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REGIONES
Jusuf Hadzifejzovic
di Simonetta Lux
Ora del tramonto, poca luce, stanze abbandonate, doppio cortile,
ferri divelti del cemento armato di questo carcere che fu
di stile razionalista, sassi in terra, dolci di miele offerti.
La performance Double Jack di Jusuf
Hadzifejzovic
Proprio in questo momento, nel cortile del carcere, si è
svolta l'azione di Jusuf Hadzifejzovic, Double Jack.
Oltre a un'installazione in una delle stanzette del carcere,
l'artista ha tirato fuori i suoi strumenti di azione significante
ed ha donato al tetro luogo carico di memorie, una parte del
suo corpo: con freddezza, davanti a tutti, si è fatto
estrarre un dente sano ed ha visualizzato in una smorfia quello
che si può provare di fronte a un luogo misterioso ed
improvvisamente svelato.
La visione della performance mi ha inorridito. Nei minuti successivi
ho iniziato a parlare con un bambino che aveva assistito all'azione,
chiedendogli che impressione gli avesse fatto. "Ottimo.
Ottimo!" mi ha esclamato. Poi mi ha detto "Noi capiamo.
Ci fa ricordare tante cose".
Di fronte a una cosa del genere ti viene un grande malessere,
ma anche un forte bisogno di sapere in questo nuovo millennio
come ci si misuri con la memoria. Sappiamo che ricordare è
impossibile. Non dimentichiamo che Primo Levi si è suicidato
dopo aver scritto "Se questo è un uomo" e gli
altri suoi libri di meditazione sulla violenza dell'uomo. A
mio parere le ferite psichiche determinate della violenza dell'uomo
sull'uomo sono insanabili, anche quelle apparentemente meno
gravi come quelle della cacciata dei bambini da una scuola per
ragioni etniche e per una politica razzista.
Il giorno successivo, durante la mia conferenza, sono intervenute
molte persone tra cui molti non addetti ai lavori. Tra questi
la figlia di qualcuno che negli anni Quaranta era stato portato
in prigione. Questa ragazza raccontava il ricordo terrorizzante
della sua attesa in una sala d'aspetto della galera per una
visita al padre. E di come questa galera le era sembrata un
luogo potente, invincibile. Per questo, raccontava, non aveva
più osato avvicinarsi a questa parte di Cetinije dove
c'era la prigione. L'apertura di questo luogo al pubblico, con
l'arte, con tanti uomini dentro ed in questa diversa situazione,
le ha prodotto un improvviso sollievo. Si è anche detta:
"era tutto qui?".
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