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Adalberto
Mecarelli Il
Sensibile in Adalberto Mecarelli Adalberto
Mecarelli |
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Adalberto
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Adalberto
Mecarelli Il 6 Febbraio 2003,
alle ore 18:30, il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell'Università
"La Sapienza" di Roma presenta una personale di Adalberto
Mecarelli, artista impegnato nell'indagine dei rapporti che intercorrono
tra la scultura e lo specifico spaziale da essa determinato, fra luce
ed ambiente. Formatosi in Italia negli anni Sessanta nell'area artistica
romana, Adalberto Mecarelli si è stabilito a Parigi sin dal 1968,
dove vive e lavora. La mostra è
realizzata in collaborazione con la Scuola di Belle Arti di Ambasciata di Francia
in Italia ------------------------------------------------------- ERBAR (Ecole Regionale des Beaux Arts de Rennes) |
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Il
Sensibile in Adalberto Mecarelli Pietro D'Oriano "Qu'est-ce
que c'est cette peinture dont le modèle n'existe nulle part ?"
La frase di Pascal si rivolge all'artista ed è una frase da artista,
che l'artista può far sua e pronunciare come propria. Essa, dunque,
si rivolge a un'entità specifica o speciale. Noi conosciamo un solo tipo di conscenza che sia intergralmente anti-dativo. È quello della matematica : 'matematica' significa ciò-che-è-sempre-già-conosciuto. Il matematico è il genio, diremmo, o la facoltà o il potere di star-dentro il pre-sapere : un pre-sapere che non si pone neppure il problema dell'essere dei propri oggetti. Il conoscere non è per forza un essere o legabile a un essere : tanto meno all'essere dato o predato. L'esser dato è invece l'essere della mimesi, in positivo o in negativo che sia poco importa. L'aporia di un artista come Mecarelli sta dunque nel porsi da matematico - si direbbe : dato il suo fondarsi decisivamente, come chiunque sa delle sue opere precedenti, su quantità o su figure comunque quantificabili (la matematica di quantità si occupa : su esse versa il proprio conoscere : ma sono queste quantità frammenti di essere ? pur viene da chiederselo del tutto en passant) - quando invece, da artista, dovrebbe avere a che fare con forme di essere, ed anzi con la più vieta di tutte : la preesistenza, la datità. Mimetico pur nel
genio (ché legato al destino della mimesi : l'essere come datità),
l'artista che voglia soltanto sapere penderà, fatalmente, sul
lato del matematico, che presapendo, non finisce di sapere soltanto.
La genialità che resta in proprio a un tale artista - appunto,
un artista come Mecarelli - coinciderà e farà tutt'uno
allora con la sensibilità : con la 'veste' di cose che se devono
esser di tipo matematico, si sono spogliate del loro contenuto : dell'essere
(dicevamo che il matematico non sa che farsi dell'essere, per es. dei
'contenuti'). Roma, 5 febbraio 2003 |
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Adalberto
Mecarelli Basilare, distante e geometrico è il netto tracciato del percorso produttivo di Adalberto Mecarelli. Vicino senz'altro alle ricerche neoplastiche del costruttivismo geometrico e razionale, il suo lavoro ha tuttavia una dimensione lucidamente distaccata dalle tensioni retroattive del formalismo geometrico e dalla sua filiazione plastica minimale. La sostanza del lavoro di Mecarelli è per sua naturale matrice visivamente "scultoreo" sebbene di questa identità l'artista abbia privilegiato la leggerezza percettiva. Le sue "steli" di luci sono emblematiche di quanta consapevolezza tecnica vi sia inserita. In 2001: odissea nello spazio, (1968), Stanley Kubrick riassume in una sintesi mirabile tutto il percorso evolutivo dell'uomo sino alla soglia della sua cattività nel mondo "nuovo" delle macchine. Il passaggio dal mondo da primate a quello dell'uomo futuribile avviene attraverso la metafora di una stele "minimal", quasi un miracolo primordiale concretizzatosi improvvisamente al cospetto di quei nostri parenti ancestrali: allo stesso modo mi sembra concepito il lavoro in forma concreta di Adalberto Mecarelli in cui la luce riassume il divino concettualizzato e la sua funzione materiale è divinatoria, trascendente la storia cronologica. La sovrastrutturazione concettuale non offre soltanto il preciso legame transitorio fra passato e presente; essa si ripropone al presente sotto forma di tecnologia "pulita" che scava lentamente la forma e ne descrive un suo colore. La galleria viene allora inglobata nel contesto dell'oggettualità dell'arte, non più supporto neutro; la superficie fotografica si fa pellicola della camera oscura/galleria, dove un quadro viene de-lineato della proiezione naturale della luce. La luce rappresenta se stessa, nella sua apparenza opposta al vuoto del nulla, richiamo di appartenenza e di esistenza in vita. La luce corrode una forma lasciandone la sua traccia nel contorno netto del progetto; un'arte che ha quindi una sua ragione, un suo calcolo e probabilmente anche un suo esistere in quei paradigmi di una ricerca maturata a ridosso di Pop e Op art alla fine degli anni Sessanta e si è poi realizzata attraverso una processualità di matrice concettuale. |
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