home page EDITORIALE Cover - Fabrizo Crisafulli - Basic 1991-2004 le cover dei numeri precedenti   sito/archivio di luxflux.net Museo Laboratorio di Arte Contemporanea: mostre in corso. Christiana Protto e Interventi Urbani
N°9/2004
 MLAC     LINKS     ARTISTS    CREDITS
art in theory d.r.i.l.l.s. luoghi dell'arte partiture photage protocollo critico recensioni regiones
SCHEDE
Christian Lattier

Yacouba Konaté è professore di filosofia e critica d'arte nell'Università di Abidjan, Costa D'Avorio, ed è noto anche per il suo saggio importante sullo scultore ivoriano Christian Lattier: Le sculpteur aux mains nues (Lo scultore a mani nude), 1998.


1- Intervista a Simon Njami

3 PBS, l'anima ribelle di Dakar

REGIONES

L'Africa dov'è'?
2 -Afrika – per una Storia contemporanea del Continente

diLucrezia Cippitelli


Lo storico e critico ivoriano Yacouba Konaté ha proposto la sua lettura della scultura africana contemporanea in una mostra alla Galerie National di Dakar, intitolata semplicemente "Afrique/Africa", in cui, insieme al lavoro dello storico scultore ivoriano Christian Lattier, sono presenti Tapfuma Gutsa (Zimbabwe 1959) ed il camerunense Joseph Francis Sumégné (1951).
"Afrique/Africa" si presenta subito come una vera e propria rivendicazione di appartenenza: è il continente africano, secondo Konaté, che deve valorizzare e riconoscere la propria storia ed i propri talenti, senza attendere la legittimazione proveniente dall'Occidente.
Una presa di posizione che emerge a colpo d'occhio: nessuna ricerca di tecnologismi, innovazioni, mode espressive, novità assolute. Alla contemporaneità elettronica sfoderata al CICES, scelta non condivisa o poco apprezzata proprio per l'evidente intento programmatico (si veda a questo proposito l'intervento di Sara Diamond, curatrice del canadese Banff Centre for the Arts e direttrice del comitato internazionale di selezione, che dice: "L’exposition internationale d'Art Africain Contemporain de la Biennale de Dakar 2004 sera une exposition panafricaine, dynamique et résolument contemporaine"), la mostra di Konaté si sforza di esprimere un'africanità attraverso la scultura e la materia (o i materiali) che questa coinvolge.
La pietra, la sabbia, i papiri essiccati e dipinti, i copertoni riciclati e le strutture antropomorfiche di metallo e corde arrotolate dei tre scultori, parlano sì a noi spettatori occidentali, che facilmente ci lasciamo convincere da ciò che rappresenta la nostra vaga idea etnica dell'altro, ma soprattutto sembrano parlare agli artisti e critici provenienti da diversi Stati africani.
Per la prima volta da che siamo a Dakar, vediamo sorridere molti osservatori e sentiamo i consensi felici e liberatori di chi si è aggirato per la Biennale alla ricerca di qualcosa in cui riconoscersi ed ha invece visto frustrate le aspettative.
"Questa mostra è nata con il proposito di interrogarsi sullo stato dell'arte africana contemporanea, prendendo però una posizione. Credo che con il termine "contemporaneo" sbagliamo a considerare solo ciò che è stato prodotto dopo il 2000. Il contemporaneo è una forma o un pensiero che ogni artista estrapola dalla sua Storia.
Per questo ho voluto portare in questa mostra collettiva tre artisti che hanno lavorato nel Novecento, con l'intento di illuminare, con tre brevi "flash", la scultura africana contemporanea" spiega Konaté.
Christian Lattier è uno scultore che dagli Anni Cinquanta ha tentato di rompere con la tradizione, occidentale, di "Arte Negra" o "Arte Tribale" africana.
Lattier ha scardinato questi linguaggi tradizionali della scultura africana, arricchendo il suo retroterra storico con la formazione ricevuta a Parigi, dove studia l'arte occidentale ed in particolare la scultura classica (greca e romana) e la scultura romanica. Nella mostra della Galerie Nationale abbiamo ammirato i suoi complicati lavori di fil di ferro ricoperto di spago: riletture delle maschere tradizionali africane e riletture delle sculture della tradizione occidentale (dai Cristi crocifissi ai Moderni).
Joseph Francis Sumégné lavora con i materiali riciclati, e sposta l'attenzione su una problematica contemporanea e per nulla riguardante il solo continente africano: cosa fare, nelle società definite "progredite", di resti, rifiuti e materiali di scarto?
In piedi, in mezzo alla sua installazione composta di oggetti trovati, copertoni, vesti, fil di ferro, l'artista sembra essere a suo agio: anzi ne è parte integrante, un'estensione delle sue figure umane, disposte in circolo quasi a ricordare un incontro ufficiale in un villaggio.
Tapfuma Gutsa è invece un artista della pietra, secondo la tradizione del suo paese di origine. "L'uso della pietra- spiega Konaté - ha una lunga tradizione nella storia artistica dello Zimbabwe.
Gutsa la utilizza in maniera innovativa: una volta tagliata, è assemblata in un inedito equilibrio precario, per rendere l'idea di una - quasi impossibile - fragilità della materia"-


La Galerie National di Dakar


L'Installazione di Tapfuma Gutsa

L'installazione di Joseph Francis Sumegné


Due sculture di Christian Lattier

luxflux 2004 - all rights reserved.all material published remains the exclusive copyright of luxflux -
registrazione n. 633 del 21/11/02
redazione@luxflux.net