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DRILLS
Notizie da New Babylon.
Cronaca di un viaggio immaginario.
di Valeria Paoletti
Che ci faccio qui? [1] Affacciato dalla Piazza Verde osservo
lo spettacolo iridescente del traffico svolgersi almeno quindici
- venti metri sotto di me. Non ricordo da quanto sia qui ma
è da un tempo immemore che dedico le mie giornate all’esplorazione
del Settore Giallo.
Qualcuno mi aveva avvertito che mi sarei annoiato, ma a me,
quando ancora solo sorvolavo una superficie vasta circa venti
ettari, e potevo abbracciare in un solo sguardo le maglie
di uno spazio reticolare, su più livelli, appoggiato
su pilotis apparentemente esili, questo viaggio non appariva
così privo di avventure e situazioni appassionanti…
Così, appena arrivato, il desiderio mi ha portato al
circo e al gran ballo, e mentre osservavo lo spazio circostante
deformarsi attraverso lenti illusorie, gruppi dallo strano
nome di squadre situazioniste mi introducevano alle regole
di un gioco tanto semplice quanto atavico: quello di strutturare
e destrutturate lo spazio, con l’ausilio di elementi
architettonici, quali pannelli mobili, scale, rampe ed elementi
multimediali, come apparecchi acustici, video, climatizzatori
e telecomunicazioni.
Improvvisamente, nella casa-labirinto mi ritrovai immerso
in un gioco cui tutti stavano apparentemente giocando, e mentre
ero intento a scoprire una logica alla base di ogni scelta,
che era forse solo casualità, o umore e capriccio,
o momento rivelatore di un processo di avvicinamento a sé
stessi, fui colto dal disorientamento nel non riuscire, mai,
a tornare sui miei passi, di non ritrovare, mai, uno stato
di cose a me noto.
Sapevo che prima di chiamarsi New Babylon, di cui il Settore
Giallo è una delle unità elementari, una delle
innumerevoli, poiché New Babylon è potenzialmente
infinita, questa città avrebbe dovuto chiamarsi Dériville,
ma quale ville a noi nota non ha centro né periferia,
ed è cangiante come un’idea? È il demonio
labirintico che si aggira a New Babylon ad indurre i neobabilonesi
a fuorviarsi e smarrirsi dando forma ai propri desideri?
Potrebbe sfuggire alla ragione, ma si può passare una
parte della propria vita da artista a disegnare, scolpire,
costruire maquettes di una città non pensata per essere
realizzata, ma per far nascere e crescere in altri il desiderio
di altri spazi e altri stili di vita, e si può anche
teorizzare un urbanismo, detto unitario, fatto per il piacere.
Che io sia venuto fin qua, io che non sono un rivoluzionario
e non ho visto alcuna rivoluzione passarmi davanti, e che
io abbia una casa dove tornare, e un lavoro che ora non ho,
ed una famiglia che ancora non ho, beh! Tutto questo non era
previsto, perché non era pensata per noi New Babylon,
ma per i neobabilonesi, che sono gli zingari di ieri e i nomadi
di domani.
È qui che ci riportano ed è da qui che si diramano
le tracce di New Babylon, da un grande terrain vague di sterpi
e sabbie, ben presto edificato, dove gli zingari sostavano
e suonavano, mentre un giovane pittore ed architetto li osservava
dalla finestra del suo studio di Amsterdam: Constant Nieuwenhuys,
questo il suo nome.
Dagli zingari aveva imparato a suonare la chitarra nel loro
modo “incredibile e bellissimo”, da Aldo van Eyck
aveva appreso i lineamenti di architettura. Per gli zingari
che ogni anno dalla Liguria si spostavano in Francia e sostavano,
per qualche tempo, nei pressi della città piemontese
di Alba, lungo la riva del fiume Tanaro, in un terreno erboso,
fangoso e desolato, Constant, chiamato dal pittore Pinot Gallizio
(proprietario del terreno), aveva concepito nel 1957, il progetto
di un accampamento permanente.
Questo progetto è all’origine di New Babylon,
di una New Babylon dove si costruisce sotto una tettoia, con
l’aiuto di elementi mobili, una dimora comune; un’abitazione
temporanea, rimodellata costantemente; un campo nomade su
scala planetaria. [2]§§
Come fosse arrivato ad Alba da Amsterdam, passando per Londra
e Parigi (dove aveva conosciuto il pittore danese Asger Jorn
e con cui aveva dato vita al movimento CoBrA nel 1948), è
una storia un po’ complicata e non sarà forse
questa l’occasione di raccontarla, fatto sta che nel
1957, a Cosio d’Arroscia (in provincia di Imperia),
nacque l’Internazionale Situazionista. Vi facevano parte
Constant, Jorn, Gallizio, Debord ed altri. Un’idea,
tra tutte le altre, li accomunava: quella di liberare l’arte
alla Vita e di restituire l’uomo a sé stesso.
Continuo ad osservare, io, unica isola di quiete in questo
arcipelago vorticoso. Come lampi di irrequietezza, le macchine
squarciano il buio, e disegnano traiettorie impazzite, dirette
verso gli altri settori. Mentre gli elicotteri continuano
ad atterrare sulla terrazza superiore, moltiplico mentalmente
gli spostamenti aerei, al suolo e quelli sotterranei: il totale
è un numero vertiginoso, e non è neanche l’ora
di punta!
In realtà, non possono esserci, a New Babylon, l’uscita
dagli uffici, i ponti lunghi e le partenze intelligenti per
le vacanze, perché non vi sono sopravvissute le abitudini,
il gioco non è relegato nel tempo libero e soprattutto
manca il lavoro. E non è che vi sia disoccupazione:
si da il caso che la produzione sia stata completamente automatizzata,
la proprietà privata abolita, i bisogni elementari
di tutti soddisfatti puntualmente, secondo necessità
e il bisogno naturale dell’uomo, quello vero e generalmente
sopito e messo a tacere, lo vedo incessantemente intento a
modellare il suo spazio, ad offrire ai suoi sensi la miriade
di stimoli visivi, olfattivi, tattili e uditivi che desidera.
Così, in un tempo liberato, il carattere frettoloso
di un passaggio svogliato si perde, e si perde con esso il
carattere dovuto e sempre uguale degli spostamenti quotidiani.
Il passaggio si esprime nel volto, sempre cangiante, dell’irrequietezza
umana, si fa smarrimento, ritorno, attraversamento, diviene
punto di transizione da uno stato ad un altro, rito iniziatico,
confine labile tra una realtà intravista ed una sua
possibile materializzazione.
Nessun cartello, a New Babylon, a suggerire una deviazione
obbligata o vietare l’accesso ad un’intenzione,
nessuna indicazione dal nome altisonante ad indicare il posto
che stavamo cercando: quale cartografia potrebbe rappresentare
una città – chiamiamola così – sempre
sul punto di farsi e di essere distrutta? Fatta di passioni,
dove si gioca con le illusioni degli specchi, lo smarrimento
del labirinto, la disfatta del vicolo cieco?
Percorrendo a ritroso la strada che porta a New Babylon, prima
di Alba, dei terrains vagues e degli accampamenti nomadi,
mi ritrovo a Parigi, la Parigi della “Città Nuda”[3],
esplosa in pezzi, disgregata in frammenti fluttuanti nel vuoto,
solo apparente, di un terreno sensibile, popolato di forze
invisibili, di attrazione e repulsione, centrifughe e centripete,
correnti, vortici e punti fissi.
È la città come viene esperita e l’esperienza
della città come viene rappresentata, secondo le norme
di rilievo e rappresentazione urbana della psicogeografia.
Teoria messa a punto, nel corso di interminabili passeggiate,
dette derive, dai lettristi prima - e in particolare da Debord
- dai situazionisti poi, sarebbe in grado di stabilire gli
effetti precisi dell’ambiente geografico sul comportamento
affettivo degli individui.
Ed è nella strada della città reale, eletta
a campo di azione ed osservazione, che si intravedono apparizioni
fugaci di altre concezioni spaziali, portatrici di situazioni
appassionanti e originali e più umani stili di vita.
L’evoluzione del concetto di deriva da pratica sperimentale
di passaggio frettoloso attraverso i più svariati ambienti
a principio creativo e strutturale della città trova
in Dériville (la Città della Deriva), meglio
conosciuta come New Babylon, il suo compiersi più perfetto.
Avvertenza per il lettore: credo che si possa concepire la
perfezione incompiuta. Constant stesso stenta a definire New
Babylon un progetto, almeno nel senso architettonico del termine,
preferendo la denominazione di programma artistico. Si può
parlare di uno spazio, dai confini instabili e dalla sfumata
apparenza, alla cui esplorazione dedica gli anni dal 1958
al 1973, con tutti i mezzi artistici che gli sono congeniali
(modellini dei singoli settori, combinazione dei modellini,
acquerelli, schizzi a matita, a penna, collages, sculture,
fotomontaggi, installazioni multimediali) e raccogliendo tutto
il materiale in una sorta di Atlante, consapevole dell’insufficienza
di ogni singola istantanea a restituire l’immagine veritiera
di una realtà in trasformazione continua.
Di conseguenza, io che ora sto per andarmene, dovrei forse
resistere alla vana tentazione di riportare indietro, con
me, tracce visibili e testimonianze materiali di questo mio
viaggio. Eppure mi domanderanno… lo so. E non dovrei
provare un insensato desiderio di scattare fotografie e immobilizzare
una vita dedita alla libertà, all’errare e al
gioco… e qualsiasi istante di questa vita io filmassi,
sarebbe già postumo, già negato, già
ribaltatosi nel suo contrario a New Babylon. E se dovessi
parlarne, o scriverne, dovrei forse immaginare quello che
non ho visto e che per riuscire a vedere mi avrebbe portato
a percorrere l’intera superficie terrestre?
Quando la nostalgia tenderà a scivolare nell’incredulità,
a confondersi (e confondermi) con un’immagine desiderabile
ma troppo sfumata, sarò capace di amare tale evanescenza?
Che ci faccio qui? Affacciato dalla Piazza Verde osservo lo
spettacolo iridescente del traffico svolgersi sotto di me.
NOTE
[1] L’articolo riprende e sviluppa la mia tesi di laurea:
New Babylon, sulle tracce di una città errante, Università
della Tuscia, Viterbo, Facoltà di conservazione dei
beni Culturali, a.a. 2002-2003. Relatrice: prof. Elisabetta
Cristallini.
[2CONSTANT, “New Babylon”, 1974, catalogo della
mostra presso l’Haags Gemeentemuseum, l’Aia, 1974.
Pubblicato in Jean-Clarence Lambert, New Babylon, Constant,
Art et Utopie, Cercle d’Art, Paris 1997, pp.43-99.
[3] DEBORD, The Naked City: illustration de l'hypothèse
des plaques tournantes en psychogéographique, 1957.
Pubblicata nel trattato di Asger Jorn, Pour la forme del 1958
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Constant Nieuwenhuys

Combinazione di settori, 1971

Cosio d'Arroscia, 1957

Costruzione di uno spazio, 1969

La sala degli specchi, 1972

Labirinto di scale, 1967

New Babylon nord, 1960

Progetto per un accampamento di zingari, 1957

Settore giallo, dettaglio

Settore giallo, 1958

Settore orientale,1959

Settore rosso, dettagli, 1958

Spazi labirintici, 1970

Spaziodivoratori, 1959

The naked city, 1958

Vista di settori, 1971 |