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N°1/2003
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EDITORIALE
Aveva posato in pubblico le labbra sulla fronte del regista

di Simonetta Lux



Che cosa accomuna un artista di oggi a una vedova afgana, sbattuta a terra a elemosinare con accanto la figlia in mezzo alla strada, senza casa né sostentamento? Il fatto che entrambi devono inventarsi un nuovo ruolo ed un posto nel sistema e societŕ che frequentano.
Quante probabilità di riuscirci? Un po' di più per i primi, un po' di meno e disperate per le altre.
Ma la questione si pone all'ordine del giorno di qualsiasi riflessione culturale, cioè politica.
Senza la riconsiderazione e tutela della libertà della donna, senza il riconoscimento dei suoi diritti civili al lavoro, alla procreazione, al dolore, al godimento, al piacere, al vivere stesso, il futuro non solo dei paesi islamici, ma il nostro, è finito. Se apro il giornale mercoled“ 20 aprile 2003 "Il Tempo" , trovo sotto la bella immagine di GOHAR KHEYR ANDISH ,artista dello spettacolo condannata a 74 frustate in Iran perché aveva baciato sulla fronte un giovane regista premiato al festival di cui era madrina: ma i talebani non erano stati un po' aggiustati? La guerra denominata " Iraki Fredoom " è finita il 14 aprile , da appena 6 giorni e proprio dall'Iran , dicono i giornali, torna finalmente dai 20 anni di esilio Mohammed Baker Akim , massima autorità degli islamici di religione sciita, di quelli che comminano le frustate e gettano le vedove in mezzo a una strada: pensiamo attentamente al fatto che potrebbe unire in sé potere ed autorità sia politica sia religiosa, se il processo di ricostituzione del tessuto politico amministrativo legale iracheno dovesse passare per le forche caudine di una alleanza - se non addirittura di identità- religiosa- politica, se USA o ONU strumentalizzassero tale dato di fatto delle estremistiche escrescenze della cultura islamica per motivi di realpolitik (controllare le coscienze delle masse: conosciamo bene tale necessità nella storia del nostro occidente).

Da tale congiunzione mai uno stato democratico potrà nascere, mai libertà affermarsi, mai tradizione culturale essere riconosciuta e valorizzata.
Bello il libro di HODA BARAKAT : l'uomo che arava le acque (Ed Ponte alle Grazie). Egli sotto le macerie della guerra civile sopravvive avvolto nei tessuti del suo negozio, L'articolo intervista di Paola Piacenza (3 maggio 2003, "Corriere della Sera", inserto Donna) evidenzia una disillusione sulla possibilità di risalita a radici culturali, ma anche una capacità di far sentire la grandezza e persistenza di certi mestieri e materie (creare il lino, tesserlo).
Ma esiste ancora una tradizione di cultura, esiste una radice vera e riconoscibile, degna di apparire e in grado di contrastare lo pseudo islamismo dei Saddam e dei Bin Laden e dei Jamal Khalifa (suo cognato, avendone sposato la sorella Sheikha) ? Come gli artisti recenti , Jamal Khalifa fonda una pseudo impresa che si chiamava "L'Innocente. Servizi di trading", sberleffando i sospetti di partecipazione a terribili attentati terroristici.
Ma la cosa che piť colpisce è il fatto che costoro (come tanti altri progettisti del "Grande Islam" ) possano ad esempio aver deciso , di diventare poligami e decidere quante mogli avrebbero avuto (4): non uomini, dei senza legge arroganti e senza civiltà, dei "millanta", dei supermiliardari che possono pagare il viaggio in Paradiso, nonché la sussistenza meritevole delle loro famiglie, ai kamikaze .
Le parole chiave da associare: l'estensione del controllo del femminile da anima a tutto il corpo, la cancellazione del godimento, la creazione delle regole giuridiche che consentono in area islamica (Iran, Irak, Libano ) il dominio totale dell'uomo sulla donna , la vendita delle figlie per matrimonio senza il consenso loro e senza quello delle madri, in tempi "normali" limitato alle ultrasedicenni, oggi in tempi di fame anche sotto gli otto anni di età, questa difficoltà, impossibilità di "parlare" di "comunicare", questa impossibilità impotenza dell'azione e della decisione, è s“ la madre di tutte le perversioni, compresa quella che vedeva Saddam portare i suoi figli a vedere le torture e gli assassini dei suoi nemici ed oppositori, a costruire una elite di assassini e torturatori, ad attuare la tattica ben nota della distruzione dei dissenzienti o presunti e della loro cancellazione. Il nascondimento del femminile e cioè dell'unica possibile fonte della opposizione e l'unica possibile fonte della creazione di nuove generazioni di mentalità libera è il segnale di una difficoltà di civiltà futura e di democrazia che sarà difficilmente superabile, e quindi una difficoltà per ciò che chiamiamo arte: autodeterminazione della coscienza critica.
Saddam aveva dato una specie di laicità a prezzo della libertà: controllo ossessivo politico burocratico del paese, i figli costretti a denunciare io genitori, assassini di massa, paura e denaro, obbligo di iscrizione al partito per essere integrati nel sistema del sociale e dei servizi comuni , leader tribali ed eruditi tecnocrati comprati e affiliati (benefici e poteri).
Oggi, in caso di un ritorno del dominio del religioso integrato al politico, si riperderebbe tutto.
Femminilità / libertà/ corpo/ piacere: che è come dire "creatività/arte", sono le pre - condizioni della libertà politica, poiché dove viene conculcato (assassinando e castrando la donna e la femminilità e il corpo) l'istinto originario dell'uomo, l'arte/come libertà di progetto e dunque come libertà politica non ha condizioni per esistere.
La "culla della civiltà" si smarrirà e si svanirà in "culla del petrolio"? Oil for food? Ad un inevitabilmente orribile glossario per questi tempi tetri (kamikaze , terrorismo, fosse comuni, tortura, genocidio, resistenza sciita , scuole religiose , attacco suicida, vedove, conforto di dio, unita' islamica , leader politico/leader religioso, imam, ayatollah, guerra santa / jihad, kafir, sospetto, delazioneÉ), opponiamo un nome di donna creatrice per ogni paese.
Per il Libano: una scrittrice HODA BAKARAT, che fa capire che in un mondo di fusion culturale o metticciato è difficile "risalire" ( le presunte origini restano ormai come vessilli di morte). Occorrono altri ritmi (la lentezza, il sogno, la meditazione, il dolore, la operosità, la scrittura).
Iran : l'attrice GOHAR KHEYR ANDISH.
Afghanistan: MAHMODA SAKHI fa parte della "women judges association ", per la tutela e riscrittura delle leggi per le donne.
E per tutte le REGIONES mediorientali, una grande osservatrice delle "prove di democrazia" attuali (leggi il suo articolo sulle elezioni yemenite"Si propaga il vento dell'Iraq" , "Corriere della Sera" , 1 maggio 2003)e dell' (atteso: ci sarà?) "effetto Baghdad", la parlamentare europea EMMA BONINO.

Mi sembra che le parole o i lemmi che definiscono il modo di operare di ciò che chiamiamo oggi arte possano servire per rompere la persistenza dei luoghi comuni costituiti, dei fondamenti fideistici, delle leggi oppressive mascherate da buoni propositi, pregiudizi che nascondono interessi di parte e irrisolte sessualità: un glossario per la accettazione dell'alterità e della diversità: distillare nella cultura popolare la costruzione del codice del proprio universo individuale("voglio spendere il resto della mia vita dovunque, con chiunque, faccia a faccia, sempre e per sempre, oggi" dice l'artista inglese Damien Hirst)/ introdurre una "specie di eguaglianza tra me e l'altro (dice la artista Dominique Gonzales Foester, consapevole di essere all'origine di un "dispositivo" e di voler farne partecipi e tutori tutti gli altri e io diversi)/ esplorare con qualsiasi mezzo prescelto il mondo intorno a se stessi (la fotografia, per esempio, come fa Gabriel Orozco, per poi decidere l'altro) lottare contro la buona qualità, per far vedere la verità corrispettiva , il deterioramento ("non si deve mirare al meglio, dice l'artista svizzero Thomas Hirshhorn, ma al meno bene" lasciarsi "adottare" dalla estraneità , dal paradosso, dal grottesco; riconoscersi nella sana e libera concezione eventualista dell'arte/vita (teorizzata e diffusa attraverso infinite sperimentazione dal grande artista italiano italiano Sergio Lombardo): è opera d'arte ogni azione o prodotto o gesto o dispositivo, rispetto al quale osserviamo il vissuto psicologico determinantesi in relazione ad esso ; e dal quale debba nascere, volersi o prodursi una documentazione dell'evento stesso, sia racconto o misurazione obiettiva del comportamento. Sarebbe bello poter volere ciò che ha voluto e realizzato nella sua breve vita il cubano Felix Gonzales Torres (1957-1996) estendendolo dal museo/galleria ai luoghi della politica e dell'azione sociale : attraverso i suoi mucchi di bon-bons - messi a disposizione- offerti al desiderio di ciascuno, trasformare spazi deputati e museali, in veri luoghi "pubblici", spazi che attraverso questo dono vengono condivisi, vissuti e trasformati continuamente da tutti.
Ridare diritto di "cittadinanza" alla minoranza (etnica e sessuale e religiosa che sia), alla trasmissione del desiderio, al senso della festa, alla necessità del desiderio, all'innocenza del piacere, alla bellezza della condivisione.

Gohar Kheyr Andish

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