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REGIONES
GuangYIN. Tempo di donne alla Galleria Sala 1
diEmanuela Termine
Oriente vs occidente. La forza espansiva economica e culturale
dell'Est del mondo sembra destinata a ribaltare la corsa a
senso unico della Storia. Le forme dell'incontro/scontro con
le culture orientali si arricchiscono di nuovi canali di trasmissione,
tra i quali l'arte sta guadagnando un posto di primo piano.
Se è pur vero che rimangono difficoltà insormontabili
nella reciproca comprensione di due concezioni del mondo decisamente
opposte, la progressiva condivisione di linguaggi e strumenti
non potrà che favorire una pacifica penetrazione di
nuovi punti di vista nel monolitico sistema culturale dell’Occidente.
In Cina, dopo la chiusura del post-Tienanmen, il rapporto
tra la politica e l'arte contemporanea sta lentamente avviandosi
a un disgelo, profilando nuove possibilità di sviluppo.
Una maggiore autonomia rispetto alle influenze occidentali
ha guidato gli artisti alla definizione di un'identità
più originale. Lo status dell'artista cinese è
ancora tale da non consentirgli vita facile in patria, soprattutto
laddove non scelga di accettare passivamente il compromesso
con le direttive dell'autorità. La censura è
tuttora uno strumento pesantemente impiegato in Cina, soprattutto
verso forme artistiche considerate sovversive, come la performance.
Ma anche l'arte è destinata a confluire nel nuovo sistema
di mercato: attualmente è stata oggetto di sempre maggiori
attenzioni e numerose iniziative del governo mirano oggi a
inserire la ricerca contemporanea nel progetto di espansione
economica e culturale della Cina. Mentre le attività
dei privati aumentano e contribuiscono a una diffusione di
massa della nuova arte, gli spazi pubblici rinnovano la propria
immagine e ampliano l’offerta culturale.
Prendendo atto di questo risveglio, l'Europa ha moltiplicato
le iniziative volte a creare un terreno di incontro e scambio
con l'universo orientale. Tra le altre, L'annee de la Chine
in Francia, fra l'ottobre 2003 e l'estate 2004, ha previsto
esposizioni d’arte nelle maggiori città, come
Alors, la Chine al Centre Pompidou di Parigi e Le
moine et le démon. Art contemporain chinois
al Museo d’Arte Contemporanea di Lione.
Negli ultimi dieci anni anche l’Italia ha rivolto una
crescente attenzione all’arte cinese. Lo documentano
le numerose presenze di artisti cinesi nelle edizioni della
Biennale di Venezia, dall'esordio del 1993 al Leone d'Oro
per Cai Guoqiang nel 1999, fino al primo padiglione completamente
dedicato alla Cina nel 2003, poi chiuso in seguito al caso
SARS. Il 2003 è stato un anno particolarmente ricco
di manifestazioni legate alla Cina. Out of the red,
realizzata presso lo Spazio Consolo a Milano e curata da Primo
Marella e Francesca Jordan; Chinart al Macro di Roma,
curata da Walter Smerling; la grande retrospettiva che il
PAC di Milano ha dedicato a Chen Zhen. Il quadro che ne emerge
è ancora confuso, ma è chiara la nuova coscienza
degli artisti: prendendo atto del processo di modernizzazione
del paese, la loro produzione ha inglobato i nuovi linguaggi,
contemporaneamente affermando la necessità di venire
a patti con una tradizione persistente e permeante. L'attitudine
all'invenzione ironica e fantastica, col suo carico di colorate
iconografie assurde e spiazzanti, convive con una vena più
riflessiva ed esistenziale. L'arte contemporanea cinese si
dimostra altamente matura, ormai aggiornata nell’uso
dei linguaggi contemporanei e consapevolmente abile nel manipolare
gli stessi metodi operativi dell'arte occidentale.
Frequente è il prelievo e l’impiego di immagini
popolari e simboli del socialismo cinese, secondo una corrente
definibile come pop politico. Nei quadri di Shi Xinning, esposti
a Out of the red, Chairman Mao è immortalato
in situazioni improbabili a fianco di famosi personaggi dello
star-system occidentale. Gli artisti si interrogano sulle
ragioni e l’opportunità della sopravvivenza di
un sistema politico e sociale in via di sgretolamento, che
arretra di fronte alla onnipervasiva way of life occidentale,
con capitalismo consumistico al seguito. Accanto alla riflessione
politica è possibile rilevare una diversa tendenza,
già definita poi, "realismo cinico", dal
critico Li Xianting, emersa in ambito pittorico ma applicabile
più in generale a una produzione artistica che incarna
un atteggiamento cinico e spregiudicato. Tipica della generazione
dei nati negli anni '60, questa visione si ispira al banale
dell'esistenza quotidiana e all'assurdo panorama di materiali
e oggetti del mondo contemporaneo, esasperando la proliferazione
barocca di un immaginario distorto e surreale.
Nel panorama delle esposizioni dedicate alla Cina, GuangYIN
si presenta come una coraggiosa indagine che tenta di individuare
una linea di ricerca più introversa e riflessiva. Già
presentata a Viterbo nel marzo 2003, l'esposizione approda
alla Sala 1 di Roma, per la cura di Monica Piccioni e di OffiCina
ltd., con il coordinamento di Antonella Pisilli. GuangYIN
offre un punto di vista critico ben definito, orientato a
una selezione di artisti legati da assonanze e affinità:
uno scandaglio nel sentire più intimo e nelle esperienze
vissute nel proprio ambiente familiare, dove anche l'immagine
del paesaggio urbano è trasposta nel ricordo personale.
Una messa a fuoco sulla sfera privata che indirettamente rivela
un più complesso ritratto sociale della Cina attuale:
il rapporto fra individuo e storia del paese, i retaggi culturali
e lo scontro con una diversa concezione del proprio corpo
e della propria identità, la proiezione della memoria
personale nel panorama metropolitano e il disagio dell'essere
umano alle prese con la straniante vita contemporanea.
Tutti gli artisti selezionati impiegano la fotografia o il
video, due media che solo nell’ultimo decennio hanno
conosciuto una graduale diffusione in Cina. Impiegata dapprima
come mezzo documentativo, dalla seconda metà degli
anni Novanta la fotografia si è velocemente trasformata
in uno dei principali ambiti espressivi dell'arte contemporanea
cinese. Da allora sono state sviluppate le tendenze più
varie: dalle foto digitalmente manipolate al ritratto realistico
della quotidianità, passando spesso da un confronto
con il passato, attraverso l’impiego di filtri formali
e compositivi tipici dell'arte tradizionale. Ne sono un chiaro
esempio le foto di Wang Qingsong, viste a Chinart e Out of
the red. I suoi stranianti tableau vivant, impostati sulla
griglia compositiva della tradizione pittorica cinese, sono
scene collettive in bilico fra l'antica sospensione spazio-temporale
e lo sfavillante kitsch del contemporaneo; ibridi dove l'essere
umano in carne e ossa si trasforma in tipo, bloccato nella
dimensione astratta degli sfondi neutri e vuoti. Rimane poi
assodato l'uso della fotografia come documentazione di una
performance (Ma Liuming, Xu Zhen), o come veicolo di operazioni
concettuali.
GuangYIN. Tempi di DONNE rivela la nuova identità
della donna cinese e le modalità impiegate dalle artiste
nell'elaborazione dei conflitti socio-culturali. Il tempo
(guangyin), concepito come alternarsi di luce (guang) e ombra
(yin), è qui riferito in modo particolare all'universo
femminile, che in cinese è espresso dallo stesso carattere
yin. La selezione delle opere è stata guidata da una
certa spregiudicatezza, grazie a una libertà organizzativa
non concessa in eventi più ufficiali e direttamente
finanziati dal governo cinese, come è accaduto per
Alors la Chine al Centre Pompidou: esemplare il caso della
giovane Chen Lingyang, che ha visto in parte censurata la
propria attività a vantaggio dei suoi lavori più
innocui. Come la serie fotografica 25:00, caratterizzata da
una volontà di evasione fantastica, dove l'artista
sogna di essere una gigantessa, rannicchiata sul tetto di
palazzi e grattacieli nella notte metropolitana. Onirica e
suggestiva ma meno incisiva della serie Twelve Flower Months,
più intensa, di forte impatto per l'aperta sfida rivolta
ai tabù che soprattutto in Cina hanno fortemente condizionato
l'identità della donna. La concezione dell'opera -
interamente esposta presso Sala 1 - si lega alla cultura tradizionale
cinese, che attribuisce una stretta coincidenza fra i ritmi
della natura e quelli dell'essere umano: qui la fisiologia
femminile è riferita al ciclo annuale dei mesi. Il
sesso della stessa artista, fotografato nel periodo del ciclo
mestruale, è ritratto in dodici immagini, accostato
ai diversi fiori che sbocciano nei dodici mesi dell'anno.
Ma il corpo femminile non è direttamente ripreso dall'obiettivo:
riflesso in antichi specchi, è incorniciato nelle tipiche
forme dell'estetica cinese, le stesse che ritagliano anche
i formati delle foto. L'apparente crudezza è così
dominata da un rigore formale che conferisce all'immagine
un equilibrio compositivo, temperandone l'emotività.
Come notano Li Xianting e Liao Wen nei testi in catalogo,
Twelve Flower Months non è riducibile a una semplice
derivazione dall'attività delle artiste femministe
occidentali, ma è piuttosto il frutto di un’elaborazione
più profonda e autentica, scaturita da una reinterpretazione
attuale e coraggiosa della cultura cinese, alla quale propone
un’immagine muliebre più veritiera.
Ancora legata al tema dell'identità femminile è
l'installazione di Yin Xiuzhen, già riconosciuta a
livello internazionale, presente in Italia in occasione dell'ultima
edizione di Artissima. I ritratti fotografici dell'artista
nelle diverse fasi della sua esistenza sono riportate sulle
solette di dieci paia di scarpe da donna, quelle tradizionali
con cinturino, un tipica calzatura che tutte le cinesi nate
negli anni Sessanta hanno indossato. Interamente fatte a mano,
queste scarpe sono contemporaneamente il simbolo di ciò
che la donna è stata nella storia della repubblica
cinese e il ricordo, rivissuto con affetto, del rapporto fra
Yin Xiuzhen e sua madre. Fabbricando insieme le scarpe presentate
nell' installazione, le due donne hanno condiviso gesti e
abitudini legati all'universo femminile cinese.
I video di Cui Xiuwen sono spesso analisi indiscrete dei comportamenti
femminili nel mondo contemporaneo. In Lady's, 2000
(Out of the red; Visibilità Zero, Castello Colonna
di Genazzano) l'’occhio indiscreto della videocamera
spia i gesti e gli atteggiamenti delle ignare protagoniste,
davanti allo specchio della toilette di una discoteca. Per
GuangYIN l'artista presenta Toot, breve sequenza
in cui da un fondale omogeneo e indefinito emerge un corpo
di donna che lentamente si libera dalle bende di carta igienica
nelle quali era imprigionata. Impiega il video anche Xing
Danwen, nell’installazione multimediale Sleep Walking.
Una cassa di stile Ming, qui riprodotta in plexiglas, rappresenta
la memoria collettiva e quella personale, in quanto mobilio
solitamente usato dalle famiglie come contenitore di abiti
e di oggetti. Su di essa sono proiettate le immagini di uno
dei due video in mostra, riproducenti diversi luoghi visitati
dall’artista e qui rielaborati come ricordo, confusi
nella visione onirica che lo accompagna. Wang Ning, nata nel
1974, è una delle artiste più giovani del gruppo.
Nel video 1201, la sua prima prova artistica dopo un esordio
come attrice, Wang Ning definisce un proprio sofferto autoritratto
presentando, con un linguaggio che sovrappone al racconto
il monologo interiore, una condizione di incomunicabilità
dove il rapporto con l'altro è falsato o impedito.
Infine una nota per i due artisti uomini presenti nell’esposizione,
i fotografi Hai Bo e Han Lei. Non stupisce il loro inserimento
in questa mostra, per la natura poetica e riflessiva dei loro
lavori: foto nelle quali lo sguardo degli autori si carica
di profondità temporale e spirituale, dove l'obiettivo
cattura lo spessore umano delle donne e degli uomini che appartengono
al vissuto quotidiano dei due artisti. Un vissuto che nell’opera
di Hai Bo si costituisce nella dialettica fra il passato e
il presente della persona ritratta, chiamata a reinterpretare
se stessa a distanza di anni.
La mostra è visibile dal 14 ottobre al 10 novembre
Galleria Sala 1, P.zza di Porta S. Giovanni, 10, 00185 Roma
Tel. 067008691
Fax 067008691
salano@salauno.com
In contemporanea proiezione di film di autori cinesi
presso la Casa Internazionale delle Donne
via della Lungara 19, 00165 Roma
Per il programma consultare il sito della galleria Sala 1
Bibliogafia di riferimento
GuangYIN. Tempi di DONNE, a cura di Monica Piccioni, con testi
di Li Xianting e Liao Wen, Edizioni Sala 1 e OffiCina ltd,
2004
Monica Piccioni, At Real Time, nuove prospettive per l’arte
contemporanea cinese in patria e all’estero, in «Quaderno
n. 4. Camera di Commercio Italiana in Cina», Dicembre
2003, pp. 17-25
Out of the red, con testi di Eleonora Battiston, Francesca
Jordan, Shu Yang, Damiani Editore, 2003
Out of the red, a cura di Primo Marella e Francesca Jordan,
Spazio Consolo, febbraio-marzo 2003, Edizioni Marella Arte
Contemporanea, Milano 2003
Francesca Jordan, Sulle strade di Pechino, in «Flash
Art», n. 242, Milano, ottobre-novembre 2003, pp. 69-71
Francesca dal Lago, Il realismo critico della giovane arte
cinese, in Biennale di Venezia, 2003, a cura di Achille Bonito
Oliva, p. 538
Li Xianting, L’ultima avanguardia cinese, in Biennale
di Venezia, 2003, a cura di Achille Bonito Oliva, pp. 538-541
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