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N°6/2004
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la mostra "Incantesimi - scene di arte e poesia a Bomarzo"
Incantesimi a Bomarzo: tornano i poeti i musicisti e gli artisti
di Lisa Crali


Nel Palazzo/Castello di Bomarzo si è aperto di nuovo l'annuale Festival "Incantesimi - scene di arte e poesia a Bomarzo". Nelle edizioni precedenti (1995,1996,1997) erano stati invitati artisti e poeti contemporanei a realizzare e leggere le loro opere per le strade, i vicoli, le cantine, i boschi, il Palazzo. Lo scopo lontano di quell'azione concentrata sulla città e sui cittadini era, come scriveva allora Simonetta Lux ideatrice del progetto, "di creare la necessità culturale della riunificazione" tra città e Bosco Sacro, quale luogo dell'arte e dell'identità. Poiché quel Bosco e la città/Castello, nati più di quattrocento anni fa per volontà di Vicino Orsini come fatto unitario per lautocostruzione psicologica e culturale di una complessa personalità, con la sua scomparsa avevano disunito la loro storia.
Oggi quel progetto riprende: nuovo mecenate di Bomarzo e del suo territorio è l'amministrazione pubblica con il supporto scientifico dell'Università ("La Sapienza" di Roma e La Tuscia di Viterbo), con una nuova modalità di collaborazione tra istituzioni pubbliche che insieme intendono recuperare il desiderio di memoria, restituire il senso unitario tra città/Castello e territorio, coinvolgere artisti e pubblico resi più vicini dai luoghi non deputati.
Quest'anno, per la cura di Simonetta Lux e Elisabetta Cristallini e la collaborazione di Maria Giovanna Tumino, gli artisti sono stati chiamati ad allestire le loro opere nelle sale del Castello/Palazzo, in quelle più antiche affrescate dei primi due piani e in quelle dei piani superiori riadattate a foresteria. Artisti più o meno giovani e che usano i più diversi media: dalla pittura programmata di Lucia Di Luciano e Giovanni Pizzo, alle ascendenze Fluxus delle installazioni di Uemon Ikeda, alle performances filosofiche dell'artista montenegrino Ilija Soskic, alle ricerche eventualiste di Piero Mottola, alla scienza che diventa superficie plastica per Attilio Pierelli, alle variazioni minime "cristiane" delle foto di Laura Palmieri, all'astrazione povera di Antonio Capaccio, alla pittura emozionale di Maddalena Mauri e Stéphanie Morin, alla complessità tecnico- semantica delle ricerche "in valigia" di Luca Patella, agli ingannevoli "volumi" lievi/pesanti di Paul Wiedmer, alle immagini "instabili" di Cloti Ricciardi, alla geografia dell'anima di Erzsebet Palasti, ai simboli della contemporaneità per gli stendardi di Alberto Vannetti, alla pittura colta permeata della tradizione astratta di Tommaso Cascella, alle visioni rivelatrici di realtà dei video di Serafino Amato. Il Castello si è aperto ad azioni di rottura dei codici linguistici, indagando i legami tra musica, poesia e arti visive. Il grande compositore Mauro Bortolotti (tra i fondatori dell'associazione musicale sperimentale d'avanguardia Nuova Consonanza) si misura con Antonio Capaccio in un'opera video-musicale "Équesta umidità, l'acqua calcarea" ispirata al racconto di Thomas Bernhard "Ungenach". E ancora Bortolotti interviene nel percorso emozionale di Piero Mottola con logiche compositive non convenzionali realizzando il concerto per solo nastro magnetico "Variazioni sul Grido".
Un gruppo nutrito di poeti contemporanei scelti da Carlo Bordini tra giovanissimi e più anziani sono stati chiamati a dire le loro poesie nel grande salone del piano nobile, riscaldati dal fuoco di un immenso camino antico. Poesie che testimoniano la complessità della ricerca contemporanea e che sconfinano anche nella performance, come nel caso di "Auto" tratto da "Warhol: lungo addio" della straordinaria Rossella Or.
Anche questa volta a Bomarzo, tutte le opere, viste e udite come "presenze" in un contenitore antico, portatore di tracce e segni del passato, hanno svelato le infinite possibilità dell'immaginario.


















BIOGRAFIE:

Ilija Soskic




Il mondo è ricco l'uomo è povero
“Un verso di Bertold Brecht il mondo è povero l’uomo è cattivo ho parafrasato in mondo è ricco l’uomo è povero. Così nasce la “manozampa”; il calco della mano sinistra impugnava il proprio doppio e la mano destra poggiava sul muro con artigli che prolungavano le unghie mediante aculei vegetali - cinque spine d’acacia selvaggia lunghe 5/6 cm – la conversione della mano in zampa = scultura-corpo.
In seguito (della tableau-vivant) gli artigli passano dalla mano destra al calco di gesso dipinto al color verde Kent e viene murato come se spuntasse verso lo spazio del resto, per dare l’idea del paradosso umano che fa il mondo…” (Ilija Soskic)
Un’impronta d’artista, un assioma dell’HazArt (M.Diacono)
Perché Soskic
di Simonetta Lux

Traduzione dell’intervista a Simonetta Lux pubblicata su “Pobjeda” - principale quotidiano montenegrino - del 24/03/2004 (www.pobjeda.cg.yu)
D. : Perché lavora con Ilija Soskic?

Ilija Soskic è uno dei più interessanti artisti della generazione che entra nell'aktionismus e nel progetto di apertura al momento critico globale che si configura già alla fine degli anni sessanta.
Pur essendo comparso nel momento stesso di apparizione dell'arte povera in Italia, sin dall'inizio Soskic rivela una marcia in più data da tre elementi:
1) Il suo concetto di energia , dispiegabile attraverso gesti o opere d'arte ( concetto che condivide con i maggiori artisti internazionali, da Beuys a Nagasawa).
2) La sua intuizione della imminente esplosione del sistema europeo occidentale, e in particolare della Jugoslavia, cui apparteneva e cui reputa e vuole ancora dichiarare di appartenere in quanto Stato unitario di culture diverse (rifiuta ogni forma di razzismo e settarismo).
3) La sua continua scrittura/ pittura, ovvero il suo continuo diario mentale (e di critica politica), che egli attua attraverso disegni, carte-scritture, sistema nel quale ha elaborato tutta una sua riflessione filosofica e sulla filosofia del 900, da Wittgenstein e Ramsey ad oggi.
Sto scrivendo un (primo) volume critico su Ilija Soskic a cui seguirà l'edizione internazionale dei suoi scritti/disegni/gesti su carta.

“Il mondo è ricco l’uomo è povero”
1980
tableau-vivant/installazione
Galleria Mario Diacono, Roma


Iljia Soskic: Il mondo è ricco l'uomo è povero, 1980, disegno preparatorio

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