Busto di Traiano (Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala Imperatori – Archivio Fotografico dei Musei Capitolini, foto Zeno Colantoni)  © Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Il busto ritratto in marmo bianco, in cui Traiano è rappresentato secondo l’iconografia eroica greca, è stato associato alla celebrazione del decennale del regno , nel 108 d.c.

La Mostra

Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa.

Roma, Mercati di Traiano-Museo dei Fori Imperiali. “9 novembre 2017 – 16 settembre 2018
Progetto e coordinamento scientifico: Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale , Lucrezia Ungaro,  Livio Zerbini
Promossa da: Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
In collaborazione con: Università degli Studi di Ferrara/LAD – Laboratorio di Studi sulle Antiche Province Danubiane/ Real Academia de Bellas Artes de San Fernando
A cura di: Claudio Parisi Presicce, Marina Milella, Simone Pastor, Lucrezia Ungaro
Catalogo:      DE LUCA EDITORI D’ARTE
Organizzazione e servizi museali: Zetèma Progetto Cultura S.R.L.
Incontri Tematici:
LA TECNOLOGIA APPLICATA A TRAIANO (WORKSHOP).29 novembre 2017
LE DONNE NELL’ETA’ DELL’EQUILIBRIO: FIRST LADIES AL TEMPO DI TRAIANO E ADRIANO.30 novembre 2017

INTERVISTA a Claudio Parisi Presicce

Intervista a Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente e Progetto della mostra Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa. Roma, Mercati traianei, 12 dicembre 2017

D.MI ha attratto questa mostra, in quanto provenendo da una formazione dalla metà degli anni sessanta, che praticava la interdisciplinarietà e la ibridazione dei linguaggi, mi sono sentita per così dire a casa, entrandovi. Volevo sapere da te, questa idea della apertura comunicativa e di un nuovo modo di conoscenza e comunicazione, che io riscontro.

C’è stato un lavoro di eccellenze, non solo quelle al lavoro nella Sovraintendenza, ma di studiosi internazionali, così come delle università di Ferrara, della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, e della Duke University (US)

R Confrontarsi con un sapere significa inserire e sollecitare tutti i sensi. L’occhio non basta. Il video è uno strumento per aumentare la capacità di percepire immediatamente il contesto nel quale si innesta l’opera d’arte.  Spesso adoperiamo i suoni e lo scambio interpersonale ancorché attraverso la realtà aumentata, l’idea di avere un incontro più che il rapporto tra la persona e l’oggetto.

D Si, più che uno spettatore passivo, attivarlo, relazionarsi. Come è dell’estetica contemporanea.

  1. Un processo di relazione, complessa perché non è il rapporto tra una persona e l’oggetto, ma è il contesto che assorbe sia individuo che gli oggetti. Traiano si presta benissimo, perché Traiano ha avuto la c capacità di raccontare il suo tempo, una forte impronta comunicativa. Alla a colonna Traiana se la guardiamo come oggetto comunicativo e non solo come opera d’arte, era avanti secoli perché è riuscito nel racconto della guerra a mettere d’accordo chi la guerra l’aveva promossa per raggiungere delle ricchezze e chi aveva partecipato, come l’esercito, per avere una dignità e una posizione sociale e chi ne ha beneficiato attraverso la traduzione delle ricchezze in opere pubbliche. In strutture che si sono diffuse in tutto l’impero. E quindi con una idea del tipo io non vado a sottomettere ma vado a includere nell’impero. Quello che quel territorio mi porta in termini di ricchezza io lo ridistribuisco (perché tutti sentano di essere parte di un territorio vasto). Questa è stata una grandissima lezione

Rispetto alla mostra, per quanto riguarda il richiamo all’ Europa, questo è forse il messaggio più importante

  1. Poi mi dirai ancora su questo aspetto della pacificazione e della conclusione dei conflitti. Il tema dei confini della pacificazione e dell’intreccio. Mi era venuto un dubbio leggendo il sottotitolo: Costruire l’Impero Creare l’Europa.

Beh… Un estremista o chiunque abbia una visione critica della storia e quindi conosca i successivi processi di colonizzazione praticati dalle nazioni europee, dalla fine del 1400 alla fine della II guerra mondiale, le colonizzazioni e le decolonizzazioni incompiute o malamente compiute, di cui i popoli colonizzati conoscono ancora le sofferenze, dicevo beh. Traiano era comunque uno che costruiva un impero e quindi sottometteva, reprimeva etc., mentre l’Europa sta lottando per correggere le conseguenze di quell’imperialismo (di quello più recente comunque). Questa era l’obiezione che io ti avrei voluto sottoporre e ti sottopongo: non è questo sia percepito, e comunque è qualcosa di cui si dovrebbe parlare.

R Naturalmente noi non possiamo immaginare che nell’antichità ci fosse una idea di Europa come quella che abbiamo noi oggi. Tuttavia, per esempio, analizzando le due guerre daciche: Traiano nella prima guerra dacica non ha- come dire- distrutto la civiltà governata da Decebalo, perché con la prima guerra (101-102) lui ha immaginato veramente di includere lo Stato della Dacia. Non lo ha veramente sottomesso. Aveva deciso di includerlo di far sì che anche quel territorio oltre il Danubio dovesse far parte dell’Impero perché portava ricchezze… insomma non lo aveva distrutto dal punto di vista della identità culturale ed etnica. Poi purtroppo Decebalo e i daci i si sono ribellati, e hanno costretto (non pagavano la quota, le tasse, non rispettavano le leggi, Il principio fondamentale di Traiano, nella concezione dell’unità dell’Impero era che tutti dovessero essere sottoposti alle medesime leggi).

  1. Interessantissimo questo, in un momento in cui – col nostra grave crisi della giustizia, possiamo dire con Marco Pannella- che viviamo in uno “Stato fuori legge”.
  2. Il diritto romano era inteso come strumento di unificazione dei territori. E comunque nella seconda guerra dacica è stato costretto a distruggere, tant’è che Decebalo per non cadere nelle mani dell’Imperatore si è suicidato.

Però questo aspetto è interessante, e lo vediamo anche nella zona dei confini orientali. Perché lui prima crea uno stato cuscinetto, dove il re di Armenia è alleato di Roma, ma non sottomette l’Armenia. Poi si rende conto che per le antiche difficoltà di relazione tra la civiltà romana e la civiltà partica, è costretto alla conquista e annette la Mesopotamia come Provincia romana. Cosa che durerà pochissimo perché poi Adriano l’abbandona subito. Però questo indica questo processo, mosso da una esigenza politica e anche da una visione dei rapporti tra. Popoli e culture. Quindi anche già attuale.

  1. Anche i greci avevano avuto questo senso di rispetto per “i vinti”.

Mi ha colpito un’altra cosa, questa frase tra l’altro molto attuale per il suo “populismo” direi, più che populismo direi che è proprio “pop”: “Traiano ci ha ordinato di essere felici e noi lo saremo” (Plinio Il Giovane, Panegyricus Traiani)

R: Traiano aveva in mente un’idea di consenso che non era conquistarsi il suo modo di essere Imperatore, però un’idea di consenso basato sull’idea che “tutti possiamo condividere uno stato di benessere”.

  1. Questo si può anche capire, dati questi tempi nostri in cui viviamo, in cui le differenze e le disuguaglianze si stanno allargando enormemente: dove non c’è assolutamente questa ipotesi di condivisione. Questo potere, questa ricchezza sempre più concentrata in poche mani, nel mondo attuale, questo che è proprio della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia: non è più un’economia produttiva, ma un’economia finanziaria, un’economia “irreale” che distrugge le economie locali, le culture, e tutto il resto

C’è un passo del Panegirico di Plinio il Giovane che dice che anche lui (Traiano) avrebbe voluto appunto fare come Alessandro Magno, ma era troppo vecchio per concludere verso oriente le guerre di unificazione. Quindi arrivato in qualche modo a concepire quella possibilità di unificare terre che non appartenevano all’Impero ma che sarebbe stato necessario includere.

  1. Ormai per l’86/87 % le comunicazioni e i processi economici sono virtuali. Ogni volta che ci si confronta con questa macchina dell’economia globale non si sa dove va a cadere questo aspetto del virtuale, vada a incidere in maniera negativa come e dove

D Questa immagine, questa nostra esperienza del mondo, che il cinema e la televisione hanno costruito (un tempo chi non viaggiava non aveva questa esperienza seppur costruita immaginificamente dai media) non c’è più.

Invece la rete è un’altra cosa: anche insegnare ai giovane la rete è un’altra cosa. Sarebbe molto importante insegnare a padroneggiarla, il modo d’uso: il mode d’emploie, come scrisse Guy Debord ne La società dello spettacolo (1967: La Société du Spectacle), “la moderna società delle immagini come una mistificazione volta a giustificare i rapporti sociali di produzione vigenti”.

Sono andata vedere quel film di Valerio Jalongo Il senso della bellezza, e sai chi ci ha donato l’uso libero e gratuito del web? Uno scienziato del CERN di Ginevra, in verità un free contractor, Tim Berners-Lee, il quale là al CERN di Ginevra nel 1980 pensò e nel 1989 realizzò un sistema di compatibilità comunicativa mondiale tra computer diversi.

Al CERN dal 1945 si tiene il grande laboratorio di ricerca di fisica delle particelle. Tim Berners Lee fu ispirato da quello che era il nodo più grande di individui (fisici) connessi in rete, con la condivisione dei risultati della ricerca da decine di migliaia di scienziati di tutto il mondo, i quali si comunicano sistematicamente ogni i scoperta sulla materia, e ogni risultato della comune ricerca sulla misteriosa energia che ha dato origine all’universo.

Film bello, non superficiale né al solito “estetico”: dal CERN, da questo luogo della democrazia scientifica, è nato il world wide web. Quello che noi dovremmo fare per il sapere storico-critico, per l’arte (in qualche modo è il messaggio del film che ti ricordavo): relazione infinita tra ricercatori e autori, la nuova bellezza.

Anche tra tutti noi dovremmo praticare questa comunicazione continua. Questa connessione continua tra tutti noi, e invece con il web viviamo una comunicazione fluida, la nostra coscienza fluida, per cui tutto è da vivere in superficiale, un po’ come per i leader politici attuali.

Se io so come usarla, ora so che cercare e farlo velocemente (a differenza di quando passavamo centinaia di ore in biblioteca per esplorare libri e pensieri della storia): ma ai giovani se non si insegna il know-how, le potenzialità che la rete offre, la connessione si perde nel nulla.

Per questa bella mostra si sono messe all’opera tutte le eccellenze della Sovraintendenza e di diverse Università anche non solo italiane: non è questa una nuova bellezza?

R: Un lavoro di équipe importante sia nella realizzazione di interventi all’interno del patrimonio comunale capitolino, restauri-movimentazione, abbiamo liberato spazi che erano occupati da magazzini, e sia nei rapporti esterni (abbiamo coinvolto l’università di Ferrara, la Duke University degli Stati Uniti con cui abbiamo elaborato modelli tridimensionali in 3D di monumenti che abbiamo qui a Roma). Quindi la capacità di connettere spazi e capacità molto diverse, molto distanti tra loro, poi abbiamo coinvolto, finalizzandoli a una conoscenza totale di “c he cosa sappiamo noi oggi di Traiano?”

  1. Anche con i piccoli musei del territorio; questo mi è parso molto interessante…

R: Straordinario che una cittadina di 1300 abitanti, Arcinazzo, hanno un patrimonio pazzesco che finalmente facciamo esistere e condividere alla conoscenza.

D: Tra i dettagli mi ha colpito il “curriculum” del soldato (iscritto su una piastra di metallo): in cui c’è scritto ha fatto questo, ha fatto quest’altro…

R: Cursus Honorum, curriculum: che veniva dato non solo per un fatto di carriera, ma di orgoglio. “Io ho dato il mio contributo al mio paese- quello che era allora il concetto di “Paese”

  1. Altra cosa: la vostra capacità di tradurre questi oggetti in messaggio, far capire di che cosa sono l’equivalente – oggi.
  2. Aprire l’accesso a spazi finora non accessibili al pubblico. Questa è la casa di Traiano sull’Aventino, la domus Traiani dove lui ha vissuto che era già stata scoperta tantissimi decenni fa, ma accessibile attraverso un tombino, con problemi di sicurezza: abbiamo fatto un filmato, insieme a registi speleologi: un film che apre uno squarcio su una dimensione di arte pazzesca, affreschi, mosaici.
  3. Abbiamo visto, sotto la guida di Lucrezia Ungaro, questa mostra grande e bellissima.

Certo, i laboratori per i ragazzi, questo sarebbe interessante…c come creare questa rete, questa connessione, come portarli qui.

Avevo trovato molto interessante, il teatro parlato o teatro mobile (http://www.teatromobile.eu), la messa in scena di quell’opera teatrale attribuita a Seneca, Octavia, la sposa che Nerone abbandona per Poppea (condannandola all’esilio e alla morte). Realizzata con la regia di Marcello Cava, si seguivano gli attori, le loro parole, ma anche parole registrate (in versione tradizionale precedente), camminando ascoltando le antiche parole, camminando attraverso gli stessi luoghi nei quali erano state create.

Anche il teatro fatto nei luoghi dove l’autore era vissuto…

R Anche il tema delle altre discipline che si innestano sul racconto delle arti figurative è molto importante

D: Perché il cinema si è “espanso”, c’è proprio una tappa nel mondo della creazione contemporanea, il cinema che si apre, che diventa installazione, che tu puoi “abitare”, mentre per altro verso, il corpo viene messo in scena, (è un momento , agli inizi degli anni 80, in cui l’artista sembra dirci che non possiede ormai altro più che il suo corpo), la performance  trasporta col corpo stesso dell’artista, il teatro tra noi, in una nuova relazione con l’”arte”, un’arte del tutto diversamente concepita.

Quello che noi pensavamo nei nostri anni sessanta, cioè l’idea transdisciplinare, interdisciplinare, l’intercodice (Achille Perilli), che è stata un’idea dei Poeti Novissimi e del Gruppo ’63, è in verità diventato un flusso inarrestabile, cioè veramente una realtà.

R: Anche nella recente mostra sui costumi del Teatro dell’Opera, vediamo la museologia che si è data da fare per costruire un racconto storico della performance teatrale. Raccontando 137 anni del Teatro dell’Opera a partire dal Teatro Costanzi siamo riusciti a costruire un racconto di qualcosa che era effimero, una performance che ogni sera si rinnova (a Palazzo Braschi).

  1. Restituire alla vita qualcosa c he invece la cultura artistica attuale – finanziaria- vuole come storia fatta di oggetti, e non di artisti che pensano e creano o non di processi. L’arte è un processo, è uno scambio continuo. Come è il teatro.

Grazie

Roma, 4 dicembre 2017

Riferimenti

Film Il senso della bellezza, regia di Valerio Jalongo 2017. Presentato alla 49° edizione del Festival internazionale del  Cinema Documentario nella sezione Visioni del Mondo, ha partecipato Il senso della bellezza – una coproduzione italo-svizzera di Valerio Jalongo che entra al Consiglio europeo per la ricerca nucleare, con sede a Ginevra, e dove nel 1990 è nato il World Wide Web (www), quella sigla, quello spazio web grazie al quale navighiamo in rete.
Il CERN è un’istituzione europea creata nel dopoguerra, nel 1954, dai fisici europei con scopi pacifici, senza finalità di lucro, e le sue scoperte sono condivise e a disposizione di tutti. Questa ampia comunità scientifica, come ci mostra il documentario Il senso della bellezza, collabora intorno alla più grande macchina mai costruita dall’uomo – il Large Hadron Collider-LHC – alla ricerca della misteriosa energia che ha dato origine all’universo subito dopo il Big Bang.
E’ un territorio invisibile quello indagato dagli scienziati che sono guidati da qualcosa che li accomuna agli artisti, verso quella linea d’ombra in cui scienza e arte, in modi diversi, inseguono verità e bellezza. “La scienza non cerca verità assolute, è sempre in cammino, sospinta solo dal dubbio e dall’ansia di conoscere – afferma Jalongo –  ‘Da dove veniamo? Che cosa siamo? Dove andiamo? ’ è uno dei quadri più belli di Paul Gauguin, e queste grandi domande di solito le associamo alla filosofia, alla religione, all’arte, non certo alle scienze esatte. È questa la matrice profondamente umana che rintracciamo nella Fisica e in particolare nelle ricerche del CERN”. Jalongo è attualmente impegnato nel progetto Storia di classe, per ora finanziato da Rai Cinema MiBACT e Aura Films, e in fase di completamento finanziario. Un racconto corale che segue le vite parallele di alcuni giovani adulti tra i 25 e i 29 anni e di alcuni professori oggi in pensione. Erano alunni e professori di una classe di un istituto della periferia romana, le cui vicende sono state videoregistrate dal 2004 al 2007. A distanza di tempo quegli insegnanti vanno alla ricerca dei loro ex studenti in un viaggio che diventa una riflessione sulla scuola e sulla possibilità di riscatto.

Expanded cinema. Expanded Cinema di Gene Youngblood (1970), il primo libro a considerare il video come forma d’arte, è stato influente nello stabilire il campo delle arti multimediali. Nel libro sostiene che un nuovo cinema, espanso, è necessario per una nuova coscienza. Descrive vari tipi di realizzazione filmica che utilizzano nuove tecnologie, tra cui effetti speciali, computer art, video art, ambienti multimediali e olografia.

Mario Perniola, L’arte espansa, Einaudi, Torino 2015

“Tutto può essere trasformato in arte_ ha scritto Emanuele Coen, Apocalypse Rome,” L’Espresso “, 19 novembre 2017- _ stravolgendo categorie e certezze”.

 

INTERVISTA a Lucrezia Ungaro

Intervista a Lucrezia Ungaro, coordinatrice scientifica, insieme a Claudio Parisi Presicce e Livio Zerbini, della mostra Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa. Roma, Mercati traianei, 12 dicembre 2017

  1. Venendo qui, seguiamo con il taxi, proprio qui davanti, una auto Dacia della Nissan [Dacia era il nome dell’attuale Romania]: tanto per dire della persistenza di quell’antico legame da sindrome di Stoccolma tra Romania e Italia (e oggi diremmo Romania e Europa): da sottomissione (l’impero romano) a sottomissione (il regime comunista corrotto e post-nazista, dal modello distorto della Unione sovietica), ora paese da pari a pari nel consesso di nazioni che è l’Unione Europea.

La memoria della parola latina, nel contemporaneo, è cosa nota: viviamo contemporaneamente i segni e le pietre che voi avete voluto far parlare. Dare voce ai segni, alle tracce, a frammenti lapidei dell’epoca dell’Impero di Traiano.

Una mostra, come mi dice il Sovraintende Claudio Parisi Presicce, che ha voluto mostrare –attraverso straordinari contributi critici di specialisti di tutti i campi-  e raccontare, tutto quello che sappiamo di Traiano e dell’età di Traiano.

L’altra cosa su cui mi sono interrogata è la frase riportata dal comunicato stampa, dal Panegyricus Traiani di Plinio il Giovane:

Traiano ci ha ordinato di essere felici e noi lo saremo”.

Diavolo, obbligati –allora come ora a consumare– persino la felicità?

E ancora una domanda: un sottotitolo, il vostro che mi ha fatto sobbalzare: “Costruire l’impero Creare l’Europa”: che avevate in mente? Imitare Putin o Erdogan, per un’Europa futura?

  1. Un po’ provocatorio, hai pensato?

D Si, un po’ provocatorio. Si può scorgere la necessità di catturare la partecipazione e il consenso su un evento culturale, tra i tanti bellissimi che Roma offre e (lo passiamo dire?) che cerca di vendere

  1. Sì. Però l’intento è anche quello di mettere in risalto il rapporto tra un certo modo di amministrare unitario, tendente a unire (certo, è un Impero quello di cui parliamo), associandolo a un’esigenza così attuale, anche per l’Europa.

Far capire anche che sì, siamo in uno Stato centralizzato, che ha lasciato in dote al futuro questa unità di intenti. Cioè le opere pubbliche, il diritto, la libertà di tutte le lingue, di tutte le religioni, sollecitando anche l’uso di una lingua madre, che era il latino ormai. Il latino che era un po’ la lingua anche tecnica, non solo la lingua dei poeti e degli scrittori. Cioè tutto questo ha portato un impianto comune unitario

D: Veniamo tuttavia dalla distruzione di Gerusalemme ad opera Tito Flavio Vespasiano, circa vent’anni prima: la tolleranza religiosa dov’è?

R Certo resta il nodo delle insurrezioni, in area ebraica o nella stessa Dacia (attuale Romania): quelle non mancheranno.

Però è anche vero che Traiano, con il suo governo (anni 98-117), riesce a unificare tutta la fascia territoriale medio-orientale che non è cosa da poco. Per aver creato la provincia dell’Arabia Petrea, con una comunità di passaggio e uno sguardo verso l’oriente non trascurabili.

D’altro canto, per quanto riguarda l’Europa vera propria, cioè il nostro sguardo da europei, lì c’è un’operazione che non riguarda solo tutto il bacino del mediterraneo, un’operazione di consolidamento dell’Impero, ad esempio tutta la fascia renana e danubiana, che porta a una stabilizzazione della vita presso i diversi popoli nell’Impero

Senza arrivare al Panegirico [il Panegyricus Traiani che Plinio il Giovane pronunciò in Senato a Roma, al momento dell’insediamento di Traiano], è vero che dare sicurezza vuol dire dare qualcosa di importante alla vita quotidiana, alla vita del cittadino comune.

  1. In uno de saggi in catalogo [Un tempio per il culto imperiale: il Traianeum di Pergamo di Klaus Nohlen; e Nuovi dati sul Traianeum d’Italica, di Sebastian Vargas Vazques], a proposito del Memoriale di Traiano in Romania, nei rilievi, si descrive prima la guerra e poi si descrive la pace dopo la guerra, la ripresa della vita e i costumi e del vivere di quei popoli conquistati e sottomessi

R Certo si, ma dopo 1900 anni, la guerra la pensiamo in modo diverso. D’altro canto la guerra è uno strumento che purtroppo è molto efficace e dopo 1900 anni la persistenza di quella pratica purtroppo lo dimostra.

  1. Infatti oggi Gino Strada, creatore nel 1994 con la moglie Teresa Sarti della Ong italiana Emergency-, con una sua decisione di donare ai popoli in guerra senza distinzione di parte politica la sua specialità di Chirurgo di emergenza dichiara “io non sono pacifista, io sono contro la guerra”. Questo pochi giorni fa, quando è intervenuto a Propaganda Live su La7. Di fronte al pessimismo dei suoi giovani intervistatori ha detto:” La nostra sola speranza è che portiamo tutti i governanti del mondo a dichiarare che non faranno più la guerra”. Emergency ha curato dagli inizi della sua opera ogni parte del mondo oltre 6 milioni di feriti.

Insomma potrebbero, dei giovani tra il pubblico, osservare che qui ci troviamo di fronte a un guerrafondaio, che prima opprime e distrugge e poi riorganizza.

  1. Sì certo, d’accordo. Però quella di Traiano è una guerra [la seconda guerra dacica] che dopo la conquista, si caratterizza con un processo di inclusione sociale ancora oggi interessante, e di questi tempi con una sua attualità.

Il suo progetto ha conseguenze sociali incredibili. Io farei studiare una visione sociale come la sua, per l’epoca, positiva. Ma anche oggi

D: Si, è vero, ci sono “i prestiti agli agricoltori”, i modi dei reinvestimenti del bottino di guerra, che fu di milioni di sesterzi, in opere infrastrutturali.

Penso a tante cose: il ritratto a cavallo di Traiano nel sua moneta, con la testa tagliata di Decebalo (il grande capo e stratega dei Daci) sotto lo zoccolo del cavallo, ripresa sì dalla monetazione di Domiziano: di questi era stata sancita la damnatio memoriae per il suo regime oppressivo e liberticida, e del quale egli doveva segnare un governo di discontinuità.

C’è questa cosa del reinvestimento del bottino: come Mussolini, Dittatura per Dittatura. Ultimo e modesto esempio del Colonialismo europeo

R: Nel paese c’era una grande crisi, e questa ricchezza avuta anche dalla guerra, è importante perché va a favore anche del piccolo imprenditore agricolo ad esempio.

D’altro canto è pure importante come cambia il ruolo delle donne: è molto diverso

  1. Si, le imprenditrici del mattone,

R: il ruolo è molto diverso da quello di una Lidia, e alle stesse donne della dinastia giulio-claudia. L’unica che in età giulio-claudia ha avuto un ruolo molto particolare è Agrippina (troppo particolare, magari) che è stata troppo potente.

 

 

 

 

 

 

Testa di Agrippina (Depositi dei Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, Archivio Fotografico del Museo dei Fori Imperiali)  ©Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

 

Plotina, la moglie di Traiano, fece in modo diverso la sua parte…Plotina ha fatto la sua parte in modo molto discreto. La frase che lei pronuncia: “Io entro qui dentro, e voglio uscire così come sono entrata”, è molto importante, perché è vero. Così è stato. E’ entrata da matrona romana di buona famiglia e ne è uscita esattamente identica.

E poi sono molto importanti le sorelle di Traiano, Marciana che è proprio il suo braccio destro. Matidia, che comunque sommerà tutta una serie di ricchezze e le sue due figlie Matidia minore e Sabina (Traiano e Plotina non hanno avuto figli: le hanno cresciuto a corte due figlie) e hanno creato una continuità in linea femminile, poiché Sabina sposerà Adriano.

 

Ritratto di Matidia (MuseiCapitolini, Palazzo dei Conservatori, Galleria – Archivio Fotografico dei Musei Capitolini, foto Zeno Colantoni) ” © Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Ritratto di Matidia

La figura di Matidia Minore, che non si sposerà, è un esempio di persona molto facoltosa (perché anche lei somma grandi ricchezze) che tuttavia fa delle importanti opere pubbliche per la sua città Sessa Aurunca, che era una città molto importante: un Teatro, una Biblioteca pubblica, strade.

Sono donne che usano le loro ricchezze anche di famiglia, per opere pubbliche e di pubblica utilità.

Quindi è proprio un marcare questo aspetto, che abbiamo voluto: il rapporto tra la famiglia imperiale e il popolo –diciamo-in termini molto lati- che è estremamente curato e vicino.

E’ qualcosa di diverso dal passato, molto diverso.

D: Anche per l’annonaria, il cibo, per nutrire Roma, vengono costruiti o ristrutturati diversi porti, a costituire una rete di scambi, commerci, approvvigionamenti.

  1. Porto diventa un porto capace di portare a Roma, con la risalita sul Tevere attraverso piccole navi – enormi quantità di derrate.

Questi sono cambiamenti epocali, anche nella gestione della città.

D: Dice il saggista:” Vivificarono quell’universo globale che era Roma, preludio dell’Europa”.

Tu dicevi una cosa: il pubblico dovrebbe vederla! Ma come?

E’ vero, nella mostra c’è tutta una parte digitale, multimediale, che rappresentata il linguaggio appetibile per i millennials, insomma per i giovani alfabetizzati alla multimedialità e alla rete (più che collettivi, connettivi): e questa è stata una eccellente scelta da parte vostra.

Tuttavia-nel catalogo, dove vi sono le classiche schede scientifiche dell’opera scultorea o del frammento o dell’oggetto esposto, mancano le schede delle opere video proiettate e multimediali o degli ologrammi, che percorrendo l’esposizione, si frammezzano agli oggetti, ai plastici bellissimi dei ponti, dei porti, dei progetti del suo architetto Apollodoro di Damasco.

Piccola pecca: ma se vuoi parlare al tuo contemporaneo col linguaggio contemporaneo, fallo. Anche se è vero che in questo momento di dissoluzione totale del sapere e delle competenze e del dominio del fluido scorrere di immagini e film, la norma è diventata la assenza da sé. Lo scorrimento assoluto.

R: Ehhhh

D Interessante è il multimediale, quello che ai miei tempi si chiamava l’intercodice (che era ai suoi inizi una pratica degli artisti, poeti e scrittori, insomma una pratica dell’arte), e che noi storici e critici d’arte invocavamo e praticavamo come interdisciplinarietà.

L’intercodice è infine entrato, come voi per il Traiano, nell’allestimento di mostre ed eventi, ad alto impatto sia comunicativo che storico-scientifico.

Ma mi interrogo, ti interrogo, su come fare sì che questo consenta una percezione adeguata a una storia complessa come la vostra: si raggiungono veramente i diversi pubblici?

Questa mostra sarebbe quasi un’opera intercodice, potrei dire che è quasi una sublime filologia scientifica, e quasi un’opera costruita con tutti i mezzi disponibili. Ma in quel quasi c’è la possibilità o no di arrivare al grande pubblico?

Voglio dire, come può arrivare, anzi riunificarsi quanto anche qui resta separato? Il racconto degli oggetti – che è vero, riuscite a far parlare le pietre, come si può articolare in tutto quell’altro racconto, critico e profondo, che si dispiega attraverso i saggi di tanti specialisti nei diversi campi?

Come raggiungere l’obiettivo di raggiungere il pubblico, cioè come articolare il vostro pensiero alla percezione comune?

R: Abbiamo lavorato con l’acqua alla gola. Budget, Progetto, Assessore, approvazione del progetto a trattativa.

  1. Quanto è costata?
  2. 350000 euro, restauri compresi.
  3. Debbo dire che io stessa, senza il catalogo, non avrei percepito tutto l’approccio storico e la sua attualizzazione, che vi ha caratterizzato nel realizzare questa mostra.

Quando la raccontate questa storia, come potrete raccontarla ai giovani?

Questa la domanda che io mi sono sempre posta, anche a me stessa.

R Questa è una bellissima mostra, ma difficile, perché è….

Per i giovani fa 25 35 anni, c’è il sito che stiamo costruendo.

Dall’altro ci sono già pagine che gestisce Zetema, canali più prossimi alle nuove generazioni. Ma sono sempre pillole.

Poi stiamo facendo redigere delle narrazioni a Galatea Vaglio, che è una blogger archeologa [tra gli ultimi scritti di Mariangela Galatea Vaglio, l’italiano è bello, Sonzogno editore; e Didone per esempio. Nuove storie del passato].

  1. Mi sembra bellissimo, molto Interessante. Ma perché non invitare anche più poeti e scrittori contemporanei?

Ad esempio Marco Lodoli, Claudio Damiani, Giuseppe Salvatori, Edoardo Albinati, Felice Levini, Mariano Rossano, Antonio Capaccio, oltre a Valerio Magrelli e tutto quel gruppo di circa ventenni che si collocò alla fine degli anni settanta in una posizione particolare “guardando al cuore di se stessi come se fossero sull’orlo di un abisso”.

Io penso che solo all’arte, al poeta, allo scrittore possa riuscire di ricomporre con verità e misura quel sapere che è stato –agli inizi della nostra modernità- frammentato in campi, disunendo l’unità del pensiero umano in specialismi o produttivi e/o pseudorivoluzionari.

Perché non convocare una serie di conferenze congiunte di uno scrittore o poeta o artista, con ciascuno di quegli specialisti che hanno scritto in questo bellissimo catalogo, che chissà mai chi lo leggerà?

  1. Prova a farci una proposta.

Grazie Lucrezia

 

 

TRAIANO L’ALBA DELLA GLOBALIZZAZIONE

L’estensione dell’Impero Romano al Tempo di Traiano, con indicazione delle province, principali città, corsi d’acqua (catalogo, p.16)

Traiano: l’alba della globalizzazione (a proposito della mostra “Traiano-Costruire l’Impero Creare l’Europa”).

di Simonetta Lux

 

Si entra nella porta dorata e si ascoltano pensieri di Traiano, prima di morire, i primi dell’ agosto 117, lontano da Roma.

Visitare “Traiano-Costruire l’Impero Creare l’Europa” ha significato vivere un turbine di impressioni contraddittorie.

Come, per esempio, dal sottotitolo “Costruire l’Impero- Creare l’Europa”: appello apparentemente populistico o pubblicitario –volto a catturare attenzione e affluenza di pubblico .

Sconcertante accostare un’idea militarista Imperiale a una idea democratica e pacifista come quella di Europa di Altiero Spinelli (in verità ancora non del tutto attuata).

D’altro canto una prima visita guidata dalla curatrice Lucrezia Ungaro a una mostra entusiasmante, che “fa parlare le pietre”, con una operazione –ad opera di studiosi e curatori d’eccellenza – grazie ai quali si realizza senza misunderstandings l’attualizzazione della storia di un’epoca antica ormai chiusa. La antica condizione umana, come anche la intatta bellezza dei monumenti e delle avveniristiche infrastrutture, si fa percepibile anche grazie all’uso ti tutte le tecnologie narrative ed espositive anche le più avanzate, con una capacità di traduzione in attuale degli eventi e delle parole. Della tecnologia si fa buon uso insieme a un sapiente screening dei frammenti e delle tracce, dei documenti.

 

Ho potuto in parte correggere e armonizzare quella contraddizione, grazie a due interviste, al Sovraintendente Claudio Parisi Presicce e alla curatrice Lucrezia Ungaro, ma soprattutto integrando la visione della mostra con la lettura del catalogo che la accompagna.

Ed ecco qui i saggi di studiosi che sono eccellenze italiane e non solo (la collaborazione con diverse università, Ferrara ad esempio o la statunitense Duke University, per una parte delle realizzazioni multimediali,). Messi in scena diversi campi di ricerca, investiti qui, come avviene nella realizzazione di eventi di questo calibro: storici, architetti, filologi classici, archeologi, ingegneri, storici dell’arte antica, esperti informatici, registi, attori, videomaker.

Un solo interrogativo: chi leggerà lo splendido catalogo?

Chi modulerà in uno sguardo unitario il messaggio antico così sapientemente esibito nei suoi frammenti e tracce nella prospettiva di un presente come quello europeo ancora in divenire? Europa nel quale subiamo –dopo averla creata due secoli fa -la suddivisione modernista del sapere umano in campi separati e in specialismi, adeguati alla produttività finanziaria della scienza e non all’unità critica del giudizio?

L’interrogativo non è vano, poiché qui la comunicazione vuole raggiungere quei cittadini e soprattutto quei giovani, che il sistema attuale globalizzato di comunicazione per immagini inchioda a un hic et nunc del desiderio, senza memoria e senza futuro.

La storia e l’arte e il linguaggio stesso ci hanno trasferito attraverso i secoli, fino all’altro ieri, l’immagine di un Imperatore optimus princeps, che integrò e pacificò i popoli conquistati e sottomessi, poi governati non col timore e la repressione ma con l’esempio, come scrive Plinio Il Giovane il suo laudator e suo governatore delle più strategiche province romane Ponto e Bitinia. Li pacificò dopo le guerre in particolare sul margine ultimo dell’impero – una proto-federazione europea? – -da chiudere al confine con l’Oriente là da dove sarebbero venuti i Parti, invadendolo e iniziandone la dissoluzione. (Gianfranco Mosconi, Governare con l’esempio: il Panegirico di Plinio a Traiano e il pensiero politico greco, catalogo, p.218 sgg).

La positiva immagine dell’imperatore Traiano trasmessaci non c’è dubbio sia in gran parte fondata, dovuta in origine alla sapiente macchina comunicativa politica quale era quella che nel regime imperiale e che veniva messa in moto da ogni imperatore in dialettica con popolo e talvolta in armonia o più spesso in contrasto con il Senato; e per altro verso, ad aver séguito, a partire dal Papa Gregorio Magno (590-604) appartenente alla nobile famiglia romana cristianizzata degli Anici (forse per un equivoco, una volta compiuta la integrazione nell’impero della religione cristiana) e poi per tutto il Medioevo, il Rinascimento umanistico, il XVII secolo, (Maria Paola Del Moro- Jelena Jovanovic, Dalla Storia alle storie di Traiano: la leggenda medievale della vedova e il racconto popolare slavo, p.357 sgg.)

Dura persino fino ai nostri giorni, quando intorno al 1942 (in pieno razzismo antisemita fascista) il ricorso alla memoria della pietas di Traiano servì ad Argan che vi ricorse, insieme a Bottai (Ministro della Educazione Nazionale) e Grandi (Ministro degli Interni), a salvare le opere di soggetto biblico del Palazzo di Giustizia di Milano dove avevano lavorato i più grandi artisti italiani, che il regime voleva distruggere per il loro soggetto biblico(Antonella Greco, Il Palazzo di Giustizia di Milano: la questione dei “sepolti vivi”, p.498-535, in Simonetta Lux, a cura di, Avanguardia, Tradizione, Ideologia: itinerari attraverso un ventennio di dibattito, 1990, Roma, Bagatto Libri).

La sostanza positiva – alla luce del contesto politico culturale del I-II secolo dell’azione amministrativa, sociale e culturale di Traiano è specificatamente ricostruita in catalogo, fin dal saggio introduttivo del Sovraintendente Parisi Presicce. Azione che fu possibile grazie alle importanti e “misurate” donne della sua famiglia e ai suoi più stretti collaboratori come Plinio Il Giovane e l’architetto Apollodoro di Damasco. (vedi intervista a Lucrezia Ungaro)

Ma neppure è fatto alcuno sconto all’avvolgimento del solito velo di realpolitik sulle vicende tanto militari quanto di buon governo dell’Imperatore, nonché sugli equivoci e sublimazioni che ne hanno accompagnato la tutto sommato meritata fama.

Il primo a introdurci su questo lucido atteggiamento analitico e di svelamento storico critico (quella che io chiamo “sublime filologia” e connoisseurship de sublimante) è Eugenio La Rocca (predecessore di Parisi Presicce nel ruolo di Sovrintendente e docente alla Sapienza. Egli va a toccare proprio la questione del sistema di segni del potere, talvolta contraddittori rispetto all’immagine di un successore di Domiziano (quello di cui il Senato, a uccisione appena avvenuta nel 96, instituì la damnatio memoriae), che doveva rappresentare una discontinuità nella concezione del potere del princeps.

Nei bassorilievi della colonna Traiana (inaugurata il 3 maggio del 113) la conclusione della seconda guerra contro la provincia ribelle della Dacia (attuale Romania) vede rappresentato il suicidio del nobile capo Decebalo. Invece, in una tiratura di monete viene ripreso il motivo dell’imperatore vincitore a cavallo, che batte lo zoccolo sulla testa decapitata del rivoltoso sconfitto. Chiara la disamina di La Rocca, del fatto che in barba alla discontinuità presunta, Traiano non “abbia dismesso i progetti faraonici di Domiziano” (cosa che di quell’imperatore auto-divinizzato e aggressivamente performativo aveva sancito la dannazione da parte dei senatori romani), anzi li abbia ripresi, fatti propri completandoli (senza tuttavia “intestarseli”). Insomma vedendone l’opera di rinnovamento urbanistico non come fatto dedicato al popolo, ma secondo una tradizione iniziata da Augusto (dalla dinastia Flavia) atta “a propiziarsi il popolo con manifestazioni esteriori di magnificenza” (p. 27, Traianus versus Domitianus. Dalla rappresentazione del potere imperiale all’usurpazione dei monumenti pubblici). Così anche Lucrezia Ungaro nel suo Daci e barbari deportati, dallo stereotipo all’esibizione nel Foro, regalità e violenza (pp.151-157).

Particolare di un calco della colonna di Traiano con la scena del suicidio di Decebalo. Museo della Civiltà Romana. ©Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Emerge naturalmente, nei processi di realizzazione architettonici o di completamento, la figura del suo grande architetto Apollodoro di Damasco (il successore, Adriano, che di Traiano sposerà la nipote Sabina, lo emarginò, esiliò e costrinse al suicidio): la mostra presenta bozzetti, ricostruzioni, ologrammi, quanto necessario a rendere visibile la Roma di Traiano, l’opera di Apollodoro, il Foro, l’Odaeum, il Ginnasio, il Circo Massimo, insuperato esempio, questo, di luogo di spettacoli e eventi (fino a 230/250000 spettatori) nonché grande centro commerciali, il più grande dell’antichità e forse simile ai nostri grandi centri commerciali che sono il portato della globalizzazione che viviamo.

Emerge nondimeno anche tutta la politica di Traiano, volta a favore della popolazione.Tra i documenti epigrafici esposti, interessante in merito alla cura della popolazione di Roma, il calco di una lastra originale in marmo (cm 147 x 58 x 4), facente parte della serie di lastre dei Fasti Ostienses che venivano apposti  sul muro di monumenti,  per complessivi 14 metri lineari, contenenti inscritta nel marmo la sequenza degi eventi fausti avvenuti  a Roma e nelle sue province (dal 45 dc a circa il 138 dc). Questa in particolare, documenta per l’epoca di Traiano non solo sue gesta belliche o la realizzazione di monumenti e infrastrutture. Documenta anche di che entità erano le rappresentazioni di spettacoli , soprattutto realizzati a soddisfare le aspettative del popolo e a guadagnarne il consenso . Scontri preliminari tra gladiatori per 13 giorni; un combattimento gladiatorio che si svolse per ben 117 giorni, e vide combattere 4941 coppie e mezzo di gladiatori; naumachie, ad esempio quella che si svolse nell’edificio da lui creato per battaglie navali, per 6 giorni, tra 127 coppie e mezzo di combattenti; ludi scenici che si svolgevano nei 3 teatri, con lancio di missilia, lanci di doni, per 3 giorni; nel maggio 113 (quando fu inaugurata la Colonna Traiana), offre una sportula, invito a uno spuntino improvvisato, preceduto da 3 lusiones che videro scontrarsi 1202 coppie di gladiatori. I gladiatori non erano forse tanti e schiavi?  (Catalogo, scheda 29, p.427)

Ad equilibrarne la immagine dominante trasmessaci, è la sua “providentia”: gli studiosi e curatori della mostra con lo studio di alcune immagini e bassorilievi ci delucidano il “programma assistenziale promosso da Traiano, l’Institutio alimentaria.” (scheda n. 55, e diversi contributi in catalogo).“Questo provvedimento – scrive Alessandro Balielo- aveva lo scopo di favorire lo sviluppo agricolo tramite la concessione di prestiti ipotecari ai proprietari fondiari: gli interessi erano destinati al mantenimento e all’istruzione dei bambini degli agricoltori”, iniziativa che fu di esempio successivamente ad altri personaggi, nel corso del secondo secolo e forse fino ai nostri giorni.

Diploma militarerilasciato dall’Imperatore Marco Ulpio Traiano al fante Marco Antonio Rufo. Curriculum dui ciongedo che attesta la cittadinanza romana e constente  il matrimonio con una donna peregrina, cioè non  schiava, libera, ma priva della cittadinanza romana. Inscritto su piastra di bronzo. Coll. Bucarest, Museul National de Istoprie a Romanie, cm.15,7×12,x 0,15.

Anche con la finalità della nutrizione del popolo romano (era di oltre un milione di abitanti), diede corso alla ristrutturazione o creazione di numerosi porti per il trasporto della merce e delle derrate a Roma, i nuovi acquedotti. O una innovativa politica della abitazione con la individuazione – da parte degli studiosi all’opera in questa mostra- del tessuto operativo urbanistico certo già allora speculativo (come la fabbrica del mattone nelle mani di donne di alto rango) con la individuazione delle tre tipologie come la domus porticata (per i nobili e ricchi), il medianum, le insulae Le insulae erano palazzi a più piani in mattoni, stipati di appartamenti ( coaxatae cenaculorum) attraverso strutture distributive di carpenteria, a massimizzare la reddittività attraverso gli affitti, e infine la ricostruzione del funzionamento di queste “macchine da profitto” “che– come scrive Claudia Cecamore – fa impallidire le agenzie immobiliari contemporanee”(Domus/MEDIANUM/Insula. Nuovi modelli abitativi al tempo di Traiano, p.232 sgg).

Lastra di via Anicia, con ricostruzione integrativa urbana di un isolato della città (Catalo, p.235).

Dobbiamo al saggio di Lucrezia Ungaro- Patrizia Specchio – Paolo Vignarolo la ricostruzione dei Mercati, dove oggi si svolge la mostra (I Mercati di Traiano: dal progetto architettonico alla realizzazione, p. 238 sgg). Sezioni, viabilità, ricostruzioni 3D, planimetrie, assonometrie ci portano a rivivere quello che giustamente viene chiamato “un unicum progettuale sperimentale” realizzato a più livelli, che si configura come una dinamica combinazione di spazi specializzati per attività pubbliche precise, acquartieramenti militari, o di famiglie nobiliari, di un grande convento, di una caserma, con camminamenti pedonali interni e connessioni con la viabilità principale. Lo studio inoltre dei depositi sotterranei e ad esempio, dei bolli laterizi, porta la ricostruzione – in particolare- sulla figura delle donne della famiglia imperiale, sul loro importante ruolo nella produzione laterizia, “fino al raggiungimento di un vero e proprio monopolio” nel II secolo.

Bollo laterizio di Plotina Augusta Museo dei Fori Imperiali ©Roma, Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali

Non posso soffermarmi sui numerosi specifici saggi, oltre a quelli citati, come quelli della sezione Il Centro del Potere, quello dedicato da Roberto Meneghini Il Foro di Traiano (da p. 257 sgg) o quello di Eugenia Polito I segni della vittoria nel Foro di Traiano, la quale – come fanno molti altri studiosi in questa grandiosa opera storico critica collettiva ma specializzata- interpreta il processo di trasmissione storica dell’ammirazione e delle sue torsioni di significato. Come avviene per le decorazioni d’armi del Foro Traiano (l’ultimo e forse il più fortunato dei Fori tra i posteri). Sono disegnate da Piranesi (il cui immaginario pessimista del potere – nelle Carceri d’Invenzione-(1745-1750) ci ha educato ad una visione smaliziata e sostanzialmente irredimibile di ogni potere assoluto). Ma sono per converso anche riprese, ad esempio, estremamente stilizzate nella “base della statua equestre di Garibaldi al Gianicolo con il curioso risultato di accomunare la figura del grande liberatore di popoli moderno al grande interprete dell’idea romana d’impero universale” (Eugenia Polito, I segni della vittoria nel Foro di Traiano, p.266).

“Dacia” si chiama oggi una marca di automobile prodotta dalla Nissan in Romania (il cui nome in epoca romana era appunto Dacia): industria delocata, secondo il movimento globalizzato di (nuovo) sfruttamento di paesi e uomini utilizzabili a più basso prezzo.

Dacia Duster Basic, Nissan (http://www.panorama-auto.it/archivio/dacia-duster-o-nissan-qashqai )

Significativi sin da allora quella nazione e quel popolo conquistati, se, quando in documenti si trova l’attributo di dacicus a Traiano, ci consente una datazione, quella delle avvenute guerre daciche.

Persistenza significativa a tutt’oggi, di una memoria –in parte oscurata e qui ricostruita: perché fu così importante la conquista della Dacia (Romania) attraverso due guerre (101-102/ 105-106), la prima di ri-conquista (Domiziano aveva fatto una pace col re Decebalo che dal Senato considerata disonorevole), la seconda di repressione della rivolta di quel popolo alla sottomissione?

Poiché, occorre dire, i sottomessi, si ribellarono e si ribellano sempre.

La questione della conquista e pacificazione della Dacia è stata centrale per la storia, le opere e la trasmissione dell’immagine di Traiano: per questo fin dall’inizio della mostra le è dedicata la parte centrale. Cosi anche la parte centrale del catalogo, dove Eugenia Polito (I segni della vittoria nel Foro di Traiano, p.263 sgg.) disambigua la funzione della presenza delle statue dei Daci nel Foro Traiano e lo spazio dedicato alle guerre e al valore dei guerrieri e del loro capo Decebalo nella Colonna Traiana: rappresentano essi, con il loro valore e la “loro inedita dignitas”, il fondamento stesso e insieme lo stadio finale della costruzione dell’impero di Traiano.

Statua frammentaria di dace in marmo pavonazzetto dal Foro di Traiano. Museo dei Fori Imperiali ©Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Essi rappresentano una peculiare trama, non del tutto storica anzi soprattutto trama di dominio universale.

Alla questione dacica è dedicata tutta una sezione del catalogo: non solo il primo saggio di Livio Zerbini, che individua nella questione del confine delle regioni danubiane, la prima e centrale. Che lo caratterizzò nella sua prudente accettazione del potere imperiale (Traiano fu nominato nel 98, ma attese due anni prima di giungere a Roma come imperatore, per non lasciare irrisolta la sua impresa militare sulle zone di confine dell’impero, sul Reno e appunto a nord del Danubio, su cui affacciava la regione Dacica: che sotto la guida del suo grande comandante e stratega militare, il re Decebalo, avrebbe potuto sempre sollevarsi e allearsi con i popoli dell’oriente alle porte (i Parti e altri).

“[…] le guerre daciche- scrive Livio Zerbini- divennero l’evento bellico più “mediatizzato” di tutta quanta la storia romana, come testimonia la Colonna Traiana”.

Plastico ricostruttivo, in scala 1:500, del ponte di Traiano, costruito sul Danubio presso Drabeta (l’odierna Turnu Severin in Romania) negli anni tra 103 e 105, progettato dall’architetto Apollodoro di Damasco. Il plastico è stato realizzato negli anni trenta da Italo Gismondi per la Mostra Augustea della Romanità allestita nel 1937 nel Palazzo delle Esposizioni. Il plastico è conservato nel Museo della Civiltà Romana, all’Eur. Esso è esposto in mostra (vedi foto sopra), fronteggiato da due calchi in gesso patinato di  rilievi della Colonna Traiana con l’immagine del Ponte.
a sin.:Statua frammentaria di Dace in marmo bianco dal Foro di Traiano. Museo dei Fori Imperiali ©Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. a dx.: Statua frammentaria di personaggio maschile togato, in marmo bianco greco-insulare dal Foro di Traiano. Museo dei Fori Imperiali ©Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

La resistenza dell’antica Romania era tale che l’Imperatore non poté adottare il solito schema di inclusione “sottomissione e romanizzazione” (perché dovette lasciare liberi in regioni montane i nobili guerrieri e capi). Adottò quindi lo spostamento di “masse infinite di persone provenienti da tutto il mondo romano, (spostate) nella nuova provincia per coltivare la terra e popolare le città” – scrive Zerbini, dando voce a epigrafi e agli storici dell’epoca.

Malgrado le enormi risorse investite, il bottino della guerra e lo sfruttamento delle enormi ricchezze della regione (ad esempio le miniere di oro e metalli preziosi), e lo straordinario tesoro del regno dacico, consenti di rimettere in sesto le finanze imperiali.

Mano in marmo da una statua colossale di Traiano (ora a Berlino, Antikensammlung; proveniente dal Traianeum di Pergamo, in Dacia), cm.43×23, sp.cm.17. Apparteneva a una statua colossale dell’imperatore Traiano, dell’altezza di circa 5 metri, che decorava probabilmente la del tempio del Traianeum di Pergamo

Quando quindi ammireremo la straordinaria organizzazione sociale e amministrativa e fiscale messa in campo in tutto il territorio pre-europeo dell’Impero di Traiano, quando ammiriamo il concetto di pax romana, la realizzazione di forme architettoniche (come il monumento trionfale Tropaeum Traiani di Adamclisi in Romania) “che sottintendono messaggi legati alla concezione di coabitazione, humanitas e pax romana” (p.173), sapremo da dove provengono i soldi.

Allestimento con i plastici in scala 1:50 del ponte sul Danubio (1), del Traianeum di Pergamo (2), del ponte presso Alcantara (3). L’allestimento è integrato da videoproiezioni.

Ma nella narrazione storica complessa che anima il libro che accompagna la mostra, ci rendiamo conto della sostanza per così dire umanistica (per la matrice nella cultura greca classica) del progetto amministrativo dell’Imperatore e del suo modus operandi.

Allestimento della sala con i plastici di monumenti e realizzazioni di Traiano, integrato da videoproiezioni.

Il suo potere e divinizzazione (come era a partire da Augusto) era sì, di base militare così come la divinizzazione costituiva la legittimazione di un potere non più dinastico, ma derivate da adozione (come avvenne per lui e per il suo successore Adriano) o dai successi militari, o da nessun ascendente. (Massimiliano Papini, Divus Traianus Parthicus. La morte di un imperatore simile agli dei, p. 351 sgg.)

 

Ritratto di Traiano come Divus e Parthicus, con copri capo orientale (Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Magazzino IV piano – Archivio Fotografico dei Musei Capitolini, foto Zeno Colantoni)  © Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

 

Ma Traiano, che opera affiancato dalla moglie Plotina da cui non ebbe figli e dalle sue sorelle, condivise proprio la misura ed equilibrio che caratterizzò le donne che aveva accanto.

Traiano Imperatore, Plotina, Marciana e Matidia  1880-1850, impronta gemmaria in vetro.  Roma, Museo di Roma. Per i crediti fotografici: ©Roma, Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, Museo di Roma, Archivio Iconografico

 

Sembra sempre più evidente che c’è un pensiero filosoficamente fondato, come l’epicureismo, di cui si mette in evidenza l’adesione della moglie Plotina, della quale, come scrive Lucrezia Ungaro in uno dei suoi contributi in catalogo, abbiamo la fortuna di avere le lettere, cioè di poter ascoltare in diretta il pensiero e i valori di una donna dell’antichità.

Il modello di dominio tirannico di Domiziano è rovesciato veramente.

La scheda n.47 del catalogo (insieme al saggio di Alessandra Balielo, Plotina agli amici, p.335 sgg.) riguarda la lettura del calco in gesso (conservato nel Museo della Civiltà Romana all’EUR) di un originale in marmo pentelico (conservato ad Athina (in Dacia/Romania, Epigrafico Museion): sul marmo erano state inscritte, incise, in latino e greco, le lettere e corrispondenza di Plotina, in merito al metodo da adottare per la nomina del nuovo capo o diadochos della Scuola epicurea di Atene

Busto di Plotina, moglie di Traiano. Calco di un originale in marmo lunense, che è conservato a Roma, al Museo Torlonia di Sculture Antiche-Collezione Vitali, gesso, cm. 92 x 64 x 40. Ritratto idealizzato dell’età di Adriano, successore di Traiano, che lo adottò insieme a PLotina.

In essa, scrive il redattore, “emerge un’approfondita conoscenza del lessico filosofico da parte di Plotina […]; inoltre gli epicurei sono chiamati amici, e le dottrine della Scuola sono definite “nostre”. Plotina dichiara grande rispetto per il potere di queste dottrine e per la superiorità morale che producono”.

E’ l’epoca nella quale viene scritta l’Apocalisse di Giovanni per contrastare la depressione delle sette comunità cristiane d’Asia perseguitate dagli imperatori, il quale definisce “la Bestia” l’impero romano, di cui dice anche “si distruggerà da solo”.

E’ l’epoca conoscibile attraverso le Lettere di Plinio Il Giovane, oltre che attraverso il suo Panegyricus Traiani, letto al Senato, il 1 settembre dell’anno 100, quando giunse a Roma Traiano: Il Panegyricus– scrive Gianfranco Mosconi-  ci certifica la visione idealizzata con cui le classi colte dell’impero concepivano la figura del princeps, sublimazione di un potere e di un consenso a base militare Alice König, (Interazioni letterarie in Traiano, p. 330 sgg.), mette tuttavia in evidenza il processo intensificato di interazioni letterarie tra autori, consentita dalla relativa libertà concessa agli intellettuali sotto Traiano.

E’ l’epoca del grande Tacito, cui Antonio Marchetta dedica bellissime pagine (Tacito e Traiano: l’intellettuale e il potere, p.325 sgg.), più che attuali, alla condizione psichica quasi post-traumatica del popolo e degli intellettuali romani dopo il principato repressivo di Domiziano (una condizione che pare non tanto dissimile da quella che sembriamo vivere dopo la crisi finanziaria del 2008 e dentro la globale crisi della democrazia).

Tacito, nel suo esordio come storiografo: il De Vita Iulii Agricolae dell’anno 98, che “coincise con l’ascesa al soglio imperiale di Traiano”, dedica pagine memorabili alla condizione di inerzia del popolo e degli scrittori, li chiama a una corresponsabilità etica, in particolare nel cap.3, dove richiama al necessario ristabilimento – per il risanamento della civitas- dei valori dello spirito, ingenia studiaque.

“Benché subito – scrive Tacito- all’inizio del suo felicissimo regno, Nerva abbia conciliato insieme due cose un tempo incompatibili, il principato e la libertà, e benché Traiano accresca di giorno in giorno la felicità presente…tuttavia per naturale debolezza umana i rimedi operano più lentamente dei mali”.

Come scrive Marchetti: “L’alba del nuovo principato, il Beatissimi saeculi ortus trovava davanti a sé le macerie di una civilitas disgregata”.

Tutto questo è nelle “opere” esposte, nelle pietre decodificate o integrate, nelle ricostruzioni reali o virtuali dei monumenti e della propaganda. Tutto è anche nei saggi, ma di nuovo è un sapere specializzato e a parti, atto a ricomporsi come un puzzle nella nostra mente.

Ma e i millenials, I nativi digitali, che scambiano valori “collettivi”, con “connettivi”?

La possibilità di una riunificazione del sapere è affidata ai poeti, agli scrittori, agli artisti.

 

Testa maschile in bronzo con i tratti di Traiano, cm 42,4.  Inizi del II secolo d.C. da Nijmegen (NL), Museum Het Valkhof, Nijmegen, The Netherlands. Ritrovata a Xanten (Germania), in località a meno di 5 km ad ovest della fortezza legionaria Vetera II, nella Germania inferior, dove all’inizio del 98 d.c. Traiano si trovava al momento della morte di Nerva, suo padre adottivo.