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RECENSIONI
Nero
F ree Magazine
di Domenico Scudero
Da molti anni sfoglio le riviste d'arte con apatia e distacco.
Ne ho avuto esperienza, delle riviste, in vario modo, e mi
sono convinto della loro necessità ma anche della loro
inesorabile risposta a determinati meccanismi, attuati e praticati
per poter sopravvivere. Sono questi meccanismi che a volte
surclassano il contenuto stesso. Spesso non occorre neppure
sbirciare nelle pagine di gerenza e nel colophon per comprendere
appieno i rapporti stretti che legano articoli con sistemi
già convalidati e scambi di vario genere. Il meccanismo
di una rivista è di per sé crudele. Per esistere
ha bisogno di soldi e questi si muovono solo in funzione di
una resa, di un profitto. Quello che mi interessa in Nero,
pubblicata di recente a Roma e già apparsa in 2 numeri,
è che non si riconoscono come usuali i collegamenti
fra articoli, recensioni e scritti. Possiamo soltanto immaginare
in questa giovane pubblicazione che ci siano già molti
rapporti fra fasi funzionali del sistema e interessi individuali
coltivati a vario titolo. Tuttavia questo di per sé
basterebbe ad esortare alla lettura. Chi lo faccia a titolo
professionale non sarà certo facilitato dalla grafica
stringata - fra centro sociale e fanzine disco - e difficilmente
potrà ricostruire le dinamiche che hanno condotto alla
sottolineatura di questo o di quello attraverso i consueti
strumenti di interpretazione esistenti nel sistema dell'arte.
Il lettore scanzonato potrà allora trovare divertente
questo ampio raggio di interessi, spesso discordanti, o addirittura
contraddittori. In realtà è la semplice caratteristica
che spinge Nero nel campo delle novità da guardare
con attenzione. Si tratta infatti di uno di quei semplici
fogli marcati dal timbrico entusiasmo giovanile e che lascia
intravedere i probabili impegnativi sviluppi di una futura
nuova scena della critica e dell'arte. Sfogliando Nero ho
rivisto l'avventura indipendente di Sottotraccia e di Opening,
di questa anche la consistenza della grammatura, il bianco/nero,
il formato spartano; ma anche l'idealismo di scelte sollecitate
da interessi autentici e personali e che nulla devono ad interessi
esterni. In ogni recensione, come in un aulico foglio d'arte,
si aprono scenari di lettura e abbozzi di visioni individuali.
L'arte è un complesso organismo e non si fa distinzione
fra una forma e l'altra se non per esprimere concetti e contenuti.
In breve a me è sembrato il segno di una nuova responsabilità,
la capacità di nuove tendenze di esprimersi compiutamente
anche attraverso il sostegno critico, letterario, curatoriale.
Ma, ovviamente, proprio ricordando Opening e le sue traversie
trasmetto a Nero ed ai suoi autori un consiglio di prudenza:
una rivista di questo tipo scatenerà inevitabilmente
gli appetiti dei "procuratori". Allo stesso modo
di com'è successo in altri casi, un soggetto culturale
che mostri apertura e disinteresse verso dinamiche già
consolidate, potrebbe diventare lo strumento di facili appropriazioni
smerciate da critici pseudo manager per proteggere strategie
di crescita e di mercato comunque indipendenti dagli scopi
della redazione. In quel caso la stesura fascinosa dei contenuti
diverrebbe la semplice propaganda strategica di interessi
manageriali.
Il mio augurio è di trovare questa rivista spesso e
ovunque, sempre vitale e circospetta sui contenuti: spero
anche che questa generazione anni 2000 sappia resistere al
diluvio di promesse della critica manageriale, quella nata
nel disprezzo della storia, le cui parole sono aggressioni
alla cultura ed al sapere. Resistere nei contenuti derivati
da scelte operate nello studio etico può diventare
un aggravio per la prosecuzione di questo progetto, di questo
presente critico e curatoriale: non possono esserci alternative.
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