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RECENSIONI
Il Mausoleo di Stalker
di Domenico Scudero
Le pareti sono bianche e levigate; il posto emana ancora storia
recente di artisti e mostre. Siamo nella ex sede della galleria
Sales. Adesso si chiama Extraspazio e c'è una mostra
dal titolo Stalker. Space Experiences Archive. Le luci sono
accese e vivide, siamo all'inaugurazione del "Mausoleo"
di Stalker. Stalker è la sigla di questo mega ego collettivo
che ha deciso di realizzare un contenitore che sia anche contenuto
di sé, come ogni grande artista spera di fare, per
eternare la sua memoria. Stalker espone e partecipa a mostre
ma è più di un artista: è un Ente. Così
gli eletti che hanno incontrato questo Stalker possono depositare
i loro ricordi, come memorie deputate ai santini e noi potremo
visitare "il luogo" riflettendo su tanta grazia
di genio. Il Mausoleo raccoglierà anche oggetti: la
giacca che indossavi quella sera quando hai stretto la mano
a "X" Stalker, se puoi farne a meno, della giacca,
o la carta su cui hai preso appunti per ricordarti il grande
vento emotivo suscitato dalla visione di opere di "xn"
Stalker. Adesso ci sono le borse di una linea Stalker realizzata
da qualcuno che ha nome e cognome. Poi chissà.
Dico questo con alcune convinzioni: la prima è la coscienza
che nel sistema dell'arte il mio metro di valutazione non
ha alcun valore, poiché enunciato con spirito critico;
la seconda convinzione consiste nell'aver esperito altre situazioni
analoghe, aspramente rifiutate dal mio "spirito critico"
e solidamente affermatesi ed acclamate; la terza convinzione
consiste nel credere che il successo di una operazione artistica
derivi dalla volontà di realizzarla. Qui ce n' è.
In sintesi: il Mausoleo di Stalker sarà attentamente
seguito. Sarà a mio avviso un'attenzione effimera da
bassa decadenza, espressione di una Roma standardizzata nei
suoi credi ideologici e malata di autocelebrazione; sarà
inoltre ancora di più la visibilità del carattere
imperiale della cultura locale, avvinta nei suoi giochi per
la dimostrazione della "supremazia intellettuale"
vissuta nella finzione democratizzante dell'evento artistico;
ma segnalerà la prepotenza dinamica di un sistema di
valori fondato sulla riconoscibilità di "luoghi"
estetici - case, oggetti etc.- su cui iscrivere il proprio
nome: succede anche sui monumenti storici, ma qui c'è
consapevolezza. Operazioni collettive di Stalker, mostre e
tutto il resto, sono semplici contenitori situazionisti in
cui far esperire piccoli frammenti di vita, come dice anche
il titolo dell'operazione. La bolla antropologica che si viene
a formare non è l'arte nel senso storico del termine
ma una sorta di affezione sentimentale all'arte, forse dovuta
alla sua sparizione, sostituita dal vissuto comune nell'idea
di questa "cosa". Il Mausoleo di Stalker farà
diventare storia questa affezione sentimentale.
Scrivo animato dall'ambizione di far parte dell'autocelebrativo
mondo di Stalker.
Riferimenti storici; la mostra di Art & Language a Documenta
nel 1972; le opere di Ready Made Belongs to Everyone.
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