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N°9/2004
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Quando la ministra della cultura è una critica d'arte cosmopolita
di Simonetta Lux
Helena Demakova è bellissima, magra, scattante, con il vezzo di lasciarsi le scure sopracciglia unite come Frida Khalo ci viene da dire!
Mentre cercavo, in visita a Riga in occasione della mostra di Forma1, quella che a mio avviso era la critica più interessante della Lettonia - Helena Demakova - che aveva presentato nella XLVIII Biennale di Venezia del 1999 l'artista Ojars Petersons (Riga 1956), mi viene detto: "Oggi giura come Ministro della Cultura. E' leggermente occupata."
Che fortuna, ho pensato, per un paese appena uscito dal regime comunista, avere un ministro donna e per di più un ministro che è stato un eccellente critico d'arte! E' qualcosa che a noi in Italia manca veramente!
Tra gli scritti della Demakova ricordo il volume uscito a Riga nel 2002, Citas Sarunas/Different Conversations.
Sono dunque poi andata all'appuntamento con la Demakova, e poi accompagnata da un suo giovane assistente a fare un giro dei centri di arte contemporanea della città di Riga.
Voglio parlare di due cose interessanti.
La prima è l'ex Centro Soros per l'Arte, che, come tutti i Centri Soros diffusi nell'ex Blocco dei Paesi dell'Est, è diventato un centro di documentazione internazionale dell'arte stessa.
L'edificio in cui si trova questo centro è il polo propulsore delle esperienze artistiche più recenti, di cui ha un ordinato sistema di dossier. Per inciso l’ex Centro Soros si trova nella strada costruita e progettata dal padre di Eisenstejn, che era un noto architetto modernista dei primi del Novecento.
Qui abbiamo incontrato l'artista Ojars Petersons. Delizioso il catalogo della mostra "Adaptation - Contemporary Latvian Art Now", tenutasi a Tallin in Estonia nella tarda primavera 2003, in cui dominano azioni, corpo e combine-performances di oggetti e ambienti nel nome di una fantastica riprogettazione dello squallore, che è per esempio tipica del lavoro di Ojars Petersons e che non è estranea a tutto un movimento internazionale su cui mi soffermerò in futuro e che io chiamo pseudo_design.
La seconda iniziativa interessante è l'apertura degli Arsenali all'arte contemporanea.
Gli spazi sono straordinari: grandi volte ed arconi a tutto sesto con un sistema di illuminazione a faretti.
Le opere della mostra che abbiamo visto, "Daba Vide Cilveks 2004", promossa dall'Unione degli artisti, si destreggiano tra una pittura post-east corretta e concettualizzata, cioè grandi quadri post-pop con titoli concettuali, e installazioni con largo uso della fotografia e di tutti i mezzi di produzione dell'immagine.
Lo spettacolo è grandioso con la persistenza pur sempre di un elemento ideologico e comunque di critica sociale a mezzo tra il concetto del mutamento e l'idea dell'artisticamente corretto cosmopolita.

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