogliere le informazioni elaborate dal cervello. Le tele, dai margini stranamente ampi, assumono l&#8217;insolita fisionomia di scatole che alludono, metaforicamente, al cranio. L&#8217;uso preponderante di un alfabeto aniconico è interpolato, talvolta, dall&#8217;inserimento di lettere e simboli algebrico &#8211; matematici; estrapolati dal linguaggio informatico, essi esortano a considerare i processi mentali umani in chiave meccanomorfa, come un puro derivato della chimica. L&#8217;artista, tuttavia, non identifica affatto il cervello con il processore di un computer. Soltanto al primo compete, infatti, la scelta di quali informazioni selezionare, filtrare, salvare, archiviare, cestinare… Nonostante i suoi automatismi e la sua, intrinseca, fisiologia il cervello consta di un potenziale ulteriore, una specie di valore aggiunto incarnato dal libero arbitrio: quella facoltà, privilegio esclusivo dell&#8217;uomo, che consente di decidere autonomamente come gestire e organizzare il proprio sapere. Da qui, l&#8217;immagine eloquente del labirinto, che si staglia concretamente sul pavimento dello spazio espositivo. Una serie di pneumatici, spruzzati di vernice gialla, sono inseriti entro strutture di legno nere, a formare quel dedalo senza uscita. Paradossalmente, l&#8217;installazione non è praticabile: si può soltanto girarvi intorno, costeggiandone il perimetro esterno. Questa condizione di esilio forzato esprime, in realtà, la necessità di spogliarsi del proprio abito corporeo, per potervi accedere mentalmente. La ratio riesce a governare la materia vischiosa e volatile del pensiero, arginandola con il suo assetto reticolare; allo stesso modo, la sostanza, morbida e gommosa, dei pneumatici è congelata e impacchettata in involucri lignei. La memoria, dunque, come insieme di file, destinati a racchiudere informazioni; impossibile, tuttavia, escludere da un&#8217;autentica mappatura della psiche umana, gli eventuali deragliamenti, i depistaggi, gli sconfinamenti&#8230;Alla metafora del labirinto si aggiunge, perciò, quella di un&#8217;immensa prigione, in cui &#8220;…un popolo silente di infami ragni tende le sue reti in fondo ai cervelli nostri&#8221;(Charles Baudelaire).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.mlac.it/mostre/martorelli/s/marto13.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/martorelli/s/marto14.jpg" alt="" />                    <img src="http://www.mlac.it/mostre/martorelli/s/marto17.jpg" alt="" /></p>
</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto01.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14009" title="marto01" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto01-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto02.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14011" title="marto02" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto02-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto03.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14012" title="marto03" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto03-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto08.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14014" title="marto08" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto08-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto11.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14018" title="marto11" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto11-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto12.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14016" title="marto12" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto12-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto16.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14024" title="marto16" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/marto16-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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		<title>Gino Sabatini Odoardi. A boccaperta</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2012 12:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonetta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wpcol-two-third"><span style="color: #000000;">Il 7 giugno 2002 alle ore 18:30 presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; si inaugurerà <em>A boccaperta</em>, mostra personale di Gino Sabatini Odoardi, a cura di Maria Francesca Zeuli. Il titolo, promessa di sorprese destabilizzanti, è un omaggio a Carmelo Bene. Gino Sabatini Odoardi è uno sperimentatore di linguaggi, un sovvertitore dei comodi automatici meccanismi del pensiero, un artista difficile da imbrigliare in definizioni, perché si avvale di progettualità concettuale e di estetica pittorica per contraddire, destabilizzare e scardinare l&#8217;ordinario e generare, così, una considerazione che giunga al senso profondo di ciò che ci circonda. La sfida alle più naturali leggi fisiche, che si concretizza nel vino misteriosamente bloccato in obliquo nei bicchieri di vetro di Impossibilità espresse, serie di opere che accompagna l&#8217;artista nel suo lavoro dal 1982 al 2001, si carica oggi di una forte volontà di denuncia e di lotta alla banalità del quotidiano, che stimoli il senso critico degli individui: dunque, le leggi da scardinare e demistificare divengono i luoghi comuni.<br />
L&#8217;artista presenterà un&#8217;installazione dal titolo Si beve tutto ciò che si scrive, costituita da più di duecento bicchieri di vetro contenenti differenti quantità di inchiostro nero, posti su delle piccole mensole sporgenti dal muro e disposte a diversi livelli in ordine asimmetrico: da lontano una costellazione di punti bui &#8220;bucano&#8221; la luminosità della parete bianca… un firmamento invertito, come invertito dalle coscienze critiche dei singoli deve essere il luogo comune recitato nel titolo dell&#8217;opera e ribadito dal fluire liquido di parole questa volta &#8220;da bere&#8221; per non essere più manipolati:</span></p>
<p>&#8220;siscrivetuttociòchesivedesivedetuttociòchesicredesicredetuttociòchesibevesibevetuttociòchesiscrive&#8221;.</p>
<p>La mostra, curata da Maria Francesca Zeuli, è proposta nell&#8217;ambito del Dottorato di Ricerca &#8220;Arte di Confine&#8221; e dei relativi corsi sperimentali di Stage/Master in Cura Critica ed Installazione Museale, voluti dal direttore del Museo Simonetta Lux, e realizzati del curatore del MLAC Domenico Scudero.<br />
La mostra resterà aperta dal 7 al 27 giugno 2002.</p>
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<p><strong><span style="color: #ff00ff;">A boccaperta</span><br />
<span style="color: #ff00ff;"> Si beve tutto ciò che si scrive</span></strong><br />
testo di Maria Francesca Zeuli</p>
<p>&#8220;A boccaperta&#8221;: un titolo che suggerisce un&#8217;idea di sorpresa positiva o negativa, una speranza di segnale che colpisca, un riferimento al titolo di uno scritto di Carmelo Bene, che si fa omaggio ad un artista di grande genialità concettuale e creativa, rivoluzionario sovvertitore del teatro e dei linguaggi, tra le più importanti figure di riflessione per Gino Sabatini Odoardi; e ancora allusione ad uno stato di fatto di &#8220;imbambolamento&#8221; generalizzato, atteggiamento costante ed inconsapevole che assumiamo nell&#8217;assorbire qualunque informazione e che introduce all&#8217;opera vera e propria di questa esposizione: &#8220;Si beve tutto ciò che si scrive&#8221;.<br />
L&#8217;opera, esposta per la prima volta a Roma, fa parte della serie di lavori dell&#8217;ultima fase del percorso artistico di Sabatini Odoardi, legati da un&#8217;impronta unificante: il luogo comune.<br />
Il luogo comune è rassicurante, perché di facile comprensione, è immediatamente coinvolgente, in quanto ne siamo tutti permeati ed in grado di riconoscerci in esso, è un dolce e potente narcotico del pensiero individuale che si lascia annullare nelle globali superficialità… Gino Sabatini Odoardi lo contesta fortemente, lo incrina nella sua disarmante semplicità con una volontà destabilizzante che vuole coinvolgere non attraverso una comoda e passiva immedesimazione anestetizzante, ma tramite una scossa alle coscienze critiche, perché demistifichino e smontino quegli automatismi che non ci permettono di cogliere lucidamente le manipolazioni alle quali siamo sottoposti quotidianamente.<br />
Circa duecento bicchieri di vetro contenenti inchiostro nero si dispongono in ordine sparso sulla parete: contenitori e contenuti concreti sospesi in uno spazio tutto mentale, smaterializzato dalla luminosità del bianco di pareti e mensole.</p>
<p>L&#8217;inchiostro, a diversi livelli contenuto nei bicchieri, o trattenuto dai bicchieri, concentra, tra le trasparenti ma solide pareti di vetro, il liquido fluire di parole di eventuali testi, articoli, pensieri, motti, luoghi comuni, ideologie.<br />
L&#8217;aderenza dell&#8217;artista alle problematiche dell&#8217;oggi si coglie anche nella scelta precipua, che tra l&#8217;altro lo caratterizza, di bicchieri della quotidianità: il concettuale si incarna nell&#8217;oggetto consueto, familiare a tutti (sconvolgente scoperta di Duchamp) ed è proprio questa familiarità che veicola con forza non traumatica, ma non per questo meno profonda, incidente ed efficace, la riflessione ironica e radicale di Gino Sabatini Odoardi in quest&#8217;opera particolarmente manifesta: &#8220;siamo quello che leggiamo&#8221; è un luogo comune? Allora infrangiamolo, scardiniamolo, stando attenti a leggere ciò che veramente può far crescere o vagliando criticamente i pensieri insiti nelle parole che da ogni parte ci assediano. Ecco l&#8217;indicazione precisa e, nello stesso tempo, la denuncia che Sabatini Odoardi lancia per far leva sulle coscienze critiche individuali e risvegliarle.<br />
Infine un segno discreto per chi vuole approfondire una riflessione che cerchi una sussurrata ma significativa chiave di lettura: bianco su bianco, parole poste fluidamente l&#8217;una di seguito all&#8217;altra, senza spazi, senza pause, parole da bere per non berne passivamente delle altre, quelle del mondo, quelle che lo circondano, quelle che ci circondano, concetti in questo caso da interiorizzare, però con cognizione personale e autonoma.</p>
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</div> <div class="wpcol-one-third wpcol-last"><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/01-1a-bocc.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13755" title="01 (1)a bocc" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/01-1a-bocc-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/02-1a-bocc.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13756" title="02 (1)a bocc" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/02-1a-bocc-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/03-1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13757" title="03 (1)" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/03-1-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13758" title="a bocc 4" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-4-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-5.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13759" title="a bocc 5" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-5-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-6.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13760" title="a bocc 6" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-6-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-7.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13761" title="a bocc 7" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-7-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-8.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13763" title="a bocc 8" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-8-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a><a href="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-9.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13764" title="a bocc 9" src="http://www.todbertuzzi.com/mlac/wp-content/uploads/2012/06/a-bocc-9-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a></div><div class="wpcol-divider"></div></p>
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