RECENSIONI
"Permanent Food" di Maurizio Cattelan
di l.c.
Da comprare, sfogliare, toccare, lasciare aperto sul tavolo per poi
sussultare alla vista delle fosse comuni in Afghanistan o del corpo
nudo, di cui non sono inquadrati testa e gambe e ricoperto di cicatrici,
di un trans operato. Tra i centinaia di opuscoli, brochures e pubblicità
allegati alle riviste che sfogliamo distrattamente o cestiniamo ancora
chiusi nel loro cellophan, Vogue Italia ha puntato su un operazione
che sembra fatta a posta per epater les bourgeoises: allegare
"Permanent Food" alla sua uscita di giugno. Un'ennesima
rivista patinata, che comincieremo a sforgliare distrattamente magari
parlando al telefono, o guardando il telegiornale delle 14:00 aspettando
che il caffè sia pronto. Una sequanza di immagini senza nome,
titoli o richiami che possano orientarci ci si presenta così
sotto gli occhi, e mentre noi curiosi, andiamo avanti alla ricerca
di una spiegazione a cui appigliarsi cadiamo testa e piedi nei meandri
grotteschi, orrorifici, comici e sconfinatamente desolati della nostra
società dello spettacolo. Le immagini a tutta pagina sono accostate
tra loro in modo apparentemente casuale; eppure questo "Blob"
è un raffinato e potente mezzo di costruzione di senso, che
mette a nudo il vuoto angosciate e quotidiano delle immagini che ci
bombardano ogni giorno.
L'operazione è firmata non a caso Maurizio Cattelan, il raffinato
artista concettuale italiano che vive in New Jersey e che lavora per
McKann-Ericcson, la multinazionale editrice proprio di Vogue, a cui
è stata affidata la cura di questo mensile di pillole di cultura
pop (come recita il sottotiolo di "Torazine" uno storico
magazine underground romano), che dopo la prima uscita come allegatgo
del mensile Vogue vivrà di vita propria.
Cattelan ha accostato immagini tratte dai redazionali, incipit di
articoli, foto di artisti, locandine (vere o finte?), guidato dallo
stesso humor (diremmo noir) e tagliente spirito che ha caratterizzato
ogni progetto finora realizzato. |
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