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N°11/2004
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D.I.P.

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Arte pubblica e sconfinamenti urbani in un dialogo con Ramon Cabrera Salort
di Lucrezia Cippitelli




Il professor Ramon Cabrera Salort è il preside della facoltà di arte della Isa, insegnante di metodologia delle pratiche artistiche e coordinatore delle attività extra accademiche dei suoi studenti artisti.

L.C. Ci può raccontare cosa sta succedendo all’Avana? Come mai motli artisti che abbiamo incontrato sono specializzati proprio nelle azioni urbane?
R. C. S. Credo che si tratti dell’applicazione di metodologie di ricerca basilari nel campo degli studio sociologici, etnografici ed antropologici: l’ osservazioe partecipante. Il ricercatore/artista si avvicina a fatti della vita quotidiana e le vive in prima persona.
L.C. Un metodo di ricerca certamente non ancora così diffuso tra chi si occupa di arte contemporanea…
R. C. S. Credo che di fatto lo sia anche se non in maniera consapevole: cosa può essere se non osservazioe partecipante prendere un autobus o fare una fila? Partecipa e si avvicina a fatti quotidiani e familiari e nello stesso tempo pone tra sè stesso e la realtà che analizza una distanza di sicurezza.
L.C. Sappiamo che ha insegnato e insegna in Messico, che ha spesso avuto tra I suoi studenti artisti provenienti da altri paesi dell’America latina. Ritiene che esista un’identità culturale di questo continente?
R. C. S. Il tema dell’identità di per sé non è condiviso da tutti: è difficile definire un’identità soprattutto in relazione a un continente fatto di Paesi che hanno talvolta storie e tradizioni differenti. Esistono innegabilmente dei caratteri comuni che ci uniscono e che nel corso degli anni si sono trasformate in intense collaborazioni. In questo senso credo si possa parlare di identità: un’attitudine comune e l’intenzione comune di collaborare sullo stesso terreno.
L.C. In questi giorni il dibattito sull’apertura all’Alca dei paesi del Latino America è su ogni giornale, e Cuba ha in proposito una posizione nettissima di sostegno all’ipotesi della costituzione di un mercato comune dell’intera America Latina. La Biennale dell’avana inoltre si è storicamente costituita proprio come biennale degli artisti latinoamericani. Ritiene che in qualche modo Cuba rappresenti, o spinga per rappresentare, quest’ipotesi di dultura identitaria comune?
R. C. S. Cuba è in qualche modo il punto di incontro delle diverse esperienze di ciascun paese latinoamericano. E’ il punto di incontro di interessi economici, sociali e politici comuni. Cuba è anche storicamente lo spazio di incontro, dialogo ed espressione di quegli stati che risultano periferici o marginali rispetto agli altri. Quindi perché non pensare che possa essere anche il luogo di confluenza e confronto delle differenti esperienze artistiche e culturali del continente?

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