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EDITORIALE
di Simonetta Lux
Tornare a un tema della critica può risultare apparentemente
marginale, addirittura inessenziale.
È invece atto di una serpeggiante vitalità,
proprio in quanto arte e critica si stanno scambiando e intrecciando
i ruoli in luoghi e i autori più quotidiani (come voleva
Apollinaire da Duchamp: riconciliare arte e popolo): oggi
quest’identità si declina al massimo ed è
anche traducibile come:”riconciliare la politica con
il popolo”.
L’artista-critica è un esilmente percettibile
- per ora - “icona” teorica nella diffusione della
comunicazione per immagini, sia essa dell’ arte o della
politica (mondo delle “icone “ per eccellenza).
Se la critica, già identificatasi con l’arte
nei tempi recenti, si discioglie e si smaterializza definitivamente
in un’azione delocata nei luoghi ormai tutti legittimi
“dell’esporsi” dell’arte,
questa condizione dell’oggi ci sembrerebbe l’ultimo
logico finale di quanto ipotizzato, praticato, vissuto nel
momento di exploit della Neoavanguardia, quando si postulava
e si metteva in atto (insomma si indentificavano) progetto
teorico/critico e linguaggio (cioè l’azione materiale
ed il farsi stesso dell’arte).
Varie volte abbiamo ricordato la difficoltà e l’inefficenza
della memoria (si veda l’intervista a Tomás Ochoa
su Luxflux n.1-2-3): eppure memoria + storia critica ci “consolano”
in quanto quest’attuale ultima forma di smaterializzazione
da parte di individui/artisti non soggetti al mercato si può
“spacciare” come una valida possibilità
e non come una perdita secca.
Insomma non tutto è perduto, forse.
Tutto ciò è importante in un momento in cui
buona parte di noi (e ciascuno nel proprio ambito di azione
critica e della propria attività sociale) pensa che
sia “Tempo di cambiare” come recita il titolo
di un bel libro-saggio dello storico Paul Ginsborg.
Azione combinata a formazione, creazione combinata alla ricerca
critica, rappresentano le punte più avanzate - anche
se non ancora così vincenti - di tale possibilità.
La storia dell’arte, e con essa la storia dell’arte
contemporanea che noi reputiamo “possibile”, si
muove su tale oscillante pendolo.
Come vediamo dall’opera dei più grandi artisti
del Novecento, ma anche delle ultime generazioni emergenti,
e non solo nell’Occidente ma in tutto il globale che
si muove, si sono attraversati continuamente confini, rafforzando/meticciando
identità, e si è affermata la corrispondenza
di azione creativa e di educazione/formazione, cioè
l’identità di storia e critica.
Vuol dire che l’arte accanto alla filosofia politica,
alla pedagogia, alla scienza economica ed a tutti gli altri
saperi, ha esercitato un’azione sulle società
storiche contestuali, un’azione insieme di analisi e
progetto di mutamento.
Tutto ciò è fortemente minato, diciamo per ora,
nella cultura politica italiana.
Se ne parla più oltre nella rivista.
Certo è che i principi dell’eguaglianza della
formazione, della parità dell’accesso al sapere
ed alle professioni negati adesso, vanno ribaditi nel progetto
di cambiamento politico.
Senza memoria, senza storia critica, non può esserci
invenzione dell’arte e dunque non può esserci
invenzione politica.
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