la rete reale virtuale dell'arte contemporanea

ARCHIVIO ZENIT A cura di Emilia Jacobacci

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Myriam Laplante:
"La caccia è aperta…"

Maria Egizia Fiaschetti

La Galleria il Ponte Contemporanea presenta, dal 28 Febbraio al 23 Marzo 2002, una personale dell'artista canadese Myriam Laplante, dal titolo "Caccia". Una stampa fotografica su alluminio, di ampio formato, innesca quel gioco di sottile ambiguità, attorno al quale si articola l'intera mostra.

1 Le dimensioni della fotografia, che vantano un'apparente grandeur pittorica, non si addicono, tuttavia, a una scena di "genere"… Grave scacco subito dalle gerarchie di stampo tradizionale! Il paesaggio, sul cui sfondo è ambientato l'evento, consta di una generica fisionomia fatta di alberi, arbusti, trasparenze d'acqua che vibrano in lontananza, lambite dai raggi corruschi di un sole al tramonto.

L'assieparsi della vegetazione restringe il campo visivo e preclude allo sguardo la possibilità di spaziare in profondità, complice l'artificio prospettico. Al contrario, la fitta boscaglia cela l'orizzonte e accentra l'attenzione sul soggetto, incastrato a forza nel piano. Questa natura senza idillio si rivela un labirinto privo di sbocchi, una trappola mortale, in cui l'apparente tripudio vegetale è, bensì, congelato nella stonatura di un verde troppo squillante, che quasi stordisce. Insomma, tutto sembra incutere un'ossessiva sensazione di fastidio, fomentata dalla quiete edulcorata dell'elegia campestre. Al posto delle ninfe e dei pastori, o di una provocatoria colazione borghese, vediamo celebrarsi un crudele rituale in onore di Diana! L'artista, tuttavia, non connota la situazione in termini esplicitamente tragici e formula un'analisi ben più sottile del fenomeno considerato. La caccia è presentata nella sua veste, perversamente ludica, di svago e otium dilettevole.

Protagonisti della fantomatica carneficina sono, infatti, dei pupazzi di peluche che "posano" imbalsamati davanti all'obiettivo, istupiditi nelle loro maschere, all'apparenza, bonarie. Dietro quegli abiti si mimetizzano, in realtà, dei bambini lasciati liberi di muoversi nello spazio aperto della performance. Lo stimolo inconscio a esercitare violenza, giustificata nell'ambito innocuo del gioco, si rivela gravido di conseguenze nefaste.

La mascherata di Myriam Laplante intende, perciò, smascherare l'equivoco di una violenza puramente "virtuale", limitata alla semplice simulazione. La presunta innocenza del travestimento infantile nasconde, dunque, la metafora di una società in cui il più forte ha ragione del più debole che, rimasto solo, è preda del branco. Il tema della sopraffazione, non solo fisica, ma anche psicologica, è ricorrente in molti lavori dell'artista e, soprattutto, nelle performances, come: "Peep Show. The Bearded Lady". Nel gergo dei luna - park, il termine "peep - show" indica un apparecchio con foro provvisto di lente, attraverso il quale si osservano immagini umoristiche.

Simile lo spettacolo allestito da Myriam Laplante nella scioccante performance al Café Picasso (Roma, 1992). Un teatrino delle marionette è posto all'interno del locale e, di fronte ad esso, un distributore automatico per monete da cento lire: basta inserirne due e la scena s'illumina! Sbirciando attraverso una fessura circolare aperta nella tenda, è possibile osservare la stessa Laplante, che indossa abiti vittoriani e…una folta barba nera! Dopo dieci secondi, la luce si spegne: per il bis, servono ancora duecento lire! L'artista si offre al cannibalismo retinico del pubblico per provocarne la perversione, convinta che: "…Un freak risvegli il voyeur in ognuno di noi, proprio come fanno gli strumenti di tortura".2 Sotto accusa, questa volta, la violenza dello sguardo che degrada l'altro a cibo visivo, destinato a sfamarne la morbosa curiosità. Un'aspra riflessione sulla condizione della diversità, respinta quale marchio indelebile di subumana e mostruosa difformità; unica attenuante, quella di potervisi raffrontare all'interno di una coscienza collettiva, sempre più ossessionata dalle paure represse nel suo lato oscuro. Come sventare, infatti, il pericolo incarnato dal diverso? Esorcizzando la sua diversità, resa oggetto d'ironico compiacimento, di risa crudeli suscitate dal comune senso del ridicolo. Myriam Laplante opera, dunque, al confine tra finzione e realtà, sincerità e ipocrisia, arte e vita: come un tableaux vivant, si dà in pasto al pubblico e ne subisce il giudizio; in realtà, la sua immagine sgraziata, ibrida e paradossale, rimbalza come un boomerang sulla platea dei censori, svelando la macchia nera in fondo alla loro coscienza!

1 La mostra è composta, oltre alla fotografia di grandi dimensioni, da una serie di sculture (piccole cucce per cani) e da sei fotografie di medio formato, in cui i cani mostrano con ironia i loro denti affilati, minacciando l'osservatore.
2 Edith Schloss, The Bearded Lady Staring Right Out of Her Own Art, in "International Herald Tribune", Rome, January 1, 1993, p. 5.

Il ponte Contemporanea
Via di Montoro 10, Roma.
di Emilia Jacobacci

Se il ruolo della galleria è essere trait-d'union tra arte e mercato, artisti e collezionisti, pubblico e critica, a quasi dieci anni di attività, lo spazio di Giuliano Matricardi e Bruno Puiatti può a pieno titolo confermare la sua rilevanza nel panorama delle gallerie più attive della capitale.

Fin dal suo esordio nel giugno del 1993 la galleria di via di Montoro, uno dei dedali che si snoda dietro piazza di Campo dei Fiori, si offre nello specifico del contesto romano come catalizzatore di nuove forme espressive legate all'immagine contemporanea: dall'umorismo amaro delle serigrafie pop dell'americano Ford Beckman che apre la prima stagione espositiva, alla fotografia kitsch dell'irriverente universo panteistico dei francesi Pierre et Gilles, "Il Ponte" ha prediletto una linea espositiva non convenzionale, per un'arte caratterizzata dall'aderenza alla realtà contemporanea nelle sue multiformi sfaccettature e dalla sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi.

E' significativo il contrasto tra l'atmosfera popolare di questo tratto di vecchia Roma che conserva intatta la tradizione del mercato rionale, delle botteghe artigiane, dei forni a conduzione familiare e la via di fuga offerta dallo spazio della galleria che vi si innesta, proiettato verso una contemporaneità sfuggente, verso l'ibridazione tecnologica, verso un'arte di fronte a cui il semplice sguardo si fa inadeguato: il luogo retorico della Roma-"città eterna" si rende allora qui significativamente luogo fisico, spazio effettivo della contaminazione e della trasformazione continua, crocevia e scambio tra locale e internazionale, tra passato e futuro.

Segnate da questa apertura al dialogo con l'ambito internazionale coniugato con l'attenzione e l'interesse alle voci più innovative del panorama nostrano, le scelte espositive della galleria infatti vengono disegnando un orizzonte che spazia da artisti di fama più che affermata - dalle atmosfere surreali e affascinanti della "shooting star" della scena fotografica contemporanea, Tracey Moffat, all'estetica patinata e provocatoria di Erwin Olaf - ai giovani nomi dell'arte italiana e romana - dall'ambiguità voyeuristica dei dettagli pudichi ma sfacciatamente erotici di Balletti&Mercandelli ai codici a barre delle clonazioni di Basilé - per un'arte riflesso di una contemporaneità che sconfina dall'ambito ristretto del locale e abbraccia una dimensione più ampia e allargata, dove la geografia delle frontiere sembra necessariamente destinata a cedere il passo a simultaneità e commistioni tanto a livello culturale che a livello formale, muovendosi sul crinale tra umano e tecnologico, naturale/sessuale e manipolazione artificiale, presa diretta e interpolazione mediatica.

Alla luce degli artisti presentati in questi ultimi anni, in effetti, la proposta artistica de "Il Ponte contemporanea" sembra valorizzare un'arte che è essa stessa transeunte e, lungi dal potersi racchiudere in un codice, in un genere, o in qualsiasi discorso che sappia di univoco, diventa effettivamente uno sguardo trasversale: un taglio sottocutaneo oltre la superficie delle apparenze estetiche in cui l'ambito della fotografia e della pittura si allarga ad inglobare escursioni stilistiche nei differenti territori dell'immagine digitale e della manipolazione informatizzata (e pensiamo, oltre al sopracitato Basilé, alle mostre di Paolo Consorti, Franco Giordano o Francesco Impellizzeri a cui la galleria ha il merito d'aver dato notevole risalto) in un labirinto di contaminazioni e sconfinamenti tra reale e virtuale, corpo e mente, crudezza fotografica e immaterialità sintetica.

Se in base alla politica e alle scelte dei galleristi nella linea espositiva potremmo eleggere quest'idea dello "sconfinamento" come criterio concettuale, formale e fisico comune, resta comunque predominante la concezione di un'arte che, simultanea e contagiata dall'ambiente e dalla cultura costantemente in fieri, non sia facilmente catalogabile. Come osserva Giuliano Matricardi in un'intervista rilasciata a Cecilia Casorati: "(…) Sono contento che esista una linea della galleria Il Ponte ma non è certo una linea monotona, uguale, né facilmente definibile. Ci ho pensato tante volte e (…) direi che gli artisti che scegliamo di esporre in galleria sono quelli che mostrano una maggiore attenzione verso la realtà e l'immagine contemporanea."
In questo senso di sicuro la frastagliata iconografia dell'arte che emerge dalle scelte artistiche del Ponte, nella ridondanza spasmodica dell'immagine come nella dissoluzione onirica, nella tensione erotica della nuda corporeità come nell'ibridazione transgenetica e tecnologica, riflette audacemente la multiforme stratificazione del contemporaneo e con essa va di pari passo: per chi voglia cogliere i percorsi dell'arte e della virtualità dell'immagine più sperimentale allora, la galleria si dà effettivamente come un ponte, spazio del contemporaneo che si fa passaggio, sguardo attraverso cui rivelare alla comprensione e alla visibilità questa camaleontica, ibrida e indefinita mitologia del quotidiano.

Galleria Il Ponte Contemporanea. Via di Montoro, 10.
orario: 12.00 -19.00. Lunedì e domenica chiuso.
tel.06/68801351