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ART
IN THEORY
L'inquadratura ossessiva di Mario Schifano
di Rebecca Teciuba
L'attivita' di Mario Schifano come film-maker coincide con il
suo carattere prettamente contemporaneo che si risolve in un
rapporto di contiguita' tra cinema e pittura, non a caso egli
è stato uno dei primi artisti in Italia ad aver portato
nella pittura i linguaggi della comunicazione di massa. Schifano
mostra la sua propensione ad un'estetica multimediale intesa
come nuovo stimolo visivo, mediante l'uso di apparecchi fotografici
e macchine da presa. I mezzi di comunicazione di massa vengono
utilizzati dall'artista come contenitori di stimoli sensoriali
ed espressioni visive della societa' contemporanea: Il suo occhio
obiettivo, abituato ad "inquadrare" l'immagine, traduce ciò
vede non piu' e non solo su tela, ma anche su pellicola, soddisfacendo
le sue continue ricerche sul dinamismo e dando nuove dimensione
alla qualita' del fenomeno estetico. L'artista, pur non avendo
mai preso parte alla Cooperativa del Cinema Indipendente, è
considerato uno dei piu' grandi autori del cinema d'artista.
Ad accomunare i suoi film agli sperimentalismi sotterranei sono
i temi trattati (cinema di contestazione sociale e politico),
il tipo di montaggio, le inquadrature sbilenche e l'uso della
pellicola scaduta; ma soprattutto la mancanza di una sceneggiatura
e di uno sviluppo narrativo che mette in crisi il tradizionale
concetto di tempo. Non è un caso che Human Lab,
unico film dotato di sceneggiatura scritta nel 1970 in collaborazione
con Tonino Guerra e finanziato da Carlo Ponti, non è
stato mai realizzato.
L'attivita' di film-maker di Schifano si esaurisce in pochi
anni, caratterizzando il suo lavoro non solo per la tempestivita'
in cui ha risolto l'operato cinematografico, ma proprio per
il modo in cui lo ha eseguito. Schifano realizza i suoi primi
cortometraggi in seguito ad un viaggio in America, nel 1962,
in cui l'artista ha modo di riprendere con una certa ossessione
per l'inquadratura (spesso traballante e quasi mai in asse),
tutto ciò che lo colpisce a prima vista. Da questo materiale
filmico nasce Round Trip (1964). Reflex, realizzato
sempre durante il soggiorno in America, è incentrato
sulla storia di un fotografo di moda. Rientrato in Italia Schifano
realizza Carol + Bill, film muto con William Berger sua
moglie Carol, Renato Salvatori e Annie Giradot. Anna
è il titolo del cortometraggio successivo, della durata
di 12 minuti in cui viene ripresa in diverse situazioni Anna
Carini. Nel corso di questo periodo Schifano realizza altri
cortometraggi di gusto "monografico": Ferreri, un omaggio
all'amico regista; Jean-Luc ciné ma Godard (oggi
irreperibile) girato sul set di Week-end di Jean-Luc Godard;
Fotografo, dalla breve durata di soli 3 minuti, in cui
viene ossessivamente ripreso Renato Gozzano nel suo atelier
mentre fotografa alcune modelle. Nel 1967 l'artista realizza
Vietnam, con Marco Ferreri ed Ettore Rosboch. Come suggerisce
il titolo stesso sono immagini di repertorio della guerra del
Vietnam. Serata è un cortometraggio in cui vengono
ripresi diversi programmi televisivi per 16 minuti circa. Le
immagini che trasmette la tv non sono stabili, traballano a
causa dello scarto che intercorre tra il ritmo televisivo e
quello cinematografico, provocando un'interlinea orizzontale
nera che ricorre spesso non solo nei film, ma anche nelle tele
dell'artista. In Souvenir Schifano riprende provocatoriamente
Gerard Malanga mentre simula di farsi una "dose" sul colonnato
del Bernini a Piazza San Pietro, sotto gli occhi dei passanti.
Made in USA e Silenzio, entrambi del 1967 muti e in bianco
e nero, sono stati presentati durante la mostra tenutasi alla
galleria L'Attico di Roma da Alberto Boatto e Maurizio Calvesi.
Anche Anna Carini vista in agosto dalle farfalle (1967)
è stato proiettato in occasione della personale nella
galleria Marconi di Milano. Protagonista del film, Anna Carini,
viene ripresa da Schifano con un particolare obiettivo munito
di lenti prismatiche le quali conferiscono un effetto di moltiplicazione
dell'immagine, simulando il modo di vedere degli insetti. In
Film la presenza ingombrante del mezzo cinematografico viene
continuamente ribadita, sottolineandone l'aspetto "artificiale".
A conferma di ciò l'effetto muto rende del tutto inverosimile
le immagini riprese.
Dopo i cortometraggi, intesi come lavori sonda atti ad esplorare
il mezzo cinematografico, schifano realizza la Trilogia,
comprendente i film Satellite (1968), Umano non umano
(1969) e Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani
(1969). La Trilogia, che permette a Schifano di entrare a pieno
titolo tra i registi dell'underground italiano, è caratterizzata
da uno stile frantumato e dispersivo composto per blocchi che
acquistano una loro discorsivita' mediante dei suoni, rumori
o immagini ricorrenti tra una sequenza e l'altra. Il montaggio,
apparentemente arbitrario ed insensato, in realta' ho pensato
col fine di dare una corrispondenza tra il sonoro e le immagini,
ed esprime la propensione dell'artista per la frammentarieta'
(non solo cinematografica ma anche pittorica).
In Satellite (eseguito con l'aiuto del direttore della
fotografia Mario Vulpiani) lo spettatore compie un viaggio nelle
apparenze, reso tangibile mediante la sovrapposizione delle
immagini. Con un ritmo convulso e frammentario le scene di violenza
in USA, in Vietnam o in Cina arrivano al fruitore scarnite della
loro tragicita', non sensibilizzando la coscienza di chi le
guarda perché mediate dal freddo mezzo televisivo. Umano
non umano, uno dei pochi film d'artista ad essere stato prodotto,
è da molti critici considerato come il piu' bel esempio
sperimentale del cinema italiano anni Sessanta. Nel film fanno
da cerniera tra una sequenza e l'altra le immagini di guerra
riprese dalla televisione, mentre il trait d'union sonoro è
il battito cardiaco che cessa solo in alcuni momenti. Schifano
ha voluto rappresentare, con un montaggio a salti temporali,
il "non umano" della cultura occidentale, effimera ed insopportabile
(spesso ripresa con l'ottica deformante del grandangolo), contrapposta
all'"umano" della resistenza vietnamita e della rivoluzione
cinese. Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani termina
il percorso della Trilogia. Eseguito con l'aiuto di Ivan Stoynov,
un professionista nel settore cinematografico, per la prima
volta compare un protagonista, il regista Franco Brocani che
nel film veste i panni di un uomo alla ricerca di se stesso.
Gli ultimi lavori cinematografici di Schifano risalgono al
1985, anno in cui realizza per Raitre la sigla televisiva
della durata di 2 minuti de La magnifica ossessione, un programma
di Enrico Ghezzi nato per celebrare i novant'anni di cinema.
Nel 1994 Schifano esegue una serie di spot d'artista per l'Absolut
Vodka di pochi secondi ciascuno in cui compaiono amici e parenti.
Con Absolut Spot Schifano entra di nuovo in contatto con la
sua musa ispiratrice: la televisione, osservata con il suo
occhio feticista, leit motiv ossessivo di tutta la produzione
pittorica, fotografica e cinematografica di Mario Schifano. |
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