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REGIONES
Quando la ministra della cultura è
una critica d'arte cosmopolita
di Simonetta Lux
Helena Demakova è bellissima, magra, scattante, con
il vezzo di lasciarsi le scure sopracciglia unite come Frida
Khalo ci viene da dire!
Mentre cercavo, in visita a Riga in occasione della mostra
di Forma1, quella che a mio avviso era la critica più
interessante della Lettonia - Helena Demakova - che aveva
presentato nella XLVIII Biennale di Venezia del 1999 l'artista
Ojars Petersons (Riga 1956), mi viene detto: "Oggi giura
come Ministro della Cultura. E' leggermente occupata."
Che fortuna, ho pensato, per un paese appena uscito dal regime
comunista, avere un ministro donna e per di più un
ministro che è stato un eccellente critico d'arte!
E' qualcosa che a noi in Italia manca veramente!
Tra gli scritti della Demakova ricordo il volume uscito a
Riga nel 2002, Citas Sarunas/Different Conversations.
Sono dunque poi andata all'appuntamento con la Demakova, e
poi accompagnata da un suo giovane assistente a fare un giro
dei centri di arte contemporanea della città di Riga.
Voglio parlare di due cose interessanti.
La prima è l'ex Centro Soros per l'Arte, che, come
tutti i Centri Soros diffusi nell'ex Blocco dei Paesi dell'Est,
è diventato un centro di documentazione internazionale
dell'arte stessa.
L'edificio in cui si trova questo centro è il polo
propulsore delle esperienze artistiche più recenti,
di cui ha un ordinato sistema di dossier. Per inciso l’ex
Centro Soros si trova nella strada costruita e progettata
dal padre di Eisenstejn, che era un noto architetto modernista
dei primi del Novecento.
Qui abbiamo incontrato l'artista Ojars Petersons. Delizioso
il catalogo della mostra "Adaptation - Contemporary Latvian
Art Now", tenutasi a Tallin in Estonia nella tarda primavera
2003, in cui dominano azioni, corpo e combine-performances
di oggetti e ambienti nel nome di una fantastica riprogettazione
dello squallore, che è per esempio tipica del lavoro
di Ojars Petersons e che non è estranea a tutto un
movimento internazionale su cui mi soffermerò in futuro
e che io chiamo pseudo_design.
La seconda iniziativa interessante è l'apertura degli
Arsenali all'arte contemporanea.
Gli spazi sono straordinari: grandi volte ed arconi a tutto
sesto con un sistema di illuminazione a faretti.
Le opere della mostra che abbiamo visto, "Daba Vide Cilveks
2004", promossa dall'Unione degli artisti, si destreggiano
tra una pittura post-east corretta e concettualizzata, cioè
grandi quadri post-pop con titoli concettuali, e installazioni
con largo uso della fotografia e di tutti i mezzi di produzione
dell'immagine.
Lo spettacolo è grandioso con la persistenza pur sempre
di un elemento ideologico e comunque di critica sociale a
mezzo tra il concetto del mutamento e l'idea dell'artisticamente
corretto cosmopolita.
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