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la
mostra di Christiana Protto al MLAC |
NellĠastrazione
dellĠornamento trovo tutto il mondo
Christiana Protto in una intervista di Patrizia Mania a proposito
della sua mostra al MLAC di Roma
di Patrizia Mania
P.M. In uno spazio con povere masserizie impilate l'una
sull'altra o poste assemblate a ricomporre un possibile immaginario
spazio domestico hai ordinato le tue cose, cose di cui ti sei
appropriata e che in questa logica, sono diventate tue. Cariche
di memoriastraniera, nell' assumerle tali e quali senza comporle
se non nella disposizione che occupano all'interno dell'installazione,
rimangono pregne del loro passato anonimo, ma al contempo acquisiscono
un'altra storia, quella specifica del momento in cui vengono
esposte. L' ulteriore singolarita' del processo e' nel fatto
che gli oggetti - vecchie tele, asciugamani, cestini, objets
trouves - di volta in volta accumulati, da quel momento in poi
non t'abbandoneranno piu', si aggiungeranno ai precedenti per
ricomporsi in sempre nuove possibilita' installative. Ti chiedo
se tutto questo sia anche un modo per raccontare , come fosse
un diario, il tuo personale incontro con la realta'...
C.P. E' giusto, che gli oggetti si accumulano, stanno
per i miei ricordi come le parole in un diario, e come in un
diario, alcune pagine (installazioni) che piu' avanti saranno
questi ricordi (oggetti),e appariranno, magari in altre costellazioni,
in una luce diversa. Pero', c'e' sempre anche un contromovimento
all'accumulazione, come in ogni trasloco, dove devi decidere
che cosa e' veramente importante, magari hai cambiato gusto
o esigenze. Allora lascio le cose, le regalo. Capita anche che
butto via qualche materiale. Ma capita anche che le persone
che incontro mi regalino nuovi oggetti. Nelle installazioni
utilizzo gli oggetti anche come a "casa mia". Quest'attivita'
allo stesso momento diventa anche un gioco, come un bambino
mi diverto a trovare nuove funzionalita' per le cose. E non
sono solamente gli oggetti, e' l'attivita' stessa, la presenza
di una persona immaginaria, che fa parte del lavoro.
P.M. Nella mostra al MLAC di Roma hai distribuito nettamente
l'intervento in due sezioni: una prima, in cui hai disposto
gli oggetti accumulati in funzione espositiva, suggerendo un
percorso di lettura che si compie per gradi e che necessita
di un avvicinamento e di una riflessione perche' palesi la logica
combinatoria che tale funzione sovrintende; nel secondo ambiente
separato da una serie di teli stesi hai realizzato una videoinstallazione
dal forte impatto visivo e tematico, in cui documenti alcune
fasi di lavorazione delle carcasse animali in un mattatoio.
Da un lato, la storia degli oggetti, intrigante , rassicurante;
dall' altro, una storia tecnologica di morte, di cio' che resta
o si fa restare della vita animale. Una dicotomia inquietante...Ad
accomunare l'una e l'altra parte c'e' di piu' che un semplice
corridoio di teli stesi: ci sono i patterns decorativi che improntano
evidentemente la scelta dei tessuti e il soffermarsi del tuo
occhio proprio su moduli decorativi all'interno dello spazio
di morte che hai ripreso. Cosa rappresenta l'insistenza su queste
associazioni? Isolare questa possibile e varia icona della modernita'
e' forse un modo per tracciarne un profilo?
C.P. I patterns decorativi non sono l'unico nodo di lavori
molto diversi come l'installazione dei tessuti e le proiezioni.
C'erano i monitor con immagini di carattere anche ornamentale,
pero' per le proiezioni DVD sui muri ho scelto situazioni architettoniche.
In un caso ho inserito l'immagine di un capannone (mattatoio)
in modo quasi illusionistico nell'architettura del MLAC, l'altra
proiezione l'ho scelta in maniera tale che avesse piu' o meno
la dimensione di un lenzuolo grande, e si collegasse per questo
motivo con l'installazione con i tessuti. E' giusto, che su
un livello gli ornamenti dei tessuti siano magari simili alle
strutture che si vedono sui monitor, ma c'e' anche una somiglianza
della struttura di una tenda (i fili) e le righe di (qualsiasi)
videoproiezione. Anche l'acqua collega le installazioni: serve
alle piante sul tavolo, serve per lavare i tessuti e si trova
in ogni passaggio di lavorazione nel mattatoio. (Credo che l'acqua
nel mattatoio oltre che per lĠ igiene abbia un ruolo rituale.)
Con questo insieme di installazioni nel MLAC volevo creare una
struttura tra vita e morte, interno-esterno, giardino-mattatoio,
il presente - l' al-di la', privato - pubblico, sfera casalinga
- lavoro in fabbrica, bricolage - industrializzazione, flora
- fauna, uomo - animale, che porta in se diverse dicotomie.
Nelle astrazioni dell'ornamento trovo tutto il mondo. Per questo
motivo per me la sfera degli ornamenti rimane importante, ci
ritorno sempre.
P.M. Tra l'idealita' di una possibile storia del presente
e di cio' che si tralascia e la realta' di quanto invece si
fa a tutti i costi scomparire...Due diversi meccanismi che testimoniano
delle tracce che lascia il presente... |
Alcune immagini dell'installazione di Christiana Protto al MLAC di Roma






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