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N°12/2005
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EDITORIALE


di Simonetta Lux


Tornare a un tema della critica può risultare apparentemente marginale, addirittura inessenziale.
È invece atto di una serpeggiante vitalità, proprio in quanto arte e critica si stanno scambiando e intrecciando i ruoli in luoghi e i autori più quotidiani (come voleva Apollinaire da Duchamp: riconciliare arte e popolo): oggi quest’identità si declina al massimo ed è anche traducibile come:”riconciliare la politica con il popolo”.
L’artista-critica è un esilmente percettibile - per ora - “icona” teorica nella diffusione della comunicazione per immagini, sia essa dell’ arte o della politica (mondo delle “icone “ per eccellenza).
Se la critica, già identificatasi con l’arte nei tempi recenti, si discioglie e si smaterializza definitivamente in un’azione delocata nei luoghi ormai tutti legittimi “dell’esporsi” dell’arte,
questa condizione dell’oggi ci sembrerebbe l’ultimo logico finale di quanto ipotizzato, praticato, vissuto nel momento di exploit della Neoavanguardia, quando si postulava e si metteva in atto (insomma si indentificavano) progetto teorico/critico e linguaggio (cioè l’azione materiale ed il farsi stesso dell’arte).
Varie volte abbiamo ricordato la difficoltà e l’inefficenza della memoria (si veda l’intervista a Tomás Ochoa su Luxflux n.1-2-3): eppure memoria + storia critica ci “consolano” in quanto quest’attuale ultima forma di smaterializzazione da parte di individui/artisti non soggetti al mercato si può “spacciare” come una valida possibilità e non come una perdita secca.
Insomma non tutto è perduto, forse.
Tutto ciò è importante in un momento in cui buona parte di noi (e ciascuno nel proprio ambito di azione critica e della propria attività sociale) pensa che sia “Tempo di cambiare” come recita il titolo di un bel libro-saggio dello storico Paul Ginsborg.
Azione combinata a formazione, creazione combinata alla ricerca critica, rappresentano le punte più avanzate - anche se non ancora così vincenti - di tale possibilità.
La storia dell’arte, e con essa la storia dell’arte contemporanea che noi reputiamo “possibile”, si muove su tale oscillante pendolo.
Come vediamo dall’opera dei più grandi artisti del Novecento, ma anche delle ultime generazioni emergenti, e non solo nell’Occidente ma in tutto il globale che si muove, si sono attraversati continuamente confini, rafforzando/meticciando identità, e si è affermata la corrispondenza di azione creativa e di educazione/formazione, cioè l’identità di storia e critica.
Vuol dire che l’arte accanto alla filosofia politica, alla pedagogia, alla scienza economica ed a tutti gli altri saperi, ha esercitato un’azione sulle società storiche contestuali, un’azione insieme di analisi e progetto di mutamento.
Tutto ciò è fortemente minato, diciamo per ora, nella cultura politica italiana.
Se ne parla più oltre nella rivista.
Certo è che i principi dell’eguaglianza della formazione, della parità dell’accesso al sapere ed alle professioni negati adesso, vanno ribaditi nel progetto di cambiamento politico.
Senza memoria, senza storia critica, non può esserci invenzione dell’arte e dunque non può esserci invenzione politica.

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