|
la
rete reale virtuale dell'arte contemporanea
|
||
|
museo laboratorio
il
museo |
Ines
Fontenla: Alla fine delle Utopie |
|
|
Ines
Fontenla: Alla fine delle Utopie Il 7 marzo alle
ore 18,30 si inaugura la mostra personale dell'artista Ines Fontenla
dal titolo "Alla fine delle Utopie". La mostra propone un'installazione
inedita e complessa, realizzata appositamente per gli spazi del Museo
Laboratorio. Negli spazi espositivi saranno presentati due video a parete
ed una installazione scultorea illuminata ed integrata da due diaproiezioni.
Il tema dell'installazione è quello delle utopie storiche concentrate
sul terreno della città ideale. Attraverso la storia di una rappresentazione
Ines Fontenla ci riporta un paesaggio di fulgido spettacolo architettonico
in cui il bianco rappresenta la verità ideale e le forme sono
edotte ed informate alla perfezione costruttiva. Sia nei due video che
nell'installazione le forme del costruire sono simboleggiate da frammenti
di costruzioni ideali, modelli rappresentativi che si offrono a specchio
terreno delle utopie. Nelle proiezioni video alcune forme architettoniche
sono riprese mentre rovinano su un fondale di polveri bianche sospinte
dal gesto di una mano. Le stesse forme sono riproposte nella installazione
scultorea anch'essa realizzata su un fondale di polveri di marmo bianco.
Saremo lieti di avervi presenti all'inaugurazione Agnese Malatesti,
ufficio stampa MLAC |
||
|
Ines
Fontenla: Alla fine delle utopie Il 7 marzo 2002 si è inaugurata, nella sala inferiore del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, la mostra personale di Ines Fontenla "Alla fine delle utopie". Si tratta di un'installazione complessa che l'artista argentina, che vive e lavora a Roma, ha progettato e realizzato proprio per gli spazi del Museo Laboratorio. L'artista si avvale di più media: due videoinstallazioni a parete, due diaproiezioni ed una scultura composita, fatta di polvere di marmo e modellini in forex, che si sviluppa sul pavimento dell'ampia sala e copre una superficie ellittica di circa tre metri di diametro, inglobando al suo interno due pilastri bianchi facenti parte della struttura ospitante, su cui sono proiettate due bianche e scanalate colonne antiche. Sopra uno spesso e movimentato tappeto di polvere di marmo, che assume le sembianze di un'isola (luogo eletto per la realizzazione di utopie), posano una serie di costruzioni architettoniche crollate, ammassate, abbattute, distrutte. Ogni architettura rappresenta un palazzo di un territorio utopico, dunque un'utopia che ha segnato un determinato periodo storico: "Atlantide" di Platone (sec. III-II a.C.), "Sforzinda" di Filarete (sec. XV), "Utopia" di Tommaso Moro e "La città del sole" di Tommaso Campanella (sec. XVI), infine "Falansterio" di Charles Fourier (sec. XVIII) e "Icaria" di Etienne Cabet (fine sec. XIX). Tutte queste utopie sono, però, cadute, pur essendo state progettate per realizzare e mantenere il più perfetto equilibrio: Fontenla vuole, così, mostrare, visualizzandola, la fragilità delle utopie e la loro impossibilità di stare in piedi; inoltre, il bianco della polvere di marmo e dei modellini di forex contribuisce a creare un'atmosfera sospesa e al di fuori del tempo che amplifica, bloccandola, la sensazione di inquietudine provocata dal pensiero di un crollo totale di tutte le utopie, di tutte le speranze, quasi polverizzate come il marmo. A completare l'installazione
e a rendere ancora più intenso il turbamento sono le immagini
del video in cui mani bianche (un ulteriore elemento che proietta questa
creazione al di fuori del tempo e dello spazio fisico) cercano disperatamente
di rimettere in piedi gli edifici crollati senza riuscire a farlo: si
acuisce il senso di impotenza e di ansia per l'impossibilità
di ristabilire un equilibrio che esiste come tensione nella mente dell'Uomo,
ma è irrealizzabile perché parliamo di utopie. Orari di apertura:
lunedì - venerdì 10 - 20. |
||
![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |