|

Meret
Oppenheim (1913-1985) Lcureuil, 1960

Mario
Giacomelli (1925-2001), Scanno, 1957

Daniel
Spoerri (1930-), Restaurant de la City Galerie, 1965
|
Kaisu
Koivisto>Claudia Peill
Pelle>forma>mappa
5 novembre
2001, ore 18
La mostra a due
dell'italiana Claudia Peill e della finlandese Kaisu Koivisto,
a cura di Augusto Pieroni, proviene da una prima tappa pressola Galleria
Uusikuva di Kotka (Finlandia). Caratteri, linguaggi e materiali diversi,
ma alleati da tempo, entrano in dialogo rispondendo alle sollecitazioni
dei luoghi espositivi. L'opera materica e biomorfa della Koivisto, realizzata
con pelli animali, risultava chiaramente site-specific in Scandinavia
mentre le serie fotografiche della Peill, ritoccate con tecniche miste,
hanno come soggetto gli studenti che abitano la stessa città
universitaria in cui la mostra ha luogo.
Il gioco dialettico fra due artiste e fra lavori così diversi
resiste efficacemente anche ai sottili rimandi ai diversi contesti e
propone una serie di chiavi di lettura sintetizzati dalle tre parole:
pelle, forma, mappa. Pelle come soggetto dell'immagine e come superficie
e spessore fisico dell'opera; forma come interesse alla costruzione
di un immagine totale per parti strutturate o suturate; mappa come itinerario
antropologico costruito dalle immagini e come iconografia formalizzata
dalla pelle.
Kaisu Koivisto
nata nel 1962, vive e lavora a Pori (Finlandia)
Claudia Peill nata nel 1963, vive elavora a Roma
In occasione della
mostra viene presentato un catalogo con testo in inglese, italiano e
finlandese, e con immagini in b/n e a colori.
La mostra è
realizzata in collaboarazione con l'Institutum Romanum Finlandiae, Roma;
lo Studio Gianluca Lipoli, Roma; l'Instituto Italiano di Cultura, Helsinki.
E inoltre grazie a Suomer Taideakatemian Säätiö e Finnair.
Durata mostra dal
5 al 25 novembre 2001
Orario dal lunedì al venerdì 10.00-20.00
Ingresso gratuito
Informazioni tel & fax 06 49910365 e.mail muslab@uniroma1.it
Sito internet www.luxflux.org
|
|

Mike
and Doug Starn (1961-) Convex Cloud, 1991

Rebecca
Horn (1944-), The Cellar, 1981

Pascal
Kern (1952-), Sculpture, 1997

Alvar
Aalto (1898-1976), vaso Savoy, 1936

Paolo
Gioli (1942-), Torso, 1983

Claudia Peilli. Installazione al MLAC, novembre 2001



Kaisu Koivisto, Installazione al MLAC, novembre 2001







|
La
mostra di Claudia Peill e Kainu Koivisto, inaugurata presso il MLAC
dellUniversit di Roma La Sapienza presentata da un testo del
curatore. Il catalogo disponibile presso il MLAC.
dal 5 novembre al 25 novembre 2001
kaisu koivisto
> claudia peill
pelle > forma > mappa
di Augusto Pieroni
Cosa potrei mai
dire della superficie, cio della pelle di due lavori all'apparenza
cos distanti? Come potrei mai rendere pi credibile la mia scelta di
presentare e fondere due linguaggi, due mondi, tanto divergenti e impossibili
da considerare come parti di un tutto? La cultura mediterranea d'Italia
e quella baltica di Finlandia non sembrano avere molto in comune e tuttavia
proprio questo rende interessante la loro coabitazione e il loro confronto.
Laddove tecniche e temi divergono l ci dato di apprezzare l'intreccio
di due canti, anzich semplici dissonanze. Se a semplificare il problema
non basta la comune appartenenza al genere femminile e ad una stessa
generazione, allora inizia per noi un interessantissimo gioco di abilit.
Ulteriori problematiche sorgono al calarsi di questa mostra in un contesto
finnico e solo poi italiano.
Ma risposte a simili domande - semmai se ne dovesse dare - andranno
diluite nel dipanarsi di questo testo; e tuttavia non far giustizia
delle contraddizioni nelle quali credo risieda il senso del far arte
e del vivere stesso. Lasciando da parte le note a margine, o piuttosto
evocando l'arte attraverso le immagini, vorrei concentrarmi sui lavori
e i linguaggi delle due artiste tentando di lasciar interagire gli elementi
assonanti con quelli dissonanti. E cos anche la mia partitura verr
eseguita.
Divergenza A
Da un lato evidente quanto le installazioni fotografiche di Claudia
Peill muovano una costante indagine sull'identit. Fotografando i volti
e i corpi di persone l'artista ci mette nell'istintiva posizione di
colui che vuole, senza speranza, identificare "chi" sia quello
nella foto. Ma la Peill taglia, sfoca, rimpagina e duplica l'immagine
sia sullo stesso foglio che nell'intera serie - sia essa un dittico
o un trittico o di pi. Cos lei costruisce l'immagine totale per pezzi
disilludendo ancor pi la nostra aspettativa di esattezza nell'immagine.
Cornici quadrate di metallo grigio scuro opaco, resine trasparenti date
a pennello e campi di noncolore bianco o nero, tutti questi elementi
completano e danno ritmo al lavoro, sottolineando la griglia visiva
che regge la costruzione di un'immagine: il fatto complesso di fare
semplicemente una foto. Questa forma d'arte cospira ovviamente con le
vocazioni e le virt della fotografia - come campo discorsivo e tecnico
- tanto quanto con preoccupazioni pittoriche, installative e spaziali.
Al tempo stesso per la Peill, mentre costruisce un evidente alfabeto
di forme modulari, mette sotto processo la nozione di identit. Il suo
lavoro smembra l'unit dell'immagine e la riinclude in una nuova forma
fatta di textura, luce, peso. Quanto al colore, Claudia ha iniziato
a stendere a volte una pelle di tono vivace, ma trasparente che riporta
le forme alla loro genesi mentale. La struttura necessaria della sua
arte ospita la realt mutevole filtrata coerentemente dallo stile.
Divergenza B
Da un altro canto riconosco a Kaisu Koivisto un fortissimo senso scultoreo
e installativo, la capacit di tradurre in segni ogni oggetto biologico.
Al tempo stesso l'artista focalizza cos intensamente lo sguardo sugli
animali che questi da soggetti di arte di genere, divengono esseri reali
pronti a incorporare ogni tipo di riferimento simbolico, tranne quelli
tradizionali. Gli animali divengono metafore delle relazioni umane con
la natura e la cultura verificando l'ambiguit dei concetti che la civilt
occidentale vi annette. Nel lavoro della Koivisto gli scarti animali
sono usati spesso e combinati come elementi modulari infinitamente modificabili,
specie nella loro intersezione con i siti espositivi. La Koivisto elabora
nuove creature senza nome od oggetti privi di ogni uso convenzionale
inducendo cos sentimenti instabili fra disturbo ed eleganza. Direi
che la giovane artista finlandese perlopi usi lavorare con fantasmi:
ogni oggetto infatti risuona di varie vite precedenti: prima come parte
di un animale, poi come riarrangiamento commerciale umano di tali materie
prime. Materiali cos pesantemente connotati si riferiscono direttamente
al ruolo giocato dagli animali entro le societ civili e al di l dei
loro confini. Mentre ne esauriamo le riserve di energia - pellicce,
carni, pelli, grassi, corna - raramente ci rendiamo conto della loro
presenza attiva nella nostra quotidianit. La Koivisto inserisce una
sensibilit, a volte anche ironica, a questi temi nel proprio temperamento
artistico senza per forza tradurre proclami animalisti in installazioni
poveriste.
Note chiave
Fare foto - sia esso all'Universit "la Sapienza" o al mercato
interetnico di Piazza Vittorio a Roma - costringe Claudia Peill a non
farsi notare lasciando che la gente viva la propria vita senza posare
per lei, n contro di lei. La lente e l'otturatore allora catturano
dei particolari ravvicinati in bianco e nero di ogni tipo di segni di
identificazione: dai segnali di un'intera generazione, ordinari e transnazionali:
cinture, anelli, pettinature o piercing, fino a segni distintivi strettamente
etnici. Tutti questi minuti particolari granulosi formano una sorta
di mappa dei molteplici flussi delle identit: etniche, regionali, culturali,
comportamentali, personali. Ma la macchina fotografica fissa anche sguardi
teneri, bocche aperte nel dialogo, matite di studio ora utili a tener
su una crocchia. Questo risultato da solo sarebbe per troppo diretto.
Per rendere forma queste prove, tradurre gli indizi in sezioni e i frammenti
in porzioni ci vuole un gran travaglio decostruttivo. Il lavoro finito
risulter dal riassemblaggio di parti di queste immagini in una sequenza
in cui il colore apparir solo dall'esterno dell'immagine: i suoi codici
culturali potrebbero alterare la superficie del lavoro e la sua tensione.
La pelle degli individui, trapassata da anelli, nero ebano sotto turbanti
candidi, esibita sotto corti top, rasata sulle teste dei giovani,
tanto importante quanto quella del lavoro, con la sua miscela attenta
di pittura, plastica e fotografia in ogni passo del processo: dallo
scatto alla frenetica attivit di camera oscura, dall'accoppiamento
delle immagini al loro assemblaggio fino alla cornice e all'installazione
in sito.
Uno dei materiali di base per Kaisu Koivisto la pelle animale, perlopi
col vello. Potenzialmente quindi il suo discorso potrebbe vertere sui
beni di lusso come le pellicce e gli articoli in pelle. E invece le
sue sorgenti sono i mercatini delle pulci e i mattatoi. Attraverso le
sue strutture cos elegantemente formalizzate l'artista infatti mette
in luce il rapporto spesso violento che ci lega agli animali. I beni
di lusso al contrario non hanno anima e hanno perso la memoria. Riflettono
solo il loro incredibile valore e di conseguenza il loro forte potere
sociale. L'artista finnica sottrae i resti animali al loro percorso
codificato - sulla soglia del loro consumo totale e della morte - arrestando
ma non cancellando i segni del decadimento: sono quelli la parte pi
importante. Nei suoi lavori eleganti e ironici le pelli creano mappe
per tutti quei territori in ombra dove aleggiano fatti brutali e memorie
represse. Gli animali non sono pi i protagonisti delle favole: la favola
ancora fittizia quanto lo un'opera d'arte, ma dietro nasconde un
profondo sentimento della vita. Materiali consunti combinati con elementi
contemporanei come l'acciaio, la plastica e tessuti, divengono strutture
sinuose e biomorfe, spesso domestiche e divertenti o apparentemente
funzionali, che rimandano ovviamente alla tradizione razionalista seguente
ad Alvar Aalto. E per la bellezza dell'arabesco, la regolarit delle
forme semplici bilanciano oggi la shockante verit dei materiali. I
sovratoni antropologici, attentamente filtrati quando non rimossi dai
maestri razionalisti e minimalisti, tornano ed esplodono nel lavoro
di Kaisu. Questa spinta verso il lato oscuro della natura il suo contributo
pi originale alla propria forte tradizione formale.
Linee di fondo
La pelle come un vestito.
La pelle come la soglia fra l'abito e la carne. Spesso entrambe le cose
insieme.
La pelle del lavoro e quella della nostra identit.
La pelle come mappa di un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca della
verginit perduta da sempre dalla civilt occidentale.
La pelle come il soffice territorio che percorriamo soprappensiero dimenticandone
il carico di esperienza, la polvere di vita e morte che grida da dentro
i suoi marchi e le sue ferite.
La pelle come un potenziale archivio invisibile di segni di identit.
La pelle come la pergamena originaria sulla quale sono disegnate tutte
le mappe.
Le mappe come geografie dell'esistenza.
Le mappe come astratte sinossi generali.
Le mappe non somigliano mai alla vita, sono forme di vita in s.
Le mappe amministrano il diritto di appartenenza, non il suo senso.
Le mappe riassumono le differenze, equalizzano i conflitti, arrotondano
gli angoli, spianano altitudini e sprofondi.
Le mappe come regolamenti e valori traslati in linee, segni, bordi,
colori.
Le mappe testualizzano i percorsi e traducono la vita in forme.
Un testo una partitura: un gioco pubblico, la messa in atto di una
serie di variabili, eseguite fingendo che tutto abbia senso. Il testo
una sequenza, una catena di pensieri in forma, una mappa che mappa
il suo autore prima del proprio oggetto. E per al lettore non sono
date verit, solo certezze. Di fronte al lettore il testo la pelle
completamente tatuata di un autore nudo. E l'autore tuttavia un attore:
che gioca al serpente, pronto a cambiare di nuovo pelle.
|